Ilva, continuano gli incidenti sul lavoro. Tre infortuni negli ultimi due giorni

L’incidente più grave è occorso a un operaio precipitato da un ponteggio. Per trasportarlo in ospedale ci sono volute oltre due ore.

Taranto – Tre incidenti sul lavoro negli ultimi due giorni allo stabilimento dell’Ilva di Taranto. Oggi l’operaio Luigi Papa, mentre era impegnato nella chiusura di un rotolo di acciaio nell’area del terzo sporgente del porto, gestito dal Siderurgico, e’ scivolato cadendo su un altro rotolo di lamiera e battendo la spalla. Ieri sera alle 19 l’operaio P.B., 52 anni, dipendente di una ditta esterna, la Deca, impegnato con alcuni colleghi in una saldatura nell’area dei parchi minerali e’ stato colpito allo stomaco da un tubo. L’incidente più grave è occorso a Benedetto Montemurro, 35 anni, operaio del siderurgico e addetto alla manutenzione,  precipitato da un ponteggio e caduto in un convertitore all’interno dell’acciaieria 1, rimanendo ferito. Per trasportarlo in ospedale ci sono volute oltre due ore. Le segreterie provinciali Fim, Fiom e Uilm di Taranto hanno proclamato uno sciopero.

Ilva, ancora un incidente sul lavoro. Enrico Bondi nominato commissario straordinario

Un operaio gravemente ferito nel reparto finitura della produzione lamiere. Domenica 7 manifestazione contro l’inquinamento a Taranto. Il 9 aprile la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla costituzionalità della legge 421

Taranto – Ancora un incidente sul lavoro all’Ilva. È accaduto nella mattinata di venerdì nel reparto finitura della Pla2 (Produzione lamiere). Gli operai stavano sistemando delle barre laterali all’impianto quando, per cause in corso d’accertamento, è partita una delle lamiere ed un operaio si è trovato con il piede incastrato tra un rullo e la lamiera. L’uomo ha riportato ferite gravi ed è stato ricoverato in ospedale.

Aumentano le adesioni alla manifestazione contro l’inquinamento organizzata da cittadini e associazioni ambientaliste di Taranto per domenica 7 aprile. Hanno annunciato la loro adesione anche gli Ordini professionali di medici, farmacisti ed infermieri.

Novità in arrivo anche nella struttura societaria. Il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, ha confermato l’ingresso nella rinnovata struttura di Enrico Bondi con il ruolo di amministratore delegato. Bondi, ex supercommissario della spending review, ha già firmato un contratto di consulenza. Per la prima volta si è parlato ufficialmente di un ridimensionato del ruolo della famiglia Riva nell’assetto societario del gruppo, che finora era stato guidato a conduzione familiare. Il tutto in attesa del 9 aprile, data in cui la Corte Costituzionale si pronuncerà sull’incostituzionalità della legge 421.

Taranto, lutto cittadino per l’operaio morto. Lacrime e rabbia al funerale

“E’ stato un incidente drammatico”, ha detto il direttore dell’Ilva. Nelle morti causate negli ultimi mesi dallo stabilimento vanno inclusi anche i decessi per inquinamento: così si arriva a venti vittime.

Taranto – Lacrime e rabbia ai funerali di Ciro Moccia, l’operaio deceduto ieri a Taranto. La chiesa di Santa Maria Galesa nel rione Paolo VI è stata gremita dalla folla e i rappresentanti del comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti hanno polemicamente accolto l’arrivo dei rappresentanti istituzionali sul sagrato della chiesa: “Non fate passerelle, non ne vogliamo” (le immagini). “E’ stato un incidente drammatico, che ci ha coinvolti tutti quanti, molto doloroso”, queste le parole del direttore dell’Ilva Antonio Lupoli. In città è stato proclamato il lutto cittadino. Quello di Moccia, ha scritto il giornalista e scrittore Giuliano Pavone, non è il terzo decesso nell’Ilva degli ultimi mesi. E’, piuttosto, la ventesima. Nel macabro conteggio vanno infatti inclusi anche i circa diciassette morti attribuibili all’inquinamento.

Ilva, ancora un decesso sul lavoro

Ciro Moccia, 42 anni, è morto dopo essere precipitato da una precaria passerella in lamiera. E’ la terza vittima negli ultimi quattro mesi.

Taranto – Un altro incidente mortale sul lavoro si è verificato all’Ilva di Taranto. Ciro Moccia, 42 anni, è morto dopo essere precipitato da una precaria passerella in lamiera che probabilmente non era agganciata e ha ceduto. Un volo da una decina di metri. Con lui è caduto anche Antonio Liddi, 46 anni, ricoverato in gravi condizioni ma non in pericolo di vita.

L’incidente è avvenuto nella batteria 9 delle cokerie, una delle batterie ferme proprio perché è in rifacimento. Per questa ennesima tragedia sono stati emessi, su disposizione del pm Antonella De Luca, otto avvisi di garanzia con l’ipotesi di reato di omicidio colposo nei confronti di dipendenti dell’Ilva e della Mr e del direttore del siderurgico, Antonio Lupoli.

Moccia è la terza vittima di incidenti sul lavoro avvenuti negli ultimi 4 mesi nel siderurgico. Il 30 ottobre ha perso la vita un addetto al movimento ferroviario del siderurgico, Claudio Marsella, rimasto schiacciato fra due convogli mentre effettuava una manovra di aggancio, mentre il 28 novembre, a causa di un tornado abbattuttosi sullo stabilimento, morì il gruista Francesco Zaccaria in servizio nell’area portuale dell’Ilva, la cui cabina fu letteralmente sdradicata da una tromba d’aria e finì in mare dove fu poi recuperata dai sommozzatori qualche giorno dopo.

Thyssen, grave un operaio.

Un operaio di 28 anni è rimasto gravemente ferito nella notte nello stabilimento della Thyssenkrupp Acciai speciali di Terni.

Firenze Un operaio di 28 anni è rimasto gravemente ferito nella notte nello stabilimento della Thyssenkrupp Acciai speciali di Terni. Il lavoratore era impegnato a una saldatura nel reparto in cui viene prodotto acciaio inossidabile. Al momento dell’incidente, il giovane si trovava su una passerella, protetta da alcune balaustre, quando è accaduto un qualcosa che è in fase di accertamento. A dare l’allarme è stato un suo compagno di lavoro. Il lavoratore ha riportato diverse ferite e lo schiacciamento della gamba destra. 

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La Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro

Due milioni e trecentomila morti ogni anno. Il tema di quest’anno è “Rischi emergenti e nuove forme di protezione”

Roma – Si celebra oggi la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, promossa per il 28 aprile, dal 2003, dall’Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro) per diffondere una cultura della prevenzione e del lavoro ‘dignitoso’ in tutto il mondo.

A livello mondiale 6300 persone muoiono ogni giorno a causa di un incidente o di una malattia correlata al lavoro, per un bilancio annuale che è stimato in 2 milioni e 300 mila morti.

In Italia, secondo i dati Inail del primo semestre 2009, gli infortuni e le morti sul lavoro sono diminuiti rispettivamente dell’11,1% e del 13,1% rispetto allo stesso periodo del 2008. Ma le statistiche non possono confortare più di tanto quando si parla di vite umane: i 1000 morti e gli 800 mila infortuni sul posto di lavoro che si verificano ogni anno nel nostro Paese sono dati che non possono e non devono lasciare indifferenti.

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Incidente mortale sul lavoro a Prato

La vittima è un operaio rumeno di 55 anni. E’ caduto da 12 metri di altezza.

Prato – Una nuova morte sul lavoro nella città di Prato, sede del Comitato Casa della Cultura Enzo Biagi. E’ successo questa mattina in un’azienda di via del Ferro, ai confini del Macrolotto 2.  La vittima è un operaio rumeno di 55 anni, Nekula Manolake, che è caduto da un altezza di circa 12 metri mentre stava lavorando alla bonifica del tetto in eternit della ditta Fipal, che si occupa della distribuzione di prodotti alimentari.

Il Comitato Casa della Cultura Enzo Biagi esprime le condoglianze ai familiari dell’operaio deceduto.

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Incidenti sul lavoro, tre morti alla Saras (Sardegna).

Tre operai sono morti questo pomeriggio alla Saras che si trova in Sardegna.

FirenzeTre operai sono morti questo pomeriggio all’interno degli impianti della raffineria Saras nel comune di Sarroch in provincia di Cagliari. La raffineria, di proprietà della famiglia Moratti, è tra le più importanti d’Europa. La Saras è stata fondata da Angelo Moratti nel 1962. Sul posto sono intervenuti i medici del 118 ma per i tre operai non c’era più niente da fare. Adesso spetterà al medico legale stabilire le cause del decesso e alla magistratura spetterà il compito di indagare sull’incidente (link).

Primo Maggio, da festeggiare c’è ben poco

FirenzeI padri perdono il lavoro, i giovani sperano in un impiego stabile. In quella stabilità garantita alle generazioni passate. L’universo femminile, più esposto ai ricatti di varia natura, non vede ancora l’alba della propria emancipazione. La responsabilità ricade in un mercato senza anima che accentua in modo costante il divario fra chi ha di più e chi invece possiede sempre meno. Dopo il crollo delle ideologie, la maggioranza del popolo occidentale, e non solo, avverte un senso di insicurezza, figlio di un tessuto sociale frantumato, diviso e sempre più distante da logiche fondate sulla solidarietà e la collaborazione. A rendere ancora più complicato tale scenario, ci ha pensato la crisi economica. La bufera si è abbattuta nell’ultimo trimestre 2008, persiste ad oggi e non sappiamo quando terminerà. Un fatto però è già stato accertato e nel commentarlo tutti parliamo la stessa lingua. Molte aziende, anche colossi internazionali, hanno chiuso e il primo effetto drammatico è ricaduto sui lavoratori, licenziati e quando è andata bene in cassa integrazione o mobilità. Vorremmo pensare che fosse finita qui ma forse non sarà così. Di certo non è così il numero degli incidenti sul lavoro nel nostro Paese. Ogni giorno assistiamo inermi ad un infortunio. Dall’inizio dell’anno ad ora si registrano 345810 infortuni, 8645 invalidi e 345 morti (fonte Articolo 21). Cifre ahimé provvisorie. Anche in questo caso vorremmo pensare che fosse finita qui. Altrettanto vorremmo fare per i diritti dei lavoratori che nell’era globale si sono visti scippare di mano diversi di questi diritti, conquistati con lotte, a volte anche aspre, da parte di coloro che li hanno preceduti. In sostanza, siamo di fronte ad un periodo storico che ha annullato la classe media, molte persone stanno o sono già scivolate nella fascia della povertà e ha cancellato sul nascere i sogni di tante persone, speranzose di fare un lavoro e costrette invece a farne un altro. Per quest’ultimo appunto, in verità, la storia ha sempre concesso poco al popolo. A più riprese l’essere umano è stato costretto a porre in cima alle sue priorità le esigenze della vita quotidiana, rinviando ad un domani l’eventuale libertà di scelta. In questo contesto oggi si celebra il Primo Maggio, ma da festeggiare c’è ben poco, da riconquistare molto. Viviamo questa giornata come momento di incontro e di speranza nel tentativo di ritrovare in prospettiva la via della solidarietà, della collaborazione. Lasciamo ad altri il senso del rito, della passerella e proviamo a tramutare in confronto il risentimento, il rancore e la delusione dei lavoratori verso i partiti della sinistra (che c’era), i sindacati e un mercato che tutto è, tranne che libero.