Sciopero Genova, il Garante apre un procedimento contro i sindacati

L’Autorità di garanzia per gli scioperi ha deliberato l’apertura di un procedimento di valutazione del comportamento dei sindacati Faisa-Cisal, Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uil Traporti, in occasione delle giornate di astensione improvvisa dal servizio del personale Amt di Genova, che hanno paralizzato il traffico della città per cinque giorni.

FirenzeL’Autorità di garanzia per gli scioperi ha deliberato l’apertura di un procedimento di valutazione del comportamento dei sindacati Faisa-Cisal, Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uil Traporti, in occasione delle giornate di astensione improvvisa dal servizio del personale Amt di Genova, che hanno paralizzato il traffico della città per cinque giorni. Intanto, la Procura di Genova ha aperto tre i fascicoli in merito. Lo ha detto il procuratore capo, Michele Di Lecce. L’ultimo, contro ignoti, riguarda l’ipotesi di resistenza, danneggiamento, violenza o minaccia ad un corpo amministrativo e fa riferimento all’ ”occupazione” della sala rossa che ha interrotto i lavori del Consiglio comunale. Gli altri due fascicoli, empre contro ignoti, sono relativi all’interruzione del pubblico servizio legata allo sciopero selvaggio dei bus e al proiettile spedito in una busta indirizzata al presidente di Amt, Lino Ravera, e intercettata negli uffici postali dell’aeroporto.

Lavoro, nel 2012 oltre un milione i licenziamenti

FirenzeOltre un milione i lavoratori  licenziati nel 2012. A renderlo noto con tanto di numeri alla mano è il ministero del Lavoro. L’anno scorso i licenziamenti hanno raggiunto quota 1.027.462, con un aumento del 13,9% rispetto al 2011 (quando sono stati 901.796). Nel solo ultimo trimestre sono stati 329.259 in un aumento del 15,1% sullo stesso periodo del 2011. I licenziamenti registrati nel periodo riguardano sia quelli collettivi, sia quelli individuali (per giusta causa, per giustificato motivo oggettivo o soggettivo).  

 

Festival di Torino: Ken Loach rifiuta il premio in difesa dei lavoratori.

Ken Loach rifiuta il premio e decide di disertare la kermesse Torino Film Festival in difesa dei diritti dei lavoratori.

Firenze«È con grande dispiacere che mi trovo costretto a rifiutare il premio che mi è stato assegnato dal Torino Film Festival, un premio che sarei stato onorato di ricevere, per me e per tutti coloro che hanno lavorato ai nostri film». Con queste parole il regista inglese Ken Loach ha annunciato che non parteciperà al festival che inizierà domani. Il motivo? In una lettera il regista ha spiegato di essere stato contattato dai lavoratori del Museo Nazionale del Cinema, l’ente che amministra la kermesse, che gli hanno denunciato intimidazioni, maltrattamenti e licenziamenti conseguenti alla loro esternalizzazione. Alcuni servizi del Museo (pulizia e sicurezza) sono stati esternalizzati alla Cooperativa Rear che smentisce lo sfruttamento dei lavoratori e attraverso il presidente Laus, consigliere regionale in quota Pd, minaccia querele. 

 

Inps: i lavoratori “esodati” sono 390mila

In una relazione, inviata al ministero del Lavoro, l’Inps fa presente che i lavoratori esodati sono 390mila.

RomaI lavoratori definiti esodati – termine brutto – che potrebbero avere diritto ad andare in pensione sulla base delle vecchie regole secondo il decreto Salva Italia e il Milleproroghe sono 390.200: è quanto emerge dalla Relazione Inps al ministero del Lavoro inviata prima della firma del decreto che fissa a 65.000 la quota dei salvaguardati.

Riparte la disinformazione sull’articolo 18

E’ in atto una campagna di disinformazione sull’articolo 18, a breve la sua sepoltura?

FirenzeIn vista della discussione in Parlamento sul disegno di legge in materia di riforma del mercato del lavoro, è ripartita, con in testa il Corriere della Sera la campagna di disinformazione sui pretesi effetti negativi che la possibilità di reintegro del lavoratore licenziato avrebbe sulla gestione delle imprese e sugli investimenti, in particolare quelli di capitali esteri. Si dice, negando l’evidenza, che anche il nuovo articolo 18 impedirebbe i licenziamenti per motivi economici, laddove sia il testo vigente di questa norma che, a maggior ragione, quello risultante dalla riforma, li consentono ampiamente, sempre che com’è ovvio i motivi addotti siano veritieri. L’insistenza su questo punto della campagna disinformativa sta a confermare il vero obiettivo perseguito con l’abolizione della possibilità di reintegrazione: vale a dire la mano libera ai licenziamenti arbitrari, che avrebbero come unica sanzione il pagamento di un indennizzo del tutto conveniente per l’impresa.
Si dice che la libertà di licenziare favorirebbe l’afflusso di capitali esteri.

Ma di quali capitali? Non tutti gli investimenti esteri sono auspicabili. Vi sono quelli di natura finanziaria e speculativa che si risolvono nell’acquistare aziende sane, dotate di marchi appetibili e di avviamento vitale, per poi rivenderle con ampio profitto dopo averle alleggerite dei costi del personale, rendendo in più  possibile il suo ricambio con elementi graditi al compratore. Per questo tipo di investitori la libertà di licenziare è di importanza decisiva. Lo stesso dicasi per le operazioni di delocalizzazione che si risolvono nel licenziare i lavoratori italiani per rimpiazzarli, all’estero, con maestranze meno costose. Questi rischi dovranno essere ben presenti ai parlamentari chiamati a pronunciarsi sulla riforma che, pur mantenendo fermo il principio della tutela reintegratoria, ha certamente ampliato gli spazi per tentativi di ridurre arbitrariamente il fattore lavoro per finalità meramente speculative.

Firma: Domenico D’Amati

Fonte: Articolo 21

Il rovesciamento del diritto (fonte: Il Manifesto) 

In piazza per non sentirsi soli. Cgil, domani manifestazione nazionale a Roma.

Domani manifestazione a Roma, organizzata dalla Cgil.

RomaLa crisi economica, enorme nella sua vastità, investe tutti. Meglio, quasi tutti. Le conseguenze maggiori si riflettano sul bilancio delle famiglie, sui lavoratori e lavoratrici, un tempo impiegati con contratti a tempo indeterminato. Oggi, sempre più, padroneggia la precarietà e in tanti da lavoratori si sono ritrovati in cassa integrazione. Quando, va bene.  I giovani nelle vesti di perenni precari, questa al momento la loro unica certezza, non hanno, come le passate generazioni, le dovute tutele. E’ il popolo dei cassi integrati, dei licenziati, dei disoccupati che domani scenderà in piazza. Non saranno i soli a rendersi visibili per le vie di Roma. In piazza, anche padri e madri di famiglia, che sì un lavoro hanno ma il loro stipendio non è adeguato al costo della vita. Ma, se li senti parlare, si definiscono fortunati, privilegiati. E’ il sindacato della Cgil a organizzare la manifestazione. Intanto, alla vigilia, arrivano i numeri. Nel terzo trimestre di ques’anno, ci dicono le stime preliminari dell’Istat, il Pil è aumentato dello 0,6% rispetto ai tre mesi precedenti, rappresentando la prima crescita dopo cinque trimestri di dati negativi. Appunto, numeri. Confortanti? Forse. Coincidenza? Forse. Allo stesso tempo la più grande organizzazione sindacale ha messo in moto la propria macchina organizzativa, all’appello non risponderanno Cisl e Uil. La Cgil invece da un po’ di tempo è tornata a farsi sentire, dopo i tempi della concertazione. Nelle rispettive e rispettabili strategie di ogni sigla sindacale, al lavoro e nelle abitazioni in attesa di un impiego, i lavoratori non dovrebbero mai sentirsi soli o lasciati al destino di un mercato che conosce solo la logica dei numeri.