Fiat Chrysler, Marchionne fa marcia indietro: 500 cassintegrati trasferiti a Maserati

500 cassintegrati di Mirafiori passeranno a Maserati

Firenze I 500 lavoratori cassintegrati di Mirafiori passeranno gradualmente allo stabilimento Maserati di Grugliasco. Torna sui suoi passi l’amministratore delegato del Lingotto Sergio Marchionne, che aveva bloccato il trasferimento come ritorsione nei confronti dei propri operai, per lo sciopero di un’ora organizzato lunedì 16 giugno dalla Fiom. Un’agitazione che aveva portato alla mancata produzione di 11 auto. L’amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles, a quanto si apprende, lo ha annunciato durante una lunga riunione a sorpresa con i lavoratori della casa automobilistica del tridente.

Fiat, un miliardo di investimenti a Mirafiori ma richiesta di cig fino a settembre 2014. Due giorni dopo avere accettato il rientro dei delegati Fiom nelle fabbriche

L’obiettivo è quello di creare un polo del lusso, con la produzione del suv Levante a marchio Maserati. Dalle trattative esclusa la Fiom. In agosto il Wall Street Journal aveva suggerito la chiusura dello stabilimento

Torino – L’inizio di settembre ha portato un importante annuncio in casa Fiat. L’azienda “dara’ inizio immediatamente al piano di investimenti necessario ad assicurare il futuro produttivo ed occupazionale dello stabilimento di Mirafiori. A questo fine sara’ richiesta la proroga dell’attuale Cassa integrazione straordinaria”. Questa la nota congiunta diramata da Fiat e sindacati dopo l’incontro tra i vertici del Lingotto e i sindacati firmatari del contratto collettivo Fiat: Cisl, Uil, Fim, Uilm, Fismic, Ugl, Uglm e Associazione Quadri e Capi. L’investimento sarà di un miliardo e a Mirafiori sarà prodotto il suv Levante a marchio Maserati, che debutterà sul mercato nella prima metà del 2015. L’altra faccia della medaglia è la richiesta di prolungamento fino a settembre 2014 della cig straordinaria per 5.321 dipendenti dell’impianto torinese. La giustificazione è la riorganizzazione aziendale dello stabilimento.

Esclusa, come ormai consuetudine, la Fiom, che ha accolto l’annuncio con freddezza. Nei giorni scorsi la Fiat aveva comunicato al sindacato di Landini che intende accettare la nomina dei suoi rappresentanti sindacali aziendali a seguito della sentenza della Corte Costituzionale del 23 luglio scorso, nella quale la Consulta aveva dichiarato che consentendo la rappresentanza sindacale ai soli firmatari del contratto applicato in azienda, l’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori contrasta coi «valori del pluralismo e libertà di azione della organizzazione sindacale». I giudici avevano così indicato la violazione di tre articoli della Costituzione. Una decisione accolta positivamente dalla Cgil, con qualche riserva. L’azienda infatti è tornata a porre con forza il tema della rappresentanza sindacale e dell’esigibilità dei contratti come condizione essenziale per mantenere la propria presenza industriale in Italia.

In agosto aveva fatto discutere un articolo uscito sul Wall Street Journal, che definiva lo stabilimento di Mirafiori l’esempio della crisi dell’industria automobilistica europea, suggerendone la chiusura. “Le case europee perdono miliardi mantenendo fabbriche e dipendenti di cui non hanno più bisogno – questa l’analisi del giornale – In Usa per ristrutturare General Motors e Chrysler sono stati chiusi 18 stabilimenti”.

Il commento di Paolo Griseri (Repubblica TV)

Fiat, rottura coi sindacati sullo stabilimento Irisbus di Fiumeri. E anche il futuro di Mirafiori non è chiaro

I sindacati pronti a occupare lo stabilimento irpino. A Mirafiori non più suv ma forse una citycar. Pesa l’assenza di un piano industriale per il nostro Paese

Torino – Sul futuro della Fiat in Italia continuano ad addensarsi nubi nere. Ieri pomeriggio rottura definitiva tra azienda e sindacati sulle sorti dello stabilimento Irisbus di Fiumeri, in Irpinia. Uno stabilimento che dà lavoro a 690 persone, 2000 considerando l’indotto.

Al tavolo convocato presso il Ministero dello Sviluppo Economico la Fiat si è dichiarata disponibile a prorogare di due mesi la cessione dello stabilimento al gruppo DR Motor Company di Massimo Di Risio ma ha chiesto in cambio ai sindacati di firmare da subito per la dismissione. Una posizione inaccettabile per tutte le sigle sindacali: “Non è esclusa l’occupazione dello stabilimento – ha detto il segretario generale della Cisl Irpinia Mario Melchionna – Lo stabilimento è stato costruito con soldi pubblici, non è della Fiat. E’ nostro. Marchionne non ha fatto i conti con i 700 lavoratori dell’Irisbus”.

E nubi nere continuano ad addensarsi anche sul futuro di Mirafiori. Secondo l’agenzia di stampa americana Bloomberg la Fiat avrebbe ormai deciso di spostare la produzione dei Suv a marchio Jeep e Alfa Romeo in Nord America. Nei giorni scorsi Sergio Marchionne aveva confermato l’investimento per produrre a Grugliasco (Torino) la nuova Maserati, ma aveva anche detto che il gruppo si riservava di verificare la fattibilità dell’investimento (1 miliardo di euro per realizzare a regime 280 mila “sport utility vehicole” Jeep e Alfa) a Mirafiori.

Marchionne ha ribadito (anche nei giorni scorsi al governatore del Piemonte, Roberto Cota) che gli impegni su Mirafiori saranno confermati. Le indiscrezioni si sprecano: si va dall’ipotesi citycar, la più volte evocata “Topolino”, come sostiene Bloomberg, alla “grande” Alfa da segmento “D”-“E”, o ancora la nuova “Bravo”, due modelli già pianificati ma non ancora allocati. Al Lingotto sostengono che non c’è ancora niente di deciso, anche se non bisognerà attendere molto tempo per avere risposte più esaurienti. Il dato di fatto è che l’assenza di un piano industriale preciso e definito si fa sentire drammaticamente. Un aspetto denunciato con forza ormai da molto tempo da molti analisti e dalla Fiom e che è stato sottovalutato dagli interlocutori istituzionali della Fiat.

Fiat, salta la trattativa alla Bertone. L’azienda respinge la proposta della Fiom

L’azienda voleva applicare l’accordo di Mirafiori nonostante la contrarietà della maggioranza dei lavoratori. Ancora una spaccatura tra i sindacati

Torino – Trattativa finita per la ex Bertone, oggi Officine Automobilistiche Grugliasco, acquistata dalla Fiat nel 2009. Al termine di un incontro tra azienda e sindacati, l’azienda ha fatto sapere che “allo stato attuale non sussistono le condizioni per l’avvio degli investimenti previsti dal piano”, che prevedeva un investimento di circa 500 milioni di euro per produrre una nuova vettura del segmento E con il marchio Maserati.

Nei giorni scorsi era stata presentata all’azienda dalla Fiom, che nello stabilimento ex Bertone è sindacato di maggioranza, una piattaforma approvata dalle rsu in cui si esprimeva contrarietà all’applicazione nello stabilimento di Grugliasco dell’accordo siglato per Mirafiori. La Fiat invece intendeva applicare anche a Grugliasco il contratto di primo livello concordato per Mirafiori. In assenza di questo presupposto l’investimento non c’è più.

Un commento si impone: in questo caso è difficile considerare la Fiom un “sindacato del no”. La sigla della Cgil ha ottenuto il mandato dei lavoratori a trattare con l’azienda su certi presupposti. Stupisce piuttosto la posizione delle altre sigle sindacali che hanno sposato a priori la posizione dell’azienda, ignorando la volontà in senso contrario della maggioranza dei lavoratori. Continueremo a seguire gli sviluppi della vicenda.