Eternit-bis, il 31 maggio l’udienza alla Corte Costituzionale

Fissata l’udienza davanti alla Consulta: deve decidere se il magnate svizzero Stephan Schmidheiny può essere processato per omicidio volontario delle vittime dell’amianto

Torino – La Corte Costituzionale ha fissato per il 31 maggio l’udienza per decidere se Stephan Schmidheiny può essere giudicato nel cosiddetto procedimento Eternit Bis, in cui la procura chiede che venga rinviato a giudizio, in Corte d’Assise, per l’omicidio volontario di oltre 250 persone, vittime del mesotelioma.

Il giudice Federica Bompieri, davanti a cui si celebra, a Torino, l’udienza preliminare (per decidere appunto se mandare a processo l’ultimo patron di Eternit italiana, fallita nel 1986), ha deciso di interpellare la Corte Costituzionale sul cosiddetto principio «ne bis in idem» sollevato dai difensori, Astolfo Di Amato e Guido Carlo Alleva. Ossia: non si può processare due volte una persona per gli stessi fatti.  

I fatti cui si fa riferimento riguardano il cosiddetto maxiprocesso Eternit, in cui Schmidheiny era stato condannato in primo grado e in Appello, mentre la Cassazione, a novembre 2014, aveva decretato la prescrizione. Il pm Gianfranco Colace, in udienza preliminare, ha replicato sostenendo che il tipo di reato contestato nel fascicolo Eternit Bis è diverso – prima era il disastro ambientale doloso, adesso l’omicidio volontario – e anche molte delle vittime ora indicate come parti lese non avevano a che fare con il precedente procedimento.

Amianto: giustizia affossata in Italia! Ma la verità del Processo Eternit ha fatto breccia in Brasile (IlMonferrato.it)

Eternit, si amplia l’inchiesta bis

Aggiunti altri 116 casi di morti d’amianto. Novantanove riguardano le vittime degli stablilimenti italiani, altri diciassette gli ex lavoratori in Svizzera

Torino – Altri 116 casi di morti d’amianto sono stati inseriti dalla procura di Torino nel processo Eternit Bis, attualmente sospeso e al vaglio della Corte Costituzionale. Si tratta prevalentemente di ex lavoratori dei quattro stabilimenti italiani dell’Eternit (Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli) e di 17 italiani (in prevalenza veneti e pugliesi, ma anche piemontesi) che prestarono servizio in due filiali in Svizzera e che morirono per malattie amianto correlate sul suolo italiano. Questi casi si aggiungono ai 258 già contestati al magnate svizzero Stephan Schmidheiny, accusato di omicidio volontario, alla cui posizione (anche se un numero di casi assai minore) sarà unita quella del fratello Thomas.

I NUOVI DECESSI. Dei nuovi casi, 17 sono di ex emigrati italiani in Svizzera (in prevalenza veneti e pugliesi) che dopo avere lavorato negli stabilimenti Eternit di Payerne e Niederurnen si ammalarono e morirono. Quasi tutti di mesotelioma, gli altri di tumori polmonari o di asbestosi. Patologie che secondo i consulenti dei pm Raffaele Guariniello e Gianfranco Colace furono provocate dal contatto con l’amianto e dalle insufficienti misure di sicurezza. La giustizia rossocrociata non procede perché – in base a quanto risulta agli inquirenti – le eventuali violazioni si considerano commesse nel momento in cui i lavoratori prestarono servizio: si deve tornare indietro, dunque, fino agli Anni 70, ed è passato troppo tempo.
In Italia è diverso: il reato si consuma con la morte della persona offesa. E se la morte si verifica nel territorio nazionale, si può andare in tribunale se l’azione che l’ha provocata è avvenuta all’estero. Qui le responsabilità dei fratelli Schmidheiny sarebbero di natura colposa (e non volontaria).

NUOVI 98 CASI A CASALE. Al processo bis, dove per adesso Stephan Schmidheiny risponde dell’omicidio volontario di 258 persone, la procura intende aggiungere altri 98 casi legati a Casale Monferrato. Guariniello e Colace stanno poi aspettando il rapporto conclusivo, ormai in dirittura d’arrivo, su quanto avvenuto nella sede Eternit di Siracusa. Quanto al Brasile, dove andarono a lavorare alcuni italiani, gli accertamenti sono in corso, anche se sembrano piuttosto complicati.

Eternit, indaga anche la procura di Reggio

La Procura ha aperto due inchieste su 47 casi di morte accertati per mesotelioma

Rubiera (RE) – La procura di Reggio apre due inchieste sul caso Eternit. I titolari dei fascicoli, i pm Stefania Pigozzi e Giulia Stignani, hanno così dato seguito all’esposto presentato il 31 marzo scorso dal Comune di Rubiera.

Sui 47 casi di morte accertati per mesotelioma provocato presumibilmente dall’amianto prodotto nello stabilimento rubierese dell’ex Icar, la procura di Reggio mai aveva svolto indagini.

Erano sempre stati inclusi nei faldoni (compresi i decessi degli stabilimenti di Casale Monferrato, Cavagnolo e Bagnoli) del pm di Torino Raffaele Guariniello, il primo a mettere in piedi un impianto accusatorio nei confronti del magnate svizzero della multinazionale Eternit, Stephan Schmidheiny.

Processo con l’ipotesi di reato di disastro ambientale che la Cassazione ha dichiarato prescritto. Ora Guariniello è nella fase iniziale di un nuovo processo per omicidio colposo. Il processo è stato interrotto in attesa della decisione della Corte Costituzionale.

Stesso percorso che vuole intentare la Procura di Reggio per indagare sui decessi avvenuti nel rubierese.

Amianto killer, il gip ordina l’imputazione

Pistoia, no del giudice all’archiviazione delle accuse contro due ex dirigenti Breda per la morte di Amilcare Sacconi, operaio in pensione ucciso da un mesotelioma

Pistoia – La gip del tribunale di Pistoia Patrizia Martucci ha disposto l’imputazione coatta per omicidio colposo nei confronti di due ex dirigenti dello stabilimento Breda, Corrado Fici e Roberto Cai, per la morte di Amilcare Sacconi, operaio in pensione ucciso da un mesotelioma.

Un’ordinanza che arriva dopo che la procura della Repubblica aveva già chiesto per tre volte l’archiviazione del fascicolo aperto dopo il decesso del settantaduenne operaio pistoiese, avvenuto il 29 novembre 2010. Il pm Luigi Boccia è convinto che non sia possibile sostenere l’accusa di omicidio colposo in un processo.

Ma la gip Martucci ha ordinato al pubblico ministero di redigere il capo di imputazione e chiedere il rinvio a giudizio dei due indagati entro dieci giorni.

“Se non vi può essere dubbio sul fatto che il Sacconi abbia contratto la malattia che ne ha causato la morte proprio per l’esposizione all’amianto presso la Breda – motiva la giudice nella sua ordinanza – ne consegue, in termini di responsabilità per colpa, che debba essere esercitata l’azione penale nei confronti di Fici e Cai, avendo svolto, all’interno della Breda, il Fici il ruolo di dirigente generale dal 1979 al 1986, e il Cai con varie mansioni (direttore di produzione, vicedirettore generale e direttore generale) dal 1978 al 1991”.

Amianto, l’elenco dei 50 processi in attesa di giustizia

Non c’è solo la Eternit di Casale Monferrato. La mappa delle aziende e dei processi di tutta Italia realizzata dalla rivista Wired

Firenze – Il nostro sito segue da sempre il processo Eternit e continueremo a farlo anche per il nuovo procedimento aperto nei confronti di Stephan Schmidheiny (domani è in programma una nuova udienza preliminare).

Ma nelle aule di tribunale non si racconta solo il dramma di Eternit. In Italia sono circa 1500 le vittime di amianto che attendono giustizia. Nei cinquanta principali procedimenti penali per amianto, monitorati da Wired nell’ambito dell’inchiesta “Il prezzo dell’Amianto”, sono quasi 500 gli imputati. Imprenditori, manager, responsabili della sicurezza, amministratori locali e persino volti noti della politica sono accusati di non aver tutelato la salute dei lavoratori, né tantomeno dei loro familiari o dei residenti nei quartieri a ridosso delle fabbriche della morte. Anche loro, vittime inconsapevoli di un killer di nome asbesto.

Giornata internazionale delle vittime dell’amianto, lo Stato tace

Diciannove nuovi casi di mesotelioma in Toscana dall’inizio del 2015 in Toscana. Firma la petizione di Wired #addioamianto

Firenze – Oggi, 28 aprile, è la decima Giornata mondiale dedicata alle vittime dell’amianto. Oltre 100 mila persone decedute  in Europa per le malattie asbesto-correlate dal 1999 al 2010, mentre nel nostro Paese, tra il 1993 e il 2008 sono stati registrati ben 15.845 casi di mesotelioma maligno. La mappa pubblicata di recente su Wired mostra come il dramma non sia in esaurimento, scandito dalla morte di  8 persone al giorno. Drammi quotidiani che rammentano quanto ancora ci sia da fare per bloccare l’epidemia attraverso le bonifiche.

Una ricorrenza che quest’anno ha un sapore ancora più amaro alla luce della prescrizione del reato di disastro ambientale alla multinazionale Eternit, colei che ha prodotto buona parte dell’amianto che ha causato le morti che piangiamo, e annullato il risarcimento ai familiari delle 2.191 vittime delle fabbriche di cemento amianto presenti, oltre che a Casale Monferrato, a Cavagnolo, Bagnoli e Rubiera.

Per quanto riguarda la situazione in Toscana, nei giorni scorsi Ispo, l’Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica ha reso noti i dati delle rilevazioni registrate nei primi mesi del 2015 dal Cor, il Centro operativo regionale. Dall’inizio dell’anno in Toscana ci sono diciannove nuovi casi di mesotelioma. Secondo le previsioni, il 2015 sarà l’anno più difficile. «Gli studi che abbiamo a disposizione – spiega Elisabetta Chellini, responsabile del Cor – indicano che proprio quest’anno la malattia raggiungerà il suo picco. Poi, finalmente, comincerà una curva discendente». Il settore più colpito, in Toscana, è quello dell’edilizia, con il 10% dei casi: in passato, prima della messa al bando del materiale inquinante, moltissime strutture erano realizzate in cemento-amianto e i muratori hanno subito un’esposizione maggiore rispetto ad altre categorie. Ma l’emergenza è ancora attualissima: ancora oggi, negli interventi di ristrutturazione su vecchi edifici, realizzati con il pericoloso materiale, il rischio di esposizione è concreto e l’attenzione, per chi lavora, deve essere altissima.

Altro settore particolarmente colpito è quello tessile. Uno studio condotto da Ispo in collaborazione con la Asl pratese ha rivelato che tra i cernitori di Prato l’incidenza del mesotelioma è molto elevata. Tra il 1988 e il 2012, la malattia ha avuto tra i cernitori un’incidenza compresa tra i 74 e i 166 casi per 100mila abitanti. Le ipotesi su come sia avvenuta l’esposizione sono svariate: i lavoratori maneggiavano sacchi di iuta che avevano contenuto asbesto, e anche le divise dei militari che gli operai sfoderavano erano fatte anche di tale materiale, utilizzato per dare maggiore brillantezza ai tessuti. Dal punto di vista geografico, l’incidenza maggiore si registra lungo la costa dove, in passato, erano concentrate aziende di ampie dimensioni nei settori della chimica, della siderurgia e della cantieristica navale. I dati sono stati illustrati nella recente presentazione del libro di Alberto Prunetti, “Amianto, una storia operaia”, organizzata dalla Casa della Cultura Enzo Biagi.

Un motivo in più per sollecitare trasparenza, e per questo invitiamo tutti a sottoscrivere la petizione lanciata da Wired #AddioAmianto.

La presentazione di “Amianto, una storia operaia”. I ringraziamenti

 

Prato – L’associazione Casa della Cultura Enzo Biagi ringrazia Alberto Prunetti per avere accolto l’invito a presentare il libro “Amianto, una storia operaia”. Un ringraziamento particolare va agli ospiti dell’iniziativa, la dottoressa Elisabetta Chellini, Responsabile del Centro Operativo toscano dei tumori professionali dell’ISPO, il dr. Aldo Fedi, direttore del Dipartimento di Prevenzione della ASL 4 di Prato, il dr. Luigi Mauro, medico del lavoro della ASL 4 di Prato, e la dottoressa Annalisa Grillo, che hanno illustrato i risultati della ricerca sull’incidenza del mesotelioma pleurico tra i cernitori di stracci e operai del settore tessile, a Prato. 

L’incontro si è svolto alla libreria Feltrinelli di Prato. Un ringraziamento va al direttore Gabriele De Marchi e allo staff che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento.

Morti per amianto: cinque ex dirigenti Enel a giudizio

Nel processo come responsabile civile anche la compagnia elettrica. Da chiarire le cause dei decessi di tre operai nel campo geotermico di Larderello

Pisa – Cinque ex funzionari e dirigenti Enel sono stati rinviati oggi a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Pisa, Giulio Cesare Cipolletta, con l’accusa di omicidio colposo per la morte di tre ex dipendenti del campo geotermico di Larderello (Pisa), uccisi dal mesotelioma pleurico nel 2002, nel 2006 e 2008, come conseguenza della lunga esposizione all’amianto. A processo come responsabile civile anche la stessa Enel.

Il Gup ha quindi accolto la richiesta della procura generale della Corte d’Appello di Firenze. A processo, la prima udienza è fissata per il 20 maggio, andranno Anselmo Giovannoni, di Firenze, Guido Palmerini Civis di Viareggio (Lucca), Franco Luccioni di Firenze, Bernardino Billi di Pisa e Carlo Menichelli, di Cecina (Livorno). Quasi tutti gli imputati sono ultraottantenni.

Venerdì 27 alle 10 a Castelnuovo Val di Cecina si terrà l’assemblea informativa alla quale parteciperà l’avvocato Ezio Bonanni, che informerà i lavoratori malati di patologia asbesto correlate circa la possibilità di ottenere il risarcimento dei danni oltre alle rendite e al prepensionamento.

La presentazione di “Amianto, una storia operaia” di Alberto Prunetti.

L’incontro si terrà venerdì 27 marzo alle 18 presso la libreria Feltrinelli di Prato. Interverranno i dottori Elisabetta Chellini, Aldo Fedi e Luigi Mauro, autori della ricerca sull’incidenza del mesotelioma pleurico tra i cernitori di stracci e operai del settore tessile, a Prato.

PRATO – Venerdì 27 marzo alle 18, presso la libreria Feltrinelli di Prato, in via Garibaldi 92/94, si terrà la presentazione del libro “Amianto, una storia operaia” di Alberto Prunetti. L’incontro è organizzato dalla “Casa della Cultura Enzo Biagi”e sarà moderato da Cristian Iozzelli. Interverranno la dott.ssa Elisabetta Chellini (Responsabile Centro Operativo toscano dei tumori professionali) e i dottori Aldo Fedi (direttore del Dip. di Prevenzione della ASL 4 Prato) e Luigi Mauro (medico del lavoro della ASL 4 Prato), gli autori della ricerca sull’incidenza del mesotelioma pleurico tra i cernitori di stracci e operai del settore tessile, a Prato, pubblicata lo scorso anno. Nella ricerca si spiega che il mesotelioma tra il 1988 e il 2012 ha avuto tra i cernitori un’incidenza compresa tra i 74 e i 166 casi per 100mila abitanti. Il primo dato è più alto di quello registrato alla Breda di Pistoia, il secondo vale quello di Casale Monferrato.

Nel libro “Amianto, una storia operaia”, Alberto Prunetti narra la storia del padre Renato, un operaio cresciuto nel dopoguerra che ha iniziato a lavorare a quattordici anni. La storia e la vita di Renato si intersecano nell’Italia del boom economico con il rovescio della medaglia e il conto da pagare al progresso e al lavoro. Prunetti “venuto al mondo a Piombino, la città industriale del ferro – come si legge nelle motivazioni –, e concepito a Casale Monferrato, la capitale del lutto e dell’amianto”, ci conduce, attraverso la storia del padre operaio in uno spaccato di Italia e di Toscana che è quello delle bombe ecologiche industriali create in nome dello sviluppo. Renato Prunetti, operaio tubista e saldatore, fiero della sua professione, per svolgere il suo lavoro doveva coprirsi d’amianto e non sapeva che quell’amianto lentamente lo avrebbe ucciso. Una riflessione sul senso del lavoro che tocca anche l’oggi e lo stesso autore (ancora precario). “Un libro – ha detto lo scrittore – che non avrei mai voluto scrivere perché è nato sulla pelle di mio padre”.

Prunetti è stato premiato come scrittore toscano dell’anno 2013. Nel 2014 è uscita una nuova edizione del libro, con un capitolo aggiuntivo che si chiude con un appassionato dialogo a tre tra l’autore, Wu Ming 1 e Girolamo De Michele, precari della conoscenza accomunati dall’essere “figli della classe operaia”.

L’amianto alla Breda, una tragedia scritta con 25 anni di ritardo

Pistoia, diventa un libro la tesi di Valentina Vettori: il padre Marco dette il via a una lotta da tanti inizialmente incompresa

Pistoia – Si è tenuta sabato a Pistoia la presentazione del libro, “Morire d’amianto a Pistoia. Il caso Breda e l’informazione”. Il libro è stato presentato nell’ambito del convegno “Raccontare l’amianto. La responsabilità di una informazione corretta ai cittadini”.

Si tratta della tesi di laurea di Valentina Vettori, 25 anni, che ha ricostruito le vicende legate all’impiego dell’amianto alla Breda, e alle tragiche conseguenze per la salute dei lavoratori della fabbrica. «Un lavoro nato prima che nella testa nel cuore, poco dopo la morte di mio padre», ricorda Valentina, figlia di Marco Vettori, operaio nello stabilimento di via Ciliegiole, sindacalista e presidente del consiglio comunale di Pistoia, scomparso il 6 marzo del 2013, a 59 anni, per un colangiocarcinoma diagnosticato nel 2011, per il quale sono in corso studi per il riconoscimento della patologia come amianto-correlabile.

La vicenda dell’amianto nello stabilimento di Pistoia e delle conseguenze sulla salute dei lavoratori, come sottolinea la giovane autrice, è stata ricostruita parlando con gli operai, con l’avvocato che ha seguito il processo, con i giornalisti e conla Cgil. Un’esposizione all’amianto che si è prolungata per anni, sia durante il lavoro che in occasione della scoibentazione dello stabilimento.