Il pentito Brusca: “Ad Arcore anche i mafiosi”. I pm di Palermo indagano.

FirenzeNon solo minorenni ed escort alle feste di Arcore. Per il pentito Giovanni Brusca, a villa San Martino sono andati anche gli emissari di Cosa Nostra. La rivelazione in un recente interrogatorio davanti ai pm di Palermo, che ora si preparano ad aprire una nuova indagine sul premier. A renderlo noto è il settimanale L’espresso.

<<La procura di Milano indaga sulla presenza di minorenni nella residenza di Arcore del premier per le serate del bunga bunga, e i pm di Palermo lavorano per accertare se a villa San Martino sono stati ricevuti ambasciatori di Totò Riina dopo le stragi Falcone e Borsellino – scrive l’autore dell’articolo Lirio Abbate -. Se dunque i magistrati lombardi si apprestano a chiedere il rito immediato per Silvio Berlusconi, indagato di concussione e prostituzione minorile, nell’affaire Ruby, i loro colleghi siciliani starebbero preparando la strada per far cadere una nuova tegola giudiziaria sulla testa del premier riaprendo nei suoi confronti un’inchiesta di mafia archiviata, nella quale era già stato coinvolto con Marcello Dell’Utri. E sullo stesso filone d’indagine, che coinvolge Berlusconi e Dell’Utri, procede pure la procura di Firenze che vuole fare luce sui mandanti occulti delle stragi del 1993: Uffizi, via Palestro e i due attentati romani>>.

L’impulso a queste indagini, secondo l’Espresso, è stato dato dalle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza e di Brusca. In particolare quest’ultimo ha fatto nuove rivelazioni, sostenendo <<di aver ricevuto da Riina l’incarico di andare ad Arcore per parlare con il Cavaliere dopo le bombe del 1992. Il racconto è contenuto in un verbale di interrogatorio che è stato secretato. Ma di una visita di Brusca a Villa San Martino aveva già parlato in passato un altro pentito, Giuseppe Monticciolo>>.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Mafia: Dell’Utri, il Pg impugna la sentenza di condanna in Cassazione

Il procuratore generale Antonino Gatto ha impugnato in Cassazione la sentenza di secondo grado che ha condannato a sette anni di carcere il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, riconosciuto colpevole di concorso in associazione mafiosa.

FirenzeIl procuratore generale Antonino Gatto ha impugnato  in Cassazione la sentenza che ha condannato a sette anni di carcere il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, riconosciuto colpevole di concorso in associazione mafiosa. Gatto chiede l’aggravamento della pena e l’annullamento della sentenza del 29 giugno scorso nella parte in cui ha assolto l’imputato dalle contestazioni riguardanti il periodo successivo al 1992. Il procuratore generale denuncia vizi logici, incongruenze e violazioni di legge, soprattutto per la valutazione del contributo di Gaspare Spatuzza, il collaboratore di giustizia che aveva parlato di un presunto patto fra la mafia e la politica, stipulato da Forza Italia con Cosa nostra. A mediare l’intesa sarebbe stato proprio il senatore del Pdl e fondatore di Forza italia Marcello Dell’Utri.  Tra le doglianze del pg anche la mancata audizione di Massimo Ciancimino, superteste della Procura di Palermo nell’indagine sulla cosiddetta trattativa fra mafia e Stato nel periodo delle stragi del 1992.

Anche la difesa ha fatto ricorso in Cassazione, ma per motivi opposti all’accusa: in primo grado Dell’Utri era stato condannato a nove anni e la riduzione a sette non basta agli avvocati Massimo Krog, Giuseppe Di Peri e Pietro Federico. I legali sostengono che è inaccettabile la ricostruzione del collegio presieduto da Claudio Dall’Acqua: Dell’Utri è stato rappresentato infatti come il personaggio palermitano che, tra il 1970 e il 1992, avrebbe mediato e protetto Berlusconi, che dal canto suo non avrebbe mai denunciato di avere subìto estorsioni e avrebbe accettato la presenza ad Arcore di individui come Vittorio Mangano, ex stalliere e boss mafioso, morto nel 2000, e le interferenze di Gaetano Cinà, coimputato di Dell’Utri, condannato a sette anni in primo grado e morto nel 2006. Il processo in Cassazione potrebbe essere celebrato entro quest’anno.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

 

Corte di Appello: Dell’Utri “mediatore” tra Cosa Nostra e Berlusconi, Mangano lo proteggeva.

Nelle motivazioni della sentenza, depositate oggi, i giudici della Corte di Appello di Palermo scrivono che Marcello Dell’Utri avrebbe svolto una attività di “mediazione”, ponendosì inoltre come “specifico canale di collegamento” fra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi.

Firenze Marcello Dell’Utri avrebbe svolto una attività di <<mediazione>>, ponendosì come <<specifico canale di collegamento>> tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi. Lo scrivono i giudici della Corte di Appello di Parlermo nelle 641 pagine della sentenza, con la quale il senatore del Pdl lo scorso 29 giugno è stato condannato a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Dell’Utri era stato condannato per i fatti avvenuti fino al 1992 e assolto per quelli successivi. Nelle motivazioni della sentenza, depositate oggi, i giudici scrivono inoltre che il mafioso Vittorio Mangano fu assunto come “stalliere” ad Arcore su volontà dello stesso Dell’Utri al fine di garantire l’incolumità di Berlusconi (link)

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La sentenza

 

Dell’Utri, Cassazione: Nessuna pressione dell’Anm sui processi a carico del senatore

Roma<<Non c’è stata nessuna pressione, da parte dell’Associazione nazionale magistrati di Palermo, per condizionare i processi a carico del senatore del Pdl Marcello Dell’Utri>>. E’ quanto evidenziato dalla Cassazione nelle motivazioni della sentenza 38208 e relativa all’udienza svoltasi lo scorso 20 ottobre  nella quale è stata respinta la richiesta di spostare il processo per calunnia ad altra sede per presunte turbative ambientali nel Palazzo di giustizia di Palermo. <<Nessuno tra i magistrati dell’Anm – continuano i giudici della Corte – ha condizionato i giudici loro colleghi distrettuali ad emettere verdetti di colpevolezza nel processo per concorso esterno in associazione mafiosa, conclusosi in appello con la condanna a sette anni di reclusione, e in quello ancora in corso in secondo grado per calunnia aggravata, entrambi procedimenti a carico del senatore Marcello Dell’Utri>> (Link).

Fonte: Il Fatto Quotidiano.

Mafia: Dell’Utri condannato a sette anni

La seconda sezione della Corte di Appello di Palermo ha condannato a sette anni di reclusione il senatore Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa. Un reato commesso dal senatore fino al 1992, poiché il collegio giudicante ha assolto dell’Utri <>.

FirenzeMarcello dell’Utri, l’ideatore di Forza Italia, è stato condannato a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Un reato commesso dal senatore fino al 1992, poiché il collegio giudicante ha assolto dell’Utri <<per le condotte successive al 1992, perché il fatto non sussiste>>. Questa la sentenza, pronunciata stamani dalla seconda sezione della Corte di Appello di Palermo presieduta da Claudio Dall’Acqua. Per effetto di tale sentenza che assolve il senatore del Pdl per le “condotte successive al 1992”, la pena in appello è stata ridotta di due anni. In primo grado Dell’Utri era stato condannato, sempre per concorso esterno in associazione mafiosa, a nove anni. Il procuratore generale Gatto aveva chiesto la condanna a undici anni. Dalla sentenza restano fuori il periodo della nascita di Forza Italia e quello delle stragi del 1993. Bisognerà attendere la motivazione della sentenza – sarà depositata entro novanta giorni – per capire le ragioni per le quali i giudici hanno tracciato una linea di confine fra il prima e il dopo 1992 nel comportamento di Dell’Utri: nascita di Forza Italia, il periodo delle stragi, la trattativa tra stato e mafia. 

Dell’Utri: il giorno del giudizio (Il Fatto Quotidiano)

Dell’Utri condannato a sette anni (Liberainformazione)

Il Pdl fa quadrato intorno a Dell’Utri (Il Fatto Quotidiano)

Sette anni, ne dimostra di più (Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio)

Conferenza stampa dell’Utri (Il Fatto Quotidiano)

Giovani Pdl Sicilia contro Dell’Utri (Il Fatto Quotidiano)

Video, intervento di Attilio Bolzoni (La Repubblica)

La lettura della sentenza (La Repubblica)

 
 

 

 I giornali nazionali: La Stampa, Corriere della Sera

El Pais

Link

Processo di appello a Dell’Utri: giudici in camera di consiglio.

Dopo le repliche della procura generale e le controrepliche delle difese, poco dopo le 13 di oggi sono entrati in camera di consiglio i giudici del processo d’appello al senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, condannato in primo grado dal Tribunale di Palermo a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

FirenzeNell’aula del carcere di Pagliarelli si è svolta stamani l’ultima udienza del processo di appello contro il senatore Marcello Dell’Utri. Il procuratore generale Antonino Gatto ha replicato alle argomentazioni presentate, durante le arringhe, dal collegio difensivo del senatore. Il procuratore generale ha chiesto la condanna del senatore a undici anni di reclusione. Poi, è stato il turno dei legali – hanno chiesto la piena assoluzione – di Marcello Dell’Utri. Il collegio della seconda sezione penale della Corte di Appello di Palermo, presieduto dal giudice Claudio Dall’Acqua, una volta ascoltate le parti, poco dopo le 13 è entrato in camera di consiglio. L’imputato non era presente in aula rinunciando così alla possibilità di rilasciare dichiarazioni spontanee. Nel 2004 il senatore dell’Utri era stato condannato in primo grado a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Due anni in più rispetto all’altro imputato, Gaetano Cinà, al quale è stata inflitta una pena di sette anni (link).

Il Fatto Quotidiano 

Video: “Sotto scacco”, il processo nel documentario del “Fatto Quotidiano”

Nuovi sviluppi sul caso Pasolini. Dell’Utri sarà sentito in Procura

Il senatore del Pdl dovrà chiarire se è vero o no che sia in possesso del manoscritto postumo dell’autore riconducibile al capitolo scomparso di Petrolio.

Roma – La Procura di Roma sentirà Marcello Dell’Utri come persona informata sui fatti nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Pier Paolo Pasolini. Il senatore del Pdl dovrà chiarire la questione del manoscritto dell’autore del quale aveva dichiarato di essere in possesso qualche settimana fa, annunciandone la presentazione alla Mostra del Libro Antico di Milano. Ma poi il manoscritto non si è più visto. Dell’Utri si è giustificato dicendo che il clamore sorto attorno alla notizia ha “spaventato” chi gli aveva mostrato e promesso l’inedito. Adesso la Procura vuole saperne di più.

Per fare il punto della situazione vi proponiamo questo interessante articolo uscito sull’Espresso.

Sul manoscritto di Pasolini indagheranno i carabinieri

Lo ha annunciato il Ministro della Cultura Bondi in risposta a un’interpellanza di Veltroni. Il caso era stato sollevato dalle dichiarazioni del senatore del Pdl Dell’Utri

Roma – Nuovi sviluppi sul caso del manoscritto di Pierpaolo Pasolini che avrebbe dovuto costituire l’ultimo capitolo di Petrolio, il romanzo postumo del grande scrittore e regista morto a Roma nel 1975.

Come ricorderete, all’inizio del mese il senatore Marcello Dell’Utri aveva annunciato di essere in possesso di questo documento, che doveva essere presentato alla Mostra del Libro Antico di Milano. Ma alla mostra, che si è tenuta nei giorni scorsi, questo documento non si è visto e Dell’Utri ha detto che la persona che glieli doveva consegnare era scomparsa.

A questo punto è intervenuto Walter Veltroni, che ha portato il caso in Parlamento con un’interpellanza urgente al ministro della Cultura Bondi, chiedendo l’intervento dei carabinieri. Il ministro Bondi, replicando in aula all’esponente del Pd, ha promesso di «svolgere ulteriori accertamenti, anche attraverso i carabinieri», per poi informare il Parlamento. Il nostro augurio è che su questa vicenda, che entra a pieno titolo nei tanti misteri italiani, sia fatta chiarezza al più presto.

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Dell’Utri in possesso di uno scritto inedito di Pasolini sui misteri dell’Eni?

Roma – Una notizia uscita nei giorni scorsi che ci ha lasciato interdetti. Non a caso abbiamo usato il punto di domanda nel titolo, perché più che di un fatto si tratta di un annuncio, tutto da verificare. Il senatore del Pdl e noto bibliofilo Marcello Dell’Utri ha annunciato una scoperta che sarà svelata all’apertura della XXI mostra del libro antico di Milano: un dattiloscritto scomparso di Pierpaolo Pasolini («inquietante per l’Eni» ha commentato il parlamentare) e che avrebbe dovuto costituire un capitolo del romanzo incompiuto Petrolio.

Una dichiarazione che apre degli interrogativi. Per capire di più sull’articolo di cui si parla vi rimaniamo a questo interessante contributo di Dario Olivero. Il fatto più inquietante è che questo scritto fu rubato dalla casa di Pasolini dopo la sua morte, e che quindi costituisce tecnicamente un corpo di reato. Resta da capire, se Dell’Utri ne è effettivamente in possesso, come lo abbia acquisito e perché faccia queste rivelazioni soltanto adesso. Cercheremo di tenervi aggiornati coi prossimi sviluppi della vicenda.

1360, tredicimila firme custodite gelosamente

MilanoNon sappiamo se e quale sia stato il prezzo pagato dal presidente del Consiglio perché la 1360 venisse ritirata. La Mussolini, facendosi portavoce a suo dire di una madre i cui sette figli furono uccisi dai partigiani nel maggio 1945 (?), si era dichiarata contraria al ritiro; Cicchitto aveva detto che i firmatari della proposta non avrebbero dovuto accettare l’imposizione venuta dal capo del Governo dopo la conversione del 25 aprile; nell’intervista rilasciata a Klaus Davi, il bibliofilo Dell’Utri, ripescando la sua patacca dei presunti diari del duce (“Il duce era anche un grande scrittore, alla Montanelli, i suoi diari sembrano cronache di un inviato speciale”), palesemente falsi come tutti gli storici seri hanno certificato, ha affermato, in un crescendo di delirante comicità, che “Mussolini ha perso la guerra perché era troppo buono, non era affatto un dittatore sanguinario come poteva essere Stalin”, che era “un uomo straordinario, una brava persona che non stimava Hitler”, che “sono state le sanzioni a costringere il duce a trovare un accordo con la Germania di Hitler”, che lui di suo avrebbe fatto “leggi razziali blande”, che i repubblichini di Salò furono “partigiani di destra”, che con le donne “usava la tecnica musica e magia, tromba e sparisci”, niente amanti, ma solo incontri fugaci, che “lanciare l’allarme contro le possibili penetrazioni della mafia nella ricostruzione è corretto ma non bisogna eccedere nella demagogia” (vedi Marcella Ciarnelli, Dell’Utri rilancia Mussolini, in “l’Unità”, 5 maggio 2009, ma anche altri). E chissà quanti altri sono stati i mugugni.

aullaIn questo quadro umano c’è da aspettarsi che una nuova proposta di legge simile alla 1360 appena sepolta possa davvero essere ripresentata, soprattutto se consideriamo che capofila dei 52 presentatori della ex 1360 è stato Lucio Barani, “nuovo socialista” del Pdl. Da sindaco di Aulla, incurante delle disposizioni prefettizie costui ha tagliato in due piazza Gramsci per dedicarne un pezzo a Bettino Craxi, allora rifugiato ad Hammamet, ed erigervi anche il busto marmoreo, in quell’occasione invitando i suoi concittadini a bersagliare con uova marce la gigantografia di Di Pietro all’uopo posta nella ribattezzata piazza; che ha lanciato una campagna pubblica contro il malocchio e posto divieti di prostituzione lungo i marciapiedi della sua città, e che, da parlamentare, sostenne una dura battaglia per l’istituzione del bagno transgender in Parlamento perché gli stava a cuore la privacy di Vladimir Luxuria. Da un personaggio del genere ci si può davvero aspettare di tutto.
E incombe sempre il rischio di ritrovare una nuova 1360 dissimulata tra un articolo e l’altro di un nuovo decreto governativo.


Un grazie a tutti voi per le vostre firme e la collaborazione nella raccolta, e all’associazione Articolo21 per la difesa della libertà di espressione, che, nonostante le difficoltà economiche a sopravvivere, nel suo sito ci ha ospitati dandoci lo spazio per la comunicazione e la tecnologia per la raccolta delle circa 13.000 firme di cui andiamo orgogliosi. 13.000 firme che custodiremo gelosamente e che saremo pronti a far valere in caso di nuova necessità, eventualmente accresciute dalle nuove adesioni che ci auguriamo di non dover richiedere.

Marco Cavallarin