Anche per la Rai è l’ora dei tecnici

FirenzeNon c’è crisi economica che smuova B. dai vari impegni con le sorelle di Ruby. Solo quando Mediaset chiama, lui risponde. Gli affari prima di tutto. Per la tv di famiglia non tira buon vento: la pubblicità nel primo trimestre dell’anno è calata del 12%, un indebitamento finanziario vertiginoso, la svendita obbligata di Endemol, il crollo del titolo in Borsa e gli ascolti in picchiata. Va in visita al Quirinale, parla con il governo, incontra Enrico Bondi, credendolo il futuro commissario della Rai, invece Monti, a sorpresa, lo nomina alla Spesa pubblica. B. sa che per il bene di Mediaset deve continuare a mantenere la Rai sotto controllo. Tenta di imbonire Monti raccontandogli che la legge Gasparri risolve ogni problema, gli fa notare che la Rai ha il bilancio in positivo: inutile cambiare la sua governance. B. però non racconta che l’attivo è un mix tra tagli economici e alchimie contabili. Nulla di illecito, ma l’economista Monti sa che l’attuale indebitamento della Rai rischia di aumentare grazie al meno 17% delle entrate pubblicitarie (l’andamento negativo persiste da tre anni), in assenza di un vero intervento strutturale e tecnologico. Il prodotto è come al solito l’ultimo dei pensieri.

Nel 2009 il budget di Rai3 era di 70 milioni di euro, oggi, con la sforbiciata della scorsa settimana (meno 1 milione 500 mila), è poco più di 50 milioni, ovvero meno 30% in due anni e mezzo. Anche il direttore generale Lei tenta di smarcarsi da B., in un’intervista a “La Stampa” dichiara che «la Rai ha la necessità di rinnovare la sua missione». Monti, che non cade nel tranello di B., va oltre: «In Rai la logica della trasparenza, del merito, dell’indipendenza non è garantito». Finalmente, erano mesi che aspettavamo un segnale dal governo. Il gatto e la volpe (Gasparri e Cicchitto) vorrebbero la proroga del cda fino alle elezioni politiche, ma Sergio Zavoli non ci sta, il capo della Commissione di vigilanza convoca l’ufficio di presidenza con l’obiettivo, dopo l’assemblea dei soci, di rinnovare immediatamente il cda della Rai. Tutti a casa.

Ancora una volta la società civile è stata fondamentale per sbloccare la situazione: Articolo21, Libertà e Giustizia, Move on e l’auto candidatura alla direzione generale e alla presidenza Rai, tramite curricula, di Santoro e Freccero. Mai come questa volta per il Servizio pubblico ci vogliono persone con competenze specifiche oltre che intellettualmente indipendenti, non solo dai partiti, ma anche dai Bisignani di turno, dalle varie cricche, P3, P4. Si tratta, dopo 10 anni dall’editto bulgaro, di rendere finalmente libera l’informazione e di salvare la più importante azienda culturale italiana. Per Monti è l’ora dei fatti: diminuire il numero dei componenti del cda, comunicare immediatamente il nome del consigliere di riferimento, designare il presidente e indicare il direttore generale. Così, anche in assenza di una legge, è possibile arginare il conflitto d’interessi di B.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

L’Italia in piazza. Lo sciopero della Cgil e la manifestazione di Libertà e Giustizia

Prato – Un sabato di manifestazioni, dopo quella di ieri degli studenti e in attesa della giornata internazionale dell’indignazione di sabato prossimo. In piazza del Popolo a Roma in 20mila hanno partecipato alla manifestazione nazionale organizzata dalla Cgil, con le categorie del pubblico impiego e dei lavoratori della conoscenza, per protestare contro la politica del governo nei confronti dei dipendenti pubblici. Al corteo hanno partecipato anche gli studenti che hanno scelto di “essere al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici del settore pubblico della Cgil, per ribadire che senza pubblico non c’è nessun futuro”. In testa al serpentone i rappresentanti dell’Associazione nazionale partigiani italiani con la scritta ‘Un paese senza memoria e’ un paese senza futuro-25 aprile 1945″.

A Milano quasi 25mila persone hanno partecipato a “Ricucire l’Italia” , la manifestazione organizzata da ‘Libertà e Giustizia‘ all’Arco della pace. In piazza personalità della cultura, politici, giornalisti e società civile. Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha detto: “Il berlusconismo sta finendo, vinceremo di nuovo”. Ha parlato anche Saviano: “E’ il momento di osare di più”.

Insieme per la Costituzione repubblicana. Manifestazione nazionale a Milano.

Domani 2 giugno manifestazione nazionale, indetta da vari Comitati (Acli Lombardia, Anpi nazionale, Arci, Associazione Adesso Basta, Associazione culturale Punto Rosso, Casa della Carità, Casa della Cultura, Cgil, Il Popolo Viola Milano, Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Libertà e Giustizia), a Milano per difendere i principi della Carta Costituzionale.

Firenze“Insieme per la Costituzione repubblicana”.  E’ il titolo della manifestazione nazionale, promossa da diversi Comitati promotori – fra questi c’è anche l’Anpi -, che si svolgerà domani (2 giugno) a Milano in difesa dei principi presenti nella Carta Costituzionale e che sono alla base della nostra libertà. Il corteo partirà alle ore 14 da Bastioni Porta Venezia per affluire in piazza Venezia dove è previsto un comizio. Sul palco i vari rappresentanti delle associazioni che hanno promosso l’iniziativa che leggeranno gli articoli della prima parte della Costituzione. Saranno presenti il presidente dell’Anpi Raimondo Ricci, il presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Roberto Natale e il segretario della Cgil Guglielmo Epifani. A moderare i vari interventi e a presentare l’evento sarà Ottavia Piccolo. Pubblichiamo il testo “Appello per il 2 giugno”, condiviso e firmato da diversi Comitati.

«La Repubblica e la Costituzione italiana sono legate in un rapporto indissolubile. Hanno radici comuni nella nostra storia e in particolare nella Resistenza, che, come ha ricordato il Presidente Giorgio Napolitano, non ha soltanto liberato il Paese dall’occupazione tedesca e dalla dittatura fascista, ma ha riunificato l’Italia. Il 2 giugno è la Festa della nascita della Repubblica e della Carta Costituzionale. La Costituzione ha consacrato sentimenti, speranze, valori profondamente radicati, in cui si riconoscono tutti gli italiani. Essa è il frutto del lavoro unitario della costituente, ma non può essere ridotta al semplice compromesso tra i partiti. Ora siamo vieppiù italiani ed europei. Ma siamo tanto più europei, se ogni cittadino, a Nord e a Sud, sente di appartenere alla stessa comunità, che ha fondamento nella Costituzione. La Costituzione è base della nostra libertà.

In essa sono scolpiti i pilastri della nostra democrazia: i diritti umani e la partecipazione della cittadinanza alla vita sociale e politica; la passione egualitaria, cioè la passione verso i diritti di cittadinanza, egualmente riconosciuti a tutti. A partire dal diritto al lavoro e alla formazione, eliminando gli impedimenti e gli ostacoli e creando le condizioni al suo esercizio effettivo; l’autonomia e la separazione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario), compreso quello dell’informazione; e la loro indipendenza, la loro laicità e l’equilibrio tra di essi.

Oggi questi pilastri e questi principi sono a rischio. E dunque la stessa democrazia può entrare in crisi e correre rischi di svuotamento e di involuzione. La Costituzione è come un albero, radicato nella terra in cui nasce e cresce. Si può potarlo o innestarlo, ma non si può sradicarlo dalla sua terra, senza farlo morire. Le riforme per rinnovare l’Italia vanno realizzate seguendo i principi della Carta Costituzionale. Per queste ragioni invitiamo tutti coloro i quali si riconoscono in questi fondamentali principi ed obiettivi a partecipare alla manifestazione che si svolgerà a Milano il 2 giugno. Facciamo del 2 giugno la ricorrenza civile e popolare per imparare, ridestare e tenere svegli i valori fondanti della Repubblica e della Costituzione».

Comitato promotore: Acli Lombardia, Anpi nazionale, Arci, Associazione Adesso Basta, Associazione culturale Punto Rosso, Casa della Carità, Casa della Cultura, Cgil, Il Popolo Viola Milano, Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Libertà e Giustizia.

 

L’adesione dell’Anpi