Ilva, gip di Milano ‘boccia’ patteggiamento Riva.

Milano – Il Gup di Milano, Maria Vicidomini, dice no alle istanze di patteggiamento presentate da Adriano, Fabio e Nicola Riva: non ha ritenuto congrue le pene concordate con la procura, che si aggiravano sui 3 anni di carcere.

Il via libera al patteggiamento è legato allo sblocco di oltre 1.3 miliardi di euro depositati in Svizzera e da destinare al risanamento dello stabilimento.

Il giudice di Milano, nel respingere la richiesta di patteggiamento avanzata da Adriano, Fabio e Nicola Riva, ha ritenuto non solo incongrue, perché troppo basse, le pene concordate, ma ha bocciato anche la cifra che la famiglia proprietaria del gruppo intende restituire di un miliardo e 330 milioni di euro. Tale somma era stata sequestrata tempo fa e, come è stato stabilito dall’accordo con la Procura, dovrebbe rientrare dalla Svizzera ed essere destinata alla bonifica ambientale dell’Ilva.

Una bocciatura tout court dell’accordo sulle pene e anche sulla cifra che rischia di rallentare il processo di vendita dell’Ilva, attualmente commissariata, perché il rientro degli 1,3 miliardi – base delle richieste di patteggiamento dei Riva a Milano e della società Riva Fire nel processo Ambiente Svenduto a Taranto – è la ‘garanzia’ per i nuovi acquirenti di avere a disposizione le cifre che serviranno per completare il risanamento del siderurgico. L’accordo tra la famiglia Riva e Ilva era stato annunciato dall’ex premier Matteo Renzi durante l’ultima diretta #MatteoRisponde prima del referendum costituzionale del 4 dicembre.

Tiziano Renzi, il gip di Genova archivia l’inchiesta per bancarotta

Firenze Il giudice per le indagini preliminari di Genova Roberta Bossi ha archiviato l’inchiesta per bancarotta che vedeva indagato Tiziano Renzi, padre del premier per il crac della Chil post, la società di distribuzione di pubblicità e giornali con sede a Genova. Il pm Marco Airoldi aveva chiesto l’archiviazione per due volte, ma la prima volta il gip aveva respinto e chiesto ulteriori accertamenti. Per il pubblico ministero Renzi senior non avrebbe influito sul crac della società. La Chil post era stata dichiarata fallita il 7 febbraio 2013, tre anni dopo il passaggio di proprietà dal padre del premier Tiziano Renzi ad Antonello Gambelli e Mariano Massone (entrambi invece già a processo per la vicenda). Renzi era stato accusato di bancarotta fraudolenta per 1,3 milioni di euro.

Firenze, indagato il cognato del premier Renzi

Firenze – Il cognato di Matteo Renzi, Andrea Conticini, è indagato dalla Procura di Firenze per riciclaggio e la sua abitazione di Rignano sull’Arno è stata perquisita. Secondo l’accusa avrebbe reimpiegato denaro sottratto dai suoi due fratelli Alessandro e Luca – a loro volta sotto inchiesta per appropriazione indebita – a organizzazioni umanitarie come Unicef e Operation Usa. L’indagine è stata rivelata oggi dalla Nazione di Firenze. Andrea Conticini, manager di origine bolognese, è sposato con Matilde Renzi, sorella del presidente del consiglio. Inoltre, Andrea Conticini è stato agente della Dot Media, società di comunicazione di fiducia di Matteo Renzi (ha curato anche il sito “pro trivelle” in occasione del recente referendum). Socio di Dot media è l’altro indagato, Alessandro Conticini.

Elezioni: trionfa il Movimento 5 Stelle, male il Pd di Renzi

Firenze – Il Movimento 5 Stelle trionfa a Roma, Torino e festeggia la vittoria in 19 dei 20 comuni in cui era arrivato al secondo turno. Male il Pd, nonostante i successi di MilanoBologna, mentre il centro-destra vince solo quando si presenta compatto, unito. I risultati di Trieste lo confermano. L’avvocato Virginia Raggi è il primo sindaco donna in Campidoglio con 770.564 preferenze (67,15%), più del doppio di quelle ottenute da Roberto Giachetti (376.935, pari al 32,85%) che poco dopo la chiusura del voto ha ammesso la sconfitta. A Torino Chiara Appendino ribalta il risultato del primo turno: l’esponente del Movimento 5 Stelle si attesta al 54,56%, mentre Piero Fassino si ferma al 45,44%. Un risultato, quello di Torino, disastroso per il Pd che la spunta a Milano dove Giuseppe Sala (51,70%) è il nuovo sindaco della città superando di un soffio Stefano Parisi (48,30), candidato del centro-destra. A Napoli si conferma primo cittadino Luigi De Magistris (185.907 preferenze, 66,85%) superando di gran lunga il candidato di centro-destra Giovanni Lettieri (92.174 voti, 33,15%). A Bologna  successo di Virginio Merola, esponente Pd (54,64%), che ha sconfitto la candidata della Lega Nord Lucia Borgonzoni (45,36%). Mentre, a Trieste è il centro-destra ad occupare la poltrona di sindaco: Roberto di Piazza, centro-destra, conquista il 52,63% contro il 47,37% di Roberto Cosolini, sostenuto dal Pd ed altre forze politiche.

I risultati dei comuni capoluogo. A Varese, dopo oltre 20 anni di regno Lega Nord, il comune sarà amministrato da un esponente Pd, Davide Galimberti (51,84%). Vittoria Pd anche a Ravenna con Michele De Pascale e a Caserta con Carlo Marino. Ma, per il resto solo dolori per il Pd di Matteo Renzi, aspirante costruttore del partito della nazione: Novara, Savona, Isernia, Brindisi, Grosseto, Olbia e Pordenone si affermano candidati del centro-destra. A Novara il sindaco è Alessandro Canelli, a Savona è la leghista Ilaria Caprioglio, a Isernia vince  Giacomo D’Apollonio, a Brindisi Angela Carluccio, ad Olbia Settimo Nizzi, a Pordenone Alessandro Ciriani e a Grosseto, dopo dieci anni, torna a comandare il centro-destra con Antonfrancesco Vivarelli Colonna. A Latina, sostenuto da una lista civica, diventa primo cittadino Damiano Coletta, a Benevento trionfa Clemente Mastella (62,88), a Crotone vince Ugo Pugliese. Anche in questo caso, sconfitto il partito democratico.

I successi del Movimento 5 Stelle. La forza politica vince in 19 dei 20 comuni dove è arrivata al ballottaggio: Cattolica, Chioggia, Genzano di Roma, Marino, Nettuno, Castelfidardo, Pinerolo, San Mauro Torinese, Ginosa di Puglia, Noicattaro, Carbonia, Anguillara, Pisticci e Vimercate. In Sicilia ottiene la poltrona da sindaco ad Alcamo, Favara e Porto Empedocle. Il M5s perde solo ad Alpignano (Torino) nella sfida contro una lista civica.

Elezioni comunali 2016, tutte le grandi città al ballottaggio

Roma – Si è svolto ieri il primo turno delle elezioni comunali, questi i risultati: a Roma, come da previsioni, si piazza davanti a tutti la candidata del M5S Virginia Raggi, che ottiene un risultato anche superiore alle aspettative e che tra due settimane affronterà al ballottaggio il pd Roberto Giachetti che è riuscito a prevalere sull’esponente di FdI-Lega Giorgia Meloni: il testa a testa è stato serrato.

Testa a testa anche a Milano tra il candidato del centrosinistra, Beppe Sala, e quello del centrodestra, Stefano Parisi. Non riescono a passare al primo turno i sindaci uscenti Piero Fassino a Torino e Luigi De Magistris a Napoli: se la dovranno vedere al ballottaggio rispettivamente con la candidata del M5S Chiara Appendino e con il portacolori del centrodestra Gianni Lettieri. Clamorosa l’esclusione dal ballottaggio nel capoluogo campano della candidata renziana Valeria Valente. Anche a Bologna sarà necessario il ballottaggio: il sindaco uscente del Pd, Virginio Merola si attesta al 39,72% e se la dovrà vedere in seconda battuta con Lucia Bergonzoni della Lega che ha raggiunto il 22,23%.

I risultati nei Comuni capoluogo (Repubblica.it)

I risultati (Ministero Interno)

“Il dolore non va in prescrizione”. L’appello dei familiari delle vittime della strage di Viareggio

Viareggio – L’Associazione “Il Mondo Che Vorrei” onlus accoglie positivamente l’intervento del presidente della Corte di Cassazione, dottor Canzio, in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario, che ha definito con queste testuali parole l’istituto della prescrizione: “Quanto alla prescrizione, si è più volte ribadito che essa, irragionevolmente, continua a proiettare la sua efficacia pure nel corso del processo, dopo l’avvenuto esercizio dell’azione penale o addirittura dopo che è stata pronunciata la sentenza di condanna di primo grado, mentre sarebbe logico, almeno in questo caso, che il legislatore ne prevedesse il depotenziamento degli effetti”

Parole pesanti, parole giuste. Questa la reazione dell’associazione. «Le parole del dottor Canzio – viene detto nel comunicato – sono chiare. Si è più volte ribadito che la prescrizione, irragionevolmente, continua a proiettare la sua efficacia pure nel corso del processo, dopo l’avvenuto esercizio dell’azione penale o addirittura dopo che è stata pronunciata la sentenza di condanna di primo grado, mentre sarebbe logico, almeno in questo caso, che il legislatore ne prevedesse il depotenziamento degli effetti».

E per questo viene rivolto un altro appello, l’ennesimo, alla politica.

«La politica tutta, il capo di governo Renzi e il ministro della giustizia Orlando devono attivarsi affinché questi reati non cadano in prescrizione. Il nostro dolore non è caduto, non cade e mai cadrà in prescrizione».

Rai, la riforma è legge. La politica non molla la Tv pubblica.

La riforma della Rai è legge

Roma La riforma della Rai è legge. Il Senato ha approvato oggi il ddl per alzata di mano, cioè senza la registrazione dei voti. Infatti, nessuno ha chiesto di votare con il procedimento elettronico. Tra i punti principali della riforma, ci sono l’introduzione della figura dell’amministratore delegato, nominato dal ministero del Tesoro, un consiglio di amministrazione più snello (da 9 a 7 membri) non più eletto dalla Vigilanza, il presidente di garanzia nominato dal Cda fra i suoi componenti. Inoltre, al Senato sono state confermate le norme già approvate dalla Camera. A Montecitorio erano state introdotte alcune modifiche relative alla pubblicazione degli stipendi dei dirigenti oltre 200mila euro (compresi i giornalisti, ma escluse le star della tv) e alla previsione di una consultazione pubblica prima del rinnovo della concessione il prossimo anno. Ancora una volta, la politica, questa volta con al comando Matteo Renzi, non molla la tv pubblica. 

Rai: Il Senato approva la riforma (fonte: Articolo 21)

Tiziano Renzi indagato per bancarotta, il gip di Genova respinge l’archiviazione

Firenze Respinta la richiesta di archiviazione per il fallimento della Chil Post che vede indagato il padre del premier, Tiziano Renzi, per bancarotta fraudolenta. Le indagini andranno avanti. Lo ha deciso il gip del Tribunale di Genova Roberta Bossi che ha disposto nuovi approfondimenti per il crac della società di marketing. 

“Quello che dicevano”: Renzi, Netanyahu e la real-politik

Firenze «L’Italia è al fianco di Israele contro il terrorismo e per riportare la pace in tutta la regione». 

Fonte: (Ansa, 29 agosto 2015)

E’ la posizione del governo italiano, ribadita dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, durante l’incontro a Palazzo Vecchio (Firenze) con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Una visita ufficiale, preceduta da quella diplomatica a luglio dal premier Renzi in Israele. Nel mezzo la morte di Alì Dawabsheh, di appena diciotto mesi. Alcuni coloni israeliani lo scorso 31 luglio hanno lanciato nella notte bombe incendiarie a Douma, un villaggio della Cisgiordania. Una di queste molotov è entrata nella casa palestinese del piccolo Alì, rimasto intrappolato tra le fiamme. Il bimbo è bruciato vivo. L’attentato ha trovato ampio spazio in tutto il mondo e il premier Netanyahu ha immediatamente condannato l’accaduto. «Questo è un attacco terroristico». Il primo ministro israeliano ha parlato di attacco terroristico, raramente avviene in caso di azioni contro i palistinesi. E’ opportuno ricordare, però, che i coloni sono stretti alleati del governo Netanyahu e, quest’ultimo, alle ultime elezioni ha chiesto i voti ai “settler”. Memoria corta. Inoltre, la tragedia è figlia di una violenza istituzionale: Israele deve abbandonare i territori occupati. Il premier Renzi questo lo sa bene, ma in nome della real-politik, a Palazzo Vecchio, assieme a Netanyahu, ha preferito dare ampio risalto ad altri temi. Nessun accenno alla tragedia. Addio piccolo Alì.   

Rai, Monica Maggioni è la nuova presidente

Roma Monica Maggioni è la nuova presidente della Rai. Matteo Renzi ha proposto la direttrice di Rainews per la presidenza e in serata, dopo il via libera unanime del Cda, la Vigilanza ha ratificato la scelta con 29 voti favorevoli. Cinque le schede bianche e quattro i voti contrari.