Fiat, accordo su Melfi. Per la Fiom deve avere natura sperimentale

Previste pause di 40 minuti, con possibilità di ridurle a 30 dall’inizio del 2012. La Fiom si oppone su questo punto.

Prato – Nei giorni scorsi è stato raggiunto un accordo sull’organizzazione del lavoro nello stabilimento Fiat di Melfi. L’accordo, firmato dai sindacati di categoria Uilm e Ugl, prevede l’introduzione del sistema di lavoro Ergo-Uas: restano i 40 minuti di pausa, a differenza degli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano dove la pausa è stata ridotta a 30 minuti. La pausa sarà articolata in tre momenti di riposo, due da 15 minuti e uno da 10 minuti. L’attuale sistema prevede due pause da 20 minuti.

L’accordo prevede una sperimentazione fino al 31 dicembre, al termine della quale non è esclusa una riduzione della pausa a 30 minuti complessivi. Su questo punto si è registrata l’opposizione della Fiom, che ha condizionato la propria firma al fatto che la Fiat riconosca esplicitamente la natura sperimentale dell’intesa. Nella lettera indirizzata all’azienda, la Fiom dice tra l’altro che “in assenza di un comune giudizio di tutte le parti nella verifica prevista per il mese di novembre 2011, le pause devono continuare ad essere complessivamente di 40 minuti anche dall’1.1.2012”.

Bertone, 400 operai scrivono a Marchionne e lo invitano a un’assemblea

L’iniziativa promossa dalla Fiom, Ma Fismic e Uilm creano un comitato per il sì all’accordo. Verso una nuova Mirafiori?

Prato – Continua la fase di stallo nella trattativa per lo stabilimento delle Officine Automobilistiche Grugliasco (Torino). Nell’assemblea di ieri circa 400 lavoratori hanno firmato una lettera indirizzata all’ad della Fiat, Sergio Marchionne, per chiedergli di partecipare a un’assemblea dei dipendenti. Una raccolta promossa dalla Fiom. «Caro dottor Marchionne – scrivono i lavoratori – venga da noi in assemblea a conoscerci. Proveremo a capirci senza pregiudizi e fughe ideologiche».

Dall’altra parte Fismic e Uilm (ieri assente) hanno deciso autonomamente di dar vita a un «Comitato per il sì» sul modello Mirafiori per sottrarre alla Fiom il quasi monopolio della rappresentanza (all’ex Bertone la Fiom ha il 70% degli iscritti con 10 Rsu su 15).

Davanti ai cancelli dello stabilimento è appeso lo striscione «Vogliamo lavorare. Officine Automobilistiche Grugliasco è il nostro futuro».

Fiat, salta la trattativa alla Bertone. L’azienda respinge la proposta della Fiom

L’azienda voleva applicare l’accordo di Mirafiori nonostante la contrarietà della maggioranza dei lavoratori. Ancora una spaccatura tra i sindacati

Torino – Trattativa finita per la ex Bertone, oggi Officine Automobilistiche Grugliasco, acquistata dalla Fiat nel 2009. Al termine di un incontro tra azienda e sindacati, l’azienda ha fatto sapere che “allo stato attuale non sussistono le condizioni per l’avvio degli investimenti previsti dal piano”, che prevedeva un investimento di circa 500 milioni di euro per produrre una nuova vettura del segmento E con il marchio Maserati.

Nei giorni scorsi era stata presentata all’azienda dalla Fiom, che nello stabilimento ex Bertone è sindacato di maggioranza, una piattaforma approvata dalle rsu in cui si esprimeva contrarietà all’applicazione nello stabilimento di Grugliasco dell’accordo siglato per Mirafiori. La Fiat invece intendeva applicare anche a Grugliasco il contratto di primo livello concordato per Mirafiori. In assenza di questo presupposto l’investimento non c’è più.

Un commento si impone: in questo caso è difficile considerare la Fiom un “sindacato del no”. La sigla della Cgil ha ottenuto il mandato dei lavoratori a trattare con l’azienda su certi presupposti. Stupisce piuttosto la posizione delle altre sigle sindacali che hanno sposato a priori la posizione dell’azienda, ignorando la volontà in senso contrario della maggioranza dei lavoratori. Continueremo a seguire gli sviluppi della vicenda.

Una nuova sezione del sito dedicata alla questione Fiat. Con approfondimenti settimanali sulla politica industriale e non solo

Una questione che consideriamo fondamentale per il futuro della politica industriale nel nostro Paese

Prato – Da oggi apriremo una finestra del nostro sito sulla questione Fiat. Non è nostra intenzione, e non sarebbe possibile con le nostre forze, seguire tutti gli sviluppi della situazione, che come sapete si svolge su molteplici fronti. Per quello ci sono le agenzie di stampa e i siti specializzati.

Riteniamo però utile cercare di approfondire alcuni aspetti della questione, che consideriamo fondamentale non solo per il futuro della Fiat come azienda ma per il futuro della politica industriale nel nostro Paese. Senza contare il tentativo palesato coi referendum di Pomigliano e Mirafiori di proporre un nuovo modello di relazioni sindacali in Italia, un modello autoritario, basato sulla cancellazione di regole e diritti. Un modello fatto di accordi separati e che punta a snaturare il ruolo dei sindacati come soggetti autonomi contrattuali sulla base di una democrazia di mandato. E tutto questo nell’assenza disarmante della politica, dispiace dirlo, di entrambi gli schieramenti. A fronte di un governo che sembra inerte e interessato solo a mutuare il modello di relazioni sindacali impostato da Marchionne, c’è un’opposizione silenziosa e che troppo spesso si limita a “prendere atto” delle cose, senza proporre un piano di politica industriale alternativo.

I temi da affrontare sono tanti e cercheremo di farlo ogni settimana. Chiediamo anche il vostro contributo per aprire una discussione o, se vorrete, per suggerire altri spunti.

La lunga notte di Mirafiori

TorinoOre 22 30 i primi a dare i risultati degli spogli sono quelli dell’Anpi su Facebook  “nel primo seggio scrutinato i no vincono”  piano piano i commenti si susseguono. I risultati confermeranno che al primo seggio scrutinato i no hanno vinto, si passa al  secondo seggio  anche li vince il no. Si tende a frenare però, poiché tali seggi sono del reparto montaggio dove la fiom è molto forte. La commissione prosegue al seggio numero 8 e nasce un giallo, la Uilm dichiara che al seggio 8 mancano 58 schede, si continua e le schede  non si trovano. La commissione decide di passare al seggio 9 e di congelare il seggio 8, ma agenzie e portali scrivono  “E’ chiaro che se non si risolve il giallo, le schede non si trovano negli altri seggi il voto complessivo sull’accordo di Mirafiori rischia di essere invalidato”. La rete all news collegata in diretta è solo sky e smette di dare i risultati,  le agenzie idem per 30 minuti.

Ore 00.40 ripartono le notizie di agenzia e i portali web. La Commissione elettorale si divide: una parte procede al riesame delle schede del seggio numero 8 e all’esame degli elenchi elettorali per risolvere il giallo delle 58 schede mancanti. Il resto va avanti con lo scrutinio del seggio 7 (sempre nel reparto montaggio). Ma il giallo comincia a risolversi, perché 4 grandi seggi (il numero 8  “congelato”, il 7, il 6 e il 5) sono stati allestiti in un’unica grande sala di un ex ristorante e quindi i votanti avrebbero potuto introdurre le schede non nelle urne del seggio di appartenenza. A questo punto si fanno previsioni e a detta di ex lavoratori Fiat pare sarà determinante il seggio 5 dove  gli stessi ex lavoratori dicono prevalga il sì essendo quello degli impiegati. Ma ecco il terzo seggio ( montaggio anch’esso) il no è avanti anche qui. Infatti vince e arrivano i primi risultati parziali del referendum che danno il no al 53% e il sì al 47%.  Negli stessi minuti si risolve definitivamente il giallo delle schede mancanti, perché erano state vidimate 58 schede in più, di conseguenza si riferisce l’aggiornamento dei votanti che diventano 5.154. Parte la conta al seggio 7 ( sempre del reparto montaggio) il no è avanti e si confermerà anche qui la vittoria dei no.

Si passa al 6 ore 2,48 sempre un seggio del montaggio e si conferma l’andamento che vede i no in testa. Nei quattro seggi del montaggio quindi prevalgono i no. Negli stessi minuti però si passa al seggio 5  quello che gli ex lavoratori Fiat avevano rivelato essere determinante per il referendum e a prevalenza di si. E infatti ad un po’ più di metà dello scrutinio del seggio degli impiegati Fiat di Mirafiori (numero 5), il sì passa in vantaggio sul no. Con gli impiegati la situazione viene ribaltata.  Pochi minuti e arriva la conferma dell’invertirsi della parabola con il seggio numero 4 (verniciatura e magazzinaggio) 113 si e 103 no, vince il sì. A questo punto i sì hanno sfondato quota 2.000, si è pari.

Sono le 4 passate ,dopo sette ore e mezzo, sono stati scrutinati 7 seggi e dopo un iniziale testa a testa con un leggero vantaggio per i “no”, la situazione si è poi capovolta con lo scrutinio del quinto seggio, quello degli impiegati, dove il “sì'” ha ottenuto il 95,5% dei voti. La tensione sale e vengono bruciate le bandiere dei sindacati che hanno firmato. Seggio numero 3 vincono ancora i sì, il risultato del referendum inizia a delinearsi e le tensioni fuori ne sono una conferma. Il sì in questo momento è avanti, si passa al seggio numero 2 ( lastratura) vince il no, è quasi una formula matematica: nei seggi dove i lavoratori compiono un lavoro più fisico il no vince sempre!.

Manca il seggio uno, ma prima di saperne i risultati alle ore 6 spaccate uscirà un flash: A Mirafiori ha vinto il sì 2.735 voti favorevoli, la storia del lavoro in Italia è cambiata, fosse stato per gli operai veri non sarebbe accaduto.

Firma: Tania Passa

Fonte: Articolo 21

Referendum, solo la matematica consegna la vittoria a Marchionne. L’amministratore delegato incassa dalle tute blu un insuccesso morale.

TorinoPer settimane in molti avevano affermato che il referendum avrebbe avuto un esito plebiscitario. La matematica consegna la vittoria nelle mani di Marchionne ma, probabilmente l’amministratore delegato è ben consapevole di aver incassato una sconfitta. Un insuccesso morale da condividere coi firmatari dell’accordo (Fim, Uilm e le altre sigle sindacali), con il governo e il premier Berlusconi, con la Confindustria e con il Pd e le sue facce simbolo. Una lezione di civiltà e di etica è arrivata invece dalle tute blu che, se pur lasciate da anni da sole nelle loro battaglie quotidiane e di fronte ad una scelta di una brutalità inaudita, hanno mostrato tutto il loro orgoglio e hanno mantenuto in maggioranza la schiena dritta. Nulla da biasimare, sia ben chiaro, in quegli operai che hanno votato no che solo per paura hanno posto la propria croce nella casella indicante il sì. Alla vigilia del voto, in tanti si sono impegnati nell’affermare che l’esito era scontato e che avrebbe travolto i sostenitori del no. Non è stato così: i sì dovevano superare il 70% – in alcuni tg si è parlato addirittura  dell’80% – ed invece si sono fermati al 54%. Marchionne aveva posto l’operaio al bivio: ho voti sì oppure la casa produttrice di auto rinuncerà a fare investimenti a Mirafiori. Adesso l’amministratore delegato, vincitore grazie alla volata tirata dai colletti bianchi – anche loro sono dei lavoratori e hanno votato con la mano tremante dalla paura del diktat ( 421 sì, 20 no) -, avrà di fronte non poche grane. Quel 54% è poco per spazzare via in un colpo solo la voce del dissenso e del disagio emerso nel voto degli operai. Il risultato forse, invece, rappresenta l’ultima apertura di credito degli operai a quelle forze politiche che si sono dimenticate da tempo dei lavoratori. Di certo, da questa contesa, ne esce bene la Fiom che ha ripreso consensi e ha evitato la sconfitta rimediata a metà degli anni Cinquanta.

Referendum Mirafiori… (Il Fatto Quotidiano)

Fiat: grande risultato del “no” nonostante squilibrio mediatico (Articolo 21)

 

 

Fiat, trentamila operai in cassa integrazione per due settimane.

Da oggi è iniziata la cassa integrazione di due settimane che riguarda tutti gli stabilimenti del gruppo Fiat in Italia. La cassa integrazione colpirà circa trentamila operai.

FirenzeDa oggi è iniziata la cassa integrazione di due settimane che riguarda tutti gli stabilimenti del gruppo Fiat in Italia. Il provvedimento, annunciato dall’azienda lo scorso 26 gennaio, interesserà circa trentamila lavoratori degli stabilimenti di Mirafiori, Termini Imerese, Melfi, Sevel, Cassino e Pomigliano. A suo tempo, i vertici del Lingotto, avevano precisato che la decisione era stata assunta per adeguare i livelli produttivi alla domanda. In base ai dati dell’associazione nazionale dei costruttori esteri (Unrae), la raccolta degli ordini nel mercato italiano ha subìto, a gennaio e nella decade di febbraio, un calo di oltre il 50% rispetto al quarto e ultimo trimestre del 2009. Questo significa che in queste due settimane si bloccherà anche l’indotto e le tue blu torneranno a far ripartire la catena di montaggio dall’8 di marzo.