Lavoro, nel 2012 oltre un milione i licenziamenti

FirenzeOltre un milione i lavoratori  licenziati nel 2012. A renderlo noto con tanto di numeri alla mano è il ministero del Lavoro. L’anno scorso i licenziamenti hanno raggiunto quota 1.027.462, con un aumento del 13,9% rispetto al 2011 (quando sono stati 901.796). Nel solo ultimo trimestre sono stati 329.259 in un aumento del 15,1% sullo stesso periodo del 2011. I licenziamenti registrati nel periodo riguardano sia quelli collettivi, sia quelli individuali (per giusta causa, per giustificato motivo oggettivo o soggettivo).  

 

Inps: i lavoratori “esodati” sono 390mila

In una relazione, inviata al ministero del Lavoro, l’Inps fa presente che i lavoratori esodati sono 390mila.

RomaI lavoratori definiti esodati – termine brutto – che potrebbero avere diritto ad andare in pensione sulla base delle vecchie regole secondo il decreto Salva Italia e il Milleproroghe sono 390.200: è quanto emerge dalla Relazione Inps al ministero del Lavoro inviata prima della firma del decreto che fissa a 65.000 la quota dei salvaguardati.

I ministeri costano 283 miliardi, la metà solo per farli funzionare.

In totale, i nostri dicasteri, spendono circa 283 miliardi e la metà serve solo per farli funzionare con una spesa giornaliera di un miliardo. Queste le cifre contenute nel dossier del servizio bilancio dello Senato.

FirenzeIl più costoso è il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali che, in conto spese, ogni anno mette circa 100 miliardi di euro. In totale, i nostri dicasteri, spendono circa 283 miliardi e la metà serve solo per farli funzionare con una spesa giornaliera di un miliardo. Queste le cifre contenute nel dossier del servizio bilancio dello Senato. Calcoli che servono per garantire il successo della spending review che dovrebbe assicurare risparmi fino a 5 miliardi (cifra ritoccata al rialzo dopo il dramma del terremoto in Emilia). Un correzione che domani dovrebbe essere approvata durante il comitato interministeriale guidato da Mario Monti. Raggiungere una tale riduzione della spesa tra giugno e dicembre 2012, equivale ad avere 8,5 miliardi di risparmi strutturali entro il 2013. Come? Tre miliardi arriveranno dai tagli della spesa sui quali sta ragionando Enrico Bondi. Il resto arriverà dalle varie sforbiciate a carico dei ministeri.

Ed è proprio dal dossierone di palazzo Madama che saltano fuori cifre interessanti e curiosità. Come il miliardo speso ogni anno per le confessioni religiose o gli 848 milioni di euro pagati dal ministero di Grazia e Giustizia per coprire le spese delle intercettazioni.  In totale il conto certificato è di 283 miliardi. Di questi 108 vanno per il semplice funzionamento della macchina.

Messi insieme i dati, il servizio bilancio del Senato si è concentrato nel segnalare le spese più consistenti. Dal focus sul ministero dell’Economia emergono, in particolare, i trasferimenti di denaro a favore delle società pubbliche. Le più rilevanti? Quasi due miliardi a Ferrovie, Anas e Enav, 4,3 miliardi all’Inps. Decisamente alto il contributo (1,4 miliardi) per rilanciare la lotta all’evasione fiscale.

Il conto più salato spetta, poi, al ministero del Lavoro. Cento miliardi , di cui 98 versati per interventi di politiche sociali, mentre 300 milioni vengono spesi per il funzionamento degli uffici territoriali.

Ed eccoci, quindi, ai conti spesi per la Giustizia. Qui il budget, in fondo, è limitato: circa 7 miliardi. Di questi la metà viene spesa per far funzionare i tribunali italiani. Mentre quasi un miliardo va in copertura per i costi delle intercettazioni.

Tagliare è possibile sul fronte del ministero degli Esteri. Qui il budget è di 1,7 miliardi. Di questi ben 579 milioni vengono spesi per supportare le sedi estere della Farnesina. I conti del Senato, oltre che sprechi, segnalano sbilanciamenti di spesa. E’ l’esempio dell’Istruzione che, su un tesoretto annuo di 44 miliardi, ne spende 40 per l’istruzione scolastica e appena 444 milioni per le università. Appaiono, invece, troppi gli 84 milioni di euro dati agli atenei privati.

Undici miliardi vale, invece, il Viminale. Il ministero dell’Interno spende 486 milioni per fa far funzionare le Prefetture, 84 per i collaboratori di giustizia e 200 per i servizi accoglienza stranieri. Il ministero delle Infrastrutture pesa sul bilancio del Paese per 7,5 miliardi. La Difesa per 19, 17 dei quali consumati per il solo funzionamento del ministero.  

Fonte: Il Fatto

Se un lavoratore muore…

FirenzeSe un lavoratore muore, molto spesso la chiamano “morte bianca”, tragica fatalità, incidente sul lavoro. Se un lavoratore muore, il ministero del Lavoro spende ben 9 milioni di euro, per  fare una campagna per la sicurezza,  dal titolo “Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole bene”.
Se un lavoratore muore, ai familiari viene data una rendita da fame o peggio solo un assegno di rimborso spese funerarie.
Se un lavoratore muore, il ministro Tremonti dice che <<robe come la 626 sono un lusso che non possiamo permetterci>>.
Se un lavoratore muore, il governo Berlusconi vara il Dlgs 106/09, che stravolge il Testo Unico per la sicurezza sul lavoro voluto dal Governo Prodi (Dlgs 81/08).
Se un lavoratore muore, i mezzi d’informazione ne parlano raramente.
Se un lavoratore muore, i sindacati confederali proclamano uno sciopero generale di un’ora.
Se un lavoratore muore, non si aumentano gli ispettori Asl.
Se un lavoratore muore, l’Inail dice che le morti sul lavoro sono in calo.
Se un lavoratore muore, lo Stato utilizza il “tesoretto” derivante dagli avanzi di bilancio Inail, che ammonta a circa 15 miliardi di euro , per ripianare i debiti, quando questi soldi dovrebbero essere utilizzati per aumentare le rendite da fame agli invalidi e ai familiari delle vittime del lavoro.
Se un lavoratore muore, ci dicono che oltre il 50% degli infortuni mortali avviene su strada e non nei luoghi di lavoro.
Se un lavoratore muore, è normale, doveva succedere, infatti quasi nessuno s’indigna più.
Se un lavoratore muore, non si insegna la sicurezza sul lavoro a partire dalle scuole elementari.
Se un lavoratore muore, il datore di lavoro viene condannato, molto spesso, a pene irrisorie.
Se un lavoratore muore, è perché la sicurezza sul lavoro è un costo insopportabile per le aziende.
Se un lavoratore muore, si fanno “lacrime di coccodrillo”, invece ci vorrebbero i fatti per fermare questo stillicidio quotidiano nei luoghi di lavoro.
 

Firma: Marco Bazzoni

(Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza-Firenze)

Fonte: Articolo 21.

 

Operai, le loro voci sono esasperate e isolate.

Nel comune di Aulla, in provincia di Massa-Carrara, diversi operai dell’azienda Costa Mauro, impegnata nel trattamento dei rifiuti, occupano le stanze del Comune e trattengono il sindaco del comune toscano.

FirenzeCambia il nome della città, della fabbrica e dei dirigenti (privati e pubblici), ma non le motivazioni delle tute blu. La ragione che spinge gli operai a compiere gesti clamorosi è sempre la stessa: conservare il proprio posto di lavoro. Lo scorso 6 ottobre per otto ore tre manager della Alstom di Colleferro, in provincia di Roma, sono rimasti bloccati nei loro uffici dai lavoratori, fortemente preoccupati dalla possibile chiusura dell’azienda. Al solo annuncio di un cambio di rotta della Alstom, colosso francese che si occupa di costruzioni ferroviarie, gli operai reagirono immediatamente ottenendo, al termine di una giornata estenuante per tutti, una promessa: le parti, sindacati ed enti locali, si incontreranno il 16 ottobre al ministero del Lavoro. Esattamente fra due giorni. In attesa dell’esito della riunione, intanto, oggi le stesse scene sono state di nuovo vissute in Toscana. Alla Costa Mauro, azienda che si occupa del trattamento dei rifiuti, situata ad Aulla, comune della provincia di Massa-Carrara, diversi lavoratori sono entrati nelle stanze del Comune. Gli operai hanno trattenuto il sindaco, Roberto Simoncini, per protestare contro il rischio di licenziamento. La decisione di mettere in atto un’azione eclatante, come quella occupare in modo pacifico e simbolico il palazzo comunale, nasce dalla volontà di non ritrovarsi a casa senza un lavoro. Alcuni degli operai sono saliti sul tetto dell’edificio pubblico. Un gesto, quest’ultimo, già clamoroso e, al contempo, pericoloso. Gli operai compiono tali azioni per essere ascoltati, per rendersi visibili. Ovviamente. Nel frattempo, la politica si parla addosso e appare debole, incapace di prevenire una certa atmosfera, fatta solo di tensioni e disperazione. Ovviamente. Le voci delle tute blu invece sono sempre più esasperate e isolate. Mentre, i partiti politici hanno perso il dono dell’ascolto. 

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