Editoria, ilfattoquotidiano.it quarto fra i quotidiani più letti a febbraio

FirenzeSono stati resi noti i dati Audiweb relativi al mese di febbraioTra le grandi testate giornalistiche cartacee che hanno una versione web, ilfattoquotidiano.it si è piazzato al quarto posto, subito dopo le corazzate di Corriere e Repubblica e La Stampa (che però aggrega in sé anche i dati del Secolo XIX, visto che sono entrambi dello stesso editore). Rispetto agli utenti del mese precedente, il sito de Il Fatto è cresciuto del 18% superando come utenti unici Il Sole 24 Ore. 

 

Informazione, Renzi contro Il Fatto Quotidiano. La risposta della direzione e redazione

Firenze  Il presidente del Consiglio ha additato Il Fatto come il primo quotidiano da mettere all’indice. E così replicato un vecchio malvezzo, quello di attaccare la libertà di stampa che osa criticare il governo e informare i cittadini con notizie documentate e dunque sgradite al potere. All’editto bulgaro oggi segue, in scala proporzionata alla statura dei personaggi, l’edittino della Leopolda. Il Fatto ha deciso di replicare a quest’aggressione regalando il quotidiano ai partecipanti della Leopolda e ai risparmiatori truffati che protestano in piazza. Uno sberleffo cui però segue un impegno. Non smetteremo di pubblicare titoli e articoli che raccontano la verità dei fatti, senza guardare in faccia nessuno, chiunque esso sia. E continueremo a criticare o a elogiare (come abbiamo fatto sulle ultime scelte in politica internazionale) il governo a seconda di quello che fa e che merita. Il fatto di essere finiti nel mirino di governi di destra, di centro e di sinistra, politici e tecnici, è per noi la migliore conferma che facciamo onestamente e imparzialmente il nostro mestiere di cani da guardia su tutti i poteri. I nostri lettori sono con noi perché sanno che andremo avanti su questa strada, rispondendo soltanto a loro e a nessun altro.

Firma: La direzione e la redazione de Il Fatto Quotidiano

Editoria, Il Fatto Quotidiano terza testata online

Firenze Il fattoquotidiano.it terzo giornale online a novembre. Lo rileva la multinazionale americana del monitoraggio della rete comScore nella sua classifica mensile dei siti d’informazione della Penisola, che vede al primo posto il Corriere.it con 2,253 milioni di utenti unici giornalieri medi seguito da Repubblica.it con una media quotdiana di 1,028 milioni di utenti e, poi, c’è Il Fatto che ha totalizzato una media di 361mila lettori quotidiani. Al quarto posto c’è invece il Sole24ore.com (278mila utenti unici), tallonato dalla Stampa.it (237mila) e, a distanza, dal Messaggero.it (166mila).

Editoria, Il Fatto Quotidiano darà una mano agli studenti in difficoltà.

RomaVogliamo renderci utili. Vogliamo dare una mano a quegli studenti universitari a cui spesso mancano perfino i soldi per acquistare i libri di testo. È una vergogna, ma è così. Nel Paese dove ai politici vengono rimborsati perfino gli scontrini del caffè e delle sigarette, ci sono migliaia di giovani meritevoli che, dopo aver fatto domanda per una borsa di studio, si sentono rispondere: mi dispiace, ma abbiamo esaurito i fondi. Sono ragazze e ragazzi vessati continuamente nelle loro aspirazioni. Basti pensare ai tanti “fuori sede” che cercano un tetto nelle città universitarie, letteralmente rapinati da affitti impossibili e spesso con richieste di pagamento in nero. Quante volte ne abbiamo scritto e quante volte abbiamo dovuto constatare che non cambia mai nulla.

Siamo un giornale che cerca di denunciare le tante cose che non vanno in Italia, ma che aspira anche a cambiare qualcosa in meglio. Sappiamo che le parole da sole non bastano. E allora abbiamo pensato che un piccolo contributo a favore degli studenti meritevoli e con problemi economici potevamo darlo anche noi, insieme ai nostri lettori. Ecco perché il Fatto Quotidiano ha intenzione di devolvere una parte del ricavato della campagna abbonamenti 2013/2014 per sostenere le spese di libri e supporti informatici a favore di quei ragazzi. Proviamoci tutti insieme. Grazie di cuore.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Firma: Antonio Padellaro, Peter Gomez, Marco Travaglio

Scoop su Riina, perquisiti i giornalisti de Il Fatto Quotidiano

I carabinieri del nucleo investigativo di Catania stamani hanno perquisito le abitazioni di tre giornalisti palermitani: Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza de Il Fatto Quotidiano, e Riccardo Lo Verso di livesicilia.it .

Firenze I carabinieri del nucleo investigativo di Catania stamani hanno perquisito le abitazioni di tre giornalisti palermitani: Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza de Il Fatto Quotidiano, e Riccardo Lo Verso di livesicilia.it . Il provvedimento, attuato dai carabinieri, è scattato su ordine di Carmelo Zuccaro, procuratore aggiunto della città etnea. Al centro dell’indagine che ha scaturito la perquisizione, c’è la notizia esclusiva, pubblicata da Il Fatto Quotidiano il 9 ottobre scorso, di un possibile nuovo attentato progettato dal boss di Cosa Nostra Salvatore Riina. Secondo la procura di Catania la fonte che avrebbe fornito la notizia ai cronisti si sarebbe macchiata di violazione di segreto d’ufficio, con l’aggravante di aver favorito la mafia. I giornalisti non sono indagati poiché l’inchiesta è a carico di ignoti. Immediata la solidarietà dell’unione nazionale dei cronisti italiani.

 

Versiliana 2013, il ricordo di Enzo Biagi.

Sul palco le figlie Bice e Carla, Loris Mazzetti, il direttore de Il Fatto Antonio Padellaro e Stefano Caselli. Il video dell’iniziativa.

Marina di Pietrasanta – Alla Festa della Versiliana 2013 del Fatto Quotidiano è stato ricordato Enzo Biagi. Sul palco le figlie Bice e Carla, Loris Mazzetti, il direttore de Il Fatto Antonio Padellaro e Stefano Caselli, uniti nel ricordare un uomo, un padre, un giornalista e un amico di tante stagioni e di tante battaglie contro i bavagli, ma anche perché quella storia, la sua storia non si è ancora conclusa

Il ritorno di Enzo Biagi. Le sue interviste in edicola con Il Fatto Quotidiano.

FirenzeEnzo Biagi tornerà “in onda” grazie all’iniziativa del Fatto Quotidiano in accordo con Bice e Carla Biagi. Da giovedì 11 luglio fino alla fine dell’estate il giornale riproporrà le sue indimenticabili interviste, quelle che hanno fatto la storia del giornalismo italiano: da Michele Sindona a Luciano Liggio, da Francois Mitterrand a Margaret Thatcher, da Robert Kennedy a Malcom X, dal presidente Sandro Pertini al segretario del Pci Enrico Berlinguer, Pierpaolo Pasolini, Patrizio Peci, Cassius Clay, da Primo Levi al professor Albert Bruce Sabin che inventò il vaccino contro la poliomielite e non volle un dollaro per sua la scoperta, e tante altre ancora.

Per continuare a leggere l’articolo, a firma di Loris Mazzetti, clicca qui.

 

 

 

Crisi editoria, numeri allarmanti: meno copie e pubblicità in picchiata. Cresce solo internet

Giornali, in 5 anni persi un milione di copie. Il Presidente della Fieg Anselmi: «La crisi dell’editoria in Occidente è violenta. Spostare le risorse dai contributi agli incentivi»

Roma – Numeri da brivido per l’editoria italiana. Il 2012 è il quinto anno consecutivo con dati negativi per l’editoria. Secondo il rapporto della Federazione degli editori (Fieg) “La Stampa in Italia”, nel 2012 le copie di quotidiani vendute sono scese del 6,6% e negli ultimi cinque anni il calo è del 22%: più di un milione di persone ha smesso di comprare il giornale. Per la prima volta, nel 2012, diminuiscono anche i lettori.

Solo da Internet arriva qualche segnale positivo, pur insufficiente a controbilanciare i risultati negativi dei comparti tradizionali. Internet è l’unico mezzo su cui cresce la pubblicità nel 2012 (+5,3%, da 631 a 664 milioni). I ricavi da editoria online sono in costante crescita e nei gruppi di maggiori dimensioni la loro incidenza sul fatturato complessivo ha superato la soglia del 5,5%. Le prime rilevazioni della diffusione delle copie digitali di quotidiani e periodici mostrano una vendita di copie digitali già significativa, di oltre 185mila copie al giorno.

Le richieste della FIEG sono quattro: interventi che accompagnino la necessaria trasformazione industriale come il riconoscimento di un credito d’imposta per gli investimenti finalizzati all’innovazione e allo sviluppo nella produzione e nella diffusione di contenuti digitali; misure che favoriscano il ricambio generazionale dei lavoratori; modernizzazione della vendita dei giornali; regole chiare che garantiscano un livello adeguato di protezione e remunerazione dei contenuti editoriali in rete.

Trattativa Stato-mafia, Scalfari attacca i pm di Palermo e chiede provvedimenti disciplinari

FirenzeEugenio Scalfari attacca il “Fatto Quotidiano”, le sue inchieste sulla Trattativa Stato-mafia, le richieste di chiarezza rivolte da Antonio Padellaro al capo dello Stato sulle telefonate con Nicola Mancino, oggi indagato per falsa testimonianza. E sulla base di una scarsa conoscenza del codice di procedura penale, arriva persino a domandare interventi disciplinari contro la procura di Palermo.

«Alcuni giornali conducono da tempo una campagna sul cosiddetto caso Mancino per mettere in difficoltà il Presidente della Repubblica» scrive su la “Repubblica” Scalfari al termine del suo editoriale della domenica. Che poi prosegue: «Negli ultimi giorni lo esortano a rendere pubbliche le telefonate che ha avuto con Nicola Mancino e che sono stare registrate dalla Procura di Palermo. Non entro nel merito, che riguarda le Procure interessate, i gip che ne autorizzano gli interventi, il Procuratore generale della Cassazione che ha la vigilanza sul corretto esercizio della giurisdizione e detiene l’iniziativa di eventuali procedimenti. Osservo soltanto che quei giornali così legittimamente desiderosi di chiarire eventuali misteri e possibili ipotesi di reato scrivono come se sia un fatto ovvio che il Presidente della Repubblica è stato intercettato e che il nastro dell’intercettazione è tuttora esistente e custodito dalla Procura di Palermo».

E sì, perché, secondo il fondatore di Repubblica, «gli intercettatori avrebbero dovuto interrompere immediatamente il contatto» e perché «forse l’agente di polizia giudiziario incaricato dell’operazione non sapeva o aveva dimenticato che da quel momento in poi stava commettendo un gravissimo illecito». Quindi l’attacco frontale ai pm: «Ma l’illecito divenne ancora più grave quando il nastro fu consegnato ai sostituti procuratori i quali lo lessero, poi dichiararono pubblicamente che la conversazione risultava irrilevante ai fini processuali, ma anziché distruggerlo lo conservarono nella cassaforte del loro ufficio dove tuttora si trova».

Secondo Scalfari «la gravità di questo comportamento (quello di aver intercettato Napolitano e conservato la registrazione, ndr) sfugge del tutto ai giornali che pungolano il Capo dello Stato senza però dire una sola sillaba sulla grave infrazione compiuta da quella Procura la quale deve sapere che il Capo dello Stato non può essere né indagato né intercettato né soggetto a perquisizione fino a quando – in seguito ad un “impeachment” –  non sia stato sospeso dalle sue funzioni con sentenza della Corte Costituzionale eretta in Suprema Corte di Giustizia».

Secondo il fondatore de la Repubblica, «si tratta di norme elementari della Costituzione e trovo stupefacente che né i Procuratori interessati, né i giudici che autorizzano i loro interventi, né i magistrati preposti al rispetto della legge, né gli opinionisti esperti in diritto costituzionale abbiamo detto una sola sillaba in proposito con l’unica eccezione dell’ex senatore Giovanni Pellegrino, già presidente della Commissione parlamentare sulle stragi».

Purtroppo per Scalfari le cose stanno in modo diverso. Nessuno tra coloro i quali conoscono le leggi italiane ha detto una sillaba denunciando il presunto abuso, semplicemente perché l’abuso non c’é. In questo caso infatti l’intercettato per ordine di un giudice era Mancino (non coperto da nessuna immunità). E solo il giudice, al termine di un’apposita udienza, una volta sentiti pm e avvocati (ai quali l’intero materiale va messo a disposizione), può decidere di distruggere intercettazioni ritenute irrilevanti. Il perché é semplice: se lo potessero fare da soli gli investigatori, magari interrompendo a piacimento gli ascolti, o i pm (eliminando conversazioni quando vogliono) il rischio deviazione in tutte le indagini sarebbe altissimo. Perché, senza nessun controllo, potrebbero essere buttate via prove a discarico degli indagati o conversazioni che invece ne dimostrano la colpevolezza.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Servizio Pubblico propone un’inchiesta a fumetti sul calcioscommesse

FirenzeServizio Pubblico di Michele Santoro propone sul suo sito una serie di inchieste a fumetti, dedicata agli scandali dello sport preferito dagli italiani. Nelle chine di Sergio Gerasi verrà raccontata l’ultima Calciopoli, un capitolo al giorno, in cinque puntate. “Forza Italia”, un serial a fumetti scritto da Walter Molino e Claudio Pappaianni e curato da Francesca Di Stefano, ci spiegherà, tra oggi e il 6 luglio, i passi salienti dell’inchiesta che ha sconvolto il calcio italiano.

Sconfitta in finale dalla Spagna, la nazionale di Prandelli viene ricevuta oggi al Quirinale al rientro dalla spedizione in Polonia e Ucraina. Le esaltanti vittorie con Inghilterra e Germania hanno riempito le piazze, cancellando dalla memoria le recenti immagini degli arresti nel calcio italiano. Ma adesso la giustizia – ordinarie e sportiva – ricomincia a fare il suo corso. Tra le tante storie che saranno illustrate, le vicende che riguardano tra gli altri, l’allenatore della Juventus campione d’Italia Antonio Conte. Non mancheranno i retroscena sui calciatori del giro della Nazionale Mimmo Criscito, Leonardo Bonucci, Simone Pepe e Stefano Mauri. La prima puntata, “La retata”, si apre sul giro di scommesse che ha travolto il calcio italiano: «All’alba del 28 maggio, la Polizia arriva nel ritiro della nazionale pronta a partire per gli Europei. La spedizione azzurra rischia di saltare…».

Fonte: Il Fatto