Strage di Viareggio, in aula Della Valle e Montezemolo

L’esperienza della nascita di Italo nel rapporto con Mauro Moretti, all’epoca amministratore delegato di Ferrovie. La mamma di Emanuela, una delle 32 vittime del disastro al presidente di Ntv: “Solo la verità…”

Lucca – Al processo per la strage di Viareggio sono comparsi oggi in aulaDiego Della Valle e Luca Cordero di Montezemolo, citati come testi dell’accusa dalla Procura di Lucca, per riferire della nascita di Ntv, con Italo concorrente nel settore dei trasporti su rotaia, circa i rapporti con Mauro Moretti, che all’epoca ricopriva la carica di amministratore delegato di Ferrovie e che è uno dei 33 imputati.

I due testimoni, che erano stati già ascoltati dalla polizia giudiziaria, hanno risposto alle domande dei pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino, che hanno cercato di individuare le responsabilità di Moretti nella gestione della sicurezza ferroviaria, e poi delle parti civili.

“Ogni volta che avevamo a che fare con Mauro Moretti, era netta la sensazione che all’interno delle Ferrovie non si muovesse foglia senza il suo consenso”, ha detto tra l’altro Luca Cordero di Montezemolo.

“All’interno delle Ferrovie esisteva un vero e proprio ‘metodo Moretti’, con lui non c’era possibilità di dialogo”, ha affermato tra l’altro Diego Della Valle. Montezemolo e Della Valle hanno poi ricostruito le difficoltà frapposte alla nascita del concorrente Ntv. Entrambi i testi però hanno precisato di non essersi mai occupati delle questioni relative alla sicurezza ferroviaria, perchè “tecniche”.

Al momento del suo arrivo, Montezemolo è stato avvicinato da Daniela Rombi, madre di Emanuela Menichetti, una delle 32 vittime: “Le ho scritto e la ringrazio per avermi risposto. Oggi le chiedo la verità, la verità soltanto…”, queste le parole della signora.

Con l’ultima udienza, il processo per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009 è arrivato ad una svolta: la Procura ha rinunciato ad un gran numero di testimoni, dando un segnale di avere sufficienti elementi per accelerare l’iter giudiziario. Ora sta ai legali (di imputati e parti civili) riposizionare il proprio numero di testimoni e poi al presidente del Collegio (Tribunale di Lucca) ridefinire nel dettaglio il calendario delle udienze, tenuto anche conto della disponibilità o meno della struttura che ospita le udienze.

Strage Viareggio: lite tra legale Fs e familiare vittima (Fonte: video.repubblica.it)

Strage Viareggio, la Procura rinuncia a un centinaio di testi

Nella prossima udienza dell’11 marzo chiamati a testimoniare Della Valle e Montezemolo

Lucca – La Procura rinuncia a un centinaio di testimoni. L’udienza di ieri al processo per la strage di Viareggio si chiude con un piccolo colpo di scena, annunciato al Collegio Giudicante (presiede il giudice Gerardo Boragine, coadiuvato dai colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino) dai pubblici ministeri Salvatore Giannino e Giuseppe Amodeo

L’obiettivo è chiaro: cercare di ridurre i tempi del processo ed evitare che nel frattempo subentri la prescrizione. In sostanza i pubblici ministeri rinunceranno ad ascoltare tutti gli altri testi che dovevano ancora essere convocati, ad eccezione di tre persone: Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle e Giuseppe Sciarrone, soci fondatori di Ntv, nuovo trasporto viaggiatori, azienda concorrente delle Ferrovie dello Stato. Saranno tutti ascoltati nell’udienza di mercoledì prossimo. Poi si passerà ai testi delle parti civili e e successivamente a quelli difesa.

Il tema è quello del potere di Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato all’epoca del disastro ferroviario del 29 giugno 2009. La tesi dell’accusa è che Moretti sia stato l’uomo che lungo i binari d’Italia tutto decideva. Con un poter immenso non solo al’interno del Gruppo e delle sue società (Rfi e Trenitalia) ma anche negli ambienti politici e di governo. Almeno stando ai verbali redatti dalla polizia giudiziaria e che hanno portato alla composizione delle liste testi della Procura: «Mi ricordo che tra me e me – sono le parole di Dalla Valle – feci una valutazione personale di Moretti definendolo molto competitivo, arrogante e pronto a qualunque tipo di combattimento».

Strage Viareggio, al processo parlano i macchinisti

Lucca – E’ ripreso il processo sulla strage di Viareggio, con un’udienza molto attesa, in cui sono arrivate le prime testimonianze dirette, quelle dei due macchinisti, Roberto Fochesato e Andrea D’Alessandro. Prima della loro deposizione è stato proiettato un lungo video realizzato dalla Procura di Lucca con immagini in parte inedite che ripercorre i momenti salienti del disastro ferroviario.con le deposizioni.

Poi sono iniziate le deposizioni dei macchinisti. Parole drammatiche, le loro, che hanno riportato con la mente a quella terribile notte: “Abbiamo sentito un’esplosione e visto le fiamme alzarsi in cielo”, ha ricordato Fochesato, che da quella notte “non vuol più sentire parlare di treni e ferrovie“. “Dopo lo scoppio, a pochi metri da me – ha detto il macchinista – ho visto una donna con la testa in fiamme. Io non ho avuto danni fisici, ma sicuramente ne ho avuti a livello di testa“.

“All’entrata di Viareggio – ha raccontato ai giudici Andrea D’Alessandro – abbiamo sentito un grande frastuono, uno sferragliamento, come se il treno stesse frenando. Ci siamo subito resi conto che stavamo deragliando. Abbiamo fatto il possibile per fermare il treno, abbiamo aspettato che si fermasse. Poi abbiamo preso i documenti e abbiamo cercato di metterci in salvo.Ho avvisato il dirigente centrale operativo, in modo da cercare di bloccare la circolazione ferroviaria”.

Ha parlato anche Carmine Magliacane, all’epoca capostazione: “Se l’esplosione fosse stata ritardata di due minuti, i treni si sarebbero ritrovati a contatto”, ha detto, con riferimento al treno deragliato, carico di Gpl, e all’Intercity in arrivo da Roma sul quale viaggiavano 600 persone. E sarebbe stata tragedia nella tragedia.

Drammatico il racconto di Ibtissam Ayad, 24enne, la cui famiglia è stata distrutta nella strage: sono morti suo padre Mohamed, sua madre Talib Aziza, suo fratello Hamza e la sua sorellina di 3 anni, Iman. Ibtissam Ayad, in aula a Lucca ha ripercorso i momenti della notte del 29 giugno 2009. La sua è una delle storie simbolo della strage.

Il tribunale ha accettato tutta la lista di testimoni presentata dalla procura e dai difensori, tra i quali Gianni LettaDiego Della Valle e Luca Cordero di Montezemolo. In aula era presente l’amministratore delegato di Trenitalia, Vincenzo Soprano, unico tra i manager imputati ad aver partecipato all’udienza.

Mentre era in corso l’udienza davanti al polo fieristico si è svolta la protesta dell’Assemblea 29 giugno e dei ‘ferrovieri per la sicurezza’: sagome di bare, in cartoncino, con i nomi degli operai morti sul lavoro in ferrovia sono state appese sulla ringhiera all’ingresso dell’aula, con sopra le foto delle 32 vittime della strage.

Strage di Viareggio, processo a rilento. Si riprenderà solo il 14 maggio

Nuovi documenti da esaminare, nuovi testimoni, aula occupata da altre manifestazioni. Risultato: una sola udienza in quasi tre mesi. I familiari delle vittime esasperati.

Lucca – E’ ripreso stamani il processo per la strage di Viareggio, con l’unica udienza prevista nell’arco di oltre due mesi. Uno stop deciso lo scorso 26 febbraio per permettere a parti civili e difese di studiare la riformulazione dei capi di imputazione a carico dell’ad di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti. Moretti e’ ora chiamato in causa dalla Procura di Lucca anche come amministratore di fatto di Rfi e Trenitalia. 

Nell’udienza di oggi il legale di Moretti, Armando D’Apote, ha chiamato a testimoniare nomi illustri come Gianni Letta, Altero Matteoli, Sergio Chiamparino e Innocenzo Cipolletta. È la risposta di Ferrovie alla richiesta di chiamata a testimoniare avanzata dalla Procura di Lucca per Luca Cordero di Montezemolo e i vertici di Ntv.

Di fatto, il processo va avanti a singhiozzo, e la prossima udienza è stata fissata tra quasi due mesi, il 14 maggio, quando deporranno i primi testimoni, tra gli altri, i due macchinisti che guidavano il convoglio. Una lentezza che sta iniziando a esasperare i familiari delle 32 vittime della strage .Il 29 giugno 2014 saranno infatti trascorsi gia’ cinque anni dalla tragedia.