Thyssen, finito il processo. Venerdì 28 la sentenza

L’avvocato Audisio ha chiesto l’assoluzione dell’ad Espenhahn

Torino – Con le controrepliche della difesa si è concluso il processo d’appello Thyssenkrupp. L’ultimo a prendere la parola è stato l’avvocato Ezio Audisio che ha chiesto l’assoluzione per Harald Espenhahn, condannato in primo grado a 16 anni e mezzo.

“Espenhahn non ha volontariamente omesso di mettere misure antinfortunistiche ha detto il legale – ha valutato correttamente il rischio, ha correttamente formato i suoi collaboratori”.

La sentenza sarà emessa venerdì 28.

Processo Thyssen, chiesto sconto di pena per l’ex responsabile della sicurezza che si commuove in aula

Ultime tre udienze prima della sentenza che sarà resa giovedì 28 febbraio. Per Cafueri chiesto sconto di pena, da 13 anni e 6 mesi a 10 anni.

Torino –Ultime tre udienze al processo Thyssen prima della sentenza, prevista per giovedì 28 febbraio. Oggi il Pm Raffaele Guariniello ha chiesto uno sconto di pena per Cosimo Cafueri, responsabile della sicurezza dello stabilimento torinese. Il Pm ha chiesto dieci anni di reclusione, ritenendo le attenuanti equivalenti alle aggravanti. In primo grado Cafueri era stato condannato a 13 anni e mezzo. Conferma delle condanne invece per gli altri 5 imputati, a partire dall’amministratore delegato della società in Italia, Harald Espenhahn, che in primo grado fu condannato a 16 anni e 6 mesi.

Cafueri ha preso la parola per una breve dichiarazione spontanea, nel corso della quale si è commosso: “Non c’è giorno in cui non pensi a quella notte – queste le sue parole – Io li conoscevo tutti. E con molti di loro avevo un rapporto che andava al di là dell’essere colleghi”.

Thyssen, la difesa chiede l’assoluzione per Harald Espenhahn

Al processo di appello per il rogo alla Thyssen, chiesta l’assoluzione per Harald Espehahn, Marco Pucci e Gerald Priegnitz.

TorinoAl termine dell’arringa l’avvocato Ezio Audisio, ha chiesto l’assoluzione di Harald Espenhahn, riconosciuto colpevole in primo grado di omicidio volontario con dolo eventuale per il rogo alla Thyssen. Il legale ha chiesto l’assoluzione «perché il fatto non sussiste, per non avere commesso il fatto e perché il fatto non costituisce reato». Non sono mancati momenti di ira da parte dei familiari delle vittime nell’ascoltare le parole pronunciate durante l’arringa. L’udienza è poi proseguita con l’arringa del professor Franco Coppi, anche lui difensore di Espenhahn.

Thyssen, la difesa chiede l’annullamento dell’intero processo

Ezio Audisio, legale dell’amministratore delegato, ha chiesto l’annullamento per la mancata traduzione di alcuni documenti, considerando che la lingua madre dell’imputato è il tedesco.

TorinoAnnullare il processo di appello per il rogo alla Thyssen. E’ la richiesta avanzata oggi dai legali di Harald Espenhahn, condannato in primo grado a sedici anni e mezzo per omicidio volontario con dolo eventuale. Ezio Audisio, legale dell’amministratore delegato, ha chiesto l’annullamento per la mancata traduzione di alcuni documenti, considerando che la lingua madre dell’imputato è il tedesco. La richiesta era già stata respinta all’udienza preliminare e al processo di primo grado. Con questa richiesta, è iniziata oggi  l’arringa dei difensori dell’amministratore delegato della multinazionale dell’acciao.

L’arringa difensiva di Audisio si è poi concentrata sulla questione delle deleghe esistenti all’interno dello stabilimento torinese. Infine, si è tornati a porre l’accento sulla condotta degli operai. «Noi – afferma Audisio – non affermiamo che l’incendio è imputabile soltanto a una colpa dei lavoratori. Questa tesi è insostenibile. Il fatto è che si verificarono tante anomalie: la rottura di un catarifrangente sulla linea, la presenza di carta sui rulli, il mancato presidio da parte degli operai. La situazione era fuori dall’ordinario. E quindi totalmente imprevedibile».

“Operai imprudenti , l’allarme scattato tardi” (fonte: Repubblica)

Processo Thyssen, la difesa chiede l’assoluzione per Priegnitz e Pucci

In primo grado erano stati condannati a 13 anni e mezzo di reclusione per omicidio colposo con colpa cosciente.

Torino – Assoluzione “per non aver commesso il fatto”. Questa la richiesta dell’avvocato Guido Alleva, legale di Gerald Priegnitz e Marco Pucci, consiglieri delegati della Thyssenkrupp, condannati in primo grado a 13 anni e mezzo di reclusione per omicidio colposo ”con colpa cosciente”. Il processo riprendera’ lunedi’ quando la parola passera’ agli avvocati difensori dell’amministratore delegato della multinazionale dell’acciaio Harald Espenhahn, condannato in primo grado a 16 anni e mezzo di carcere.

Thyssen, le motivazioni della sentenza: per l’ad Espenhahn una “scelta sciagurata ma consapevole”

Harald Hespenhahn, condannato con altri cinque dirigenti, sapeva del rischio ma “decise di azzerare ogni intervento di prevenzione”, in vista del trasferimento della produzione a Terni

Torino – Conosceva i rischi, ma azzerò la prevenzione e la sicurezza. Una scelta “sciagurata”, ma consapevole. Per questo Harald Espenhahn, amministratore delegato della ThyssenKrupp in Italia, è stato condannato a 16 anni e sei mesi di reclusione per “omicidio con dolo eventuale”, una sentenza storica per gli incidenti mortali sul lavoro

Stando a quanto scritto nelle 504 pagine depositate ieri in cancelleria daòl giudice a latere Paola Dezani, Espenhahn decise di non fare nulla per la sicurezza degli incendi confidando nei suoi collaboratori, “decidendo di azzerare qualsiasi intervento di ‘fire prevention’ e di continuare la produzione in quelle condizioni”. Perché per l’impianto torinese era già prevista la chiusura, con trasferimento della produzione nello stabilimento di Terni. La situazione complessiva e “gli elementi di conoscenza ed all’alto grado della consapevolezza” dell’ad tedesco inducono “la Corte a ritenere che certamente Espenhahn si fosse ‘rappresentato’ la concreta possibilità, la probabilità del verificarsi di un incendio, di un infortunio anche mortale sulla linea 5 di Torino, e che altrettanto certamente, omettendo qualsiasi intervento di ‘fire prevention’ in tutto lo stabilimento e anche sulla linea 5 e anche nella zona di entrata della linea 5, ne avesse effettivamente accettato il rischio”.

Thyssen, pm: la mancanza di impianti spegnimento incendi ha causato la tragedia

Nell’udienza di stamani è proseguita la requisitoria dell’accusa al processo per il rogo alla Thyssen dove morirono nel 2007 sette operai.

Torino<<La mancanza di impianti di rilevazione e spegnimento incendi sulla linea 5 è stata la causa della tragedia>>. L’ha affermato la pm Francesca Traverso nel proseguire la requisitoria della procura al processo per il rogo alla Thyssenkrupp dove il 6 dicembre 2007 morirono sette operai. La pubblica accusa ritiene che in azienda vi siano state delle omissioni volontarie di cautela contro gli incidenti. L’amministratore delegato Harald Espenhahn, secondo l’accusa, era a conoscenza dei rischi che correvano gli operai a causa delle carenze nelle misure di sicurezza, ma avrebbe comunque posticipato gli investimenti dovuti per la messa a norma degli impianti. Su questo punto, il pubblico ministero Raffaele Guariniello ha spiegato le linee della giurisprudenza illustrando alcune sentenze della Cassazione. L’udienza odierna è iniziata con una sorta di lezione del diritto, tenuta dal pm Laura Longo che ha parlato delle nozioni generali del reato. Intento della pm Longo è stato quello di spiegare come siano da interpretare i profili di dolo e di colpa, previsti dalla legge. In particolare, si è soffermata sul concetto di dolo eventuale.

Thyssen, in aula i due imputati tedeschi.

Oggi sono stati ascoltati dalla Corte d’Assise di Torino i due imputati tedeschi, Gerald Priegnitz e Harald Espenhahn, quest’ultimo imputato di omicidio volontario con dolo eventuale.

TorinoE’ stato il giorno dei due imputati tedeschi, Gerald Priegnitz e Harald Espenhahn, che nell’udienza della scorsa settimana si erano avvalsi della facoltà di non rispondere. Priegnitz, con l’aiuto di un interprete, è stato il primo ad essere ascoltato dalla Corte. Il consigliere delegato ha sostenuto che era a conoscenza dei fondi stanziati per gli investimenti in materia di prevenzione antincendio ma non della loro destinazione. Alle domande incentrate sulla chiusura dello stabilimento torinese e del suo trasferimento a Terni, Priegnitz ha affermato di aver appreso della decisione nel marzo 2007, ma questo non era stato affrontato all’interno dell’executive board, cioé il comitato esecutivo (link). L’udienza, dopo una sospensione per una breve pausa, è ripresa con l’esame all’amministratore delegato Harald Espenhahn, al quale è contestato il reato più grave, ossia omicidio volontario con dolo eventuale. Gli altri cinque imputati (Gerald Prigneitz, Marco Pucci, Giuseppe Salerno, Daniele Moroni e Cosimo Cafueri) invece sono accusati di omicidio colposo con colpa cosciente. L’interrogatorio dell’amministratore delegato, affiancato da un interprete, è durato circa tre ore (link 1).

Link 2

Thyssen, rinviato l’interrogatorio ai due manager tedeschi.

Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, due dei sei imputati per il rogo alla Thyssenkrupp, stamani si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Torino Doveva essere il giorno dei manager tedeschi della Thyssenkrupp, imputati nel processo per il rogo che provocò due anni fa la morte di sette operai. Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, invece, non si sono sottoposti all’esame dei pubblici ministeri avvalendosi della facoltà di non rispondere. Idue dirigenti hanno letto – in un italiano stentato e dal forte accento tedesco -, una breve dichiarazione nella quale hanno spiegato di non conoscere l’italiano a sufficienza e, quindi, di non essere in grado di affrontare le domande.

Una scelta che sposa la linea difensiva contrastando la decisione, assunta fin dall’inizio e ribadita in altre occasioni, dalla Corte di respingere la richiesta della difesa di nominare un interprete. I due dirigenti, comunque, hanno annunciato che presenteranno una memoria scritta.  La Corte d’Assise, dopo una breve sospensione, ha disposto che i due manager saranno ascoltati con un interprete il 4 novembre. I giudici, ad ogni modo, non sono tornati indietro rispetto alla loro decisione sulle richieste di nullità della difesa legate alla traduzione degli atti (link).

L’udienza è proseguita ascoltando il primo testimone della difesa, l’operaio Antonino Miceli che, nel corso della sua audizione ha affermato cose differenti rispetto a quanto emerso dalle deposizioni di diversi testi dell’accusa. Miceli ha precisato che non vi era nessun divieto nell’utilizzare il pulsante di emergenza, secondo l’operaio, il pulsante poteva essere premuto da chiunque (link 1).