Eternit, parlano i difensori di Etex e De Cartier. Novità dal tavolo tecnico sui risarcimenti.

Torino - Nuova udienza al processo d’appello Eternit. Oggi sono proseguite le arringhe dei responsabili civili, le società chiamate a rispondere in solido con gli imputati degli eventuali risarcimenti che il tribunale potrebbe decidere di riconoscere a chi ha subito danni a causa della attività della multinazionale dell’amianto. Sono intervenuti il difensore di Etex (società belga collegata a de Cartier) e uno dei due avvocati del belga Jean Louis de Cartier per affrontare proprio l’argomento delle richieste delle parti civili.

Intanto si registrano novità anche sul versante dei risarcimenti. L’Inail farà da «apripista» per il recupero delle provvisionali, gli anticipi sui risarcimenti che la giustizia italiana ha riconosciuto alle partiti civili. «Ma anche lo Stato dovrà fare la propria parte e noi non ci stancheremo di chiedere la piena attuazione della sentenza, non solo con la condanna penale ma anche dando concretezza ai risarcimenti». Lo ha detto Bruno Pesce, coordinatore del Comitato Vertenza Amianto dopo la conclusione del tavolo tecnico convocato alla sede Inail di Roma. «Il tavolo tecnico, istituito dal Ministero del Lavoro con il Ministero della Salute e le altre amministrazioni interessate e i soggetti danneggiati, è previsto negli obiettivi del Piano nazionale amianto»,  sottolinea un comunicato diffuso dal ministero della Salute. Piano che sarà presentato l’8 aprile a Casale.

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Strage di Viareggio, ammesse 117 parti civili

Lucca - Il gup di Lucca ha accolto 117 richieste su 120 di parte civile all’udienza preliminare per la strage di Viareggio, respingendo le richieste dei legali di Ferrovie dello Stato. Accolte le richieste di familiari delle vittime, sindacati, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, Inail, Comune di Viareggio, Provincia di Lucca e Regione Toscana. Escluse la rivista dei macchinisti ‘Ancora in marcia’, un’assicurazione e l’ associazione fra i familiari delle vittime ‘Il mondo che vorrei’, che può però partecipare al processo come parte lesa. Non si e’ ancora costituita, invece, l’Avvocatura dello Stato, in quanto sia per la Presidenza del Consiglio, sia per i Ministeri dell’Ambiente e quello delle Infrastrutture sono in corso delle trattative con le compagnie assicurative.

La terza udienza preliminare si era aperta con il volantinaggio dei familiari delle vittime della strage. Alla fine i familiari hanno manifestato soddisfazione per la decisione del Gup.

L’udienza preliminare riprenderà il 3 giugno e non è escluso che alcuni imputati possano richiedere il rito abbreviato, che prevede la riduzione di un terzo della pena.

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Eternit, tocca alle parti civili. La Regione Piemonte: picco dei tumori nei prossimi 15 anni

Torino - Continuano a ritmo serrato le udienze del processo d’appello Eternit. Dopo le conclusioni dell’accusa da oggi parlano le parti civili, che occuperanno anche le udienze della prossima settimana. Tra gli altri ha parlato anche Cosimo Maggiore, legale della Regione Piemonte, che ha chiesto la conferma della pena di 16 anni a testa inflitta ai due imputati, Stephan Schmidheiny e Jean Louis de Cartier, e del risarcimento per l’ente, 20 milioni di euro a testa. L’avvocato ha aggiunto che “a Casale Monferrato il picco di tumori da esposizione all’amianto si verifichera’ nei prossimi 15 anni”. Si riprende lunedì.

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Sicurezza sul lavoro, nessuna buona notizia

Firenze - ll giorno 28 aprile sarà la giornata mondiale della Sicurezza sul Lavoro, un giorno sui cui riflettere e cercare di comprendere, nella sua complessità, il triste fenomeno delle morti per infortunio sul lavoro in Italia.
Dal 1 gennaio 2008, dopo la tragedia della Thyssenkrupp di Torino in cui morirono bruciati vivi sette operai, ho dedicato buona parte del mio tempo libero all’Osservatorio Indipendente di Bologna per monitorare i morti sul lavoro in Italia.

In poco tempo di raccolta dei dati delle vittime come la loro attività, età, luogo dell’evento, mi sono accorto della disinformazione e del pressapochismo con i quali vengono affrontate queste tragedie da parte di tutti gli organi competenti e dell’informazione.
Sul fenomeno ci sono molti luoghi comuni e purtroppo anche tanti interessi economici.
Dal mio osservatorio privilegiato posso affermare, documenti alla mano, che non è affatto vero che i morti sul lavoro stanno calando, solo tra il 2008 e il 2009 abbiamo registrato un leggero calo mentre nel 2011 l’aumento è stato dell’11,5% rispetto al 2010 e l’anno scorso sono stati superati sui luoghi di lavoro addirittura i morti del 2008. Nel 2011 sono morti sui luoghi di lavoro oltre 650 lavoratori, più di 1100 aggiungendo quelli deceduti sulle strade e in itinere; 139 agricoltori sono morti schiacciati dal trattore e in questa categoria si supera il 30% di tutti i morti sul lavoro se si considerano anche altre cause di decesso per infortunio.

Quando penso a queste morti mi viene una grande rabbia. Basterebbero pochi lavori mirati sulla cabina dei vecchi trattori senza protezioni, che impediscono al guidatore di essere sbalzato fuori in caso di manovra errata, per salvare la maggior parte degli agricoltori. Purtroppo il nostro Parlamento è impegnato in cose ben più importanti della tutela dei propri cittadini. Occorrerebbe anche sottoporre ad una visita medica d’idoneità chi si mette alla guida ad una certa età: i trattori sono “mostri” che non perdonano il più piccolo errore e il territorio in gran parte collinare del nostro paese con i riflessi poco pronti sono componenti micidiali.

Un’altra categoria che paga un prezzo elevatissimo di sangue è l’edilizia. La maggior parte degli edili muore cadendo dall’alto ed a morire sono quasi tutti stranieri o meridionali, anche nei cantieri del centro-nord. Le vittime lavorano in piccole e piccolissime aziende dove è difficile vedere indossare anche il casco. Gli stranieri morti per infortuni sul lavoro sono oltre il 13% del totale. Questi lavoratori spesso non parlano l’italiano e non conoscono neppure le più semplici norme di autotutela. In questo caso occorrerebbe l’obbligo di frequenza a corsi sulla sicurezza e un esame d’idoneità prima di impiegarli in lavori pericolosi. Qualche volta è l’artigiano proprietario dell’impresa a morire per infortunio. Noto spesso, da parte di chi ha altri interessi, il tentativo di scaricare sui lavoratori la responsabilità delle tragedia. Ma il proprietario o il superiore che spesso lavora con la vittima è responsabile della sua integrità fisica ed ha l’obbligo di far indossare le protezioni, pena anche il licenziamento degli inadempienti. Ma ciò, oltre ad avere un costo, rallenta i lavori e quindi si preferisce trascurare l’aspetto della sicurezza per accelerare i lavori e aumentare il margine di guadagno.

I morti nelle fabbriche sono intorno al 10% sul totale: anche nell’industria, come nei cantieri, a morire sono soprattutto lavoratori di aziende artigiane, dove il sindacato non è presente. Nei grandi cantieri e nelle fabbriche dove c’è un responsabile della Sicurezza le morti per infortuni si contano sulle dita di una mano, nonostante gli addetti siano milioni. Numerosi sono anche i morti nei servizi all’impresa. Spesso si ha un controllo molto efficace sulla sicurezza tra i dipendenti, ma nessuno tra i lavoratori esterni e gli artigiani chiamati a svolgere lavori di manutenzione.

Purtroppo anche quest’anno assistiamo ad un numero elevatissimo di morti, siamo già ad oltre 150 dall’inizio dell’anno solo sui luoghi di lavoro, e oltre 300 contando i decessi sulle strade e in itinere.
Le statistiche ufficiali ci dicono che anche il 2011 è stato “migliore” del 2010, con un calo dei morti sul lavoro rispetto al 2010 di oltre il 4%, cosa non vera, anche sui morti sul lavoro si tira la coperta dove fa più comodo. C’è da chiedersi come mai l’Osservatorio Indipendente di Bologna registra molti morti in più, mentre le statistiche ufficiali mediamente il 15% in meno tutti gli anni. Su questo punto occorre fare la massima chiarezza. Il calo dei morti per infortuni sul lavoro registrato dalle statistiche ufficiali, ma non dall’Osservatorio è sulle strade e in itinere, ma non sui luoghi di lavoro, e questo non per una migliore prevenzione, ma per merito di automobili tecnologicamente più sicure che per fortuna vengono comprate anche dai lavoratori una volta rottamate le vecchie. Questo significa che in realtà i controlli sui posti di lavoro sono diminuiti e i morti aumentati, e che nessuno può esultare per un risultato positivo che non esiste.

L’Osservatorio Indipendente di Bologna segnala come morti sul lavoro tutti i lavoratori che muoiono mentre lavorano, indipendentemente da chi sono, dal lavoro che svolgono e dalla loro posizione assicurativa. L’Inail  probabilmente considera morti sul lavoro solo i suoi assicurati: non sono assicurati all’Inail i tantissimi agricoltori che muoiono in tarda età e già pensionati che rimangono schiacciati dal trattore, chi lavora in nero, i militari ecc. Non sono inseriti tra le vittime i contenziosi, fino alla conclusione del processo che quasi sempre dura anni. In pratica noi registriamo tutti gli anni oltre un centinaio di morti sui luoghi di lavoro in più.

I morti sul lavoro in “nero” meritano un approfondimento particolare, spesso sono lavoratori sfruttati da terzi. Qualche volta ci sono anche tentativi di far passare l’infortunio mortale come una disgrazia avvenuta altrove. Ma in diversi casi sono la faciloneria e l’improvvisazione le causa della morte di tanti che lavorano in “nero”. Ad esempio spesso accade che si chiamino parenti, amici e conoscenti “esperti” per fare lavori di potatura di alberi che poi travolgono i malcapitati, oppure ci si improvvisa muratori e si cade dai tetti, oppure guidando trattori come già evidenziato in precedenza, e si potrebbe continuare con innumerevoli altre situazioni. Chi commissiona questi lavori non si rende conto delle gravissime conseguenze a cui va incontro in caso d’infortunio mortale.
Come si evince il fenomeno è molto complesso e con molte sfaccettature.

Tra pochi giorni ci sarà il 1° maggio, il giorno di festa dei Lavoratori, ma credo che ci sia poco da festeggiare. Un governo classista, non eletto dai cittadini, appoggiato da partiti di destra, di centro e di sinistra, ha preso misure a senso unico per risanare il paese: è stata bloccata la contingenza sulle pensioni superiori a 100 euro, stravolta la normativa sull’articolo 18 che rende più facili i licenziamenti senza giusta causa, reintrodotta una tassa sulla prima casa e triplicata quella per le seconde, una tassa che non distingue tra chi possiede una casetta di montagna ereditata dai genitori e chi ha decine d’appartamenti in affitto e che scaricherà l’aumento sugli inquilini.

Per il 10% degli italiani che hanno visto aumentare la ricchezza a dismisura in questi ultimi anni non è stata introdotta nessuna patrimoniale. Ma la misura che più fa arrabbiare è il notevole allungamento dell’età per avere i requisiti per andare in pensione, non facendo nessuna distinzione tra chi svolge lavori faticosi e pericolosi e chi lavora con un computer. Lavorare fino a 65 anni ed oltre, con riflessi poco pronti e non in perfetto stato di salute, nelle fonderie, nelle officine, sui tetti o alla guida di un trattore provocherà un forte aumento delle morti sul lavoro e questo accadrà con la colpevole complicità di quasi tutti i nostri parlamentari.

Firma: Carlo Soricelli (metalmeccanico in pensione e curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro)

Fonte: Articolo 21 

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Processo Eternit, condannati a sedici anni i padroni Stephan Schmidheiny e Jean Louis De Cartier.

TorinoSedici anni di carcere per il magnate svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Jean Louis De Cartier. I due proprietari della Eternit sono stati riconosciuti colpevoli di disastro doloso e di rimozione delle cautele antiinfortunistiche. Il Tribunale ha ritenuto  i due imputati colpevoli di tali reati solo per le condizioni negli stabilimenti di Cavagnolo, in provincia di Torino, e Casale Monferrato (Alessandria). Per gli stabilimenti di Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia), i giudici hanno dichiarato di non dover procedere perché il reato è prescritto. La sentenza è stata letta dal presidente del Tribunale Giuseppe Casalbore che, a seguire, ha elencato i vari indennizzi spettanti alle parti civili. Lunghissimo l’elenco del risarcimento danni e delle provvisionali per le parti civili: tra questi 4 milioni al Comune di Cavagnolo e 25 milioni per il Comune di Casale, 100 mila euro a Cgil nazionale, Associazione familiari e vittime dell’amianto e Legambiente onlus. Venti milioni alla Regione Piemonte, settantacinquemila a Wwf Italia. Undici milioni a Inail. E, inoltre, ai familiari è stato riconosciuto un risarcimento medio di 30mila euro ciascuno. Il presidente dell’Associazione familiari vittime dell’Amianto, Bruno Pesce, ha commentato: «Rende giustizia alle famiglie. E’ una pena giusta, severa». La sentenza riguarda la morte per amianto di 2.191 persone ed è stata accolta in aula da lacrime liberatorie. Hanno pianto, stringendosi l’uno a l’altro, i parenti delle vittime italiane, ma anche gli esponenti delle delegazioni straniere.

Morti per amianto, sedici anni ai padroni… (di Elena Ciccarello, fonte: Il Fatto Quotidiano)

Amianto, la strage continua… (di Mario Portanova, fonte: Il Fatto Quotidiano)

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Osservatorio Tg (fonte: Articolo 21)

Processo Eternit, sentenza storica (fonte: Articolo 21)

www.afeva.it

Eternit, sentenza storica… (di Stefania Divertito, fonte: metronews)

Eternit, Torino oggi ci parla di un punto… (di Stefania Divertito, fonte: Toghe verdi)

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Lavoro notturno, in aumento gli infortuni

Roma - Aumentano gli infortuni sul lavoro in orario notturno. Lo dicono i dati dell’Inail: “Nel 2010 si sono registrati 19.565 casi, in aumento rispetto al 2009 del 7,2% e in controtendenza rispetto alle variazioni dei due anni precedenti”. Secondo l’istituto l’incremento delle denunce nell’ultimo anno fa seguito alla lenta ripresa delle attività notturne del settore industriale. In crescita anche gli infortuni subiti dalle donne, il 23% del totale con un incremento dell’8,6%.

Nel 2010, secondo i dati Istat, i lavoratori notturni sono stati 1,9 milioni, l’8,5% del totale degli occupati. Le donne rappresentano il 28,6%, quota inferiore rispetto al 40,3% registrato per tutti i lavoratori. Fra gli occupati il 30% e’ impiegato esclusivamente in orario notturno, mentre il 70% e’ turnista (di questi i tre quarti hanno lavorato di notte una sola volta nel corso del mese).

http://www.inail.it/repository/ContentManagement/node/N670420288/Dati%20Inail%20N10_2011.pdf

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Eternit, le richieste dell’Inail: 272 milioni e mezzo di euro

Torino – Continuano le richieste delle parti civili al processo Eternit. Oggi è stata la volta di Inail, i cui avvocati hanno chiesto la condanna in solido degli imputati e delle società del gruppo per un importo di 185,5 milioni di euro, ovvero il totale degli indennizzi concessi a 1.651 lavoratori, più 87 milioni per la capitalizzazione delle rendite: il totale è quindi di 272 milioni e mezzo di euro.

Visto il grande numero di parti civili (oltre 6mila) il presidente del Tribunale Giuseppe Casalbore ha stabilito che ciascuna di loro potrà intervenire per non più di un quarto d’ora.

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Morti sul lavoro: 114 nei primi tre mesi dell’anno

Prato – Sono 114 le vittime nei luoghi di lavoro registrate nei primi tre mesi dell’anno in Italia contro le 91 del primo trimestre 2010. I dati emergono dall’osservatorio sicurezza sul lavoro di Vega Engineering, che  monitora in tempo reale i dati sugli incidenti mortali sul lavoro avvenuti in Italia, registrandoli ed analizzandoli statisticamente. Dalle analisi sono esclusi gli infortuni in itinere e gli infortuni connessi alla circolazione stradale. Le analisi statistiche degli infortuni mortali sono aggiornate e pubblicate mensilmente sul sito di Vega Engineering. I risultati sono accessibili gratuitamente.

Dai dati del primo trimestre lo scomodo primato di Regione più soggetta agli incidenti mortali va alla Lombardia, seguita da Emilia Romagna e Piemonte. In rapporto al numero di occupati, invece, ad indossare la maglia nera è sempre la Valle D’Aosta. Milano la provincia maggiormente colpita, seguita da Torino, Catania, Bologna e Napoli.

Nel settore agricolo il 35,1 per cento delle morti bianche, seguito da quello delle costruzioni (21,9 per cento delle vittime). La fascia d’età maggiormente a rischio è quella che va dai 40 ai 49 anni con 29 vittime (25,7 per cento del totale). E l’epigrafe del lavoro non conosce spazi vuoti neppure nel fine settimana perché tra venerdì, sabato e domenica viene accertato circa il 30 per cento delle tragedie.

Analisi statistiche aggiornate dei casi di morte sul lavoro

Graduatoria delle Province Italiane in base all’indice di incidenza

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Eternit, per bonificare l’area servono 100 milioni di euro. L’azienda regalava sacchi di polverino, lo scarto di lavorazione dell’amianto più pericoloso

Torino – Dopo una settimana di pausa riprende il processo Eternit. L’udienza di oggi è stata dedicata alle integrazioni dell’istruttoria dibattimentale decise dal presidente del tribunale, Giuseppe Casalbore,  in attesa di decidere se disporre o meno una perizia epidemiologica (chiesta dalla difesa degli imputati).

Ha deposto Angelo Mancini,  responsabile della medicina del lavoro all’Asl di Casale per 25 anni. Mancini ha raccontato la storia dell’amianto nascosto come «tante bombe da scovare e disinnescare. Nel predisporre la bonifica dello stabilimento casalese dell’Eternit in ogni reparto di produzione abbiamo rinvenuto una gran quantità di sacchi pieni di polverino. Di tutti gli scarti di lavorazione dell’amianto il polverino è il più pericoloso. Corrisponde alla fibre più sottili e piccole, che sono anche le più respirabili». L’Eternit lo regalava, non sapendo che farsene e dovendo smaltirlo, con i costi che aveva, anche se lo si abbandonava in discariche abusive, nella spiaggetta sul Po.

Ha parlato anche la dottoressa Angela Goggiamani, dirigente medico dell’Inail. «Negli anni 70 riconoscevamo una percentuale molto bassa di casi di malattia professionale collegati all’asbesto. Con l’evoluzione della scienza medica siamo arrivati a quote dell’80 per cento per i mesoteliomi e del 74 per cento per le altre malattie correlate all’amianto». Il terzo testimone di giornata è stata l’architetto Piercarla Coggiola, dirigente del servizio tutela ambiente del Comune di Casale. Il pm Guariniello le ha posto una domanda secca: «L’Eternit vi ha mai contattato per contribuire alla bonifica?». La risposta è brevissima: «No».

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Eternit, parlano i consulenti di De Cartier: “Sull’asbestosi non ci sono diagnosi certe”

Torino - Dopo la settimana di pausa riprende il processo Eternit. Oggi c’è stata l’udienza numero 39, dedicata ancora alla difesa. Stavolta è toccato ai consulenti di Jean Louis de Cartier, Marcello Canale e Gianpaolo Ivaldi.

La loro relazione nella sostanza riprende le conclusioni raggiunte dai difensori dell’altro imputato, Stephen Schmidheiny. Anche loro hanno puntato sulla diversità delle diagnosi per differenti finalità, assicurative e medico-legali; anche loro hanno messo in evidenza la «sinergia tra amianto e fumo»; anche loro hanno detto che non bastano i certificati di morte, le diagnosi dell’INAIL perché non fondate sugli esami immunoistochimici, gli unici – sono tornati a ripetere – che possono portare a diagnosi certe.

La strategia della difesa è quindi sempre più chiara, ma è stata contestata dall’avvocato Nutini dell’INAIl e ha sollevato le perplessità dello stesso Tribunale, che ha commentato ironicamente «L’Inail a quanto pare è l’unico istituto assicuratore che paga anche quando non deve….».

Il processo è stato aggiornato a domani.

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