Fiat, è rottura sul rinnovo del contratto. Rientrano a Pomigliano i 19 delegati Fiom

Critico Maurizio Landini: “L’azienda ha offerto solo 15 euro lordi al mese di una tantum”. Chiuso il contenzioso giudiziario con il Lingotto che prevede il reinserimento dei delegati nello stabilimento di Pomigliano.

Torino – E’ rottura tra Fiat e i sindacati sul rinnovo del contratto degli 86mila lavoratori del gruppo. Durante la riunione di martedì all’Unione industriali di Torino la trattativa si è arenata sul nodo dell’aumento salariale. Fim, Uilm, Fismic, Ugl e l’Associazione quadri, che nel 2011 – diversamente dalla Fiom – hanno firmato il contratto aziendale, chiedevano un “una tantum” di 390 euro per tutti i lavoratori Fiat e Cnh Industrial, inclusi i cassintegrati, ma l’azienda era pronta a concederne solo 200. Aumenti giudicati “inaccettabili” dal segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini.

Sul versante Fiat c’è anche una notizia positiva: l’accordo tra l’azienda e la Fiom, annunciato dallo stesso Landini, per il rientro di tutti e 19 i delegati dei metalmeccanici Cgil a Pomigliano. L’intesa riguarda solo una piccola parte dei 145 operai che, secondo il tribunale di Roma, dovevano essere reintegrati nella fabbrica campana per risolvere il problema della discriminazione nei confronti della Fiom. Nell’ultima udienza i giudici avevano sollecitato le parti a trovare un’intesa. Il reinserimento al lavoro avverrà nelle prossime settimane e si concluderà nei primi giorni di settembre.

Landini ha anche chiesto “assemblee unitarie in tutti gli stabilimenti per una discussione sul piano industriale, sulla questione dei salari e per una rielezione dei delegati”. Ma le reazioni di Uilm e Fim-Cisl al riguardo sono fredde.

Fiat, un miliardo di investimenti a Mirafiori ma richiesta di cig fino a settembre 2014. Due giorni dopo avere accettato il rientro dei delegati Fiom nelle fabbriche

L’obiettivo è quello di creare un polo del lusso, con la produzione del suv Levante a marchio Maserati. Dalle trattative esclusa la Fiom. In agosto il Wall Street Journal aveva suggerito la chiusura dello stabilimento

Torino – L’inizio di settembre ha portato un importante annuncio in casa Fiat. L’azienda “dara’ inizio immediatamente al piano di investimenti necessario ad assicurare il futuro produttivo ed occupazionale dello stabilimento di Mirafiori. A questo fine sara’ richiesta la proroga dell’attuale Cassa integrazione straordinaria”. Questa la nota congiunta diramata da Fiat e sindacati dopo l’incontro tra i vertici del Lingotto e i sindacati firmatari del contratto collettivo Fiat: Cisl, Uil, Fim, Uilm, Fismic, Ugl, Uglm e Associazione Quadri e Capi. L’investimento sarà di un miliardo e a Mirafiori sarà prodotto il suv Levante a marchio Maserati, che debutterà sul mercato nella prima metà del 2015. L’altra faccia della medaglia è la richiesta di prolungamento fino a settembre 2014 della cig straordinaria per 5.321 dipendenti dell’impianto torinese. La giustificazione è la riorganizzazione aziendale dello stabilimento.

Esclusa, come ormai consuetudine, la Fiom, che ha accolto l’annuncio con freddezza. Nei giorni scorsi la Fiat aveva comunicato al sindacato di Landini che intende accettare la nomina dei suoi rappresentanti sindacali aziendali a seguito della sentenza della Corte Costituzionale del 23 luglio scorso, nella quale la Consulta aveva dichiarato che consentendo la rappresentanza sindacale ai soli firmatari del contratto applicato in azienda, l’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori contrasta coi «valori del pluralismo e libertà di azione della organizzazione sindacale». I giudici avevano così indicato la violazione di tre articoli della Costituzione. Una decisione accolta positivamente dalla Cgil, con qualche riserva. L’azienda infatti è tornata a porre con forza il tema della rappresentanza sindacale e dell’esigibilità dei contratti come condizione essenziale per mantenere la propria presenza industriale in Italia.

In agosto aveva fatto discutere un articolo uscito sul Wall Street Journal, che definiva lo stabilimento di Mirafiori l’esempio della crisi dell’industria automobilistica europea, suggerendone la chiusura. “Le case europee perdono miliardi mantenendo fabbriche e dipendenti di cui non hanno più bisogno – questa l’analisi del giornale – In Usa per ristrutturare General Motors e Chrysler sono stati chiusi 18 stabilimenti”.

Il commento di Paolo Griseri (Repubblica TV)

Fiat-Fiom, la Consulta: “L’azienda ha limitato la libertà dei sindacati”

Consentendo la rappresentanza sindacale ai soli firmatari del contratto applicato in azienda, l’art.19 dello statuto dei lavoratori contrasta coi “valori del pluralismo e libertà di azione della organizzazione sindacale”. Così la Consulta nella sentenza sul giudizio di illegittimità dell’art. 19 comma 1 dello Statuto. Violati tre articoli della Costituzione.

Roma – Un “vulnus” all’articolo 39 della Costituzione, “per il contrasto che, sul piano negoziale, ne deriva ai valori del pluralismo e della libertà di azione della organizzazione sindacale”. Così la Corte Costituzionale spiega perché, il 3 luglio scorso, decise di dichiarare l’illegittimità dell’articolo 19, primo comma, dello Statuto dei lavoratori, questione sollevata dai tribunali di Modena, Vercelli e Torino, nelle cause che vedono contrapposte la Fiat e la Fiom.

La questione di legittimità costituzionale era stata sollevata e rimessa alla Consulta dai giudici dei tribunali di Torino, Modena, Vercelli, a seguito dei ricorsi presentati dai metalmeccanici della Cgil, esclusi dalle Rsa per non aver firmato il contratto specifico della Fiat, che richiama l’articolo 19 della legge 300 del 1970. La Fiom aveva sollevato il contrasto con gli articoli 2, 3 e 39 della Costituzione, ossia sulla lesione del principio solidaristico, la violazione del principio di uguaglianza e del principio di libertà

sindacale.

Fiat Industrial chiede la quotazione a Wall Street e si trasferisce all’estero

Presentato il prospetto per la quotazione a Wall Street. La dura reazione dei sindacati. La replica dell’azienda: falso che l’Italia perderebbe 500 mln di tasse.

Torino – La notizia è dei giorni scorsi. Fiat Industrial e Cnh hanno depositato presso la Sec (la Consob statunitense) dei documenti relativi alla loro fusione e il prospetto preliminare per la quotazione a Wall Street. All’interno del prospetto c’è anche l’ipotesi di trasferimento della sede fiscale in Gran Bretagna. L’obiettivo del trasferimento è favorire gli azionisti con un regime fiscale analogo a quello dei competitor della società. il segretario generale della Fiom Maurizio Landini chiede che “il nuovo governo convochi immediatamente un tavolo per fermare il processo che sta portando le attività e la testa della Fiat fuori dall’Italia”. Il ministro delle Infrastrutture e trasporti Maurizio Lupi ha risposto che questa ipotesi “deve anche stimolarci a pensare a creare le condizioni perchè le imprese restino in questo Paese”.

Per il Financial Times la mossa è “l’ultimo colpo all’Italia, dove il nuovo governo di coalizione di Enrico Letta sta cercando di arrestare il deflusso di investimenti”. Questa l’ultima replica di Fiat: “L’affermazione che l’Italia perderebbe più di 500 milioni di tasse è assolutamente  falsa”.

Noi condividiamo l’analisi di Stefano Feltri sul Fatto Quotidiano: se la politica italiana avesse dedicato a questi temi lo stesso tempo che ha passato a parlare di Imu, forse ora non ci sarebbe bisogno di spremere ancora i contribuenti con Iva, Tares, e tutto il resto. E magari il gettito fiscale che serve a tenere in ordine i conti arriverebbe dalle grandi imprese invece che dai lavoratori dipendenti a reddito fisso che non possono evadere.

Fiat, ipotesi di trasferimento del quartier generale negli Usa.

L’azienda smentisce dicendo che il tema non è all’ordine del giorno. Critiche dalla Fiom mentre il titolo vola in Borsa.

Torino – Sergio Marchionne sta valutando la possibilità di trasferire il quartier generale di Fiat da Torino negli Stati Uniti una volta completata la fusione con Chrysler. L’indiscrezione, che era nell’aria già da tempo, proviene questa volta da una fonte autorevole: l’agenzia americana Bloomberg, che cita tre fonti ben informate, precisando comunque che una decisione definitiva ancora non è stata presa e altre opzioni sono attualmente al vaglio.

La decisione rifletterebbe l’andamento promettente del mercato americano delle quattro ruote. L’azienda ha smentito con una nota spiegando che il tema non è all’ordine del giorno. “Non mi pare sia una novità, è da tempo che il dottor Marchionne sta dicendo che il quartier generale andrà via del nostro paese”, ha detto il leader della Fiom, Maurizio Landini.

Intanto il titolo Fiat in Borsa è salito fino al 7 per cento, insieme con tutto il comparto auto.

Pomigliano, respinto il ricorso della Fiom. Pronto il ricorso in appello

L’azienda li aveva collocati in cassa integrazione in base all’accordo con altri sindacati

Roma – Il tribunale di Roma ha respinto il ricorso presentato da Fiom contro Fiat per discriminazione nei confronti di 19 dipendenti dello stabilimento di Pomigliano messi in cassa integrazione dopo un accordo firmato con le altre sigle sindacali. I 19 dipendenti erano stati reintegrati a fine novembre scorso, ma poi messi in cassa integrazione in base all’accordo che Fiat ha firmato con le altre sigle sindacali. La Fiom ha annunciato ricorso in appello.

Fiat, rinnovato il contratto: 40 euro di aumento, ma non per tutti. Possibile fusione con Chrysler entro l’anno

Aumenti più alti rispetto al contratto delle aziende aderenti a Federmeccanica, ma non interesserà i lavoratori in cassa integrazione. a Ginevra Marchionne annuncia che in caso di accordo col fondo Veba l’acquisto di Chrysler potrebbe essere chiuso nel 2013

Prato – Due notizie importanti hanno caratterizzato la settimana in casa Fiat. A margine del Salone dell’Auto di Ginevra l’ad Marchionne ha detto chiaramente che sulla strada della fusione tra Fiat e Chrysler l’unico ostacolo è l’accordo con il fondo Veba. Attualmente infatti il 58,5% delle azioni della Chrysler sono in mano al Lingotto, mentre il 41,5% è di proprietà appunto del trust, Veba, amministrato dall’Uaw, il potente sindacato metalmeccanico statunitense. «Se sarà raggiunta un’intesa ha detto Marchionne – l’operazione potrebbe essere tecnicamente varata già entro quest’anno».

Venerdì azienda e sindacati hanno raggiunto l’accordo per il rinnovo del contratto per gli oltre 80 mila lavoratori del gruppo. L’aumento di 40 euro lordi partirà da febbraio. L’ultimo nodo sulla decorrenza dei pagamenti degli aumenti quindi è stato sciolto: dal 1 febbraio scatterà quello riguardante i minimi tabellari di 40 euro lordi mensili e da aprile quello dei 120 euro, rispetto ai 103 attuali, del premio di competitività. Un contratto migliore di quello dei metalmeccanici di Federmeccanica: 40 euro mensili, contro i 35 euro mensili e 480 euro annuali contro le 455 euro. Peccato però che l’aumento non sia valido per tutti, dato che non interesserà i tanti lavoratori in cassa integrazione. Il leader della Fiom Maurizio Landini parla senza mezzi termini di accordo peggiorativo sui salari.

L’analisi di Paolo Griseri (Repubblica TV)

Pomigliano, respinto il ricorso Fiom. Diciannove dipendenti dovranno lasciare il posto

Il segretario Maurizio Landini attacca gli altri sindacati. Si temono maggiori esuberi entro l’estate.

Roma – Il giudice del Tribunale di Roma ha respinto questa mattina il ricorso presentato dalla Fiom contro le 19 procedure di mobilità annunciate da Fabbrica Italia Pomigliano lo scorso 31 ottobre, sulle quali non si è trovato un accordo tra azienda e sindacati. Così 19 operai adesso potrebbero perdere il lavoro. Ma le prospettive sono ben peggiori. Sembra difficile che la Fiat mantenga i 2 mila posti dello stabilimento ed entro l’estate l’azienda potrebbe annunciare nuovi esuberi.

Il segretario della Fiom Maurizio Landini attacca gli altri sindacati: “Hanno fatto un regalo insperato all’azienda e dovranno spiegare ai duemila lavoratori che ciò che è stato firmato due anni fa non vale più”

L’analisi di Paolo Griseri (Repubblica TV)

Fiat sempre più internazionale, l’Italia resta ai margini

Con l’acquisto di un’altra quota di Chrysler si avvicina la fusione tra i due gruppi. Nel 2012 il Brasile ha scalzato l’Italia come primo mercato di riferimento. L’Italia sempre più ai margini, da Cassino a Pomigliano, da Termini Imerese a Flumeri

Prato – La Fiat continua la propria strategia di internazionalizzazione del gruppo. Giovedì scorso Sergio Marchionne ha annunciato l’acquisto di un altro 3,3% del capitale di Chrysler, un nuovo passo verso la fusione delle due società. Come si legge in questa analisi di Walter Galbiati su Repubblica.it, il punto di arrivo è sempre più chiaro: trasformare la Fiat in una grande multinazionale con testa e forse sede fuori dall’Italia. La Fiat vuole diventare una grande corporation sull’esempio di quelle aziende Usa che pur di ottenere risparmi e benefici non esitano a sparpagliare le proprie divisioni ovunque.

Una prospettiva confermata dai dati. Nel 2012 il Brasile è diventato il primo mercato di riferimento, scalzando l’Italia, e le vendite del gruppo sono andate molto bene anche in Usa e in Canada. Per contro, in molti stabilimenti italiani il nuovo anno si apre con un futuro incerto, dalla cassa integrazione di Cassino alla questione dei licenziamenti di Pomigliano, senza dimenticare le chiusure di Termini Imerese e dello stabilimento Irisbus di Flumeri, per i quali continuano le trattative alla ricerca di nuovi acquirenti.

E la politica? Il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini chiede che “impegnare la Fiat a fare gli investimenti e a produrre in Italia sia una delle priorità della prossima campagna elettorale e del nuovo governo”. Leggendo i giornali non sembra proprio così.

Pomigliano, assunti i 19 iscritti Fiom

La Fiat continua a parlare di privilegi per la Fiom. Per Maurizio Landini si tratta del rientro in fabbrica della democrazia. Le voci degli operai.

Firenze – E’ esecutiva da oggi l’assunzione dei 19 lavoratori della Fiom presso lo stabilimento Fiat di Pomigliano. Il provvedimento era stato imposto all’azienda dalla Corte d’Appello di Roma per la loro discriminazione rispetto agli iscritti delle altre sigle sindacali.

L’azienda continua a parlare di “Fiom irragionevolmente privilegiata“, per Maurizio Landini invece si può parlare di “rientro in fabbrica della democrazia e della Costituzione“.

Le voci degli operai