Prato - Sembra prossimo a una svolta positiva il caso della Vinyls, azienda chimica, l’unica in Italia a produrre PVC. Un caso diventato famoso per l’occupazione dell’isola Asinara da parte degli operai in cassa integrazione.
Facciamo un po’ di storia. Vinyls Italia ha tre sedi aziendali con 370 dipendenti: 205 a Porto Marghera, 45 a Ravenna e 120 a Porto Torres, in Sardegna. 247 milioni di € di fatturato nel 2007, ma nel 2008 la società madre, la multinazionale britannica Ineos, decide di fermare la produzione e cominciano i problemi. Da maggio 2009 la società è in amministrazione controllata. In agosto cessa la produzione e a novembre gli operai vengono messi in cassa integrazione. Solite forme di protesta, anche forti, come l’occupazione della Torre Aragonese di Porto Torres. Ma nella crisi globale è difficile farsi vedere, far sapere al mondo che si sta lottando per un diritto fondamentale come il mantenimento del posto di lavoro. L’informazione si riduce spesso a una fredda elencazione di cifre e dati. Non c’è spazio per l’umanità, per la sofferenza delle persone, per la specificità dei singoli casi. Insomma, del caso Vinyls a poco a poco non si parla più, se non sui giornali locali.
Ma a un certo punto, il colpo di genio. Il 24 febbraio 2010 un gruppo di cassintegrati dello stabilimento di Porto Torres occupa il carcere abbandonato dell’isola Asinara, nel nord della Sardegna. In tv sta cominciando l’ennesima edizione del reality “L’Isola dei famosi” e gli operai decidono di aprire la pagina facebook “L’isola dei cassintegrati – sottotitolo, l’unico reality reale, purtroppo”. Ben presto raggiungono la soglia dei cinquemila amici. Parte l’e-mailing collettivo, il passaparola. Nasce un gruppo che a sua volta arriva a 40mila iscritti. I media nazionali si accorgono del fenomeno in rete e cominciano a parlare de “L’isola dei cassintegrati”. Dai giornali, alle radio, alla televisione, fino all’approdo da Michele Santoro su Annozero. L’Isola dei cassintegrati fa più ascolto dell’Isola dei famosi ed è il boom mediatico, e non solo. Il sito diventa punto di riferimento per tante persone che vivono le stesse situazioni di difficoltà degli operai della Vinyls, e che hanno lo stesso problema: non essere visibili, essere considerati solo numeri e non persone. Il sito viene assalito dalle richieste di aiuto di queste persone e i loro gestori, il musicista Michele Azzu e il giornalista Marco Nurra, decidono di aprire delle sezioni dedicate agli altri casi di aziende in crisi.
Nel frattempo, la vertenza va avanti. Tra le offerte pervenute al Ministero dello Sviluppo Economico il piano industriale più credibile sembra essere quello del fondo svizzero Gita, portavoce di un gruppo di investitori russi. Gli operai della Vinyls restano sull’isola. Mesi di disagio e di lotta pacifica, un’estate di entusiasmo e convinzione, seguita da un inverno difficile che non vuole però abbandonare la speranza. Ma sull’isola non ci sono solo operai. C’è anche una maestra precaria, Silvia Sanna, che ha scritto un libro “100 giorni sull’isola dei cassintegrati”. A chi le chiede come mai ha scelto di andare sull’isola, Silvia risponde citando un verso di Fabrizio De André “Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”.
Comunque vadano le cose, il fenomeno de L’isola dei cassintegrati ha cambiato la storia della lotta operaia, e dei social network. Si è utilizzato facebook con modalità che nessuno aveva usato prima, si è creata una piattaforma comunicativa che comprende blog, facebook, twitter, stampa, radio e tv, in una maniera rivoluzionaria. Merito di queste persone, che stanno portando avanti con grande dignità una lotta che ha tanto da insegnare a tutti noi.