Thyssen, Orlando consegna una lettera al ministro Maas

Firenze – Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha chiesto al suo omologo tedesco Heiko Maas che la Germania dia esecuzione per i dirigenti tedeschi della sentenza per il rogo alla Thyssenkrupp. La richiesta è stata formulata a margine della riunione del Consiglio Gai, in corso in Lussemburgo. Harald Espenhahn e l’ex consigliere Gerald Priegnitz, condannati in via definitiva il 13 maggio 2016 al termine del processo per il rogo allo stabilimento torinese in cui persero la vita sette operai, sono ancora liberi. Maas si è impegnato a svolgere nel più breve tempo possibile un approfondimento sulla questione, al fine di poter dare riscontro alla richiesta italiana. Al termine del colloquio, lo stesso ministro Orlando ha consegnato al suo collega una lettera che riepiloga i principali passaggi della vicenda.

Rogo Thyssen, manager tedeschi ancora liberi.

Firenze – Da due mesi le autorità giudiziarie tedesche dispongono delle carte che possono portare in carcere l’ex amministratore delegato della ThyssenKrupp Acciai Speciali Harald Espenhahn e l’ex consigliere Gerald Priegnitz, condannati in via definitiva il 13 maggio 2016 per omicidio colposo plurimo al termine del processo per il rogo allo stabilimento di Torino in cui, tra il 5 e il 6 dicembre 2007, morirono sette operai. Nonostante ciò i due manager sono ancora liberi, a differenza degli altri condannati, i dirigenti italiani Cosimo Cafueri, Daniele Moroni, Marco Pucci e Raffaele Salerno. Colpa delle procedure giudiziarie europee e forse anche delle autorità locali non proprio solerti. Non sono bastate, infatti, le cinque sentenze di condanna (una del tribunale di Torino, due della Corte d’appello e due della Cassazione) e un mandato d’arresto europeo. Hanno voluto di più, come consentono le norme europee, ma adesso che hanno le sentenze tradotte non hanno ancora provveduto a eseguire le pene.

Thyssen, Cassazione: “Colpa imponente del management per il rogo”

Torino – Una “colpa imponente“, sia per “la consapevolezza che gli imputati avevano maturato del tragico evento che poi ebbe a realizzarsi” sia “per la pluralità e per la reiterazione delle condotte antidoverose riferite a ciascuno di essi che, sinergicamente, avevano confluito nel determinare all’interno dell’opificio di Torino una situazione di attuale e latente pericolo per la vita e per l’integrità fisica dei lavoratori”. Cosi’ la IV sezione penale della Cassazione spiega perché, nel maggio scorso, decise di confermare le condanne inflitte in sede di appello-bis ai sei manager della Thyssen Krupp per il rogo che scoppiò, il 6 dicembre 2007, nello stabilimento torinese e nel quale persero la vita sette operai.

Il 13 maggio scorso, la Suprema Corte ha quindi reso definitive le condanne per i sei manager finiti sotto processo: l’ex ad di Thyssen, Harald Espenhahn, è stato condannato a 9 anni e 8 mesi, i dirigenti Marco Pucci e Gerald Priegnitz a sei anni e 10 mesi, Daniele Moroni a 7 anni e 6 mesi, l’ex direttore dello stabilimento Raffaele Salerno a 7 anni e 6 mesi e il responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri a 6 anni e 8 mesi.

Gli imputati si erano visti ridurre leggermente le pene in sede di appello-bis, dalla corte d’assise d’appello di Torino il 29 maggio 2015. La Cassazione si era già occupata di questo processo, pronunciandosi a sessioni unite, dichiarando la responsabilità degli imputati per omicidio colposo plurimo, incendio colposo e omissione dolosa di cautele per la prevenzione degli infortuni, ma aveva disposto un nuovo processo d’appello per la rimodulazione delle pene.

Thyssen, la Cassazione conferma le condanne per i sei dirigenti

Firenze – I giudici della quarta sezione della Corte di Cassazione hanno confermato le condanne nei confronti dei sei tra manager e dirigenti della ThyssenKrupp ritenuti responsabili della morte di sette operai per il rogo divampato tra il 6 e il 7 dicembre 2007 nell’acciaieria torinese. Nove anni e otto mesi per l’amministratore delegato Harald Espenhahn, sei anni e dieci mesi per i dirigenti Marco Pucci e Gerald Priegnitz, sette anni e sei mesi per il direttore dello stabilimento Daniele Moroni, sette anni e due mesi per l’ex direttore dello stabilimento Raffaele Salerno e sei anni e otto mesi per il responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri. Le vittime del rogo sono Antonio Schiavone (il primo a morire alle 4 del mattino per le ferite riportate durante l’incidente), Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino. 

I condannati sono stati ritenuti responsabili di omicidio colposo, omissioni di cautele antinfortunistiche e incendio colposo aggravato. Ora per gli italiani Pucci, Moroni, Salerno e Cafueri si apriranno le porte in carcere. Giusto il tempo necessario per il sostituto procuratore generale di Torino Vittorio Corsi di ricevere la sentenza dalla Cassazione e firmare il provvedimento di esecuzione, anche se pare che i quattro italiani si presenteranno spontaneamente nei commissariati di polizia o nelle caserme dei carabinieri per evitare di essere prelevati a casa. Per i due manager tedeschi, Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, i tempi saranno più lunghi, ma favorevoli: l’Italia dovrà emettere un mandato di cattura europeo e poi, in base alle norme di cooperazione giudiziaria, i due tedeschi verranno incarcerati nella loro nazione, ma solo per un massimo di cinque anni, il massimo della pena prevista per l’omicidio colposo aggravato. In sostanza, la pena per l’amministratore delegato  della ThyssenKrupp sarà quasi dimezzata. Alla lettura della sentenza, i familiari delle vittime nell’esprimere la propria soddisfazione per l’esito del giudizio, hanno commentato: «Giustizia è fatta».

Thyssen, confermate le condanne… (fonte: La Stampa)

Thyssen, appello bis: condanne ridotte a tutti gli imputati

Nel secondo appello per il rogo alla Thyssenkrupp, la Corte d’Assise ha ridotto le pene a tutti e sei gli imputati

Firenze Ridotte le condanne a tutti e sei gli imputati per il rogo alla Thyssenkrupp che il 6 dicembre 2007 provocò la morte di sette operai (Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino e Antonio Schiavone). L’ha deciso la Corte d’Assise di appello di Torino, i cui giudici avevano il compito di rimodulare nuovamente le pene, come stabilito in Cassazione. L’amministratore delegato Harald Espenhahn è stato condannato a nove anni e otto mesi, anziché a dieci. Nella giornata di ieri il procuratore generale Vittorio Corsi aveva chiesto per l’amministratore delegato la conferma della pena ed invece la Corte ha ritenuto di ridurre la condanna. Al termine della lettura della sentenza, non sono mancate le proteste dei familiari delle vittime. Gerald Priegnitz e Marco Pucci sono stati condannati a sei anni e dieci mesi, per Daniele Moroni la sentenza ha stabilito invece sette anni e sei mesi, quattro mesi in meno per Raffaele Salerno. Pena ridotta a sei anni e otto mesi anche per Cosimo Cafueri. 

 Si chiude in questo modo un procedimento penale, il primo in Italia per le morti sul lavoro, che era iniziato con la sentenza di primo grado del 15 aprile 2011 che stabilì la condanna di Harald Espenhahn a sedici anni e sei mesi riconoscendo all’amministratore delegato il reato di omicidio volontario con dolo eventuale. Ma, la sentenza in appello (28 febbraio 2013) ribaltò l’iniziale verdetto: cancellazione del capo d’accusa omicidio volontario con dolo eventuale per l’amministratore delegato Espenhahn e riduzione di pene per tutti gli imputati. A seguito dei ricorsi, presentati sia dall’accusa che dalla difesa, la Cassazione aveva ordinato di ricalcolare le condanne. Cosa che è stata fatta nel processo bis, con la sentenza di oggi.  

Sentenza Thyssen… (fonte: La Stampa)

Rogo Thyssen: pene ridotte in appello…. (fonte: Corriere della Sera)  

Thyssen…. I parenti: “Una vergogna” (fonte: Sky)

Thyssenkrupp…. Le lacrime dei parenti delle vittime: “Mai più” (fonte: Il Fatto)

Thyssen, il pg Corsi chiede la conferma della condanna a dieci anni per Espenhahn

Il pg Corsi ha chiesto la conferma a dieci anni per l’amministratore delegato Harald Espenhahn.

Firenze Il procuratore generale Vittorio Corsi ha chiesto la conferma della condanna a dieci anni di carcere nei confronti dell’amministratore delegato Harald Espenhahn per il rogo alla Thyssenkrupp che il 6 dicembre 2007 provocò la morte di sette operai. Così, è ripreso il secondo processo di appello in cui i giudici dovranno stabilire le pene, secondo quanto stabilito dalla Cassazione. Il procuratore generale Corsi inoltre ha chiesto la conferma delle condanna a sette anni per gli ex dirigenti Gerald Priegnitz e Marco Pucci, mentre ha chiesto una riduzione di pena per gli altri imputati: otto anni per l’allora direttore dello stabilimento, Raffaele Salerno e per Daniele Moroni (nel primo appello erano stati condannati rispettivamente a otto anni e mezzo e nove anni), e sette anni e mezzo, invece di otto, per l’allora responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri.

Processo Thyssen, rischio prescrizione. L’allarme della Procura

Una sentenza della Consulta dimezza i tempi per l’incendio colposo da 12 a 6 anni. A rischio anche altri processi di sicurezza sul lavoro

Torino – Il processo Thyssenkrupp rischia di cadere in prescrizione. Sette anni dopo l’incendio divampato nello stabilimento di Torino la notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007, in cui persero la vita i sette operai Antonio Schiavone, Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino, c’è il pericolo che non si arrivi a una sentenza definitiva.

Stiamo parlando degli imputati Harald Espenhahn, l’amministratore delegato, accusato di omicidio volontario e condannato a 16 anni e mezzo dalla Corte d’Assise di Torino,Giuseppe Salerno, responsabile dello stabilimento di Torino, Gerald Priegnitz e Marco Pucci, membri del comitato esecutivo dell’azienda, condannati a 13 anni e 6 mesi per omicidio e incendio colposi (con colpa cosciente) e omissione delle cautele antinfortunistiche e Daniele Moroni, membro del comitato esecutivo dell’azienda, condannato a 10 anni e 10 mesi.

Il rischio nasce a seguito della sentenza del 28 maggio 2014 della Consulta, che dimezza i termini di estinzione del reato per l’incendio colposo. Una decisione presa perché secondo i giudici il raddoppio della prescrizione, come era stato stabilito nel 2005 con la legge ex Cirielli, viola l’articolo 3 della Costituzione. 

Per il processo si tratta della seconda beffa in poche settimane, dopo che la Cassazione, il 24 aprile scorso, ha deciso di rinviare gli atti alla Corte d’Assise d’Appello di Torino. I giudici supremi hanno confermato la responsabilità degli imputati, ma hanno annullato senza rinvio una parte della sentenza che riguarda una delle “circostanze aggravanti” contestate agli imputati. Non sono ancora note le motivazioni che dovrebbero essere pubblicate entro l’estate, ma l’orientamento della Cassazione è che non ci fu dolo, ma colpa, “colpa cosciente”, gravissima.

Thyssen, i ricorsi in Cassazione della Procura e dell’imputato Cosimo Cafueri

Guariniello ricorre contro l’esclusione del dolo eventuale, riconosciuto in primo grado e derubricato in appello. L’ad Espenhahn ha tempo fino a settembre per presentare ricorso.

Torino – Il Procuratore di Torino Raffaele Guariniello ha presentato ricorso in Cassazione sul caso Thyssen contro la sentenza della Corte d’assise d’appello, che lo scorso 28 febbraio aveva ridotto le pene a tutti gli imputati e cancellato il reato di omicidio volontario con dolo eventuale. Nelle motivazioni della sentenza la Corte parla di imprudenza dell’ad Espenhahn ma afferma anche che l’imputato “non può avere agito in modo tanto irrazionale”. Da qui l’esclusione del dolo eventuale, che invece era stato riconosciuto in primo grado.

Ha presentato ricorso in Cassazione anche l’ex responsabile della sicurezza dello stabilimento Cosimo Cafueri, condannato a otto anni di carcere. Per gli altri imputati, fra i quali l’amministratore delegato Harald Espenhahn, il termine per presentare ricorso è più lungo, ed è possibile che possano attendere (in base ai calcoli dei loro difensori) fino a settembre. 

Appello Thyssen, le motivazioni. “L’ad fu imprudente”, ma non ci fu dolo

I giudici d’appello motivano la riduzione della condanna nei confronti dell’ad Espenhahn da 16 anni e mezzo a 10 anni. Per la corte, previde il rischio, ma “valutò” che non si sarebbe verificato. Nessuna negligenza nell’intervento degli operai.

Torino – Sono state depositate le motivazioni della sentenza d’appello del processo Thyssen. La sentenza, dello scorso 28 febbraio, aveva ridotto la condanna all’ad Harald Espenhahn a dieci anni rispetto ai sedici anni e mezzo comminati in primo grado.

Secondo la Corte, l’amministratore delegato della ThyssenKrupp “sapeva che la linea di ricottura e decapaggio fosse a rischio incendio” ma “non può avere agito in modo tanto irrazionale”. Insomma, agì “con imprudenza“, ma non con il “dolo eventuale” contestato dal procuratore Raffaele Guariniello.

Per quanto riguarda il comportamento degli operai, la Corte afferma che essi “non compirono nulla di anomalo ma anzi applicarono (o tentarono di applicare) alla lettera il Piano di Emergenza”.

Il pm Guariniello ha così commentato la sentenza: “Chiederemo alla Cassazione di pronunciarsi sull’omicidio volontario con dolo eventuale, ma intanto abbiamo la condanna più pesante mai inflitta in un caso del genere e l’affermazione della responsabilità dell’azienda”.

Thyssen, non fu omicidio volontario. Pene ridotte a tutti gli imputati.

Pene ridotte a tutti gli imputati e cancellato il reato di omicidio volontario con dolo eventuale. E’ quanto ha deciso la Corte di Assise d’appello, presieduta dal giudice Gian Giacomo Sandrelli, in merito al processo per il rogo alla ThyssenKrupp che il 6 dicembre 2007 provocò la morte di sette operai

TorinoPene ridotte a tutti gli imputati e cancellato il reato di omicidio volontario con dolo eventuale. E’ quanto ha deciso la Corte di Assise d’appello, presieduta dal giudice Gian Giacomo Sandrelli, in merito al processo per il rogo alla ThyssenKrupp che il 6 dicembre 2007 provocò la morte di sette operai. L’amministratore delegato Harald Espenhahn è stato condannato a dieci anni, uno sconto di pena rispetto al giudizio di primo grado poiché il manager è stato assolto dall’accusa di omicidio volontario con dolo. Fu, invece, omicidio colposo con l’aggravante della colpa cosciente. Sconti anche agli altri dirigenti: sette anni a Gerald Priegnitz e Marco Pucci (membri del comitato esecutivo dell’azienda), nove anni al responsabile tecnico Daniele Moroni, otto anni e mezzo all’ex direttore dello stabilimento Raffaele Salerno e otto anni a Cosimo Cafueri, responsabile della sicurezza nell’allora fabbrica di corso Regina Margherita. La Corte ha così riformato la sentenza di primo grado«Maledetti», «vergogna», «schifo» ed altro: è la reazione dei familiari delle vittime che hanno deciso di occupare l’aula in segno di protesta. 

Thyssen…. Il dolore dei familiari (fonte: Il Fatto Quotidiano)

Thyssen, non fu omicidio volontario… (fonte: La Repubblica)

Thyssen, la protesta in aula… (fonte: La Repubblica)

Sentenza Thyssen… (fonte: Articolo 21)