Fiat, Marchionne: “Con questo mercato, c’è uno stabilimento di troppo in Italia”.

Firenze«Se le attuali capacità di assorbimento in Europa resteranno uguali nei prossimi 24, 36 mesi, c’è uno stabilimento di troppo in Italia. Se riusciamo a indirizzare la capacità produttiva verso l’America, questo problema scompare: ma abbiamo bisogno di tranquillità per produrre in Italia». Ad affermarlo è Sergio Marchionne che, dopo la diffusione dei dati disastrosi di ieri in merito al mercato dell’auto, ha affrontato, durante la presentazione della 500L a Torino, il tema degli investimenti in Italia da «confermare a seconda dell’andamento del mercato, che non è mai stato così basso».

Marchionne ha detto di nuovo la sua sulla vicenda dei lavoratori dello stabilimento di Pomigliano, nei confronti dei quali il Tribunale di Roma ha riconosciuto la “discriminazione” da parte della Fiat obbligando la stessa azienda ad riassumere 145 lavoratori iscritti alla Fiom. «A Pomigliano non abbiamo fatto alcuna discriminazione, abbiamo assunto 20 lavoratori che nel 2010 erano iscritti alla Fiom – ha sottolineato Marchionne – Domani presenteremo appello» (link).

 

 

Formigli-Fiat, non basta il diritto di replica?

FirenzeCredo di essere al di sopra di ogni sospetto, sono sempre stato dalla parte della giustizia e per l’indipendenza dei magistrati, a questo proposito mi onoro di aver scritto recentemente un libro su questi temi insieme al magistrato antimafia di Palermo Nino Di Matteo. Sulla vicenda Formigli-Fiat non ci sto. Non ho dubbi, sto con Corrado, che, in una delle puntate di Annozero, ha realizzato un servizio dove è stato confermato ciò che in precedenza era stato scritto sull’autorevole rivista Quattroruote: sullo stesso percorso l’Alfa Romeo Mito era risultata più lenta della Mini Cooper e della Citroen DS3. Anche il giornale è stato querelato dalla società torinese?

Il giudice ha condannato la Rai e Riccardo Formigli a pagare 1 milione 750 mila euro per danno patrimoniale e 5 milioni 250 mila euro per danno non patrimoniale, cioè morale e d’immagine. Conosco Formigli, so quanto vale professionalmente, lo ha dimostrato lavorando nella squadra di Santoro, a Sky, ora tutti i giovedì andando in onda su La7 con Piazzapulita. Non conosco il giudice che ha emesso la sentenza, avrà avuto le sue buone ragioni, ma in questa brutta storia, che mette in discussione la libertà di opinione, qualche cosa che non quadra c’è.

Lo ha scritto puntualmente Milena Gabanelli sul Corriere della sera: il collegio di esperti, a cui il tribunale ha affidato la perizia, era composto dal professor Francesco Profumo (oggi ministro nel governo Monti), allora rettore del Politecnico di Torino che, grazie al finanziamento dalla Fiat (rinnovato fino al 2014), ha potuto istituire il corso di laurea in ingegneria dell’autoveicolo; il professor Federico Cheli, responsabile di una serie di contratti di ricerca tra Politecnico di Milano e Pirelli pneumatici, Bridgestone, Centro Ricerche Fiat, Ferrari Auto, Fiat Auto; Salvatore Vicari, docente della Bocconi, è stato nel consiglio di amministrazione della Valdani-Vicari & Associati, all’interno della quale vi è l’ex direttore generale di Taksid France (gruppo siderurgico fondato dalla Fiat). Dalla Valdani-Vicari proviene uno dei massimi dirigenti di Fiat Service.

Forse, senza mettere in discussione le capacità dei tre esperti, qualcuno potrebbe obiettare che nella loro scelta vi è la presenza di un vizio, molto comune nel nostro Paese, di conflitto di interessi. Democraticamente mi sento in dovere di esprimere un’opinione in contrasto con quella del giudice e di contestare la decisione della Fiat per aver portato la Rai e Formigli in tribunale. E’ una sentenza che va contro la libertà di opinione, rischia, se confermata, di seppellire quella giurisprudenza che assegna al giornalista il ruolo di “cane da guardia della democrazia”, che può anche sbagliare purché in buona fede. E’ una sentenza che rischia di scatenare l’autocensura quando il fatto ha come protagonista una grande azienda.

Marchionne e Formigli non possono essere messi sullo stesso piano: è il reddito che li divide. Per questa sentenza che sputtanata si sta prendendo, la Fiat poteva risolvere chiedendo semplicemente ad Annozero il diritto di replica.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Blog di Loris Mazzetti

Libertà di stampa addio… (di Luca Telese, fonte: Il Fatto Quotidiano)

Nella condanna a Formigli, Torino … (di Domenico D’Amati, fonte: Articolo 21)