Frequenze tv: basta giochi, la Ue ci guarda.

Firenze – Che Mediaset (e non solo) sia “disturbata” per la vicenda beauty contest è evidente dopo che, per circa trent’anni, sua Emittenza ha potuto disporre a suo piacimento, grazie a politici compiacenti, del mercato tv. Che il ministro Passera sia in “imbarazzo” perché costretto ad intervenire lo dimostra la decisione di sospendere il beauty contest e non abolirlo, quando bastava applicare le direttive dell’Unione europea, ma il sistema televisivo per il governo di Mario Monti è terreno minato, toccarlo si mette a rischio la fiducia.

Dal 2008 la Corte di Giustizia accusa l’Italia di vivere in un regime che ha consentito l’occupazione abusiva delle frequenze, grazie a leggi che hanno impedito la crescita della concorrenza e del pluralismo: “Tale regime non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e spropositati”. È un’accusa diretta alle Autorità preposte al controllo per non aver svolto il loro lavoro, la cui anomalia sta nella nomina dei commissari sempre di parte (il più delle volte politici trombati) e mai al di sopra di ogni sospetto. L’Italia è il Paese delle mafie, delle cricche della P2 e derivati, dei “furbetti”, quelli del quartierino sono andati in galera, mentre quelli dell’etere si sono arricchiti usando a loro piacimento un bene comune, le frequenze radiotelevisive, grazie a leggi che non regolamentavano ma si limitavano a prendere atto dell’esistente rendendo legittimo ciò che non lo era. Tra questi, oltre al Cavaliere, Raimondo Lagostena il proprietario del circuito Odeon Tv, il network che nel 2008 mise in onda Venerabile Italia condotta da Licio Gelli, arrestato con l’ex assessore lombardo Prosperini, per corruzione, turbativa d’asta e tangenti per promozione in tv; Lucio Garbo titolare di Canale Italia che, grazie alla sua amicizia con l’ex ministro Gasparri, è riuscito a far diventare la sua tv, poco più che regionale, il quarto network italiano.
Tra i furbetti va inserito l’ex ministro Paolo Romani che prima di essere folgorato da B. diventando il suo uomo della tv, ha lavorato per Grauso, Peruzzo, per Ligresti a Telelombardia, poi in proprio con Lombardia 7 rischiando fallimento e bancarotta, salvato solo dalla cessione delle frequenze che l’acquirente tentò, a sua volta, di cedere sottobanco alla Rai diretta da Flavio Cattaneo per la bella cifra di 24 milioni di euro. Chissà chi aveva fatto da tramite?

Grazie al mancato controllo le frequenze non sono mai state assegnate, il più delle volte rubate. L’etere è diventato una sorta di Far West con oltre 500 tv. Per riuscire a “disboscare” dal canale 61 al 69, lo Stato è costretto a sborsare 174 milioni a quelle tv che hanno occupato, più o meno gratuitamente, le frequenze. Negli altri paesi europei sin dall’inizio le tv illegali sono state immediatamente chiuse, da noi, invece, quando un pretore si permise di applicare la legge oscurando i canali della Fininvest che trasmettevano irregolarmente a livello nazionale, il presidente del Consiglio Craxi tornò appositamente dall’estero, abbandonando un vertice internazionale, per firmare il famoso decreto “salva Berlusconi”. I “furbetti” si sono arricchiti commercializzando i diritti d’uso delle frequenze ottenute gratuitamente grazie a legge come la Maccanico e la Gasparri che addirittura ha autorizzato il trading privato come “strumento ordinario di assegnazione per la costituzione delle reti digitali”.

Perché l’urgenza di Romani di rendere esecutivo il beauty contest? (Ideato da Roberto Sambuco, il lobbista di Wind e Mister Prezzi, a sua volta uomo del piduista Bisignani, confermato da Passera – alla faccia della trasparenza e del cambiamento – a capo del dipartimento per le Telecomunicazione del ministero). Nel beauty contest è presente un articolo che assegna le frequenze gratuitamente per 20 anni, rinnovabili, ma dopo 5 anni possono essere cedute, l’urgenza era dettata dalla volontà di anticipare la normativa dell’UE che lo renderà illegittimo. Perché impone agli Stati, alla fine dello switch off (2012), l’adeguamento del codice delle Comunicazioni elettroniche, che contiene come principale emendamento “il divieto di trasferimento dei diritti d’uso se il diritto è stato ottenuto inizialmente a titolo gratuito”, bloccando così di fatto il business garantito dalla legge Gasparri che ha permesso alle tv che erano in possesso di frequenze analogiche di ottenere gratuitamente quelle digitali. Ciò significa che le frequenze ottenute gratuitamente non possono essere commercializzate, se inutilizzate devono essere restituite all’unico proprietario: lo Stato.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Meno di 48 ore per salvare oltre 90 giornali

Nove direttori scrivono una lettera aperta a Monti. Due contributi dal manifesto e dal sito lettera22

Prato – La dura manovra del governo Monti ha fatto parlare di sé sotto tanti aspetti: dalle pensioni all’Ici o Imu che dir si voglia, dall’ennesima mancata applicazione dell’Ici sugli immobili della Chiesa alla reazione scomposta dei parlamentari contro i possibili tagli ai costi della politica. C’è però un aspetto che è rimasto un po’ in sordina, quello del taglio dei contributi diretti all’editoria, un tema sul quale nelle ultime settimane si è espresso anche il Presidente Napolitano.

Nove direttori di altrettanti giornali hanno scritto una lettera aperta al Presidente del Consiglio. Noi vi proponiamo due interessanti contributi sul tema, tratti dal Manifesto e dal sito lettera22.

Frequenze, Monti può riscattarsi

Roma Il governo Monti rappresenterà più la Bce, l’Ue che l’Italia, ma visto il fallimento della nostra politica e il sostegno del presidente Napolitano, potrebbe essere il male minore. Ci sono due ministeri che stanno molto a cuore al Caimano: la Giustizia e lo Sviluppo economico, cioè la Riforma “epocale” della Giustizia e il sistema televisivo. Monti sa bene che il nostro non è un Paese che si mette a posto con una patrimoniale, una riforma delle pensioni e quant’altro l’Europa ci chiede. Per riportarlo alla normalità bisogna intervenire sulle leggi ad personam, in particolare sul conflitto d’interessi e sulla Gasparri.

Sulle tv vi è un precedente inquietante. Quando Mario Monti era commissario europeo alla concorrenza, nel 2004, prima di autorizzare la fusione delle due società che da noi gestivano la piattaforma satellitare (Stream e Telepiù), che avrebbe permesso a Sky di diventarne il gestore, impose alcuni rimedi: uno di questi obbligava che le frequenze terrestri di Telepiù dovevano essere date a terzi. La procedura per distribuirle ebbe questo iter: Mediobanca assunse l’incarico e affidò il ruolo di consulente a Bruno Bogarelli, un “indipendente” nato professionalmente a Cologno, proprietario della società Interactive (il più grande centro di produzione tv con sede a Milano), il quale individuò nella Quinta Communications la società più adatta all’operazione. Solo allora Monti diede il via libera a Murdoch di far nascere Sky Italia. Il retroscena. Il capo della Quinta Communications è Tarak Ben Ammar, socio in più imprese dal 1983 di B. (nel cda di Mediaset dal  ’97 al 2003; la Fininvest è presente in Quinta Communications con il 22 per cento attraverso la società lussemburghese Trefinance). Bogarelli (nei cui studi viene prodotto Milan Channel), successivamente diventa l’editore di Sportitalia attraverso un accordo tra la sua società ed Europa tv, anche questa di Ben Ammar. Il finanziere tunisino a sua volta ha fondato il multiplex Dfree che trasmette, sul digitale terrestre, i canali Mediaset Premium.

Ipotizziamo che l’allora commissario Monti sia stato raggirato, in quanto non esperto del settore: oggi ha la possibilità di riabilitarsi, si troverà a gestire il beauty contest (voluto dal ministro Romani) che dovrebbe regalare (buttando al vento circa 3 miliardi di euro, che invece farebbero comodo allo Stato) 6 frequenze alle tv nazionali, tra cui Dfree. Se Monti bloccherà l’assegnazione gratuita (vi è un vizio di forma che riguarda la Rai che non avrebbe dovuto concorrere in quanto già titolare di 5 frequenze), indicendone un’altra a pagamento, sarebbe un bel segnale per i cittadini.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano