Elezioni comunali 2016, tutte le grandi città al ballottaggio

Roma – Si è svolto ieri il primo turno delle elezioni comunali, questi i risultati: a Roma, come da previsioni, si piazza davanti a tutti la candidata del M5S Virginia Raggi, che ottiene un risultato anche superiore alle aspettative e che tra due settimane affronterà al ballottaggio il pd Roberto Giachetti che è riuscito a prevalere sull’esponente di FdI-Lega Giorgia Meloni: il testa a testa è stato serrato.

Testa a testa anche a Milano tra il candidato del centrosinistra, Beppe Sala, e quello del centrodestra, Stefano Parisi. Non riescono a passare al primo turno i sindaci uscenti Piero Fassino a Torino e Luigi De Magistris a Napoli: se la dovranno vedere al ballottaggio rispettivamente con la candidata del M5S Chiara Appendino e con il portacolori del centrodestra Gianni Lettieri. Clamorosa l’esclusione dal ballottaggio nel capoluogo campano della candidata renziana Valeria Valente. Anche a Bologna sarà necessario il ballottaggio: il sindaco uscente del Pd, Virginio Merola si attesta al 39,72% e se la dovrà vedere in seconda battuta con Lucia Bergonzoni della Lega che ha raggiunto il 22,23%.

I risultati nei Comuni capoluogo (Repubblica.it)

I risultati (Ministero Interno)

Fondi Lega Nord, condannato Riccardo Bossi ad un anno e otto mesi

MilanoRiccardo Bossi, figlio del fondatore della Lega Nord Umberto, è stato condannato con rito abbreviato a un anno e otto mesi per appropriazione indebita aggravata per le presunte spese personali con i fondi del Carroccio. E’ la prima sentenza, emessa dal Tribunale di Milano, dopo quanto era emerso nel 2012 sui fondi del partito. Il figlio di Umberto Bossi era imputato per spese con i fondi della Lega per circa 158mila euro. Soldi pubblici che avrebbe usato, tra il 2009 e il 2011, per pagare – secondo le carte dell’inchiesta – debiti personali, noleggi auto, rate dell’università dell’Insubria, affitto di casa, mantenimento dell’ex moglie, abbonamento alla pay-tv, luce e gas e anche il veterinario per il cane.

Caro Grillo, la Tv non è tutta uguale

FirenzeDiceva Charlie Chaplin: «Il successo rende simpatici». Non è il caso di Beppe Grillo. Da quando i sondaggi lo danno al 7,5% è mediaticamente vivisezionato: accusato di essere il padre padrone del Movimento 5 Stelle e di averlo trasformato in un’azienda che fa affari. Che male c’è se questo gli permette di far sopravvivere il movimento senza i soldi della collettività?

Tutti i partiti hanno un padre padrone, a cominciare dai Radicali di Pannella fino a B. (che ha trasformato l’azienda in un partito mettendo i dipendenti a fare i politici), in altri, alcuni del centrosinistra, il capo è sotterraneo e manovra il segretario civetta, spesso a sua insaputa. Non vi è un partito in cui la base conti qualche cosa. La dimostrazione è ciò che sta accadendo oggi nella Lega, il cui popolo, ogni giorno che passa, viene sempre più umiliato da ciò che la magistratura scopre e da insopportabili discorsi di ex e futuri segretari privi di contenuti, valori, di morale, con un unico obiettivo: salvare le chiappe e avere il comando. Bossi avrà concordato con qualcuno la candidatura del Trota o ha fatto tutto da solo?

Il tesoriere Belsito si è autonominato vicepresidente della Fincantieri? Dov’erano quelli che oggi vanno in giro con la ramazza? Chi non ha controllato ha le stesse responsabilità di chi ha rubato. Di Grillo, un po’ Don Chisciotte, un po’ Masaniello, condivido la lotta all’illegalità e ammiro la caparbia volontà di fare pulizia in Parlamento. Sono quasi cinque anni che ha depositato, inutilmente, 350 mila firme dei cittadini al Senato con tre proposte di legge: nessuno può essere candidato se condannato anche solo nei primi due gradi di giudizio; nessuno può essere eletto per più di due mandati; basta con i candidati nominati dai capi partito. Perché il centrosinistra non gli ha dato una mano?

L’ultima di Grillo è quella di contestare i talk-show invitando i suoi a non parteciparvi perché sono “spazi poco igienici”. Il Movimento 5 Stelle può fare a meno di andare in tv, comunica straordinariamente attraverso Internet, ma quel cittadino che non naviga, perché anziano, ha il diritto di essere informato come il giovane che ha deciso di non guardare più la tv. È vero, il talk è uno spazio per i soliti noti. La società civile, che in questi ultimi 10 anni è stata la vera opposizione al berlusconismo, non ha spazio. Travaglio è invitato solo perché fa ascolto non per quello che scrive.

È lontano il tempo in cui Biagi diceva: «La tv è per chi ha qualche cosa da dire». Grillo non dovrebbe fare di ogni erba un fascio: Sevizio Pubblico di Santoro non è uguale a Porta a Porta di Vespa.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Responsabilità civile dei giudici: governo battuto, la Camera approva. L’Anm: “E’ un tentativo di intimidazione e ritorsione”.

La Camera, nonostante il parere negativo del governo, ha approvato un emendamento presentato dalla Lega che prevede la responsabilità civile dei giudici.

RomaAlla Camera il governo è stato battuto sull’emendamento presentato dal leghista Gianluca Pini che prevede la responsabilità civile dei magistrati. I voti a favore sono stati 261, quelli contrari 211. La votazione è avvenuta a scrutinio segreto e la maggioranza si è espressa contro il parere negativo dell’esecutivo. L’emendamento va a modificare la legge del 13 aprile 1988 sul risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio nelle funzioni giudiziarie e sulla responsabilità civile dei magistrati. Nel dettaglio specifica che “chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni, ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale“. In sostanza, a pagare saranno le toghe. La legge attuale prevede che sia lo Stato e non il singolo magistrato a risarcire una persona che abbia subìto un danno a causa di un errore giudiziario commesso per dolo o colpa grave.

Il testo sarà esaminato martedì al Senato. Intanto, il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Luca Palamara ha annunciato che martedì prossimo sarà convocato il direttivo centrale straordinario dell’Anm «per decidere sullo stato di agitazione e sullo sciopero contro l’emendamento che prevede la responsabilità civile dei magistrati». Lo stesso presidente dell’Anm e il segretario Luca Cascini hanno parlato di «una forma intimidatoria e di vendetta verso il libero esercizio della funzione di giudice», nonché di «un ennesimo tentativo di risentimento e di ritorsione» nei confronti della magistratura. «E’ una norma incostituzionale – ha rilevato Cascini – in contrasto con i principi più volte affermati dalla Corte di Giustizia europea» (link).

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Camera, contro i tagli ai vitalizi presentati 26 ricorsi: 15 dalla Lega

Ad oggi sono 26 i deputati che hanno presentato ricorso contro i tagli ai vitalizi.

RomaPer ora sono ventisei, ma potrebbero aumentare: i deputati hanno infatti tempo fino a sabato per presentare ricorso contro i tagli ai vitalizi. Al momento soltanto tre sono di parlamentari in carica: due del Pdl, Roberto Rosso (già sottosegretario al lavoro del governo Berlusconi) e Giorgio Jannone, il terzo è Daniele Molgora della Lega. A loro si aggiunge Adriano Paroli (Pdl), che a gennaio ha lasciato la Camera, optando per l’incarico di sindaco di Brescia.

Gli altri 23 ricorrenti sono ex deputati che contestano alla Camera le nuove norme previdenziali che da gennaio hanno soppresso i vitalizi e introdotto il sistema contributivo. Con le vecchie regole avrebbero ricevuto il vitalizio al compimento dei 50 anni, adesso dovranno aspettare i 60 o i 65 anni, se eletti per un solo mandato. Molti sono stati in carica solo nel 1994, il primo governo del Cavaliere. Spiccano, infatti, politici del centrodestra: 15 leghisti, 7 tra ex di Forza Italia e di Alleanza Nazionale, tre dall’Ulivo, uno da Rifondazione Comunista.

Proprio i leghisti della prima ora, quelli eletti nel 1994 che conquistarono il consenso al Nord scagliandosi contro i ladroni di Roma, all’epoca socialisti e democristiani travolti da Mani Pulite, sono i più numerosi a lamentarsi del mancato privilegio. In 15 si sono opposti, nonostante abbiano fatto solo una legistratura, quella del 1994, durata fra l’altro meno di un anno: per esattezza 252 giorni, ovvero 8 mesi e 7 giorni. Loro sono, al momento, i più agguerriti a volersi vedere riconosciuto il privilegio della tanto criticata Casta romana.

I nomi sono stati resi noti stamani durante la riunione del Consiglio di giurisdizione di Montecitorio, l’organo composto da tre deputati competente per i ricorsi presentati contro la Camera dai parlamentari. Nel collegio, presieduto da Giuseppe Consolo (Fli), siedono Ignazio Abrignani (Pdl) e Tino Iannuzzi (Pd). I tre oggi hanno preso visione dei ricorsi e fissato l’udienza pubblica di trattazione delle cause a mercoledì 18 aprile, alle 13.30 (devono trascorrere 60 giorni). Ma c’è ancora tempo fino al 4 febbraio per presentare ricorso: altri potrebbero arrivarne.

Tra gli ex deputati spiccano, come detto, i leghisti, con più della metà dei ricorsi (15 su 26, incluso Molgora). I nomi di esponenti del Carroccio (quasi tutti in carica solo nella XII legislatura), sono quelli di Elisabetta Castellazzi (nata a Milano nel 1966), Franca Valenti (Milano, 1959), Roberta Pizzicara (Milano, 1955), Diana Battaggia (Venezia, 1966), Enrico Cavaliere (nato a Venezia nel 1958, deputato sia nella XII che nella XIII), Oreste Rossi (Alessandria, 1964, deputato nell’XI, XII e XIII legislatura), Alberto Bosisio (Lecco, 1953), Francesco Stroili (Venezia, 1954), Edouard Ballaman (Vallenried, 1962), Flavio Bonafini (Brescia, 1953), Fabio Padovan (Conegliano, 1955, deputato nell’XI legislatura), Salvatore Bellomi (Robecco D’Oglio, 1952), Roberto Asquini (Udine, 1964, XII e XII legislatura), Giulio Arrighini (Brescia, 1962, XI e XII legislatura).

Sono stati deputati con l’Ulivo, invece, i ricorrenti: Michele Cappella (XIII legislatura, nato in provincia di Catania nel 1953), Antonio Borrometi (XIII legislatura, nato a Modica nel 1953), Ugo Malagnino (XIII legislatura nato a Manduria nel 1952). Da Rifondazione comunista proviene Martino Dorigo (XI e XIII legislatura, nato a Venezia nel 1961). Erano in Forza Italia Emanuela Cabrini (XII legislatura nata a Piacenza nel 1961) e Paola Martinelli (XII legislatura, nata a Parma nel 1955). Da An vengono Domenico Basile (XII legislatura, nato a Vibo Valentia nel 1952) e Daniele Franz (XIII e XIV legislatura, nato a Udine nel 1963).

Fonte: Il Fatto Quotidiano

 

Crisi, accordo bipartisan sull’estensione della cassa integrazione. Ma il governo dà parere negativo

L’estensione da 52 a 78 settimane votata dalla Commissione Lavoro della Camera. Ma per il ministro Sacconi è inutile.

Roma – La cassa integrazione ordinaria si allungherà di sei mesi, dalle attuali 52 settimane a 78, l’equivalente di un anno e mezzo. Lo prevede un emendamento approvato dalla commissione Lavoro della Camera, con un sì bipartisan. La norma è a firma del relatore Giuliano Cazzola e modifica il testo base sugli ammortizzatori sociali, che unifica diverse proposte di legge, ed ha ottenuto il consenso del Pdl, della Lega e del Pd. L’Idv e l’Udc erano assenti. La misura approvata è adottata in via sperimentale e riguarda il biennio 2010-2011.

Ma nonostante la convergenza registrata in Parlamento il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha annunciato il parere negativo all’emendamento da parte del governo, affermando che è una «norma inutile», perché i nuovi strumenti già «proteggono bene» i lavoratori delle aziende in crisi. Una presa di posizione ribadita in un’altra intervista e che ha suscitato reazioni indignate da parte del mondo politico e sindacale.

Cosa vuol dire per Calderoli o Salvini “ama il prossimo tuo come te stesso”?

PratoPubblichiamo l’articolo, scritto da Bice Biagi e pubblicato sul quotidiano on-line Articolo 21. Riflessioni e domande in risposta agli attacchi, diretti al cardinale Dionigi Tettamanzi da parte della Lega.   

Sabato pomeriggio col mio golfone viola sono andata ad unirmi a quel gruppo di gente di buona volontà che in piazza Fontana diceva no al governo Berlusconi. Non c’era, per la verità, una gran folla e alzando gli occhi verso il palazzo dell’Arcivescovado mi è venuto da pensare che in questa Milano a cui voglio tanto bene e che negli ultimi anni è stata avvilita da una certa politica e da una nuova borghesia che poco ha a che vedere con quella aperta e generosa del dopoguerra, almeno è rimasto un grande Pastore di anime, il cardinale Dionigi Tettamanzi, un Pastore che non si occupa solo del suo gregge, ma consola e protegge anche chi Dio lo prega in modo diverso. Bene, anzi male: stamattina apro i giornali e leggo che la Lega ha attaccato Tettamanzi con lo stile che più le si confà: volgare e arrogante. Di quale colpa si sarebbe macchiato il prelato, tra l’altro proprio nel giorno nel quale si festeggia Ambrogio, il Santo patrono, il laico che accettò l’investitura vescovile per acclamazione del popolo e che rifiutò l’omaggio dell’imperatore Teodosio, reduce dalla strage di Tessalonica, rifiutando quindi il compromesso con il potere laico? Il nostro Vescovo, secondo il ministro Roberto Calderoli, <<non c’entra nulla con il suo territorio, sarebbe come mettere un prete mafioso in Sicilia>>; e ancora <<parla solo dei rom>>, e tutto perché il cardinale ha criticato la giunta di Letizia Moratti sui temi dell’accoglienza e della moralità e ha invitato le istituzioni a far rinascere il solidarismo ambrosiano. E non c’è dubbio che a Tettamanzi non è piaciuto ( e lo ha fatto sapere), lo sgombero di un campo nomadi alla periferia della città che ha messo sulla strada 250 rom, tra cui 31 bambini già inseriti a scuola. Ma com’è possibile che esponenti della Lega ignorino, per esempio, la parabola del figliol prodigo e il senso profondo di solidarietà che anima il cristianesimo? Cosa vuol dire per Calderoli o Salvini <<ama il prossimo tuo come te stesso>>? Altra domanda: in questa strenua battaglia leghista per il crocifisso nei locali pubblici (una curiosità: anche bar, trattorie, che so?, osterie bergamasche?) come la mettono con i riti e i matrimoni celtici? Se non sbaglio fu proprio Roberto Calderoli a sposare l’ex consorte Sabrina con questo rito tirato fuori chissà da dove. Milano ha avuto nel tempo una grande storia pastorale, dal cardinale Schuster a Carlo Maria Martini ed ora, in una fase di oscurantismo culturale e politico, è sollevata dal sapere che in piazza Fontana non c’è solo il Cardinale, ma un uomo buono e giusto. Vuoi vedere che tra qualche sabato ci tocca tornare sotto quelle finestre per manifestare per Lui?

Bice Biagi.

Fonte: Articolo 21.

Elezioni europee, Popolo della Libertà tradito dai sondaggi. Netta la flessione del Partito Democratico. In aumento il partito degli astensionisti.

Berlusconi deluso per non aver raggiunto quota 40%-45% dei consensi. Netta la flessione alle europee del Partito Democratico. Brindano Lega e Italia dei Valori. Fuori dal Parlamento europeo i partiti della sinistra, la lista Pannella-Bonino e Mpa-La destra. Conferma invece le sue posizioni l’Udc. In forte aumento l’astensione.

Firenze Durante la campagna elettorale il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si era autoattribuito un consenso del 75%  e riferendosi al partito da lui capeggiato indicava, sulla base dei consueti sondaggi, il Popolo della Libertà fra il 40-45%. Lo scrutinio per le elezioni europee ha confermato sì che il Pdl resta il primo partito, ma ha tradito le aspettative del premier. La percentuale ottenuta dal Pdl alle europee si è rivelata poco superiore al 35%. Un risultato ben al di sotto delle attese del Presidente del Consiglio, forte alla vigilia delle elezioni dei sondaggi in suo possesso. Ma ormai è storia risaputa, i sondaggi non sempre centrano l’andamento reale delle elezioni. Il voto europeo ha indicato una perdita per il Pdl di oltre due punti in percentuale rispetto alle politiche 2008 e soprattutto esce un po’ ridimensionata la figura di Silvio Berlusconi, costretto a subìre dagli italiani una battuta di arresto. Il risultato comunque resta di rilievo e non è il caso per coloro che sperano in un immediato cambio di rotta del nostro Paese lasciarsi andare in facili illusioni. E’ opportuno rimanere coi piedi per terra. Anche perché in casa del Partito Democratico non c’è aria di festa. Il leader Dario Franceschini probabilmente è riuscito a tener testa all’avversario, meglio di quanto fece il suo predecessore e compagno di partito Walter Veltroni ma la matematica non è una opinione. Il Pd perde quasi sei punti rispetto alle votazioni dello scorso anno e non è certo poco. Anzi. A brindare invece è l’Italia dei Valori e la Lega che ha superato la soglia del 10%. Mentre il partito guidato da Antonio Di Pietro ha quasi raddoppiato i voti rispetto alla precedente tornata elettorale. L’Unione di Centro conferma le sue posizioni, mentre i partiti della sinistra, dopo essere usciti di scena dal Parlamento italiano, non superano lo sbarramento del 4% rimanendo così esclusi anche dal Parlamento di Strasburgo. Lo stesso discorso vale per la lista Pannella-Bonino e per la Mpa-La destra. In aumento l’astensione al voto.

 Per i risultati potete consultare il sito del parlamento europeo (link).