Bobo for president

FirenzeDa quando Roberto Maroni è ministro dell’Interno sono stati arrestati numerosi latitanti, capi e capetti della criminalità organizzata, l’ultimo il camorrista Iovine alla macchia da quattordici anni. Complimenti al ministro e ai magistrati, che grazie alle loro indagini, lo hanno permesso e alle forze dell’ordine che materialmente lo hanno realizzato. Da una settimana Maroni, ritenendosi personalmente offeso, sta replicando in ogni angolo del palinsesto tv a Saviano che ha affermato a “Vieni via con me”:  <<La ‘ndrangheta al Nord come al Sud cerca il potere della politica e al Nord interloquisce con la Lega>>. Per i pochi che non lo sanno il significato di interloquire è il seguente: intervenire in un discorso, intromettersi in una discussione.

Il 15 gennaio 1993 fu arrestato Totò Riina, capo della mafia, latitante dal 1969; l’11 aprile 2006 la stessa sorte toccò a Bernardo Provenzano, dopo quarantatré anni di latitanza. Quante ore di trasmissione le tv avrebbero dovuto mettere a disposizione dei due politici allora a capo del Viminale, Nicola Mancino e Giuseppe Pisanu, e dei due Procuratori nazionali antimafia che hanno coordinato le indagini: Bruno Siclari e Piero Grasso? Lo stesso Viminale, mentre Maroni passa da un programma all’altro, ha affermato che il Nord è la zona dell’Italia dove si registra la maggior infiltrazione di denaro sporco, infatti l’affermazione più importante di Saviano (stranamente sorvolata) è stata: <<Non c’è nessuna strategia nel contrastare il dilagare dell’imprenditoria mafiosa che investe i suoi capitali al Nord>>. Sempre il Viminale ha dichiarato che il Nord è la parte del Paese nella quale esiste la maggior carenza d’organico nel controllo del territorio: meno 7250 unità tra polizia, carabinieri e guardia di finanza.

Credo che Maroni non abbia fatto tutto questo can can solo per poter replicare alle affermazioni di Saviano. Maroni, ben consigliato, ha cavalcato “l’offesa” al popolo leghista diventando il candidato numero uno per il dopo B. La Lega ha bisogno di un leader, Bossi è e rimarrà il punto di riferimento, ma il cavallo che il partito padano farà scendere in pista è lui: il ministro “sceriffo” Maroni. Il Pdl è <<allo sbando tra comitati d’affari e bande di potere>>, sono le parole pronunciate da Mara Carfagna pronta a lasciare ministero e partito. Perché il partito di Bossi, in costante ascesa non solo al Nord, in caso di voto anticipato, non può candidarsi alla Presidenza del Consiglio? È lo stesso Maroni che risponde “no” a Pier Ferdinado Casini, pronto a ritornare sul carro per un “governo d’armistizio”. È sempre Maroni che candida Tremonti, bruciandolo, per il dopo B. È ancora lui, il ministro, che con Bossi al fianco indica le elezioni anticipate come conseguenza unica alla possibile sfiducia a B. del 14 dicembre. Maroni for president?

Firma: Loris Mazzetti.

Fonte: Blog di Loris Mazzetti e Il Fatto Quotidiano

Maroni: dal Capo dello Stato “nessun veto”. Il Quirinale: “Governo autonomo”.

RomaIl ministro dell’interno è salito due volte al Quirinale (lunedì e giovedì scorso) per sottoporre il testo al Capo dello Stato che deve valutare i requisiti di necessità e urgenza del provvedimento prima di firmarlo. Nel corso della conferenza stampa di ieri il ministro Maroni ha ricordato che da parte del Presidente della Repubblica <<non c’è stato nessun veto o nessun invito a non inserire norme. Quando sono tornato ieri (il riferimento del ministro è a giovedì), abbiamo concordato il testo senza difficoltà, obiezione o forzatura di nessun tipo>>. La replica dal Quirinale non è tardata ad arrivare. Il presidente Napolitano si è dissociato. <<E’ opportuno puntualizzare il carattere della consultazione informale intervenuta – si legge nella nota del Quirinale -, secondo una prassi consolidata, tra il Governo e la Presidenza della Repubblica in ordine allo schema di decreto-legge in materia di sicurezza pubblica, poi approvato dal Consiglio dei Ministri nella riunione odierna>>. <<Quando si ipotizzi – prosegue la nota -, da parte del Governo, il ricorso a un decreto-legge, la Presidenza della Repubblica concorre – in uno spirito di leale collaborazione istituzionale – a verificarne i profili di costituzionalità, oltre che la coerenza e correttezza legislativa nel rapporto con l’attività parlamentare>>. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano infine precisa: <<resta naturalmente l’autonoma ed esclusiva responsabilità del Governo per le scelte di indirizzo e di contenuto del provvedimento d’urgenza da sottoporre per l’emanazione al Presidente della Repubblica>>.