Ilva, accordo con i sindacati: in cassa integrazione straordinaria fino a 3.300 lavoratori invece di 5mila

Firenze – I lavoratori dell’Ilva costretti alla cassa integrazione straordinaria fino alla vendita saranno 3.300 e non quasi cinquemila come chiesto dall’azienda. La riduzione è il frutto dell’accordo raggiunto al ministero dello Sviluppo economico tra la stessa azienda, in questo momento commissariata, e i sindacati metalmeccanici che a fine gennaio avevano contestato l’annuncio di Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba intravedendo nella richiesta un “assist ai futuri acquirenti”. Il tavolo, presieduto dal vice ministro Teresa Bellanova, ha abbattuto di circa un terzo la richiesta dell’Ilva, che il 31 gennaio aveva prospettato la necessità di 4.984 esuberi temporanei. Alla fine su circa 10mila dipendenti saranno coinvolti in 3.300, quasi tutti impiegati nello stabilimento di Taranto (3.240) e una piccola parte (60) nel deposito di Marghera. I numeri attorno ai quali è stato trovato l’accordo si riferiscono a un tetto massimo, mentre dal 5 marzo alla vendita dell’Ilva la media di lavoratori cassaintegrati sarà di 2.465 nell’acciaieria jonica e di 35 a Marghera.

Ilva, la famiglia Riva chiede i danni al Ministero dello Sviluppo

Firenze La procedura di vendita dell’Ilva di Taranto è «un esproprio» che la famiglia Riva ha «ingiustamente subito» e per il quale la famiglia di industriali ritiene «direttamente responsabile il Ministero dello Sviluppo Economico, in ogni sede, anche sovranazionale». Bloccare la vendita dello stabilimento ionico, quindi, o lo Stato dovrà risarcire i danni ai Riva. In sostanza è questa l’ultima richiesta inviata dalla famiglia lombarda al ministro per lo Sviluppo Economico Federica Guidi, al sottosegretario alla presidenza del Consigli dei ministri Claudio De Vincentis e ai commissari straordinari Pietro Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba. 

Crolla il mercato dell’auto. Marchionne prevede un altro anno difficile. Firmato l’accordo per il futuro di Termini Imerese

A novembre – 9,25% rispetto al 2010, anno già tragico. Chiusa la vertenza per lo stabilimento siciliano che passa a Dr Motor

Roma – Crolla il mercato dell’auto. A novembre in Italia si sono vendute appena 132.579 autovetture, quindi meno del 9,25% rispetto a novembre 2010. Il che – secondo le previsioni degli analisti – significherebbe che l’anno chiuderà con un calo dell’11 per cento rispetto a un anno che era già stato giudicato unanimemente “tragico”. L’ad di Fiat Sergio Marchionne ha commentato così i dati: “Abbiamo detto che il 2011 sarebbe stato un anno difficile. Lo sarà anche il 2012. Il campo automobilistico è in stagnazione”.

Una buona notizia arriva dallo stabilimento di Termini Imerese. È stato sottoscritt l’accordo tra sindacati, Dr Motor, il Ministero dello Sviluppo economico, Regione siciliana e Invitalia per il passaggio dello stabilimento dalla Fiat all’azienda guidata da Massimo Di Risio. Si chiude così la vertenza per il sito siciliano del Lingotto.

Chiude lo stabilimento di Termini Imerese. Per gli operai nessuna garanzia per il futuro

Ultimo giorno di lavoro per le tute blu siciliane. La cassa integrazione li accompagnerà fino alla chiusura dello stabilimento

Prato – Ultimo giorno di lavoro per gli operai della Fiat di Termini Imerese. La cassa integrazione li accompagnerà fino alla chiusura totale dello stabilimento prevista per il prossimo 31 dicembre. Nel frattempo continuano a non dare esito positivo gli incontri in corso di svolgimento al Ministero dello Sviluppo Economico. Fiat, Regione Sicilia, Invitalia e Dr Motor, che rileverà la fabbrica.

Al centro dei colloqui gli incentivi al prepensionamento che Fiat potrebbe concedere per salvare la posizione di circa 650 operai che si trovano vicini all’età pensionabile.

Fiat, Termini Imerese verso la chiusura. Con quali garanzie?

Vertice a Roma, Dr Motor si impegna: “Offriremo le stesse garanzie di Torino”. Fiat integrerebbe l’assegno mensile dell’Inps con ulteriori 500 euro

Roma – E’ il giorno dell’incontro tra sindacati, Fiat, Dr Motor, ministero dello Sviluppo economico, Regione e Invitalia. Argomento: il futuro dello stabilimento di Termini Imerese, destinato alla chiusura nei prossimi giorni.

Sul tavolo due nodi: quello degli incentivi alla mobilità chiesti dai sindacati al Lingotto come sostegno al reddito degli operai da accompagnare alla pensione e quello delle garanzie salariali chieste a Dr Motor per il dopo Fiat. Novità positive da entrambi i tavoli. Fiat potrebbe essere disposta a trattare sugli incentivi, ma vuole prima conoscere il numero esatto degli operai che ne beneficerebbero. Si tratterebbe di circa 600-700 persone, che sarebbero poste in mobilità e ai quali Torino integrerebbe l’assegno mensile dell’Inps con ulteriori 500 euro, in modo da mantenere il livello di reddito attuale fino al raggiungimento dell’età pensionabile.

Per quanto riguarda il piano industriale di Dr Motor, l’ad Di Risio ha detto che darà le stesse garanzie previste da Fiat, come la quattordicesima e il premio di produzione e ha garantito che i posti che si libereranno con i prepensionamenti saranno colmati dai dipendenti dell’indotto. E sempre all’indotto Di Risio guarderà per le forniture, in modo da mantenere in piedi il sistema dell’era Fiat.

Cgil: 187 crisi aperte, 225mila lavoratori in bilico

In gravi difficoltà i macro settori produttivi. Tra le 20 vertenze simbolo la Fiat e la Vinyls

Roma – Sono numeri drammatici quelli presentati da uno studio della Cgil relativo alle procedure di crisi aperte presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Più di 225mila lavoratori del settore privato rischiano il posto di lavoro nei prossimi mesi nelle 187 procedure aperte. Senza dimenticare i 500mila lavoratori attualmente in cassa integrazione e i 380mila lavoratori che percepiscono la cassa straordinaria e in deroga (elaborazioni dell’Osservatorio Cig Cgil).

In gravi difficoltà sono i macro settori produttivi, come testimoniano le numerose vertenze legate alla chimica, all’itc (information and communications technology), ma anche al settore farmaceutico, navalmeccanico, degli elettrodomestici, della ceramica, del mobile imbottito e dei trasporti. la Cgil ricorda 20 vertenze simbolo, tra cui i casi Fiat e Vinyls che anche noi seguiamo nei loro sviluppi.

Le crisi industriali non vanno in vacanza: 187 tavoli di crisi, 225mila lavoratori coinvolti

La denuncia del dipartimento Industria della Cgil su dati del Ministero dello Sviluppo economico: 54 vertenze verso una soluzione, 133 da dirimere urgentemente

Roma – Le crisi industriali non vanno in vacanza e la pausa estiva lascia in sospeso i 187 tavoli di crisi che risultano aperti presso il ministero dello Sviluppo economico e, di conseguenza, incerto il futuro, nonché il prossimo autunno, di circa 225mila lavoratori. Sono i numeri che emergono da una mappatura sulle vertenze aziendali, prodotta dal dipartimento Industria della Cgil su dati del Mise.

Secondo quanto risulta alla Cgil, alla luce dell’andamento dei tavoli, ci sarebbero inoltre 54 vertenze indirizzate al momento verso una “soluzione individuata” ma ne rimarrebbero ancora 133 da dirimere urgentemente.

Il punto della situazione per settori

Alcoa, firmato l’accordo. Niente licenziamenti. Domani referendum fra i lavoratori.

La scorsa notte è stato firmato al ministero dello Sviluppo Economico l’accordo fra sindacati e Alcoa che rimarrà in Italia e investirà nei prossimi tre anni 94,6 milioni di euro.

FirenzeUna buona notizia. Arriva dal lavoro. Dopo nove mesi di lotta, vissuti dalle tute blu con l’incubo di rimanere a braccia conserte, è stato firmato un accordo, quello che riguarda i lavoratori dell’Alcoa. La multinazionale americana dell’alluminio rimarrà in Italia, niente licenziamenti e investimenti per 94,6 milioni di euro nei prossimi tre anni.  E’ quanto emerge dall’accordo, firmato la scorsa notte al ministero dello Sviluppo Economico,  sul piano industriale e sull’occupazione da sindacati e azienda. Il colosso dell’alluminio ha espresso, con tanto di firma, la propria volontà di rimanere in Italia e, a garanzia delle sue intenzioni, ha promesso un piano triennale di investimenti di 94,6 milioni di euro, 60 destinati allo stabilimento di Portovesme in Sardegna, 34,6 a Fusina in Veneto. Mentre a Portovesme saranno riattivate le celle elettrolitiche, a Fusina la sospensione della produzione di alluminio primario sarà temporanea e avrà una durata massima di dodici mesi. Questo aspetto è l’unica nota negativa, secondo la Fiom, di un accordo fimato da tutte le sigle sindacali. La stessa Fiom ha firmato con riserva e in una nota fa sapere che già domani  l’accordo sarà sottoposto all’approvazione dei lavoratori (link).    

Link 1
La riserva della Fiom

Fabriano: Merloni, operai in strada.

Gli operai della Merloni hanno bloccato il traffico in entrata e in uscita da Fabriano per protestare contro il ritardo della firma dell’Accordo di programma che deve salvare l’azienda.

FirenzeI lavoratori della Merloni hanno bloccato strade e ferrovia nei dintorni di Fabriano, in provincia di Ancona, per protestare contro il ritardo nella firma dell’Accordo di programma che deve salvare l’azienda. Il corteo, partito dallo stabilimento, ha raggiunto gli svincoli in entrata e in uscita della superstrada Ancona-Roma rallentando, a tratti paralizzando, la circolazione della città. Un’altra azione simbolica per denunciare il grave momento vissuto da uomini e donne, con alle spalle mutui e bollette da pagare, si è svolta sulla linea ferroviaria Orte-Falconara, occupata per circa quindici minuti. Tutti i blocchi sono stati rimossi intorno alle ore 13. I lavoratori hanno distribuito diversi volantini agli automobilisti.

La Merloni è in amministrazione straordinaria da quindici mesi. Un provvedimento che scade a maggio, insieme alla cassa integrazione, che finora ha interessato circa 3.200 addetti. Il ministero dello Sviluppo economico ha promesso la firma dell’Accordo di programma entro il 28 febbraio, ma a nove giorni dalla scadenza, la data non è stata ancora fissata. Da qui, la decisione degli operai di far sentire la loro voce nella speranza che quanto prima, il governo possa venir incontro alle esigenze dei lavoratori.