Fiat, un’altra sconfitta. La Cassazione dà torto al Lingotto che deve reintegrare i tre operai licenziati nel 2010 a Melfi.

La Cassazione ha respinto il ricorso della Fiat contro la decisione della Corte di appello di Potenza che l’anno scorso aveva reintegrato tre operai della Sata di Melfi licenziati dopo che, durante uno sciopero interno notturno, avevano bloccato un carrello per il trasferimento di materiali a chi non scioperava

RomaLa Cassazione ha respinto il ricorso della Fiat contro la decisione della Corte di appello di Potenza che l’anno scorso aveva reintegrato tre operai della Sata di Melfi licenziati dopo che, durante uno sciopero interno notturno, avevano bloccato un carrello per il trasferimento di materiali a chi non scioperava. I tre operai (Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli) furono licenziati nel 2010. In un primo tempo il ricorso della Fiom era stato accolto, ma la Fiat ignorandolo non aveva mai fatto rientrare in fabbrica i tre dipendenti. Un anno dopo, un altro giudice aveva accolto il ricorso della Fiat, che quindi aveva fatto scattare il licenziamento, poi nuovamente revocato dalla Corte di Appello. Adesso, sulla vicenda arriva la parola definitiva della Cassazione.

La Fiat chiede la cig straordinaria a Melfi. Marchionne punta a diventare azionista assoluto di Chrysler

La cig chiesta per ristrutturazione aziendale in vista della produzione di minisuv. In Usa Marchionne studia un modo per far uscire i sindacati dall’azionariato Chrysler liquidandoli col minor esborso possibile.

Torino – Cassa integrazione in Italia, investimenti all’estero. Niente di nuovo in casa Fiat, come avevamo scritto qualche giorno fa. Oggi l’azienda torinese ha richiesto per lo stabilimento di Melfi (Potenza) la cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione aziendale dal prossimo 11 febbraio al 31 dicembre 2014. A Melfi, dove lavorano 5.500 addetti, poco più di venti giorni fa, Marchionne aveva accolto il premier Monti per la presentazione dei due primi minisuv dello stabilimento lucano.

Nel frattempo, l’ad della Fiat sta studiando il modo per far uscire i sindacati dall’azionariato Chrysler liquidandoli col minor esborso possibile. Obiettivo, diventare azionista assoluto della controllata Usa.

Crisi dell’auto: la Fiat annuncia il taglio degli investimenti in Europa

Cinquecento milioni di euro in meno nel 2012. Nell’ultimo mese le vendite della Fiat sono calate del 12% a fronte di un calo generale dell’8,4%

Torino – Non c’è pace per il settore del mercato dell’auto. La crisi morde tutti i consumi e così si registra l’ottavo calo consecutivo a maggio nel settore in Europa. Nell’ultimo mese il calo delle immatricolazioni rispetto all’anno scorso è dell’8,4%. E la Fiat? Il calo delle vendite di Fiat Group Automobiles in Europa è stato ancora superiore, il 12,1%.

La diffusione dei dati è stata seguita dall’annuncio di Sergio Marchionne del taglio di 500 milioni di euro di investimenti in Europa da parte di Fiat. Questo significa che verrà riconsiderato il lancio di modelli come la nuova Grande Punto (oggi prodotta a Melfi) o la nuova Bravo (realizzata a Cassino). Fiat e Chrysler insieme avevano programmato investimenti per 7,5 miliardi di euro.

Melfi, i giudici: i tre operai licenziati per “liberarsi dei sindacalisti”.

I licenziamenti dei tre operai a Melfi, decisi dalla Fiat, “nulla più che misure adottate” dall’azienda “per liberarsi di sindacalisti che avevano assunto posizioni di forte antagonismo” con “conseguente immediato pregiudizio per l’azione e la libertà sindacale”. E’ quanto scrivono i giudici della Corte di Appello di Potenza nelle motivazioni della sentenza letta lo scorso 23 febbraio.

FirenzeI licenziamenti dei tre operai a Melfi, decisi dalla Fiat, “nulla più che misure adottate” dall’azienda “per liberarsi di sindacalisti che avevano assunto posizioni di forte antagonismo” con “conseguente immediato pregiudizio per l’azione e la libertà sindacale”. E’ quanto scrivono i giudici della Corte di Appello di Potenza nelle motivazioni della sentenza letta lo scorso 23 febbraio. La Corte decise di reintegrare le tute blu, Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, licenziati nel 2010 perché, secondo la Fiat avrebbero in modo volontario bloccato la produzione con un grave atto di insubordinazione andando oltre il naturale diritto di sciopero. I giudici, nelle 67 pagine delle motivazioni, hanno ribaltato la versione sostenuta dalla Fiat. Gli operai nella notte tra il 6 e il 7 luglio del 2010 organizzarono una manifestazione e, contestualmente, si bloccarono i carrelli della produzione.

Per i giudici, prima di tutto, non c’è stato nessun danno alla capacità produttiva dello stabilimento ma, soprattutto, non è stato infranto il divieto di “ledere la capacità del datore di riprendere l’attività dopo lo sciopero”. Davanti a quei carrelli, poi, non avrebbero sostato solo i tre operai licenziati, ma anche altre tute blu alle quali, sostiene la Corte d’Appello, “la Fiat non ha contestato nulla”. Sempre davanti ai carrelli sarebbe anche avvenuto uno scambio di battute tra gli operai e il responsabile della linea produttiva: in base alla ricostruzione dei giudici, quest’ultimo si è però riferito immediatamente solo a Barozzino e Lamorte (i due delegati) e poi a Pignatelli (che secondo molti colleghi non aveva nessuna “parte da protagonista” in quelle ore) con un “atteggiamento provocatorio”, a cui i tre hanno risposto “con un malgoverno delle espressioni verbali”: ma “è arduo sostenere che dietro a quelle braccia conserte vi potesse essere un atteggiamento di sfida”.

Nelle motivazioni si fa riferimento anche a un clima di antagonismo nei rapporti sindacali, a cui si aggiunge anche la divisione tra le diverse sigle in riferimento alla vicenda contrattuale di Pomigliano: nonostante ciò, i giudici ricordano però che “l’atteggiamento provocatorio” del responsabile della linea di produzione è riportato anche “in un documento unitario da tutta la Rsu nell’immediatezza dei fatti”. Dal quadro complessivo, quindi, per la Corte i licenziamenti sono stati un mezzo adottato dalla Fiat “per liberarsi di sindacalisti che avevano assunto posizioni di forte antagonismo”. I tre operai, anche dopo la sentenza, non hanno ancora fatto ritorno in fabbrica perché l’azienda ha comunicato loro che “non intende avvalersi delle prestazioni lavorative”: stipendio garantito, ma lontano dalle linee produttive.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Fiat agli operai reintegrati: “State a casa, non ci servite”.

La Fiat “non intende avvalersi delle prestazioni lavorative” dei tre operai dello stabilimento di Melfi reintegrati in ragione della sentenza di ieri, con la quale la Corte d’Appello di Potenza ha accolto il ricorso della Fiat.

FirenzeLa Fiat “non intende avvalersi delle prestazioni lavorative” dei tre operai  dello stabilimento di Melfi reintegrati in ragione della sentenza di ieri, con la quale la Corte d’Appello di Potenza ha accolto il ricorso della Fiom. La comunicazione dell’azienda è arrivata ai tre lavoratori,  Antonio Lamorte, Giovanni Barozzino e Marco Pignatelli, con un telegramma. Lo ha reso noto all’Ansa uno degli avvocati della Fiom, Lina Grosso. Sempre nel telegramma, la Fiat ribadisce che pagherà in modo regolare stipendi e contributi. L’atteggiamento assunto dalla Fiat non è nuovo. L’azienda l’ha adottato anche nel 2010 in seguito alla prima sentenza costringendo i tre lavoratori a stazionare nella saletta sindacale. Adesso lo ripropone costringendo gli operai ad una nuova azione legale (link).

Melfi, la Fiom vince il ricorso contro la Fiat. Il Tribunale ordina all’azienda di reintegrare i tre operai licenziati.

La Corte d’Appello del Tribunale di Potenza ha accolto il ricorso della Fiom ordinando alla Fiat di reintegrare nello stabilimento di Melfi i tre operai licenziati nell’estate del 2010.

MelfiLa Corte d’Appello del Tribunale di Potenza ha accolto il ricorso della Fiom ordinando alla Fiat di reintegrare nello stabilimento di Melfi i tre operai licenziati nell’estate del 2010. I tre lavoratori, Giovanni Barozzino, Marco Pignatelli e Antonio Lamorte, furono licenziati poiché accusati dall’azienda di aver bloccato un carrello, quindi il processo di produzione, durante uno sciopero interno. Un reintegro che scaturisce dalla sentenza che condanna la Fiat ad aver tenuto un comportamento antisindacale. A seguito del licenziamento, i tre operai vinsero un primo ricorso in Tribunale. La Fiat si oppose e, sempre in primo grado, riuscì a ribaltare il verdetto ottenendo una sentenza a lei favorevole. Con la sentenza di oggi, il tutto torna al punto di partenza: il licenziamento viene giudicato “antisindacale” e la Fiat condannata a reintegrare i tre operai. Il Tribunale, inoltre, ha condannato la Fiat a rimborsare alla Fiom le spese sostenute per la pubblicazione della sentenza su due quotidiani, Repubblica e Corriere della Sera (link).

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Minacce allo stabilimento Fiat di Melfi. La denuncia di Servizio Pubblico

La trasmissione di Santoro ha mandato in onda un servizio in cui un operaio dello stabilimento registra il proprio responsabile mentre dice: “Ti ho messo in un posto da mongoloide e ti sei infortunato, sei un uomo di merda”

Prato – Ivan lavora allo stabilimento Fiat di Melfi da 15 anni. Rientrato dopo un infortunio è stato relegato in un box per otto ore al giorno. Quando ha chiesto spiegazioni e una postazione dove poter lavorare, è stato affrontato da un suo superiore con miacce gravissime: “Tu hai una particolare attenzione da parte mia, te lo dico adesso, il capo dell’officina sono io. Chi comanda in questo stabilimento su questo turno, è Tartaglia. Tu per me non sei collocabile. Tu ti siedi là e aspetti che io ti dica cosa devi fare. Punto! Però non ti muovere, fuori dalla pause non ti muovere. Se vuoi uscire fuori a denunciarmi come hai detto in giro, vai a denunciarmi, occhio! Ma occhio veramente! Perché qua ci sono delle regole, ma fuori c’è qualcos’altro”. Ivan lo registra, quello che ascolta è troppo assurdo, nessuno gli crederebbe in mancanza di una prova.

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Melfi, il giudice accetta il ricorso di Fiat contro gli operai licenziati

Il Tribunale di Melfi ha accettato il ricorso presentato dalla Sata contro il reintegro dei tre operai licenziati un anno fa nello stabilimento lucano della Fiat.

Firenze –  Quel licenziamento non fu antisindacale: il Tribunale di Melfi ha accettato il ricorso presentato dalla Sata contro il reintegro dei tre operai licenziati un anno fa nello stabilimento lucano della Fiat. La decisione del giudice, Amerigo Palma, è arrivata al termine dell’ultima udienza che si è celebrata questa mattina a porte chiuse. Davanti al Tribunale, sin dalle prime ore si era radunato un nutrito gruppo di militanti e dirigenti della Fiom-Cgil, il sindacato delle tre tute blu protagoniste della vicenda.

La storia di Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli inizia la notte tra il 6 e il 7 luglio 2010. Nel corso di uno sciopero, ai tre viene contestato di aver bloccato un carrello e di fatto interrotto la produzione. Dal giorno successivo non viene consentito loro l’ingresso in fabbrica, fino al licenziamento che arriva nove giorni dopo. Per la Fiom quel provvedimento è antisindacale. La pensa così il giudice del Lavoro di Melfi, Emilio Minio, che il 10 agosto 2010 rimette in servizio i tre con un decreto di urgenza: “Il licenziamento appare sproporzionato e illegittimo”. La Fiat non ci sta, presenta ricorso e, intanto, chiede alle tre tute blu di starsene a casa. In alternativa, propone il “confino” nello stesso stabilimento, nonostante le parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: «Il mio vivissimo auspicio – che spero sia ascoltato anche dalla dirigenza della Fiat – è che questo grave episodio possa essere superato, nell’attesa di una conclusiva definizione del conflitto in sede giudiziaria». Si andrà avanti così, con i tre operai costretti a trascorrere le loro ore di lavoro al chiuso di una stanzetta, senza poter stare sulle linee di produzione. Fino alla sentenza di oggi che dà ragione a Fiat, che da sempre ha respinto le accuse di un “licenziamento politico”. Ora, la Fiom attende di conoscere le motivazioni ma già annuncia ricorso in Appello. Per gli operai, che ora dovranno nuovamente lasciare il loro posto di lavoro, c’è un’altra chance: sulla legittimità del provvedimento, se cioè quella decisione fu adeguata o spropositata, deciderà un nuovo procedimento già avviato, individualmente, dalle tre tute blu.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Operai Licenziati, sì al ricorso della Fiat (La Repubblica)

Fiat, venerdì sciopero in tutti gli stabilimenti. In arrivo le sentenze su Melfi e Pomigliano. E ancora dubbi sul futuro di Termini Imerese

Lo sciopero per rivendicare il pagamento dei premi di risultato. Giovedì sentenza su Melfi, sabato su Pomigliano. A Termini Imerese stop a fine luglio invece che a dicembre?

Prato – Le tute blu di tutti gli stabilimenti italiani Fiat Spa e Fiat Industrial tornano ad incrociare le braccia venerdì 15 luglio, in occasione dello sciopero di otto ore proclamato dalla Fiom Cgil per rivedicare il pagamento del saldo del Premio di Risultato e per rivendicare i diritti dei lavoratori, che secondo la categoria dei metalmeccanici della Cgil, sono minacciati dall’estensione, in tutti i siti, delle condizioni degli accordi di Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco.

Per l’azienda è una settimana importante: sentenze di Melfi e Mirafiori previste per giovedì 14 e sabato 16 luglio. Il giudice di Melfi si dovrà pronunciare sul ricorso Fiom contro tre licenziamenti, due dei quali di delegati Fiom. Il processo di Torino si concluderà con la sentenza sulla denuncia per antisindacalità del contratto di Pomigliano.

Il segretario nazionale di Fiom Giorgio Airaudo lancia un nuovo allarme sul destino del polo automobilistico di Termini Imerese. Fiat ha annunciato da tempo che lascerà entro fine anno ma Airaudo denuncia un anticipo dei tempi: “A quanto ci risulta l’attività dovrebbe cessare a fine luglio, perchè ai fornitori di componenti per auto è stato detto di non fornire più materiale dopo luglio”. La Fiom sottolinea le conseguenze preoccupanti per i lavoratori, anche perché il processo di riconversione sembra ancora lontano da una soluzione.

Fiat, accordo su Melfi. Per la Fiom deve avere natura sperimentale

Previste pause di 40 minuti, con possibilità di ridurle a 30 dall’inizio del 2012. La Fiom si oppone su questo punto.

Prato – Nei giorni scorsi è stato raggiunto un accordo sull’organizzazione del lavoro nello stabilimento Fiat di Melfi. L’accordo, firmato dai sindacati di categoria Uilm e Ugl, prevede l’introduzione del sistema di lavoro Ergo-Uas: restano i 40 minuti di pausa, a differenza degli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano dove la pausa è stata ridotta a 30 minuti. La pausa sarà articolata in tre momenti di riposo, due da 15 minuti e uno da 10 minuti. L’attuale sistema prevede due pause da 20 minuti.

L’accordo prevede una sperimentazione fino al 31 dicembre, al termine della quale non è esclusa una riduzione della pausa a 30 minuti complessivi. Su questo punto si è registrata l’opposizione della Fiom, che ha condizionato la propria firma al fatto che la Fiat riconosca esplicitamente la natura sperimentale dell’intesa. Nella lettera indirizzata all’azienda, la Fiom dice tra l’altro che “in assenza di un comune giudizio di tutte le parti nella verifica prevista per il mese di novembre 2011, le pause devono continuare ad essere complessivamente di 40 minuti anche dall’1.1.2012”.