Marchionne non risponde alla Consob: “Fabbrica Italia non è un piano finanziario”

L’ad di Fiat continua a non dare risposte sull’impegno dell’azienda negli stabilimenti italiani

Torino – La Consob aveva richiesto chiarezza sul piano ‘Fabbrica Italia’ e sul futuro degli stabilimenti italiani della Fiat e la risposta dell’amministratore delegato Sergio Marchionne non si è fatta attendere. «Fabbrica Italia non è mai stata un piano finanziario – ha detto l’ad all’assemblea degli azionisti – ma l’ espressione di un indirizzo strategico». Sono piani pluriennali, però, e «come ogni concorrente» il Lingotto deve «riesaminarli continuamente per poterli adeguare al mercato». Perciò «non è un grado di fornire un livello di dettaglio» come quello chiesto dalla Consob.

E ancora: «Alla luce di possibili fraintendimenti, equivoci e irrealistiche attese di dettaglio, Fiat si asterrà con effetto immediato da qualsiasi riferimento a Fabbrica Italia». «Fermo restando», certo, «gli impegni già assunti e il generale intento strategico di contribuire alla soluzione dei problemi industriali dell’ Italia e al suo sviluppo futuro».La mancanza di chiarezza sul futuro impegno della Fiat in Italia continua. E continua anche l’assenza della politica.

La Consob fa le veci della politica. Chiesti chiarimenti alla Fiat sul progetto Fabbrica Italia

La prima reazione di Marchionne: Impossibile precisare gli investimenti sito per sito. La risposta dalla trimestrale del 27 ottobre

Torino – Nella vicenda del piano industriale Fiat, sulla quale la politica latita da tempo, è scesa in campo la Consob. L’Authority guidata da Giuseppe Vegas ha inviato una lettera ai vertici del Lingotto per chiedere chiarezza su ‘Fabbrica Italia’ e quindi sul futuro degli stabilimenti italiani, in particolare di Mirafiori.

Il responsabile auto della Fiom Giorgio Airaudo ha commentato la richiesta della Consob con un eloquente “Meglio la Consob della politica”. “Anche se – ha aggiunto – non abbiamo grandi illusioni su quale sara’ la risposta. La Fiat risponderà con la trimestrale il 27 ottobre e la può risolvere facilmente visto che la richiesta è molto semplice e generica”.

Le parole dell’amministratore delegato Sergio Marchionne sembrano confermare questa tesi: “E’ impossiile precisare gli investimenti sito per sito”. E poi: “Le accuse di anti-italianità che ho spesso sentito sono semplicemente assurde. Anti-italiano è chi  abbandona il Paese, chi decide di non investire”.

La Fiat esce da Confindustria dal 1° gennaio 2012. A Mirafiori in produzione un suv Jeep dal 2013

Dura reazione del segretario Cgil Camusso. Vi proponiamo un articolo di Repubblica con tutte le promesse non mantenute da Fiat negli ultimi anni sugli investimenti in Italia

Torino – La Fiat produrrà a Mirafiori un suv a marchio Jeep. L’installazione degli impianti produttivi inizierà nel 2012, il primo prodotto uscirà dalla fabbrica dalla seconda metà del 2013. In una lettera inviata a Emma Marcegaglia, inoltre, l’amministratore delegato Sergio Marchionne ha comunicato che Fiat Spa e Fiat industrial usciranno da Confindustria dal 1° gennaio 2012, confermando quanto anticipato a giugno.

Dalla lettera si capisce che a spingere il Lingotto a staccarsi dall’associazione delle imprese sembra la necessità di avere mano libera nella gestione dei rapporti aziendali e soprattutto dei licenziamenti, recuperando quello che era l’obiettivo dell’articolo 8 della manovra di bilancio prima che questo venisse in qualche modo “anestetizzato”, secondo il Lingotto, dall’intesa del 21 settembre fra Confindustria e i sindacati.

Oggi si segnala la dura reazione del segretario generale della Cgil Susanna Camusso: “La scelta di Fiat di uscire da Confindustria è la scelta di non rispettare le regole, le norme di questo Paese – queste le sue parole – La cosa più grave, però, è un governo che fa da sponda all’idea di togliere le regole e di scaricare tutto sui lavoratori e non ha l’autorevolezza di chiedere a Fiat qual è il suo programma industriale”.

L’analisi di Fernando Liuzzi (da Rassegna.it)

Le promesse mancate del Lingotto in Italia (da Repubblica)

Brunetta sta con Marchionne (da TMnews.it)

Fiat, rottura coi sindacati sullo stabilimento Irisbus di Fiumeri. E anche il futuro di Mirafiori non è chiaro

I sindacati pronti a occupare lo stabilimento irpino. A Mirafiori non più suv ma forse una citycar. Pesa l’assenza di un piano industriale per il nostro Paese

Torino – Sul futuro della Fiat in Italia continuano ad addensarsi nubi nere. Ieri pomeriggio rottura definitiva tra azienda e sindacati sulle sorti dello stabilimento Irisbus di Fiumeri, in Irpinia. Uno stabilimento che dà lavoro a 690 persone, 2000 considerando l’indotto.

Al tavolo convocato presso il Ministero dello Sviluppo Economico la Fiat si è dichiarata disponibile a prorogare di due mesi la cessione dello stabilimento al gruppo DR Motor Company di Massimo Di Risio ma ha chiesto in cambio ai sindacati di firmare da subito per la dismissione. Una posizione inaccettabile per tutte le sigle sindacali: “Non è esclusa l’occupazione dello stabilimento – ha detto il segretario generale della Cisl Irpinia Mario Melchionna – Lo stabilimento è stato costruito con soldi pubblici, non è della Fiat. E’ nostro. Marchionne non ha fatto i conti con i 700 lavoratori dell’Irisbus”.

E nubi nere continuano ad addensarsi anche sul futuro di Mirafiori. Secondo l’agenzia di stampa americana Bloomberg la Fiat avrebbe ormai deciso di spostare la produzione dei Suv a marchio Jeep e Alfa Romeo in Nord America. Nei giorni scorsi Sergio Marchionne aveva confermato l’investimento per produrre a Grugliasco (Torino) la nuova Maserati, ma aveva anche detto che il gruppo si riservava di verificare la fattibilità dell’investimento (1 miliardo di euro per realizzare a regime 280 mila “sport utility vehicole” Jeep e Alfa) a Mirafiori.

Marchionne ha ribadito (anche nei giorni scorsi al governatore del Piemonte, Roberto Cota) che gli impegni su Mirafiori saranno confermati. Le indiscrezioni si sprecano: si va dall’ipotesi citycar, la più volte evocata “Topolino”, come sostiene Bloomberg, alla “grande” Alfa da segmento “D”-“E”, o ancora la nuova “Bravo”, due modelli già pianificati ma non ancora allocati. Al Lingotto sostengono che non c’è ancora niente di deciso, anche se non bisognerà attendere molto tempo per avere risposte più esaurienti. Il dato di fatto è che l’assenza di un piano industriale preciso e definito si fa sentire drammaticamente. Un aspetto denunciato con forza ormai da molto tempo da molti analisti e dalla Fiom e che è stato sottovalutato dagli interlocutori istituzionali della Fiat.

Fiat, venerdì sciopero in tutti gli stabilimenti. In arrivo le sentenze su Melfi e Pomigliano. E ancora dubbi sul futuro di Termini Imerese

Lo sciopero per rivendicare il pagamento dei premi di risultato. Giovedì sentenza su Melfi, sabato su Pomigliano. A Termini Imerese stop a fine luglio invece che a dicembre?

Prato – Le tute blu di tutti gli stabilimenti italiani Fiat Spa e Fiat Industrial tornano ad incrociare le braccia venerdì 15 luglio, in occasione dello sciopero di otto ore proclamato dalla Fiom Cgil per rivedicare il pagamento del saldo del Premio di Risultato e per rivendicare i diritti dei lavoratori, che secondo la categoria dei metalmeccanici della Cgil, sono minacciati dall’estensione, in tutti i siti, delle condizioni degli accordi di Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco.

Per l’azienda è una settimana importante: sentenze di Melfi e Mirafiori previste per giovedì 14 e sabato 16 luglio. Il giudice di Melfi si dovrà pronunciare sul ricorso Fiom contro tre licenziamenti, due dei quali di delegati Fiom. Il processo di Torino si concluderà con la sentenza sulla denuncia per antisindacalità del contratto di Pomigliano.

Il segretario nazionale di Fiom Giorgio Airaudo lancia un nuovo allarme sul destino del polo automobilistico di Termini Imerese. Fiat ha annunciato da tempo che lascerà entro fine anno ma Airaudo denuncia un anticipo dei tempi: “A quanto ci risulta l’attività dovrebbe cessare a fine luglio, perchè ai fornitori di componenti per auto è stato detto di non fornire più materiale dopo luglio”. La Fiom sottolinea le conseguenze preoccupanti per i lavoratori, anche perché il processo di riconversione sembra ancora lontano da una soluzione.

Referendum alla ex Bertone, vincono i sì dopo la scelta dei delegati Fiom

I sì hanno prevalso con l’88,8%. I delegati Fiom della Rsu si sono dimessi e a breve ci saranno nuove elezioni.

Torino – Con una percentuale vicina al 90 per cento – 886 sì su 1010 votanti, l’88,8%  – i lavoratori della ex Bertone hanno detto sì al piano Fiat per far ripartire le linee della fabbrica di Grugliasco.

L’esito del referendum tra i lavoratori era scontato dopo la sofferta scelta dei delegati Rsu della Fiom, che avevano dato indicazioni di voto per il sì, a differenza di quanto successo a Mirafiori e Pomigliano.

Dopo il voto arrivano i primi commenti, mentre i delegati Fiom della Rsu hanno presentato le dimissioni, aprendo così la strada a nuove elezioni della rappresentanza sindacale interna.

Ex Bertone, il 2 e 3 maggio ci sarà il referendum. Pressioni dell’azienda sui lavoratori: senza consenso niente investimenti

La Uilm contesta la decisione della Rsu di indire il referendum. La Fiom territoriale non dà indicazioni di voto: “Lavoratori sottoposti a un ricatto”.

Torino – Un aggiornamento sulla situazione alla ex Bertone, di cui si parla poco in questi giorni. Ma il momento è cruciale, perché il 2 e 3 maggio prossimi i lavoratori saranno chiamati a dare il loro giudizio su un accordo molto simile a quello di Pomigliano e Mirafiori.

L’azienda sta convocando telefonicamente i lavoratori, che a gruppi di 25-30 incontrano degli impiegati che spiegano loro la proposta dell’azienda e ricordano che senza consenso non ci sarà l’investimento.

La decisione della Rsu di indire il referendum tra i lavoratori è stata duramente contestata dalla segreteria della Uilm, che ha disconosciuto l’operato dei suoi delegati nella Rsu. La Uilm territoriale avrebbe voluto che i delegati votassero subito sulla proposta Fiat.

La posizione della Fiom è sintetizzata da Giorgio Airaudo: «Rispettiamo la scelta delle Rsu di indire il referendum. Ma non riteniamo quel voto libero. Per questo non diamo indicazione di voto. Diciamo: come a Pomigliano, come a Mirafiori, visto che sono sottoposti a un ricatto, facciano quel che possono. Non vogliamo eroi».  Le Rsu della Fiom della ex Bertone daranno la loro indicazione di voto lunedì in assemblea.

Nuovo ultimatum di Marchionne sulla ex Bertone. Ma la Fiat continua a perdere quote di mercato

Il 2 maggio assemblea della Rsu e referendum tra i lavoratori. Cisl e Uil favorevoli all’accordo.

Prato – L’incontro tra Fiat e sindacati sulla situazione delle Officine Automobilistiche Grugliasco (ex Bertone) ha confermato le previsioni della vigilia. L’amministratore delegato Marchionne ha lanciato un nuovo ultimatum, chiedendo ai sindacati una decisione chiara in tempi brevissimi. Altrimenti  l’investimento non si farà e la nuova Maserati sarà prodotta altrove.

La risposta della Rsu della fabbrica, a maggioranza Fiom, non si è fatta attendere: l’assemblea dei lavoratori è convocata per il 2 maggio e, nello stesso giorno, si terrà il referendum sull’unico testo presentato dall’azienda, quello che prevede l’estensione alla ex Bertone del contratto di Pomigliano e Mirafiori.

La Cisl ha assunto una posizione decisamente favorevole all’accordo: “Noi continueremo a dare il nostro sostegno – ha detto il segretario generale Bonanni – cosi’ come lo abbiamo dato per Mirafiori e Pomigliano. Anche il leader della Uil Angeletti richiama alla responsabilità.

Marchionne ha anche espresso critiche sulle azioni giudiziarie promosse dalla Fiom nei confronti degli accordi di Pomigliano e Mirafiori. Secondo l’ad queste azioni giudiziarie potrebbero mettere a rischio l’intero progetto Fabbrica Italia.

Intanto l’azienda continua a perdere quote di mercato in Europa. Nel primo trimestre del 2011 Fiat Group Automobiles ha immatricolato 264mila vetture, il 19% in meno rispetto allo stesso periodo del 2010 per una quota del 7,2%, in calo di 1,5 punti percentuali. A marzo il marchio Fiat ha immatricolato quasi 80mila vetture (-27,3%) con una quota del 5% in calo dell’1,5%. I modelli di punta restano la Panda e la 500. Alfa Romeo ha invece chiuso il mese con 16mila vetture immatricolate, per un incremento del 65,3% e una quota dell’1%, in aumento dello 0,4%.

Fiat, la Fiom presenterà ricorso contro la newco.

Firenze La Fiom ha deciso di presentare ricorso contro gli accordi sottoscritti dalla Fiat e  le altre sigle sindacali nel 2010 per rinnovare l’organizzazione del lavoro negli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano d’Arco. Lo ha annunciato lo stesso segretario della Fiom Maurizio Landini, intervenuto stamani ad un’assemblea allo stabilimento campano. «La Fiom farà ricorso alla magistratura di Torino per rendere nulli gli effetti dell’accordo Fiat per gli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori», ha detto Landini. Il ricorso probabilmente sarà presentato già lunedì (link).

Fiat, referendum anche alla ex Bertone di Grugliasco. Stesso testo di Mirafiori e Pomigliano

Marchionne rilancia la propria sfida alla Fiom. La replica del sindacato: inassimibile imporre sempre lo stesso ultimatum.

Prato – «Per l’ex Bertone ci sono pochi giorni per raggiungere un accordo, o salta tutto». «Se non ci sbrighiamo, il mercato passerà e noi stiamo ancora aspettando che si muova qualcuno». «Io preferirei che la vettura venisse fatta nel nostro Paese ma piani alternativi alla ex Bertone ci sono, sia all’estero che in Italia», mentre per la ex Bertone «non ci sono altre idee». In uno stabilimento che da sei anni non lavora «lascio giudicare ai dipendenti».

Con queste parole Sergio Marchionne rilancia sul futuro delle Officine Automobilistiche di Grugliasco (ex Bertone), che a questo punto sarà deciso da un referendum tra i lavoratori così come a Pomigliano e a Mirafiori.  E i contenuti del testo da sottoporre ai lavoratori saranno gli stessi. Lo conferma lo stesso Marchionne: «Stiamo dando una grandissima opportunità alla ex Bertone e lo stiamo facendo proponendo regole che hanno già accettato diecimila nostri dipendenti. Non possono esistere due Stati in Fiat».

Una sfida che si ripete e che suscita la reazione della Fiom, il sindacato di maggioranza nella Rsu della ex Bertone. «Non è possibile che ogni vertenza si traduca in un ultimatum anche quando non sussistono le ragioni – ha dichiarato il responsabile Auto di Fiom, Giorgio Airaudo – la ex Bertone è una fabbrica che non ha mai avuto problemi di governabilità o assenteismo».