Rossana Rossanda lascia il Manifesto

Rossana Rossanda lascia il Manifesto.

FirenzeRossana Rossanda ha lasciato il Manifesto e l’ha fatto con una lettera (pubblicata su MicroMega.net), in cui accusa la direzione e la redazione di «indisponibilità al dialogo». Lettera che Rossanda ha inviato al suo ex giornale affinché venga pubblicata domani e nella quale la fondatrice annuncia che un suo commento settimanale uscirà sul sito di Sbilanciamoci. E’ soltanto l’ultimo addio eccellente che il Manifesto, fondato nel 1969, ha subìto nelle ultime settimane. Prima Vauro, poi Marco D’Eramo e, a seguire, anche Joseph Halevi, uno tra i più noti collaboratori della testata. Halevi ha usato parole durissime nei confronti della direzione e della redazione.

Editoria: nasce iMec, periodico della Fiom Cgil

La pubblicazione prenderà il posto della vecchia newsletter Punto Fiom e sarà diretta da Gabriele Polo. Primo numero on line il 30 ottobre

Prato – Segnaliamo una nuova iniziativa editoriale, iMec, scaricabile dal sito della Fiom Cgil. Un nome che gioca tra i prodotti Apple e i metalmeccanici, Imec sarà di fatto una riproposizione una riproposizione di Punto Fiom, la vecchianewsletter del sindacato che usciva a intervalli irregolari sempre sul sito. Il primo numero del nuovo prodotto uscirà il 30 ottobre, ieri è stato lanciato il numero zero. La pubblicazione sarà diretta da Gabriele Polo, ex direttore del manifesto.

Buone notizie per il manifesto, stato di crisi per l’Unità

In autunno arrivano i nuovi giornali di Luca Telese e Piero Sansonetti

Roma – Novità importanti dal mondo dell’editoria, di segno sia positivo che negativo. La notizia più bella è l’accordo tra la cooperativa del Manifesto e il ministero del Lavoro per continuare le pubblicazioni. L’accordo è stato annunciato sulla prima pagina del quotidiano comunista e prevede l’impiego di 36 dipendenti fra giornalisti e poligrafici, mentre i rimanenti 34 faranno la cassa integrazione a rotazione.

Stato di crisi invece all’Unità, con un esodo previsto di circa venti giornalisti grazie a formule soft, mentre l’organico definitivo dovrebbe aggirarsi attorno alle 45 posizioni.

Novità in vista per l’autunno, quando partiranno “Pubblico“, il nuovo quotidiano di Luca Telese (già attivo il sito internet), e “Il Paese” di Piero Sansonetti. Quest’ultimo sarà un tabloid da 16 pagine in distribuzione automatica con alcune testate del Sud: lo si leggerà come minimo tra Calabria, Basilicata e Puglia.

Editoria, al “Manifesto” arriva dai liquidatori l’annuncio di chiusura.

Al quotidiano Il Manifesto è arrivato un fax che annuncia il volere dei liquidatori, chiudere la testata.

FirenzeNella redazione de “Il Manifesto” oggi è arrivato un fax inatteso che ha annunciato le intenzioni dei liquidatori. Il quotidiano è in liquidazione coatta amministrativa dallo scorso febbraio. Ad annunciare il volere dei liquidatori, pronti a chiudere la testata, è lo stesso “Manifesto” nel suo sito . L’annuncio è arrivato mentre sono in corso le trattative sul futuro del quotidiano e la prossima settimana è in programma un incontro. Al momento, però, i dipendenti conoscono sono la volontà dei liquidatori: chiudere “Il Manifesto”.  

Le prime reazioni (fonte: Articolo 21)

Liquidazione coatta amministrativa: abbiamo bisogno di voi

Il ministero per lo Sviluppo economico ha avviato la procedura di liquidazione coatta amministrativa della cooperativa editrice il manifesto.

RomaIl ministero per lo Sviluppo economico ha avviato la procedura di liquidazione coatta amministrativa della cooperativa editrice il manifesto. Ma il giornale resta in edicola e rilancia.
Questa procedura particolare – alternativa alla liquidazione volontaria e riservata tra gli altri alle cooperative – cautela la cooperativa da eventuali rischi di fallimento. E’ il momento più difficile della storia quarantennale de il manifesto.
La decisione di non opporsi alla procedura indicata dal ministero si è resa inevitabile dopo la riduzione drastica e retroattiva dei contributi pubblici per l’editoria non profit. Nonostante le promesse di intervento fatte dal presidente del consiglio Mario Monti e l’esplicita richiesta in tal senso del presidente della Repubblica, a oggi nessuna soluzione è stata trovata.

La cooperativa editrice del quotidiano lancia una campagna straordinaria a sostegno del giornale e convoca una conferenza stampa presso la sede di via Angelo Bargoni 8 a Roma per domani alle 14.

Firma: Il collettivo del Manifesto

 

Confermata la chiusura di Liberazione dal 1° gennaio. Il giornale esce solo online. A rischio 50 lavoratori

Prato – Non è un giorno felice quello che si è consumato ieri nella redazione di Liberazione occupata dai suoi lavoratori. Il quotidiano nella versione cartacea è uscito in edicola per l’ultima volta il 31 dicembre, come anticipato qualche giorno fa.

Dal 2 gennaio 2012 ci sarà soltanto l’edizione on line di 8 pagine in formato pdf. «Noi restiamo quello che siamo sempre stati – dice la redazione del giornale – ma soprattutto resta la nostra lotta per non chiudere e per salvare i posti di lavoro dei 50 dipendenti del giornale».

La crisi di Liberazione è una situazione comune a molte altre testate (manifesto,

Unità, Riformista, Europa, Terra, tra le altre) e rende urgente un intervento del governo per ripristinare al più presto il fondo per l’editoria. La Casa della Cultura Enzo Biagi è vicina a tutti i lavoratori in lotta per mantenere il posto di lavoro e continuare a garantire un’informazione libera e imparziale a tutti i cittadini.

Meno di 48 ore per salvare oltre 90 giornali

Nove direttori scrivono una lettera aperta a Monti. Due contributi dal manifesto e dal sito lettera22

Prato – La dura manovra del governo Monti ha fatto parlare di sé sotto tanti aspetti: dalle pensioni all’Ici o Imu che dir si voglia, dall’ennesima mancata applicazione dell’Ici sugli immobili della Chiesa alla reazione scomposta dei parlamentari contro i possibili tagli ai costi della politica. C’è però un aspetto che è rimasto un po’ in sordina, quello del taglio dei contributi diretti all’editoria, un tema sul quale nelle ultime settimane si è espresso anche il Presidente Napolitano.

Nove direttori di altrettanti giornali hanno scritto una lettera aperta al Presidente del Consiglio. Noi vi proponiamo due interessanti contributi sul tema, tratti dal Manifesto e dal sito lettera22.

La scomparsa di Lucio Magri e Vittorio De Seta, due grandi della cultura italiana

Magri, 79 anni, ha deciso di morire in Svizzera con il suicidio assistito. De Seta si è spento in Calabria a 88 anni

Prato – Sono scomparse due grandi esponenti del mondo della cultura del nostro Paese. Lucio Magri e Vittorio De Seta. Magri, 79 anni, ha deciso di morire fuori dai confini italiani, in Svizzera, con il «suicidio assistito». De Seta si è spento in Calabria, dove risiedeva da tempo, all’età di 88 anni.

Magri fu tra gli animatori del gruppo di dirigenti comunisti dissidenti che nel 1969 diede vita al “manifesto”, rivista e successivamente quotidiano comunista. Voce critica dall’ interno del Pci, gli esponenti di quel gruppo furono radiati dal partito nel novembre di quell’anno.

De Seta è considerato il padre dei documentaristi italiani. E’ stato autore di documentari premiati in Italia e all’estero come “Un giorno in Barbagia”, “Banditi ad Orgosolo”, “Lu tempu di lu pisci spata”, “Diario di un maestro”. Nel 2006 aveva firmato la regia del suo ultimo lungometraggio, “Lettere dal Sahara”, presentato fuori concorso alla Mostra internazionale del cinema di Venezia. Il cordoglio per la sua scomparsa è stato unanime e anche il regista Martin Scorsese lo ha voluto ricordare.

L’ultimo abbraccio a Vittorio Foa

ROMA – L’ultimo abbraccio a Vittorio Foa, scomparso lunedì scorso (20 ottobre) all’età di 98 anni. La cerimonia funebre s’è svolta oggi a Roma nella sede della Cgil dove Foa per anni è stato dirigente. Nato a Torino (18 settembre 1910), dove si laureò in Giurisprudenza, operò nella sua città natale sotto l’insegna di “Giustizia e Libertà”. Per la sua avversione al fascismo, il sindacalista a soli venticinque anni conobbe il carcere. Condannato a quindici anni di reclusione, dopo otto uscì di galera partecipando alla Resistenza come dirigente del partito d’Azione. Dopo la guerra, fu eletto deputato all’Assemblea Costituente nelle fila del PdA (Partito d’Azione) e, in seguito allo scioglimento di quest’ultimo, passò al PSI (Partito socialista italiano) dove fu deputato per tre legislature (1953-1968). L’ingresso di Foa nel mondo sindacale arrivò nel 1948 entrando nella FIOM; nel 1949 entrò nella Segreteria nazionale della CGIL di Giuseppe Di Vittorio e nel 1955 assunse l’incarico di segretario nazionale della FIOM. Per la sua passione civile e politica, Vittorio Foa è stato uno dei teorici della linea politica dell’autonomia operaia e ha sempre osteggiato la filosofia della rivoluzione. Negli anni Sessanta da una scissione a sinistra del PSI, nacque il PSIUP (partito socialista italiano di Unità proletaria), di cui Foa fu un dirigente nazionale. In quegli anni collaborò con la rivista “Sinistra” e con “Il Manifesto”. Nel 1970 Foa si dimise dalla CGIL e dal PSIUP ritirandosi, se pur per un breve periodo, a vita privata. Rimaniamo agli anni Settanta. Dopo lo scioglimento del PSIUP, assieme ad altri socialisti, Vittorio Foa nel 1972 dà vita al Nuovo PSIUP che, assieme al MPL (Movimento politico dei lavoratori), favorì la nascita del PDUP (Partito di Unità Proletaria) dove ritroviamo Foa nel ruolo di dirigente nazionale. Nel ’74 il PDUP si unificò al gruppo de “Il Manifesto” e nacque il PDUP per il comunismo: Foa ne fece parte come membro della sinistra del nuovo partito. Col PdUP, Foa prese parte allo sviluppo della lista unica della nuova sinistra, DP (Democrazia proletaria). Più avanti il PdUP perse la corrente ex-PSIUP-MPL (assieme alle cosiddette Federazioni unitarie e all’area sindacale di Giovannini) che prese parte alla costituente partitica di DP, mentre il partito rimase in mano alla componente de “Il Manifesto”. Foa decise nuovamente di allontanarsi dalla politica e accettò la cattedra di storia contemporanea all’Università di Torino. Nella sua lunga carriera politica, Foa è stato anche eletto nel 1987 come indipendente nelle liste del PCI. Nell’ultima parte della sua vita, l’uomo di “Giustizia e Libertà” si è dedicato ampiamente alla scrittura, una delle sue passioni. Per volontà dello stesso Vittorio Foa, il suo corpo sarà cremato e le ceneri saranno conservate nel cimitero di Formia dove da tempo il sindacalista viveva.