Moretti Cavaliere del lavoro, la risposta delle famiglie al no del Colle

Viareggio – «Oggi, così come allora, con freddo cinismo si calpestano le 32 vittime, i feriti, i familiari, una città intera e tutto il territorio della costa versiliese» è la risposta che i familiari delle vittime della strage di Viareggio mandano all’indirizzo del Quirinale, che nei giorni scorsi ha rimandato l’eventuale revoca del titolo di Cavaliere del lavoro a Mauro Moretti a una sentenza di condanna definitiva.

Strage Viareggio, il perito di FS: «Più rischi se la velocità è minore»

Il consulente contesta la tesi della Procura secondo cui ci sono state carenze sui dispositivi di sicurezza, compreso il meccanismo anti-svio per i vagoni.

Lucca – Il muro a protezione delle case, la velocità ridotta, il dispositivo anti-deragliamento? Inutili: a Viareggio non avrebbero evitato la strage ferroviaria del 29 giugno 2009, che causò la morte di 32 persone. Lo ha ribadito Ferruccio Resta, professore del Politecnico di Milano e perito di Ferrovie dello Stato, al processo sul disastro di 7 anni fa. Secondo Resta, anzi, se il treno va più veloce è meglio, perché si riduce l’intervallo di rischio, cioè il periodo in cui è in movimento. Resta ha fornito un parere tecnico per Ferrovie su quelle che, invece, secondo la Procura di Lucca, sono mancanze di sicurezza.

E’ stata un’udienza tra le più lunghe dei due anni e mezzo di processo, con il pm Salvatore Giannino che ha difeso le ragioni della sicurezza lungo i binari d’Italia in un lungo testa-testa con il consulente.

La cosa che fa riflettere è che dopo la strage il muro è stato finalmente eretto. Non solo: Ferrovie ha deciso che a Viareggio le merci pericolose devono transitare a velocità ridotta, entro i 50 chilometri orari. “Se è vero quel che dice il professor Resta, allora, dal 2009 a Viareggio, Ferrovie ha peggiorato le condizioni di sicurezza: ha messo un muro e ridotto la velocità” chiosa sarcastico Marco Piagentini, che nella strage ha perso la moglie e due bambini di 2 e 4 anni, rimanendo lui stesso ustionato sul 98 per cento del corpo.

“Il dolore non va in prescrizione”. L’appello dei familiari delle vittime della strage di Viareggio

Viareggio – L’Associazione “Il Mondo Che Vorrei” onlus accoglie positivamente l’intervento del presidente della Corte di Cassazione, dottor Canzio, in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario, che ha definito con queste testuali parole l’istituto della prescrizione: “Quanto alla prescrizione, si è più volte ribadito che essa, irragionevolmente, continua a proiettare la sua efficacia pure nel corso del processo, dopo l’avvenuto esercizio dell’azione penale o addirittura dopo che è stata pronunciata la sentenza di condanna di primo grado, mentre sarebbe logico, almeno in questo caso, che il legislatore ne prevedesse il depotenziamento degli effetti”

Parole pesanti, parole giuste. Questa la reazione dell’associazione. «Le parole del dottor Canzio – viene detto nel comunicato – sono chiare. Si è più volte ribadito che la prescrizione, irragionevolmente, continua a proiettare la sua efficacia pure nel corso del processo, dopo l’avvenuto esercizio dell’azione penale o addirittura dopo che è stata pronunciata la sentenza di condanna di primo grado, mentre sarebbe logico, almeno in questo caso, che il legislatore ne prevedesse il depotenziamento degli effetti».

E per questo viene rivolto un altro appello, l’ennesimo, alla politica.

«La politica tutta, il capo di governo Renzi e il ministro della giustizia Orlando devono attivarsi affinché questi reati non cadano in prescrizione. Il nostro dolore non è caduto, non cade e mai cadrà in prescrizione».

Strage Viareggio, Moretti potrebbe rinunciare alla prescrizione

L’ipotesi formulata dall’avvocato difensore Armando D’Apote. I familiari delle vittime: per ora sono parole.

Viareggio – Hanno smosso mari e monti. I familiari delle vittime della strage sono arrivati fin sotto Montecitorio, sono saliti al Colle dal presidente Sergio Mattarella, hanno incontrato il guardasigilli Orlando. Ogni passo possibile, per evitare che i reati di incendio doloso plurimo e lesioni dolose possano cadere in prescrizione. Perché è stato proprio quell’incendio, innescato dal deragliamento di un treno carico di Gpl, a stravolgere senza appello le loro vite e ad interrompere la vita di 32 persone, le ‘loro’ persone. Su questa ipotesi, e su questa battaglia, interviene ora l’avvocato Armando D’Apote, difensore dell’ex ad di Fs Mauro Moretti, oggi a Finmeccanica, imputato nel processo. «Se quello della prescrizione dovesse diventare il vero problema, personalmente – ha dichiarato il legale di Moretti – non avrei alcun dubbio a consigliare al mio assistito di rinunciarvi, per spazzare via ogni ulteriore strumentalizzazione». Secondo D’Apote, comunque, i reati a rischio prescrizione sono “assorbiti” «da altri ben più gravi», come l’omicidio colposo aggravato plurimo e il disastro ferroviario colposo: «La difesa – ricorda – non ha mai compiuto un solo atto dilatorio. La vera causa della lunghezza abnorme di questo processo – ha concluso – è stata la dilatazione smisurata di una indagine preliminare».

Per ora sono parole, vedremo durante il processo se seguiranno i fatti. Se lo farà sarà un modo per mettere il processo in condizione di dimostrare la verità”. Ha detto Marco Piagentini, neopresidente dell’associazione che raggruppa i familiari delle vittime. “Il processo deve fare il suo corso – ha spiegato Piagentini – e accertare tutta la verità. Per farlo i giudici si devono esprimere su tutti i reati ipotizzati, anche l’incendio: le sue conseguenze io le porto sul mio corpo. Il difensore di Moretti non esclude di rinunciare alla prescrizione? Bene, spero che lo faccia e che lo facciano anche gli altri imputati”.

Strage di Viareggio, incontro al Quirinale. Ma la prescrizione incombe

Daniela Rombi e Marco Piagentini, due dei familiari-simbolo di quelle vittime hanno incontrato il Presidente Mattarella e il ministro della Giustizia Orlando

ROMA – Niente leggi retroattive per la strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009 in cui persero la vita 32 persone, a causa dell’incendio provocato dalla fuoriuscita di gpl dal vagone di un treno merci deragliato a poche centinaia di metri di distanza dalla stazione. La conferma è arrivata dal ministro della giustizia Andrea Orlando, che ha incontrato a Roma Daniela Rombi e Marco Piagentini, due dei familiari – simbolo di quelle vittime.

L’incontro con Mattarella

L’incontro col Guardiasigilli ha seguito quello che Rombi e Piagentini avevano avuto in tarda mattinata al Quirinale col presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «La verità sulla strage ferroviaria di Viareggio deve venir fuori, affinché sia da monito per il futuro e per far sì che certe tragedie non si verifichino mai più». Queste le parole di Mattarella, che ha espresso ai due i propri sentimenti di solidarietà e vicinanza.

Il ministro della Giustizia

Dopo il presidente della Repubblica, Rombi e Piagentini hanno incontrato anche il ministro della giustizia Andrea Orlando, con il quale hanno toccato il tema della prescrizione per i reati collegati a stragi colpose. «Il ministro – aggiunge Rombi – ci ha rassicurato sull’impegno del governo di realizzare una riforma che riazzeri i tempi processuali nel momento in cui andrà ad iniziare un processo d’appello, e poi di nuovo ancora nel momento in cui il processo stesso approderà in Cassazione. Purtroppo, ci è stato ribadito che tale riforma, come tutte le altre leggi, non sarà retroattiva e dunque non avrà validità per Viareggio».

La prescrizione che incombe

Il processo per la strage di Viareggio, scattato il 13 novembre 2013 con 33 imputati alla sbarra tra cui l’ex ad di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti, è in pieno corso di svolgimento al Polo Fiere di Lucca. La sentenza di primo grado è attesa per la tarda primavera del 2016. Pochi mesi dopo, il 29 dicembre 2016, il capo d’imputazione di incendio colposo andrà in prescrizione, seguito all’inizio del 2017 da quello di lesioni gravissime.

Strage di Viareggio, la testimonianza di Marco Piagentini

Nel disastro ha perso la moglie e due dei suoi tre figli. L’uomo ha invitato il governatore della Toscana Enrico Rossi a partecipare all’udienza. L’Inail viene risarcita ed esce dal processo

Lucca – All’udienza odierna del processo per la strage di Viareggio ha testimoniato Marco Piagentini, che nel disastro ha perso la moglie Stefania e due dei suoi tre bambini, Luca e Lorenzo, e che ha riportato gravissime ustioni. Unico scampato miracolosamente al rogo e alle esplosioni, il bambino più grande, Leonardo, che fu ritrovato quasi illeso sotto le macerie della sua casa.

Piagentini ha raccontato la sua storia: le ustioni, i sei mesi di ospedale tra la vita e la morte, il calvario delle operazioni continue, l’ultima due settimane fa. “Sono stanco, stanco – questa una parte della sua deposizione –  soprattutto di chi, lo dico, ci ha abbandonati. Perché siamo stati abbandonati. Il silenzio che c’è su Viareggio vuol dire che ci hanno abbandonati. Ogni volta che un rappresentante dello Stato e delle istituzioni non è presente, non c’è, non ci rivolge una parola di conforto, significa che ci hanno abbandonato. Quel che ci fa piu’ male non è un no, è il silenzio“.

In apertura di udienza la parte civile Inail ha annunciato di essere stata integralmente risarcita e di uscire dal processo. L’istituto è stato rimborsato dei costi affrontati “per gli infortuni mortali occorsi ai lavoratori Rosario Campo e Antonio Farnocchia, per un importo complessivo pari ad 634.521,90 euro nonché delle spese di costituzione in giudizio”, queste le parole dell’avvocato dell’Inail Giuseppe Quartararo. I due morirono mentre si recavano al lavoro trovandosi sfortunatamente a passare nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Viareggio al momento della tragica esplosione del 29 giugno 2009.

Strage Viareggio, i testi non si presentano.

Nella prossima udienza testimonieranno il Presidente della Regione Rossi e l’ ex sindaco di Viareggio Lunardini

Lucca – Udienza “lampo” al processo per la strage di Viareggio. E’ stato sentito solo un teste, peraltro marginale. Gli altri, regolarmente citati, non si sono presentati e il fatto ha infastidito sia i familiari delle vittime che il Collegio giudicante presieduto dal giudice Gerardo Boragine.

Il collegio ha fissato il calendario delle testimonianze nelle prossime udienze: mercoledì 13 maggio parleranno Enrico Rossi (presidente Regione), Luca Lunardini (sindaco Viareggio nel giugno 2009), Leonardo Betti (ex sindaco 2013-2014), insieme ai medici di Marco Piagentini (testimoni per l’avvocato Maffei). Il 20 maggio toccherà a Marco Piagentini e ai consulenti delle parti civili. Udienze in programma anche il 27 maggio, il 10 e 17 giugno.

Strage Viareggio, le testimonianze della notte della strage

Parla lo zio di Lorenzo Piagentini: «Era bruciato dentro». Gli altri testimoni: fu l’inferno

Lucca – Nuova udienza del processo per la strage di Viareggio al tribunale di Lucca. Un’aula ammutolita, in un silenzio irreale, ad ascoltare il racconto che neppure le lacrime possono interrompere. Quello di Stefano Doveri, sanitario dell’ospedale Versilia e zio di Lorenzo Piagentini. «C’era un corpicino sul tavolo ed era mio nipote – queste le sue parole – Siamo abituati all’intesa in sala operatoria e guardando il medico capii… Mi avvicinai mentre lo stavano stabilizzando. Quando l’anestesista cercò di intubarlo vidi quello che non dovevo: la cavità orofaringea, che è di solito è di un bel rosa vivo, era completamente nera…Ho realizzato in quel momento che il viaggio con l’elicottero sarebbe stato inutile…».

Ha parlato anche Giorgio Puntoni, esperto di medicina legale, che ha seguito Emanuela Menichetti, morta a soli 21 anni dopo quaranta giorni di ricovero per le ustioni riportate nel disastro ferroviario: “In quaranta giorni di ospedale certo che c’è stata più volte, da parte di Emanuela, la consapevolezza della propria condizione”.

E Stefano Tognocchi, residente nei palazzi di largo Risorgimento che sono stati danneggiati, aggiunge: «Via Ponchielli era un inferno, un fuoco incredibile, non so come abbiano fatto i pompieri a buttarsi dentro quel fuoco… 

Strage di Viareggio, nasce il blog dei familiari delle vittime

A darne l’annuncio è Marco Piagentini, che per sei mesi ha lottato tra la vita e la morte e che nella strage ha perso la moglie Stefania Maccioni ed i figli Lorenzo, 17 mesi, e Luca, 5.

Viareggio – È nato il blog dell’associazione “Il mondo che vorrei”, nata per riunire i familiari delle vittime della strage di Viareggio. A darne l’annuncio è Marco Piagentini, che per sei mesi ha lottato tra la vita e la morte e che nella strage evitabile ha perso la moglie Stefania Maccioni ed i figli Lorenzo, 17 mesi, e Luca, 5. 

Il blog è stato presentato nel giorno del compleanno di Luca: “Ho scelto la data, perchè il 5 ottobre rappresenta per me un giorno speciale – dice Marco Piagentini – volevo regalarvi un sorriso, oltre che un bellissimo lavoro di tutti i componenti dell’associazione. Un lavoro fatto con il cuore con l’impegno, costante e continuo. Iscrivetevi e commentate o usufruite di ciò che può darvi il blog”.

Intanto, in attesa della prossima udienza del processo, la Prima sezione penale della Cassazione ha confermato l’esclusione della costituzione di parte civile di alcuni parenti delle 32 vittime. I parenti delle vittime rimasti esclusi, a quanto pare per un errore commesso dal legale che li rappresenta in giudizio, sono stati condannati a versare, ciascuno, 500 euro alla Cassa delle ammende, una sorta di multa che viene applicata quando il ricorso è dichiarato “inammissibile” dalla Corte, come appunto in questo caso. 

La costituzione di parte civile era stata presentata con un ritardo di due giorni nelle fasi di merito.