Il ministro della guerra e il 25 aprile

FirenzePer fortuna che il presidente Napolitano c’è: pronto a difendere in ogni occasione l’assalto alla Costituzione. Vederlo il 25 aprile insieme ai ministri della guerra e dei respingimenti, che indossano camicie azzurre e verdi, ma sotto non hanno mai smesso quella nera, fa sempre un certo effetto. A Casa Cervi tra le note di Bella Ciao “O partigiano portami via” e Cento passi “Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di giustizia che lo portò a lottare”, si è ricordata la festa della Liberazione con la necessità di una nuova Resistenza: il passaggio del testimone tra antifascismo e antimafia per la legalità.

A Roma, invece, sulle note della Canzone del Piave “L’esercito marciava per raggiungere la frontiera” si è cercato di dare un colpo al cerchio e un colpo alla botte. I cerchiobottisti non sono di moda solo nei giornali. Mentre il presidente della Repubblica saliva le scale dell’Altare della Patria, accompagnato dalle note della canzone scritta in memoria della Prima guerra mondiale, per porre la corona di fiori al Milite Ignoto che rappresenta i soldati caduti in tutte le guerre, il cielo rovesciava catinelle d’acqua rammentando a tutti gli eroici presenti che quella scalinata si sale generalmente in autunno e non in primavera. Infatti quello che è accaduto a Roma accade ogni anno il 4 novembre in occasione del ricordo della vittoria quando nel 1918 fu firmato l’armistizio e sempre il 4 novembre (1921), fu depositata la salma del milite ignoto in memoria di tutti i militari morti non identificati. Il 4 novembre rappresenta anche la Festa dell’Unità d’Italia.

Ignazio La Russa, la cui storia politica è coerente con gli atti e le parole (Fronte della Gioventù, Msi, An, infine coordinatore del Pdl), da quando è stato nominato ministro della Guerra tutte le volte ci prova: l’8 settembre 2008 tentò di “onorare i martiri della Repubblica sociale”, inneggiando al raggruppamento della Nembo che decise di andare a Salò e di combattere agli ordini dei nazisti, il presidente Napolitano fu pronto a replicare: “La Resistenza fu volontà di riscatto ed eroico fu chi rifiutò di aderire alla Rsi”. Di fronte al Milite Ignoto, La Russa ha tentato di piazzare di nuovo il prodotto, parlando del 25 aprile come festa della riconciliazione, voltando le spalle al passato ed esaltando il ruolo centrale dell’esercito nella Liberazione, il presidente ancora una volta lo ha stoppato sottolineando “il valore unificante rappresentato dal 25 aprile”.

Don Luigi Ciotti da Casa Cervi ha ricordato l’ultima lettera scritta da una partigiana alla figlia prima di esser fucilata dai nazifascisti: “Studia, studia, studia”. Solo l’ignoranza può far confondere il 25 aprile con il 4 novembre.

Firma: Loris Mazzetti.

Fonte: Il Fatto Quotidiano.

Quando La Russa era la rissa

Firenze<<Vigliacchi, siete dei vigliacchi ad andare in piazza con la faccia nascosta>>. Ignazio La Russa non è riuscito a trattenersi. Durante Annozero lo studente della Sapienza Luca Cafagna non ha espressamente condannato gli episodi di violenza andati in scena a Roma martedì e il ministro lo ha interrotto bruscamente, gridando con rabbia tutto il suo disappunto. Questa è <<apologia di reato>>, ha urlato saltando in piedi e raggiungendo Michele Santoro al centro dello studio. E rivolto allo studente: <<Zitto, vigliacco, andate contro ragazzi che fanno il loro dovere (gli agenti delle forze dell’ordine, ndr) e andate in piazza con la faccia nascosta>>. Cafagna è troppo giovane per ricordarsi di Ignazio Benito Maria La Russa che, segretario regionale del Fronte della gioventù, andava insieme ai suoi camerata fuori dalle scuole e nelle piazze milanesi armati di catene e coltelli. C’è una foto in cui La Russa è al fianco di Ciccio Franco, caporione della rivolta di Reggio, e con i leader del Msi milanese: è una immagine del 12 aprile 1973, nella manifestazione indetta dal Movimento sociale “contro la violenza rossa” furono lanciate due bombe a mano Srcm che uccisero il poliziotto Antonio Marino di 22 anni. La Russa e compagni si conquistarono la prima pagina de La Stampa di domenica del 22 aprile 1973: l’attuale ministro era indicato tra i “responsabili morali” del lancio della bomba che costò la vita all’agente.

Erano tempi in cui La Russa aveva una chioma lunga e fluente, con barba ben curata e i soliti occhi luciferini che incitava alla lotta contro il comunismo e alla libertà. Ne esiste una straordinaria testimonianza nel film “Sbatti il mostro in prima pagina” di Marco Bellocchio. La pellicola, del lontano 1972, comincia con un comizio del giovane La Russa in piazza Castello. Erano tempi di forti scontri. Di La Russa si ricorda anche Sergio Cusani, all’ora coordinatore del movimento studentesco della Bocconi. <<Vidi quegli occhi inquietanti volti verso di noi>>, ha raccontato Cusani all’Espresso nel 2000. <<Poi qualcunò gridò: “hanno la pistola”. Tirai giù Gianni Vallardi, che oggi è un dirigente della Rizzoli, e sentii dei colpi. Restai stordito dalla violenza di quel gesto. Solo più tardi mi resi conto che ci avevano sparato con una scacciacani>>.

Erano trenta anni fa ma a Milano se ne ricordano tutti. Tranne il diretto interessato che invece accusa lo studente di oggi di aggredire la polizia a volto coperto ma va invece molto d’accordo con il collega dell’esecutivo, Roberto Maroni. Lo stesso che a un poliziotto morsicò il polpaccio ed è stato condannato in primo grado a resistenza a pubblico ufficiale a otto mesi, pena poi ridotta in Appello e confermata anche in Cassazione.

Questione di memoria, forse. Anche sulla presunta “apologia di reato” in cui sarebbe incappato lo studente ad Annozero per non aver condannato gli atti di violenza di martedì. A La Russa saranno sfuggite le dichiarazioni del compagno di governo Umberto Bossi, forse. Il Senatùr dal 1993 non perde occasione per tirar fuori fucili, rivolte popolari, bombe a mano e rivoluzioni.

<<Quando avremo perso tutto, quando ci avranno messo con le spalle al muro, resta il fatto che le pallottole costano 300 lire>>, disse nel settembre del 1993. L’anno dopo: <<Se non avessimo impedito la rivolta si sarebbe incendiato tutto il Nord. E se in Sardegna, un’area isolata, qualche mitra lo puoi trovare, in Lombardia trovi tutto, dai cannoni agli aeroplani, tutto quello che vuoi. Se esplodeva la rivolta nella bergamasca, spazzava via la Lombardia che al quinto giorno si sarebbe sollevata in armi contro il regime>>. Una lunga collezione di dichiarazioni mai bollate come “apologia di reato” dal distratto La Russa.

Il 18 aprile del 1998 Bossi riuscì a spiegare egregiamente il suo pensiero: <<Amici magistrati, il rischio è che ci sia una Pasquetta, ma più che una Pasquetta come quella del 1916 in Irlanda: non verrebbero 1.500 uomini a imbracciare il fucile; saranno 150 mila e il giorno dopo un milione e poi… verrà la libertà della Padania. Non obbligate il popolo in un vicolo chiuso, perchè è molto più forte di voi>>. Solo per ricordare alcune delle tante frasi del leader leghista inneggiati alla rivolta armata. Quando appena due anni fa Bossi disse che <<se necessario potremmo anche imbracciare i fucili>>, La Russa liquidò la frase come un <<modo colorito di esprimersi in un comizio>>. Nulla di grave.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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