Come si è arrivati alla “notte della rete”. Storia di militanza per la libertà e la neutralità della rete

FirenzeLe prime avvisaglie arrivarono 2 anni fa, vi ricordate la proposta di legge D’Alia, subito incamerata dal Decreto Sicurezza il 5 Febbraio 2009? Per capirsi, quella per filtrare le pagine su Facebook, che inneggiavano alla mafia. Ebbene, iniziai con altri colleghi, Erica Paggini, allora consigliere di Assoprovider, e Gilberto Di Maccio, colleghi ovviamente competenti, ma attenti e sensibili a ciò che stava diventando internet per la comunità civile. E di quanto lontano fosse il mondo politico, eccetto pochissime eccezioni, nei fatti. Si perchè a parole, tutti ad ammantarsi di libertà di espressione, quando si trattava di condannare stati esteri, che censuravano la rete, salvo avere memoria selettiva quando si trattava del nostro paese. Ebbene, su Facebook creammo un gruppo “Contro la censura di della rete e Facebook ” ed in poco meno di un mese raggiungemmo poco più di 53.000 iscritti (c’è ancora ed ha ben 48.000 iscritti http://www.facebook.com/#!/group.php?gid=49315183767). Risultato marcia indietro del mondo politico, con l’espunzione dell’emendamento al Senato. Il direttivo di Assoprovider era costantemente informato dall’inizio, anche se, per evitare eventuali ripercussioni sull’associazione, Erica ed io, proponemmo e fu scelta la via dell’iniziativa personale. Per onestà intellettuale, ci furono anche altri gruppi che su internet promossero iniziative contro il provvedimento, ma il nostro se non il primo fu tra i primi per numero di iscritti. In una successiva audizione al Senato:(http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=16&id=427723) ringraziai per l’eliminazione dell’emendamento. Quasi contemporaneamente la mia associazione decise di aderire al Open Net Coalition, movimento che si oppone all’applicazione di norme restrittive sulla neutralità della rete, su cui stava lavorando il parlamento europeo, con me come delegato a seguire gli sviluppi. (http://www.assoprovider.it/index.php?option=com_content&task=view&id=213&Itemid=46)Il movimento Open Net Coalition, che ha come riferimento l’associazione francese “La Quadrature du net” , annovera associazioni nei 22 paesi membri dell’Unione Europea, in Sud e Nord America, fa lobbing in maniera del tutto volontaria e nel caso della discussione del Telecom Packages, riuscì a far arrivare ai parlamentari di Bruxelles, più di 500.000 mail da tutta Europa, inclusa l’Italia. Finisce il 2009 con nubi che si addensano sempre più sulla neutralità della rete: il protocollo Acta, nato è voluto nella presidenza USA Bush, viene confermato e di fatto rafforzato dalla presidenza Obama nel 2010, con la nomina al dipartimento di giustizia di ben due avvocati provenienti e consigliati dalla Riaa, associazione delle industrie discografiche americane. Acta, (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) è il veicolo per la tutela del diritto d’autore delle major americane, del cinema, della musica, dell’editoria e dei broadcast televisivi, inseguendo per altro modelli di business vecchi e datati, come le leggi sul diritto d’autore, che datano almeno 50 anni, in tutti i paesi del mondo. In Italia il segnale in direzione di Acta, viene dal D.lgs 44/2010che modifica il T.U in materia radiotelevisiva D.lgs 177/2005 (http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/10044dl.htm). Tutti si soffermano, sulla parte televisiva (assai discutibile, in quanto parifica le web tv, alle televisioni tradizionali, ante digitale terrestre, che giustamente basandosi su risorse esigue, le frequenze, richiedevano in cambio dei servizi per la comunità, non ultimi i servizi giornalistici, su internet non esistono risorse finite e le web tv possono essere infinite!). Nessuno o quasi coglie l’opportunità possibile di un florilegio di voci indipendenti con l’apertura di possibilità di creazione di lavoro per i professionisti della creazione dei contenuti i giornalisti, nel caso di una NON limitazione come vuole il decreto. Come diceva Tesauro, quando ancora Presidente dell’Antitrust: “…..la libertà di mercato piace a tutti, basta che non sia nel proprio!”, e questo decreto tutela lo status quo televisivo, vista la convergenza di tutti i media, su internet. Se poi si aggiunge che con mossa maestra, delega all’Agcom, anche l’applicazione della tutela del diritto d’autore, con mossa inclusiva di altri interessi corporativi. Ricordo che dopo enormi tentativi e senza risultati, di incontrare il Ministro Romani da parte della mia associazione, facendo slalom tra semi-crisi di governo e diaspore, mi ritrovo, il 4 Agosto del 2010, al Senato, nell’ufficio del sempre attento ai problemi della rete, sen. Vincenzo Vita (http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=16&id=431300) . Domanda: “Chi c’è dalla nostra parte?”.  Risposta: “Scambio Etico, movimento non sempre condivisibile per obbiettivi finali, ma sicuramente un lungo tratto di strada quello che va alla neutralità della rete, e molti cittadini che usano internet, opportunamente informati……….” Mi interrompe: “Siamo da soli, quindi…”. Risposta: “SI”. In vista di una delle ultime riunioni per l’approvazione del protocollo Acta, 10 ottobre 2010, lanciamo un gruppo su Facebook  (http://www.facebook.com/retelibera), che vi invito a visitare per i riferimenti cronologici puntuali sia a livello nazionale che europeo, che vedono il coinvolgimento ufficiale di Adiconsum (Un grazie di cuore a Pietro Giordano, segretario generale e a Mauro Vergari, Responsabile per l’Ict), ed il movimento Scambio Etico, ed ancora a livello personale Marco Pierani di Altroconsumo  (grazie Marco!).
Passano i mesi ed arriviamo a dicembre e il 18 escono le linee guida dell’Agcom. La cosa diventa di una pericolosità che travalica  i meri interessi di bottega (possibilità reale per gli Isp di dotarsi della tecnologia “deep-packet-inspection”, diverse 100K €uro, conseguenza, chiusura di almeno il 70% delle aziende), ma le ricadute sulla libertà di espressione e violazione dei diritti individuali sono devastanti. Cerco Marco Cappato, vecchia conoscenza e sempre impegnato nelle problematiche della rete, concordiamo un’azione comune con l’associazione Agorà Digitale,  dell’arcipelago del partito Radicale. Mi richiama un vecchio amico, l’avv.Fulvio Sarzana, vulcanico ed impegnato su i problemi della rete, e fondiamo tutto in una unica presenza in rete: www.sitononraggiungibile.it , facendo fronte comune con  Adiconsum , Altroconsumo, Assonet-Confesercenti, Assoprovider-Confcommercio, lo Studio Sarzana ed associati e Agorà Digitale. E’ ormai Febbraio 2011. Incominciamo a promuovere l’iniziativa, ed abbiamo due incontri in Agcom, di cui l’ultimo con il presidente Calabrò il 24/6/2011, e i dubbi diventano pressochè certezze. Una serie di presenze su Facebook (http://www.facebook.com/DeliberaAGCOM, http://www.facebook.com/home.php?sk=group_165138880220677&ap=1 ) e l’aiuto di amici di vecchia e recente data (Massimo Melica, grazie per il tuo aiuto con applomb severo, rigoroso e defilato, ce ne fossero di più come te, in tutte le professioni; Guido Iodice, ti stimo profondamente per la schiettezza ed onesta intellettuale, ing. Dino Bortolotto, presidente di Assoprovider, per il suo rigore tecnico scientifico ed anche per le litigate;  prof. Matteo Fici, vice presidente vicario di Assoprovider, per la sua amicizia e fine conoscenza dei meccanismi politici). Il resto è storia recente: La notte della rete. E’ giusto sacrificare la libertà di espressione e/o i diritti individuali dei cittadini sull’altare del diritto d’autore? Non è forse meglio aggiornare il diritto d’autore nella sua sede naturale, il Parlamento e trovare il giusto equilibrio tra questo e le nuove tecnologie?

“La libertà è come l’aria, ci si accorge quando manca.” Don Luigi Sturzo.

Firma: Giovan Battista Frontera (vice-presidente Assoprovider)

Fonte: Articolo 21.

 

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Svolta positiva nel caso Vinyls. Ripercorriamo la storia dell’Isola dei Cassintegrati

Prato - Sembra prossimo a una svolta positiva il caso della Vinyls, azienda chimica, l’unica in Italia a produrre PVC. Un caso diventato famoso per l’occupazione dell’isola Asinara da parte degli operai in cassa integrazione.

Facciamo un po’ di storia. Vinyls Italia ha tre sedi aziendali con 370 dipendenti: 205 a Porto Marghera, 45 a Ravenna e 120 a Porto Torres, in Sardegna. 247 milioni di € di fatturato nel 2007, ma nel 2008 la società madre, la multinazionale britannica Ineos, decide di fermare la produzione e cominciano i problemi. Da maggio 2009 la società è in amministrazione controllata. In agosto cessa la produzione e a novembre gli operai vengono messi in cassa integrazione. Solite forme di protesta, anche forti, come l’occupazione della Torre Aragonese di Porto Torres. Ma nella crisi globale è difficile farsi vedere, far sapere al mondo che si sta lottando per un diritto fondamentale come il mantenimento del posto di lavoro. L’informazione si riduce spesso a una fredda elencazione di cifre e dati. Non c’è spazio per l’umanità, per la sofferenza delle persone, per la specificità dei singoli casi. Insomma, del caso Vinyls a poco a poco non si parla più, se non sui giornali locali.

Ma a un certo punto, il colpo di genio. Il 24 febbraio 2010 un gruppo di cassintegrati dello stabilimento di Porto Torres occupa il carcere abbandonato dell’isola Asinara, nel nord della Sardegna. In tv sta cominciando l’ennesima edizione del reality “L’Isola dei famosi” e gli operai decidono di aprire la pagina facebook “L’isola dei cassintegrati – sottotitolo, l’unico reality reale, purtroppo”. Ben presto raggiungono la soglia dei cinquemila amici. Parte l’e-mailing collettivo, il passaparola. Nasce un gruppo che a sua volta arriva a 40mila iscritti. I media nazionali si accorgono del fenomeno in rete e cominciano a parlare de “L’isola dei cassintegrati”. Dai giornali, alle radio, alla televisione, fino all’approdo da Michele Santoro su Annozero. L’Isola dei cassintegrati fa più ascolto dell’Isola dei famosi ed è il boom mediatico, e non solo. Il sito diventa punto di riferimento per tante persone che vivono le stesse situazioni di difficoltà degli operai della Vinyls, e che hanno lo stesso problema: non essere visibili, essere considerati solo numeri e non persone. Il sito viene assalito dalle richieste di aiuto di queste persone e i loro gestori, il musicista Michele Azzu e il giornalista Marco Nurra, decidono di aprire delle sezioni dedicate agli altri casi di aziende in crisi.

Nel frattempo, la vertenza va avanti. Tra le offerte pervenute al Ministero dello Sviluppo Economico il piano industriale più credibile sembra essere quello del fondo svizzero Gita, portavoce di un gruppo di investitori russi. Gli operai della Vinyls restano sull’isola. Mesi di disagio e di lotta pacifica, un’estate di entusiasmo e convinzione, seguita da un inverno difficile che non vuole però abbandonare la speranza. Ma sull’isola non ci sono solo operai. C’è anche una maestra precaria, Silvia Sanna, che ha scritto un libro “100 giorni sull’isola dei cassintegrati”. A chi le chiede come mai ha scelto di andare sull’isola, Silvia risponde citando un verso di Fabrizio De André “Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”.

Comunque vadano le cose, il fenomeno de L’isola dei cassintegrati ha cambiato la storia della lotta operaia, e dei social network. Si è utilizzato facebook con modalità che nessuno aveva usato prima, si è creata una piattaforma comunicativa che comprende blog, facebook, twitter, stampa, radio e tv, in una maniera rivoluzionaria. Merito di queste persone, che stanno portando avanti con grande dignità una lotta che ha tanto da insegnare a tutti noi.

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Fiat, quale futuro per Termini Imerese?

Prato - Nei giorni scorsi si è parlato molto del futuro dello stabilimento di Termini Imerese. La Fiat ha annunciato da tempo che il 31 dicembre 2011 cesserà l’attività produttiva nel sito siciliano, che attualmente occupa 1.500 persone e dove venivano prodotte 60mila Lancia Ypsilon all’anno.

La scorsa settimana è stato firmato l’accordo di programma per il futuro dello stabilimento. Il ministro dello Sviluppo Economico Romani ha parlato di oltre un miliardo di investimenti, il raddoppio dell’occupazione e il recupero di un sito produttivo considerato non più redditizio. I vertici dei sindacati confederali invitano alla prudenza.

In realtà per il momento le uniche risorse certe sono quelle pubbliche: 450 milioni di euro (100 dal Governo e 350 dalla Regione Sicilia – di cui 200 per la riqualificazione e 150 per le infrastrutture). Gli altri 600 milioni dovrebbero arrivare dalle sette società private selezionate dal Ministero per realizzare i loro progetti nell’area. Si tratta di progetti decisamente eterogenei tra loro. Due soli riguardano il settore auto: la De Tomaso, che produce auto di lusso, e l’indiana ReVa, auto a energia solare. Gli altri cinque progetti non sono automobilistici: gruppo Ciccolella (serre fotovoltaiche), Einstein Multimedia (studi tv), Biogen (stoccaggio di biomasse per ricavarne energia elettrica), Lima Lto (protesi mediche), Newcoop (logistica).

Senza contare un ottavo progetto, lasciato per ora in disparte perché presentato in ritardo, secondo il Ministero: quello della fabbrica molisana DrMotor, che assembla in Italia auto cinesi del gruppo Chery. Tra l’altro, si tratta dell’unico progetto che punta sull’intero sito per mantenere lo stesso assetto della Fiat: lastratura, verniciatura e assemblaggio per la produzione di 60mila auto l’anno in 4 modelli. Un progetto su cui vi proponiamo un interessante approfondimento.

Le perplessità dei sindacati, in particolare della Fiom, riguardano la mancanza di chiarezza sui progetti. Il governo nel mese di gennaio si era impegnato a convocare i sindacati per illustrare i contenuti dei diversi piani industriali, le ricadute occupazionali e gli investimenti previsti. Niente di tutto ciò è stato fatto. L’accordo di programma è stato firmato al buio.

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