Nazismo, Cassazione: “Sui risarcimenti agli ex deportati decida il tribunale italiano”

Firenze – La Cassazione ha stabilito che spetta a una corte italiana decidere sulla questione del risarcimento dai crimini commessi in Italia dal Terzo Reich. I giudici hanno richiamato il verdetto della Corte Costituzionale che nel 2014 ha riaperto la strada alle richieste. I giudici ricomposero una sorta di gerarchia tra due principi fondamentali: l’immunità degli Stati e la tutela per i crimini di guerra e contro l’umanità, stabilendo che in base alla Costituzione italiana, il primo deve recedere rispetto al secondo. E quindi non si può consentire che per rispettare l’immunità degli Stati, chi ha subito “atti quali la deportazione, i lavori forzati, gli eccidi, riconosciuti come crimini contro l’umanità” veda negata la possibilità di accedere alla giustizia e di essere risarcito.

Un verdetto storico cui Berlino rispose che valeva la sentenza de L’Aia (3 febbraio 2012). Ovvero che non vi dovesse essere alcuna eccezione relativamente all’immunità degli Stati, per i crimini di guerra e quelli contro l’umanità. E in base a questo giudizio le denunce contro la Germania davanti al tribunale di un altro Stato fossero inammissibili. Oggi, la Cassazione ha accolto il ricorso degli eredi dei deportati costretti ai lavori forzati, che avevano fatto causa alla Repubblica Federale di Germania. E ha rinviato la decisione sui risarcimenti al tribunale di Bergamo, dove si stava svolgendo il processo.

Istat, povertà assoluta per 4 milioni e 598mila persone

Roma – Quattro milioni e 598mila italiani in condizioni di povertà assoluta: il 7,6% della popolazione residente in Italia nel 2015 è risultato sotto la soglia minima. Secondo l’analisi dell’Istat è il numero più alto dal 2005 e riguarda un milione e 582mila famiglie. Il report evidenzia che il fenomeno è in aumento al Nord soprattutto per l’ampliarsi del fenomeno tra i nuclei di soli stranieri, mentre diminuisce all’aumentare dell’età della persona di riferimento e del titolo di studio. L’incidenza si è mantenuta stabile negli ultimi tre anni per le famiglie, mentre è cresciuta se misurata in termini di persone: questo perché colpisce maggiormente i nuclei più numerosi.

Inquinamento, in Italia record di morti premature nell’Unione Europea

L’Italia è il Paese con il più alto numero di morti premature rispetto alla normale aspettativa di vita, a causa dell’inquinamento atmosferico.

FirenzeTra i 28 Paesi dell’Unione europea, l’Italia è quello con il più alto numero di morti premature rispetto alla normale aspettativa di vita a causa dellinquinamento dell’aria. Ad attestarlo è un rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea): la Penisola nel 2012 ha registrato 84.400 decessi di questo tipo, su un totale di 491mila a livello dll’Unione europea. Tre gli agenti killer responsabili del record negativo: le micro polveri sottili (Pm2.5), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono, quello presente nei bassi strati dell’atmosfera (O3). A questi inquinanti lo studio attribuisce rispettivamente 59.500, 21.600 e 3.300 morti premature in Italia.

Istat, aumenta il numero dei bambini che vivono in povertà assoluta: sono oltre un milione

In Italia sono in aumento i bambini che vivono in povertà assoluta.

Firenze I bambini che in Italia vivono in povertà assoluta sono 1 milione e 45mila: l’8,7% del totale. Secondo l’ultimo dossier Istat, il fenomeno interessa 571mila famiglie ed è in aumento: nel 2014 i minori in precarie condizioni economiche sono raddoppiati rispetto al 2011 e triplicati rispetto al 2008, anno di inizio della crisi. «Vivono in prevalenza in famiglie con un solo occupato – spiega l’Istat – con a capo una persona con basso profilo professionale o con basso titolo di studio. Il Mezzogiorno mostra l’incidenza più elevata ma circa la metà dei minori in povertà assoluta vive al Nord con famiglie composte da genitori stranieri e residenti in aree metropolitane».

Ilva, finita la latitanza di Fabio Riva. In serata arrestato a Fiumicino

Arrestato a Fiumicino Fabio Riva

Firenze Dopo due anni e mezzo finisce la latitanza di Fabio Riva, patron dell’Ilva di Taranto, su cui pende un mandato di cattura del tribunale pugliese. Rientrato in Italia, Riva è stato subito arrestato all’aeroporto di Fiumicino dagli agenti della polizia di frontiera. L’industriale, accusato di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e corruzione in atti giudiziari, è il principale imputato del processo “ambiente svenduto” ed è destinatario di un mandato di cattura firmato dal gip Patrizia Todisco il 26 novembre 2012. A Londra, dove aveva trovato rifugio per evitare il carcere, Fabio Riva era stato rintracciato dall’Interpol nei primi mesi del 2013 e liberato poco dopo il suo fermo su cauzione. Per due volte i giudici inglesi avevano dato il nulla osta per l’estradizione in Italia, ma in entrambe le situazioni l’industriale italiano aveva presentato appello.

Rispetto a due anni e mezzo la posizione di Fabio Riva, in Italia, è peggiorata: condannato dal tribunale di Milano a sei anni e mezzo di reclusione per truffa e dal tribunale di Taranto a sei anni per omicidio colposo e disastro ambientale. Quest’ultima condanna gli è stata inflitta perché ritenuto responsabile della morte di operai affetti da mesotelioma pleurico contratto per la presenza di amianto nello stabilimento.

Salari, Italia al nono posto in Unione Europea

Firenze Nel 2014, la retribuzione media di un italiano è stata pari a 28.977 euro lordi all’anno, ovvero 1.560 euro netti al mese, ma con “una differenza notevole in base al ruolo ricoperto e al livello contrattuale”: lo stipendio di un amministratore delegato arriva ad essere equivalente a 11,2 volte quello di un operaio. A fotografare il mercato delle retribuzioni in Italia è il Jp Salary Outlook 2015, rapporto redatto dall’Osservatorio di JobPricing, portale che fa riferimento alla società di consulenza Hr Pros. I quasi 29mila euro di retribuzione annua lorda collocano l’Italia al nono posto tra i 15 Paesi della zona euro, in linea con i dati Ocse.

Amianto, l’Italia lo importa dall’India. Indaga Guariniello.

L’Italia ha importato dall’India, nonostante i divieti previsti dalla legge del 1992, l’amianto.

FirenzeNonostante i divieti imposti dalla legge – numero 257, 27 marzo 1992 – l’Italia nel 2012 ha importato dall’India ingenti quantità di amianto. Il pm Raffaele Guariniello ha avviato un’inchiesta per appurare eventuali responsabilità nella gestione dei canali di importazione di amianto e nell’impiego del materiale. Al momento non ci sono indagati, né ipotesi di reato. Addirittura il nostro Paese risulterebbe il principale importatore di asbesto (1040 tonnellate nel biennio 2011-2012). Le importazioni sono state confermate dall’Agenzia delle Dogane, interpellata dal magistrato torinese, il quale vuole verificare se è stata violata proprio la legge del 1992 che vieta l’uso dell’amianto nel territorio nazionale. Le aziende importatrici sono una decina e utilizzano il materiale per comporre guarnizioni per freni e frizioni o lastre e pannelli. 

Evasione, Iva: dal 2007 al 2010 non sono stati pagati 231 miliardi di euro

Dal 2007 al 2010 in Italia l’Iva evasa ha raggiunto quota 231 miliardi di euro

Firenze In tre anni, dal 2007 al 2010, in Italia l’Iva evasa ha toccato quota 231 miliardi di euro. Lo calcola l’Agenzia delle Entrate nella sua analisi sul tax gap, cioè la differenza tra l’ammontare delle imposte che l’amministrazione fiscale avrebbe dovuto raccogliere e quello che ha effettivamente incassato. Il 77% dell’imponibile non versato, si legge, è legato ai consumi finali delle famiglie, contro il 23% riconducibile alle imprese. Il mancato pagamento dell’imposta, al Sud e nelle isole, vale 83 miliardi di euro (circa il 35% del totale). Seguono il Nord-Ovest, che pesa per il 27% del “buco”, il Nord-Est (21%) e il Centro (17 per cento).

Shoah, chiuso da quattro anni il padiglione italiano nel memoriale di Auschwitz

Firenze L’Italia è l’unico Paese a non aver versato alcun contributo alla Fondazione di Auschwitz per perpetuare la memoria dell’Olocausto del quale furono vittime anche 7.500 ebrei italiani. Inoltre il padiglione italiano al Block 21 del lager di Auschwitz è chiuso da quattro anni. A denunciare questa situazione è lo storico Marco Patricelli, autore del libro “Il volontario”, edito da Laterza, e dedicato al capitano polacco Witold Pilecki che per primo informò il mondo sugli orrori nazisti perpetrati ad Auschwitz.

Fiat, Marchionne: “Con questo mercato, c’è uno stabilimento di troppo in Italia”.

Firenze«Se le attuali capacità di assorbimento in Europa resteranno uguali nei prossimi 24, 36 mesi, c’è uno stabilimento di troppo in Italia. Se riusciamo a indirizzare la capacità produttiva verso l’America, questo problema scompare: ma abbiamo bisogno di tranquillità per produrre in Italia». Ad affermarlo è Sergio Marchionne che, dopo la diffusione dei dati disastrosi di ieri in merito al mercato dell’auto, ha affrontato, durante la presentazione della 500L a Torino, il tema degli investimenti in Italia da «confermare a seconda dell’andamento del mercato, che non è mai stato così basso».

Marchionne ha detto di nuovo la sua sulla vicenda dei lavoratori dello stabilimento di Pomigliano, nei confronti dei quali il Tribunale di Roma ha riconosciuto la “discriminazione” da parte della Fiat obbligando la stessa azienda ad riassumere 145 lavoratori iscritti alla Fiom. «A Pomigliano non abbiamo fatto alcuna discriminazione, abbiamo assunto 20 lavoratori che nel 2010 erano iscritti alla Fiom – ha sottolineato Marchionne – Domani presenteremo appello» (link).