Fiat, Marchionne invoca la fusione con Chrysler e nega la chiusura di fabbriche in Italia.

Torino - Sergio Marchionne a tutto campo nella giornata di venerdì. L’amministratore delegato di Fiat ha parlato della prossima fusione con Chrysler, affermando che il tentativo è “portare avanti il progetto nel più breve tempo possibile”; delle prospettive dell’azienda per l’Italia, dicendo che non saranno chiusi stabilimenti ma evitando ancora una volta di parlare nel dettaglio dei nuovi investimenti.

L’ad non ha mancato di commentare la situazione economica in Europa (“Sono rimasto scioccato dalla decisione BCE di non abbassare i tassi. Ho visto le reazioni dell’euro stamattina e trovo il valore attuale dell’euro sproporzionato rispetto alle nostre capacità di competere perché non aiuta l’economia, non aiuta nessuno”) e di far pervenire le richieste di Fiat al governo (“L’unica cosa che ho chiesto è che ci lascino lavorare senza ostacoli, non è molto”).

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Fiat condannata per condotta antisindacale anche a Termoli

Firenze - Il tribunale di Larino (campobasso), da cui dipende lo stabilimento di Termoli, ha condannato la Fiat per la seconda volta per attività antisindacale “in quanto ha applicato – rende noto la Fiom – un diverso trattamento economico sulle indennità ai lavoratori iscritti alla Fiom con una perdita salariale di 300 euro al mese”.

L’azienda era già stata condannata nel mese di marzo dal Tribunale di Bologna per avere rifiutato il riconoscimento delle rsu della Fiom dopo l’entrata in vigore dell’accordo separato firmato solo da Cisl, Uil e Ugl.

Intanto non accenna a fermarsi la crisi produttiva della Fiat. Ieri è stata annunciata ieri la cassa integrazione anche per tutti gli addetti alle ex Meccaniche di Mirafiori (1.441 addetti). I lavoratori si fermeranno dal 26 novembre al 2 dicembre. Oggi Marchionne incontrerà i leader sindacali, dopo l’esame dei dati del terzo trimestre da parte del CdA.

Il commento di Paolo Griseri (Repubblica.it)

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Mirafiori, impiegati in cassa integrazione

Torino - Le difficoltà del mercato dell’auto e il calo delle vendite Fiat cominciano ad avere contraccolpi in tutti gli stabilimenti italiani. A Mirafiori per la prima volta tutti i 5.400 impiegati, compresi i colletti bianchi, andranno in cassa integrazione per sei giorni: 14, 15 e 21 giugno, 12, 13 e 19 luglio. Altri erano già programmati per il 22 giugno e il 20 luglio quando lo stabilimento torinese resterà chiuso utilizzando i permessi personali dei lavoratori.

Anche a Termini Imerese la situazione è sempre più difficile. Un nuovo tavolo è convocato al ministero dello Sviluppo economico per lunedì 4 giugno con Fiat, Dr Motor, sindacati, Regione Sicilia e ministero del Lavoro. Per il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, «una soluzione al problema dello stabilimento siciliano deve venire dal governo e da Fiat. Il sindacato non accetterà mai che Fiat possa semplicemente chiudere e licenziare».
 
Crescono i timori anche a Cassino, da dove escono circa 220 mila auto all’anno a fronte delle 400.000 previste.

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Sic Fiat Italia, il film documentario su Mirafiori al Teatro Puccini di Firenze

Firenze – Il 13 e il 14 gennaio 2011, si tiene nello stabilimento Fiat di Mirafiori il referendum sull’accettazione o meno delle nuove condizioni di lavoro imposte dall’azienda e fortemente propagandate dal suo amministratore delegato, Sergio Marchionne. Tra gli operai si accende un dibattito infuocato, tra chi vuole opporsi alla rinuncia dei diritti acquisiti in anni di lotte per mantenere il lavoro e chi invece è disposto ad accettare qualunque cosa pur di continuare ad avere un salario, per quanto minimo.

Sull’argomento il regista e documentarista Daniele Segre ha realizzato l’interessante documentario Sic Fiat Italia, un viaggio a ritroso nel mondo del lavoro dal titolo più amaro che ironico.

Il film sarà proiettato giovedì 12 gennaio al Teatro Puccini di Firenze prima e dopo la presentazione del libro di Maurizio Landini e Giancarlo Feliziani “Cambiare la fabbrica per cambiare il mondo”. Presenti gli autori che ne discuteranno con Enrico Rossi, Paul Ginsborg e Daniele Segre.

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Fiat-Chrysler, ipotesi di alleanza con Peugeot. Il futuro sembra lontano dall’Italia

Prato - Dal salone di Detroit Sergio Marchionne scruta il Vecchio Continente, che anche quest’anno non porterà buone notizie per l’auto («se continua così, Fiat perderà 400-500 mila vetture») e prevede un nuovo giro di alleanze. Per tutti.

«Ci deve essere un altro consolidamento dell’industria automobilistica a livello europeo e non solo – queste le sue parole – L’aggregazione è essenziale». Secondo fonti qualificate, la pista del Lingotto a questo punto porta a Parigi: i francesi di Psa Peugeot-Citroën sono pronti a negoziare l’alleanza.

Quanto alla nuova sede del gruppo, l’ad di Fiat continua a restare vago ma ha minimizzato le polemiche sul possibile spostamento da Torino: “facciamo riunioni ovunque, a Detroit, a Torino, in America Latina, in Cina. Che cosa cambia?”, ha detto assicurando di nuovo che i posti di lavoro a Torino saranno salvaguardati. “Quello del Lingotto e’ un numero protetto”, ha detto.

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Fiom: referendum abrogativo sul nuovo contratto in Fiat

Torino - I delegati Fiom hanno iniziato una raccolta di firme davanti a tutti gli stabilimenti italiani del gruppo Fiat per chiedere un referendum abrogativo dell’accordo collettivo di primo livello (quello che estende il «modello Pomigliano» a tutti) siglato lo scorso 13 dicembre e che sarà in vigore dal 1° gennaio 2012.

L’iniziativa è stata annunciata dal responsabile nazionale auto Giorgio Airaudo e dal segretario provinciale dei metalmeccanici torinesi Federico Bellono. L’obiettivo è di arrivare a raccogliere il 20% del firme sul totale degli 86.200 addetti del gruppo.

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Contratto Fiat, la Fiom lascia il tavolo

Torino - Va avanti senza la Fiom la trattativa tra la Fiat e i sindacati per il nuovo contratto degli oltre 80mila lavoratori del gruppo. Il sindacato dei metalmeccanici della Cgil non ha sottoscritto la richiesta del Lingotto di condividere l’accordo del 29 dicembre 2010, quello di Pomigliano, contrastato in quanto peggiorativo delle condizioni di lavoro degli operai. Al tavolo continuano a sedere Fim, Uilm, Fismic, Ugl e associazione Quadri e Capi Fiat, impegnati in una riunione ristretta con l’azienda

Dura la reazione del segretario della Fiom Maurizio Landini: «E’ unattentato senza precedenti alle libertà sindacali». Un’accusaalle altre sigle sindacali rimaste al tavolo: «Hanno chiesto di proseguire il negoziato che esclude la Fiom. Non è più una proposta dell’ azienda. È una richiesta delle altre sigle. Un fatto gravissimo che deve riguardare anche le forze politiche e il governo: i sindacati, così, diventano aziendali e corporativi».

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La Fiat disdice tutti i contratti a partire dal 1° gennaio 2012

Roma - Fiat Group Automobiles ha disdetto, dal primo gennaio 2012, tutti gli accordi sindacali vigenti e “ogni altro impegno derivante da prassi collettive in atto” in tutti gli stabilimenti automobilistici italiani. Lo si apprende da fonti sindacali.

L’azienda ha scritto una lettera ai sindacati, nella quale si rende comunque disponibile “a promuovere incontri per finalizzare e valutare le conseguenze del recesso” e “alla eventuale predisposizione di nuove intese collettive”.

Il punto di riferimento per la Fiat è il contratto firmato il 29 dicembre 2010 a Pomigliano.
Dai sindacati le reazioni sono tutte di preoccupazione, ma con accenti diversi.

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Marchionne non risponde alla Consob: “Fabbrica Italia non è un piano finanziario”

Torino - La Consob aveva richiesto chiarezza sul piano ‘Fabbrica Italia’ e sul futuro degli stabilimenti italiani della Fiat e la risposta dell’amministratore delegato Sergio Marchionne non si è fatta attendere. «Fabbrica Italia non è mai stata un piano finanziario – ha detto l’ad all’assemblea degli azionisti – ma l’ espressione di un indirizzo strategico». Sono piani pluriennali, però, e «come ogni concorrente» il Lingotto deve «riesaminarli continuamente per poterli adeguare al mercato». Perciò «non è un grado di fornire un livello di dettaglio» come quello chiesto dalla Consob.

E ancora: «Alla luce di possibili fraintendimenti, equivoci e irrealistiche attese di dettaglio, Fiat si asterrà con effetto immediato da qualsiasi riferimento a Fabbrica Italia». «Fermo restando», certo, «gli impegni già assunti e il generale intento strategico di contribuire alla soluzione dei problemi industriali dell’ Italia e al suo sviluppo futuro».La mancanza di chiarezza sul futuro impegno della Fiat in Italia continua. E continua anche l’assenza della politica.

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La Consob fa le veci della politica. Chiesti chiarimenti alla Fiat sul progetto Fabbrica Italia

Torino - Nella vicenda del piano industriale Fiat, sulla quale la politica latita da tempo, è scesa in campo la Consob. L’Authority guidata da Giuseppe Vegas ha inviato una lettera ai vertici del Lingotto per chiedere chiarezza su ‘Fabbrica Italia’ e quindi sul futuro degli stabilimenti italiani, in particolare di Mirafiori.

Il responsabile auto della Fiom Giorgio Airaudo ha commentato la richiesta della Consob con un eloquente “Meglio la Consob della politica”. “Anche se – ha aggiunto – non abbiamo grandi illusioni su quale sara’ la risposta. La Fiat risponderà con la trimestrale il 27 ottobre e la può risolvere facilmente visto che la richiesta è molto semplice e generica”.

Le parole dell’amministratore delegato Sergio Marchionne sembrano confermare questa tesi: “E’ impossiile precisare gli investimenti sito per sito”. E poi: “Le accuse di anti-italianità che ho spesso sentito sono semplicemente assurde. Anti-italiano è chi  abbandona il Paese, chi decide di non investire”.

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