Liquidazione coatta amministrativa: abbiamo bisogno di voi

RomaIl ministero per lo Sviluppo economico ha avviato la procedura di liquidazione coatta amministrativa della cooperativa editrice il manifesto. Ma il giornale resta in edicola e rilancia.
Questa procedura particolare – alternativa alla liquidazione volontaria e riservata tra gli altri alle cooperative – cautela la cooperativa da eventuali rischi di fallimento. E’ il momento più difficile della storia quarantennale de il manifesto.
La decisione di non opporsi alla procedura indicata dal ministero si è resa inevitabile dopo la riduzione drastica e retroattiva dei contributi pubblici per l’editoria non profit. Nonostante le promesse di intervento fatte dal presidente del consiglio Mario Monti e l’esplicita richiesta in tal senso del presidente della Repubblica, a oggi nessuna soluzione è stata trovata.

La cooperativa editrice del quotidiano lancia una campagna straordinaria a sostegno del giornale e convoca una conferenza stampa presso la sede di via Angelo Bargoni 8 a Roma per domani alle 14.

Firma: Il collettivo del Manifesto

 

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Vinyls, gli operai tornano sulla torre. Sciopero di 100 ore in tutti i reparti

Prato – I tre giorni sono passati e i soldi non sono arrivati. Il fondo svizzero Gita non ha versato i 700mila euro necessari per il pagamento degli stipendi di febbraio dei lavoratori della Vinyls, che non riscuotono da due mesi. Per non parlare ovviamente della promessa ricapitalizzazione di 100 milioni di euro prevista nel piano industriale.

Gli operai di Porto Torres hanno deciso di arrampicarsi nuovamente sulla torre più alta degli impianti, la torcia ambientale del Vcm, a cento metri di altezza. La decisione è stata presa dopo un’assemblea dai toni surriscaldati, in cui si è deciso di elevare il livello della protesta a costo di mettere a rischio la presenza in fabbrica delle squadre di sicurezza.

Il fondo Gita in serata ha confermato che intende acquisire gli impianti Vinyls. Ma non è più tempo di parole. Gli operai che da oltre un anno occupano il carcere dell’Asinara e che vivono la loro difficile situazione con grande compostezza e dignità meritano risposte certe.

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Termini Imerese, la prossima settimana incontro tra aziende e sindacati

Prato – Si e’ svolta oggi presso il ministero dello Sviluppo Economico una riunione del tavolo sul rilancio industriale del sito di Termini Imerese.

I rappresentanti del ministero e di Invitalia hanno reso noto che da lunedì prossimo partiranno i confronti tra le aziende della short list e le parti istituzionali e sindacali. I primi incontri saranno con le società De Tomaso, Cape-Riva, Biogen e Ciccolella. Il segretario confederale della Cgil Vincenzo Scudiere precisa: “L’importante e’ che negli incontri che si effettueranno con le imprese siano definiti con chiarezza i piani industriali, le ricadute occupazionali e le capacita’ d’investimento delle singole imprese”.

Ricordiamo che la Fiat ha già annunciato la chiusura dello stabilimento per la fine del 2011.

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Vinyls, il giorno della verità. E gli operai protestano in mutande

Prato – Continuiamo a seguire gli sviluppi del caso Vinyls. Il fondo svizzero Gita non ha ancora versato i 700mila euro necessari per pagare la fattura relativa all’acquisto delle materie prime presenti nei depositi di Vinyls Italia. Sono risorse indispensabili anche per garantire ai lavoratori gli stipendi di febbraio, che ancora non sono stati riscossi.

Il ministero dello Sviluppo economico venerdì scorso aveva dato tre giorni di tempo. Conteggiando anche sabato e domenica, il terzo giorno sarebbe stato lunedì. I commissari, hanno precisato che dovevano essere intesi «tre giorni successivi lavorativi, quindi entro mercoledì 23 marzo».

Ieri mattina cinquanta lavoratori della Vinyls hanno protestato in mutande sotto la finestra del commissario straordinario della società del Petrolchimico di Marghera, l’avvocato Mauro Pizzigati.

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Nuove nubi sulla Mabro. La proprietà affida la produzione all’esterno

Grosseto – Non c’è pace per la Mabro. Lo storico marchio di abbigliamento di Grosseto, oggetto di una lunga trattativa per il passaggio di proprietà, sembrava aver risolto i propri problemi con l’arrivo di un nuovo proprietario, il pratese Andrea Barontini. Ma gli ultimi sviluppi sono negativi. La nuova proprietà avrebbe deciso di affidare a una ditta esterna, di Arezzo, la confezione di un migliaio di pantaloni nonostante l’azienda abbia in cassa integrazione straordinaria 14 operaie addette alla stessa mansione: un particolare che rischia di far saltare la stessa cassa integrazione, visto che uno dei requisiti previsti per la concessione dell’ammortizzatore sociale riguarda proprio la mancanza di lavoro per l’organico.

E pensare che l’offerta di Andrea Barontini era stata ritenuta la migliore dai tavoli istituzionali preposti alla scelta. La sua offerta ha prevalso su quella dell’aretina GPA. Alla Mabro si cucivano capi da uomo per grandi griffe, tra cui Vuitton. La produzione era ripresa a rilento fin dai primi di febbraio, anche se il nome Mabro e la professionalità delle dipendenti sono una garanzia. I sindacati hanno manifestato fin da subito delle perplessità sul piano industriale e al Ministero dello Sviluppo Economico è stato nuovamente aperto un tavolo di crisi.

Il caso Mabro è un esempio lampante della crisi del lavoro in Toscana. I numeri sono impietosi: nel 2010 c’è stato un pesante aumento della cassa integrazione (+59,1 per cento, dai circa 33 milioni di ore del 2009 ai 54 milioni del 2010) e il 24% di disoccupazione giovanile. Sui giornali finiscono i casi che riguardano più persone, quelli delle aziende medio-grandi, come la Eaton di Massa, la Lucchini di Piombino, la Sasch di Prato o la Isi di Scandicci. Ma ogni persona che resta senza lavoro merita la giusta attenzione, anche se non trova spazio sui media perché magari si tratta di un dipendente di una piccola azienda, con pochi dipendenti. Le storie delle aziende in crisi in fondo si assomigliano un po’ tutte: fallimenti, cessioni di rami d’azienda, concordati, debiti da spalmare, e così via. Spesso si parla di grandi cifre, milioni di euro, che stridono se rapportati con la realtà quotidiana di famiglie che devono pagare un mutuo e mantenere i figli.

Ma alla Mabro c’è un altro aspetto rilevante: i 260 dipendenti della vecchia azienda quasi tutte donne. E se la crisi colpisce tutti, le donne sono senza dubbio il soggetto più debole. L’occupazione femminile è più precaria di quella maschile e la crisi infierisce sul precariato, quindi le donne sono le prime a perdere il lavoro e le ultime a ritrovarlo. E quando lavorano spesso sono discriminate: a parità di lavoro sono pagate il 17,5 % in meno degli uomini, media europea. Per non parlare dell’odiosa pratica di far firmare lettere di licenziamento in bianco che poi escono fuori in caso di maternità. Basta rivolgersi a un qualsiasi ufficio vertenze sindacale per vedere che la maggior parte delle discriminazioni sono subite dalle donne. La determinazione e l’unità delle operaie della Mabro per far valere i loro diritti ci dimostra che anche le donne non sono più disposte a subire passivamente. Una lezione di dignità e di coraggio.

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Svolta positiva nel caso Vinyls. Ripercorriamo la storia dell’Isola dei Cassintegrati

Prato - Sembra prossimo a una svolta positiva il caso della Vinyls, azienda chimica, l’unica in Italia a produrre PVC. Un caso diventato famoso per l’occupazione dell’isola Asinara da parte degli operai in cassa integrazione.

Facciamo un po’ di storia. Vinyls Italia ha tre sedi aziendali con 370 dipendenti: 205 a Porto Marghera, 45 a Ravenna e 120 a Porto Torres, in Sardegna. 247 milioni di € di fatturato nel 2007, ma nel 2008 la società madre, la multinazionale britannica Ineos, decide di fermare la produzione e cominciano i problemi. Da maggio 2009 la società è in amministrazione controllata. In agosto cessa la produzione e a novembre gli operai vengono messi in cassa integrazione. Solite forme di protesta, anche forti, come l’occupazione della Torre Aragonese di Porto Torres. Ma nella crisi globale è difficile farsi vedere, far sapere al mondo che si sta lottando per un diritto fondamentale come il mantenimento del posto di lavoro. L’informazione si riduce spesso a una fredda elencazione di cifre e dati. Non c’è spazio per l’umanità, per la sofferenza delle persone, per la specificità dei singoli casi. Insomma, del caso Vinyls a poco a poco non si parla più, se non sui giornali locali.

Ma a un certo punto, il colpo di genio. Il 24 febbraio 2010 un gruppo di cassintegrati dello stabilimento di Porto Torres occupa il carcere abbandonato dell’isola Asinara, nel nord della Sardegna. In tv sta cominciando l’ennesima edizione del reality “L’Isola dei famosi” e gli operai decidono di aprire la pagina facebook “L’isola dei cassintegrati – sottotitolo, l’unico reality reale, purtroppo”. Ben presto raggiungono la soglia dei cinquemila amici. Parte l’e-mailing collettivo, il passaparola. Nasce un gruppo che a sua volta arriva a 40mila iscritti. I media nazionali si accorgono del fenomeno in rete e cominciano a parlare de “L’isola dei cassintegrati”. Dai giornali, alle radio, alla televisione, fino all’approdo da Michele Santoro su Annozero. L’Isola dei cassintegrati fa più ascolto dell’Isola dei famosi ed è il boom mediatico, e non solo. Il sito diventa punto di riferimento per tante persone che vivono le stesse situazioni di difficoltà degli operai della Vinyls, e che hanno lo stesso problema: non essere visibili, essere considerati solo numeri e non persone. Il sito viene assalito dalle richieste di aiuto di queste persone e i loro gestori, il musicista Michele Azzu e il giornalista Marco Nurra, decidono di aprire delle sezioni dedicate agli altri casi di aziende in crisi.

Nel frattempo, la vertenza va avanti. Tra le offerte pervenute al Ministero dello Sviluppo Economico il piano industriale più credibile sembra essere quello del fondo svizzero Gita, portavoce di un gruppo di investitori russi. Gli operai della Vinyls restano sull’isola. Mesi di disagio e di lotta pacifica, un’estate di entusiasmo e convinzione, seguita da un inverno difficile che non vuole però abbandonare la speranza. Ma sull’isola non ci sono solo operai. C’è anche una maestra precaria, Silvia Sanna, che ha scritto un libro “100 giorni sull’isola dei cassintegrati”. A chi le chiede come mai ha scelto di andare sull’isola, Silvia risponde citando un verso di Fabrizio De André “Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”.

Comunque vadano le cose, il fenomeno de L’isola dei cassintegrati ha cambiato la storia della lotta operaia, e dei social network. Si è utilizzato facebook con modalità che nessuno aveva usato prima, si è creata una piattaforma comunicativa che comprende blog, facebook, twitter, stampa, radio e tv, in una maniera rivoluzionaria. Merito di queste persone, che stanno portando avanti con grande dignità una lotta che ha tanto da insegnare a tutti noi.

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