Istat, “Italia sotto la media per produttività e istruzione. Ma la spesa per il welfare è più alta e calano i reati”.

Firenze – Per mercato del lavoro, crescita di produttività e formazione l’Italia è al di sotto della media europea, ma i reati sono in calo, il sovraffollamento delle carceri è in diminuzione e si sono registrati passi in avanti sia in tema di eccellenze agroalimentari (con il maggior numero di riconoscimenti Dop, Igp e Stg assegnati dall’Unione europea) sia per quanto riguarda la tutela dell’ambiente, la salute e il welfare. È quanto emerge dalla nona edizione del rapporto dell’IstatNoi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo“, che mette in luce la posizione dell’Italia in Europa e le differenze regionali  attraverso una selezione di indicatori statistici articolati in sei aree e 19 settori che spaziano dall’economia alla cultura, all’occupazione, alle condizioni economiche delle famiglie, alla finanza pubblica, all’ambiente.

Istat, povertà assoluta per 4 milioni e 598mila persone

Roma – Quattro milioni e 598mila italiani in condizioni di povertà assoluta: il 7,6% della popolazione residente in Italia nel 2015 è risultato sotto la soglia minima. Secondo l’analisi dell’Istat è il numero più alto dal 2005 e riguarda un milione e 582mila famiglie. Il report evidenzia che il fenomeno è in aumento al Nord soprattutto per l’ampliarsi del fenomeno tra i nuclei di soli stranieri, mentre diminuisce all’aumentare dell’età della persona di riferimento e del titolo di studio. L’incidenza si è mantenuta stabile negli ultimi tre anni per le famiglie, mentre è cresciuta se misurata in termini di persone: questo perché colpisce maggiormente i nuclei più numerosi.

Povertà, Istat: Indigenti sono 4,1 milioni

Firenze Il 5,7% delle famiglie italiane è in una condizione di povertà assoluta, cioè non può permettersi di acquistare un paniere di beni e servizi considerati essenziali per una determinata famiglia per uno standard di vita minimamente accettabile. Lo scorso anno la percentuale si è stabilizzata dopo due anni consecutivi di aumento, ma gli indigenti restano 4,1 milioni, pari al 6,8% della popolazione residente. A rilevarlo è un rapporto dell’Istat, che mette in luce anche forti differenze tra le diverse aree del Paese: se al Nord la povertà assoluta si ferma al 4,2%, al Sud la percentuale è dell’8,6%, più del doppio.

Istat: “Povertà assoluta per 10 milioni di italiani”

Roma – Sono oltre 6 milioni i poveri in Italia. E’ quanto emerge nell’ultimo report dell’Istat che classifica circa il 10% della popolazione come poveri assoluti, ovvero coloro che “non riescono ad acquistare beni e servizi per una vita dignitosa”. Se al conteggio si uniscono le persone che vivono in condizioni di povertà relativa, si arriva al 16,6% della popolazione, ovvero circa 10 milioni e 48mila italiani. L’Istituto di statistica conferma quanto era stato rilevato dalla Caritas, che aveva già raccontato quando la situazione stesse peggiorando al centro nord, nelle famiglie con due figli e tra gli under 35.

I salari crescono la metà dell’inflazione. E la disoccupazione aumenta

A ottobre salari in crescita dell’1,7%, l’inflazione è al 3,4%. Il tasso di disoccupazione è arrivato all’8,5%

Roma – Nel mese di ottobre l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie registra una variazione nulla rispetto al mese precedente e un incremento dell’1,7% rispetto a ottobre 2010. Lo rende noto l’Istat. Nella media del periodo gennaio-ottobre 2011, aggiunge la nota, l’indice è cresciuto dell’1,8% rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente. Ma ciò che colpisce è che cresce la forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,7%) e il livello d’inflazione (+3,4%), toccando una differenza pari a 1,7 punti percentuali. Il precedente record era a 1,3 punti percentuali. Si tratta del divario più alto almeno dal 1997. E’ quanto risulta dal confronto dei dati Istat.

A ottobre è salito ancora anche il tasso di disoccupazione, arrivato all’ 8,5% (+0,2% rispetto a settembre). Si tratta del livello più alto da maggio 2010 quando si era attestato all’ 8,7%. Si è fermato invece allo 0,1% l’ aumento della disoccupazione nel confronto con l’ anno precedente.

Lavoro notturno, in aumento gli infortuni

Una crescita del 7,2% rispetto al 2009, con un picco dell’8,6% in più per gli infortuni subiti dalle donne.

Roma – Aumentano gli infortuni sul lavoro in orario notturno. Lo dicono i dati dell’Inail: “Nel 2010 si sono registrati 19.565 casi, in aumento rispetto al 2009 del 7,2% e in controtendenza rispetto alle variazioni dei due anni precedenti”. Secondo l’istituto l’incremento delle denunce nell’ultimo anno fa seguito alla lenta ripresa delle attività notturne del settore industriale. In crescita anche gli infortuni subiti dalle donne, il 23% del totale con un incremento dell’8,6%.

Nel 2010, secondo i dati Istat, i lavoratori notturni sono stati 1,9 milioni, l’8,5% del totale degli occupati. Le donne rappresentano il 28,6%, quota inferiore rispetto al 40,3% registrato per tutti i lavoratori. Fra gli occupati il 30% e’ impiegato esclusivamente in orario notturno, mentre il 70% e’ turnista (di questi i tre quarti hanno lavorato di notte una sola volta nel corso del mese).

http://www.inail.it/repository/ContentManagement/node/N670420288/Dati%20Inail%20N10_2011.pdf

Disoccupazione record nel 2010: 8,4%. Al sud senza lavoro 4 donne giovani su 10.

Firenze Disoccupazione record nel 2010. Secondo l’Istat, la percentuale di chi non ha un lavoro l’anno scorso è balzata all’8,4% dal 7,8% del 2009. E’ il dato medio annuo più alto dall’inizio delle serie storiche omogenee, ovvero dal 2004. Il tasso di disoccupazione nel quarto trimestre del 2010 si è portato a quota 8,7%, era stato pari all’8,6% nello stesso periodo del 2009. La disoccupazione colpisce soprattutto i giovani. Il tasso medio del 2010 per gli under 24 cresce di 2,4 punti percentuali, portandosi al 27,8%, con un massimo del 40,6% per le donne residenti nel Mezzogiorno. Nel quarto trimestre del 2010 il tasso di disoccupazione giovanile si è attestato al 29,8% (era al 27,9% nello stesso periodo del 2009).

Qualche miglioramento si è avuto a febbraio 2011, quando la percentuale dei senza lavoro è scesa all’8,4%, con una diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto a gennaio e di 0,1 punti su base annua. L’Istituto di statistica spiega che il calo avviene in un contesto di ripresa dell’inattività. A febbraio gli occupati sono 22,814milioni, in aumento dello 0,1% (17 mila unità) rispetto a gennaio 2011. Nel confronto con l’anno precedente l’occupazione è, però, in calo dello 0,3% (-65 mila unità). La diminuzione, sottolinea l’Istat, riguarda la sola componente maschile. Il tasso di occupazione è così pari al 56,7%, invariato rispetto a gennaio e in calo di 0,3 punti rispetto a febbraio 2010. Quanto ai disoccupati, il loro numero, pari a 2,088 milioni, registra una diminuzione del 2% (-43 mila unità) rispetto a gennaio. Sia la componente maschile sia quella femminile risultano in flessione. Su base annua la diminuzione del numero di disoccupati è dell’1% (-21 mila unità). Inoltre, fa sapere l’Istituto, gli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumentano dello 0,1% (21 mila unità) rispetto al mese precedente. Mentre il tasso di inattività, dopo la crescita dei tre mesi precedenti, resta stabile al 38%.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

In piazza per non sentirsi soli. Cgil, domani manifestazione nazionale a Roma.

Domani manifestazione a Roma, organizzata dalla Cgil.

RomaLa crisi economica, enorme nella sua vastità, investe tutti. Meglio, quasi tutti. Le conseguenze maggiori si riflettano sul bilancio delle famiglie, sui lavoratori e lavoratrici, un tempo impiegati con contratti a tempo indeterminato. Oggi, sempre più, padroneggia la precarietà e in tanti da lavoratori si sono ritrovati in cassa integrazione. Quando, va bene.  I giovani nelle vesti di perenni precari, questa al momento la loro unica certezza, non hanno, come le passate generazioni, le dovute tutele. E’ il popolo dei cassi integrati, dei licenziati, dei disoccupati che domani scenderà in piazza. Non saranno i soli a rendersi visibili per le vie di Roma. In piazza, anche padri e madri di famiglia, che sì un lavoro hanno ma il loro stipendio non è adeguato al costo della vita. Ma, se li senti parlare, si definiscono fortunati, privilegiati. E’ il sindacato della Cgil a organizzare la manifestazione. Intanto, alla vigilia, arrivano i numeri. Nel terzo trimestre di ques’anno, ci dicono le stime preliminari dell’Istat, il Pil è aumentato dello 0,6% rispetto ai tre mesi precedenti, rappresentando la prima crescita dopo cinque trimestri di dati negativi. Appunto, numeri. Confortanti? Forse. Coincidenza? Forse. Allo stesso tempo la più grande organizzazione sindacale ha messo in moto la propria macchina organizzativa, all’appello non risponderanno Cisl e Uil. La Cgil invece da un po’ di tempo è tornata a farsi sentire, dopo i tempi della concertazione. Nelle rispettive e rispettabili strategie di ogni sigla sindacale, al lavoro e nelle abitazioni in attesa di un impiego, i lavoratori non dovrebbero mai sentirsi soli o lasciati al destino di un mercato che conosce solo la logica dei numeri.