Strage di Bologna, 36 anni dopo nessun mandante

Firenze – Il 2 agosto 1980 una bomba esplose nella sala di attesa di seconda classe della stazione di Bologna: 85 morti, di cui 5 bambini – la più piccola Angela Fresu di soli 3 anni – e oltre 200 i feriti. Dopo 36 anni mancano ancora i mandanti, gli ispiratori della strage. «Al banco degli imputati non si sono seduti i mandanti». E’ un passaggio del discorso pronunciato oggi in occasione dell’anniversario dal presidente dell’Associazione familiari delle vittime  Paolo Bolognesi, che critica la Procura. «Se la Procura avesse dedicato ai documenti che abbiamo presentato, almeno un decimo delle energie e del tempo che ha investito sull’archiviata fantomatica “pista palestinese“, ipotesi priva di qualsiasi supporto che ne confermi l’attendibilità – sostiene Paolo Bolognesi – , forse avremmo saputo perché Gelli non ha voluto fornire alcuna spiegazione su un documento intestato “Bologna” che dimostrava il versamento prima e dopo la strage di circa 15 milioni di dollari». «Alla Procura, abbiamo consegnato accurati dossier con nomi, dati, fatti ricostruiti sulla base di un’attenta e incrociata lettura dei documenti relativi alle stragi di Bologna, Brescia, Milano e al crack del Banco Ambrosiano – aggiunge Paolo Bolognesi – Un materiale consistente che, se approfondito e sviluppato giudiziariamente, potrà permettere ai magistrati di identificare i mandanti. Un’azione investigativa che i familiari delle vittime attendono ancora che sia compiuta».

Non sono mancate critiche all’indirizzo del governo in materia di risarcimenti ai familiari delle vittime. «Il 2 agosto del 2013, qui, il governo assicurò che entro il mese di settembre dello stesso anno, la mancata completa attuazione della legge 206/2004 per i risarcimenti alle vittime si sarebbe risolta – ricorda il presidente Bolognesi –  Oggi, tre anni dopo, dobbiamo dire che quella promessa non è stata mantenuta e alcuni problemi sono stati risolti solo parzialmente». «Nonostante quanto garantito dalla legge – prosegue Bolognesi – , le vittime e i loro familiari continuano a subire ritardi insostenibili, perfino di anni, nella gestione delle loro pratiche da parte dell’Inps e degli altri Ministeri preposti».  «Recentemente il governo – precisa Bolognesi – ha rinnovato l’impegno di risolvere tutte le misure applicative della legge 206 definendo, in brevissimo tempo, tutto ciò che può essere risolto in via amministrativa ed entro il 31 dicembre, all’interno della legge di stabilità, tutto ciò che necessita di una norma di legge. Il fatto nuovo è che i vari ministeri interessati hanno approvato e condiviso questa indicazione mettendosi a disposizione per risolvere tutti i problemi esistenti. Prendiamo atto di questa apertura e vigileremo affinché tutto sia fatto e fatto bene».

Infine, il presidente dell’Associazione si è soffermato sul reato di depistaggio che entra in vigore proprio il 2 agosto 2016. «Finalmente, è stata approvata la legge che introduce il reato penale di depistaggio – così Bolognesi – Sono trascorsi 23 anni per raggiungere questo obiettivo. Da oggi, l’impunità è finita, perché questa legge assegna alla magistratura strumenti e pene adeguate ed un depistatore rischia molti anni di carcere».

Strage di Bologna, 36 anni dalla bomba… (fonte: Il Fatto)

Strage di Bologna: “Mancano ancora mandanti …” (fonte: Articolo21)

Bologna, il buco nero della strage alla stazione (fonte: L’Espresso)

www.stragi.it

Bologna e il 2 agosto: le storie delle 85 vittime… (fonte: La Repubblica) 

Il messaggio del Presidente della Repubblica

Ilva, il governo allunga nuovamente i tempi per la vendita

Il governo allunga di nuovo i tempi per la vendita dell’Ilva

Firenze I tempi si allungano ulteriormente per la cessione dell’Ilva ai privati. Il governo, infatti, ha di nuovo cambiato il proprio progetto modificando il bando internazionale, pubblicato quattro mesi fa. In base al decreto, firmato lo scorso gennaio dall’allora ministro dello Sviluppo Federica Guidi, le offerte per il polo siderurgico avrebbero dovuto essere presentate entro il 30 maggio. Termine, peraltro, già slittato al 23 giugno. Ma, il consiglio dei ministri di ieri, dando il via libera al decimo decreto legge sullo stabilimento di Taranto, ha deciso che il deposito delle proposte debba avvenire entro il 30 giugno e concesso 120 giorni a un comitato di esperti nominato dal ministro dell’Ambiente per vagliare le eventuali proposte di modifica del Piano ambientale.

Rai, la riforma è legge. La politica non molla la Tv pubblica.

La riforma della Rai è legge

Roma La riforma della Rai è legge. Il Senato ha approvato oggi il ddl per alzata di mano, cioè senza la registrazione dei voti. Infatti, nessuno ha chiesto di votare con il procedimento elettronico. Tra i punti principali della riforma, ci sono l’introduzione della figura dell’amministratore delegato, nominato dal ministero del Tesoro, un consiglio di amministrazione più snello (da 9 a 7 membri) non più eletto dalla Vigilanza, il presidente di garanzia nominato dal Cda fra i suoi componenti. Inoltre, al Senato sono state confermate le norme già approvate dalla Camera. A Montecitorio erano state introdotte alcune modifiche relative alla pubblicazione degli stipendi dei dirigenti oltre 200mila euro (compresi i giornalisti, ma escluse le star della tv) e alla previsione di una consultazione pubblica prima del rinnovo della concessione il prossimo anno. Ancora una volta, la politica, questa volta con al comando Matteo Renzi, non molla la tv pubblica. 

Rai: Il Senato approva la riforma (fonte: Articolo 21)

Corte dei Conti: In vent’anni le tasse locali sono raddoppiate. Ma, per scelta dei governi.

Roma In vent’anni le tasse locali sono raddoppiate, ma per scelta del governo. Lo rileva la Corte dei Conti nel Rapporto 2015 di finanza pubblica. La magistratura contabile sottolinea in particolare che c’è stato  «un contributo alla crescita delle entrate da parte delle amministrazioni territoriali, la cui quota su quelle dell’intera pubblica amministrazione risulta quasi raddoppiata in 20 anni, dall’11,4% del 1995 al 21,9% del 2014. Ma ciò è stato frutto di scelte operate a livello di governo centrale piuttosto che espressione dell’autonomia impositiva degli enti decentrati».

Il decreto legge del governo salva l’Ilva: nessun risarcimento ai cittadini

Firenze Il decreto Renzi salva l’Ilva anche dal pagamento dei risarcimento. È quanto emerso nel corso dell’udienza preliminare dinanzi al giudice Vilma Gilli che ha accolto l’istanza dei legali dell’azienda escludendo l’Ilva dai responsabili civili del processo nato dall’inchiesta “Ambiente svenduto”. Alla base della decisione del gup, infatti, c’è la norma voluta dal Governo che ha traghettato lo stabilimento siderurgico di Taranto in amministrazione straordinaria, consentendo così ai legali dell’amministratore straordinario Pietro Gnudi di chiedere l’estromissione dell’Ilva dal processo. 

In caso di condanna nel processo penale, l’Ilva non dovrà risarcire nessuna delle parti tanti civili. I parenti di operai morti, allevatori che hanno subito la mattanza del loro bestiame, miticoltori che hanno visto distruggere tonnellate di cozze avvelenate dalla grande industria, abitanti del quartiere Tamburi e gli stessi operai della fabbrica non riceveranno dall’Ilva neppure un centesimo. Lo stesso dicasi anche per le istituzioni come il ministero per l’Ambiente, la Regione Puglia, la Provincia e il Comune di Taranto Era di poco superiore ai 30 miliardi di euro la richiesta formulata dalle centinaia di parti civili ammesse nel processo.

E’ nato il governo Letta. La lista dei ministri

Ventuno ministri, di cui sette donne. Otto saranno a capo di ministeri senza portafoglio. L’età media scende a 53 anni.

Roma – E’ nato il governo di Enrico Letta. Ventuno ministri, di cui otto a capo di ministeri senza portafoglio. Mai così “rosa”: sette le donne. L’età media scende a 53 anni rispetto ai 64 dell’esecutivo Monti.

I ritratti dei 21 ministri (di Concita De Gregorio)

Le festività non saranno accorpate. La soddisfazione dell’Anpi.

Il governo ci ripensa e, dopo aver annunciato nei giorni scorsi di accorpare le festività, ha deciso di non toccarle. Una notizia accolta con soddisfazione dall’Anpi e da tutti gli antifascisti.

FirenzeIl governo ci ripensa e, dopo aver annunciato nei giorni scorsi di accorpare le festività, ha deciso di non toccarle. Una notizia accolta con soddisfazione dall’Anpi e da tutti gli antifascisti. «Sono molto soddisfatto della notizia – ha commentato il presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia -, anche se penso che tra i motivi della decisione dovrebbe inserirsi anche quello da noi sottolineato cioè che per ragioni puramente economiche non si mette in discussione la storia di un Paese rappresentata, come nel caso del 25 aprile e del 2 giugno, da due festività care al cuore degli italiani. Spero che sull’argomento non si debba tornare più» (link)

 

L’Anpi: “25 aprile, 1° maggio e 2 giugno non si toccano”.

Il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno non si toccano. Sono i valori su cui si fonda la Repubblica». E’ la posizione espressa in sintesi dall’Anpi in merito all’ipotesi del governo di sopprimere o accorpare alcune feste nazionali per aumentare la produttività.

Roma«Il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno non si toccano. Sono i valori su cui si fonda la Repubblica». E’ la posizione espressa in sintesi dall’Anpi in merito all’ipotesi del governo di sopprimere o accorpare alcune feste nazionali per aumentare la produttività. Nella scure incapperebbero anche le tre festività ben note per essere state già oggetto di tentativi analoghi.

«Non ci si dica – si legge nel comunicato – che non ci sono altri strumenti per incrementare la produttività e far crescere il Pil; ci sono provvedimenti in corso di esame, da tempo preannunciati, di cui si può accelerare l’iter; e ce ne sono altri, da molti invocati (la patrimoniale, per fare un esempio) che a torto si finge di ritenere improponibili».

«Dobbiamo – prosegue l’Anpi – essere estremamente chiari: non abbiamo – ovviamente – obiezioni di fronte ai sacrifici che possono essere chiesti ai cittadini in una fase difficile per il Paese; ma che si debba rinunciare alla storia, a quelli che sono i fondamenti comuni del nostro vivere civile, ci sembra davvero troppo. Ci sono festività che nascono da consuetudini o semplici abitudini, che forse possono consentire qualche operazione. Altre, come quelle citate, rappresentano il nostro passato migliore, i valori su cui si fonda la nostra Repubblica: sono, in una parola, la nostra storia. E non vanno toccate. Si faccia quello che occorre, per salvare il Paese da una crisi che non ci dà tregua. Ma si lasci al Paese la sua storia, si conservino i suoi valori, quelli a cui la stragrande maggioranza dei cittadini continua a richiamarsi. Questa è la richiesta che formuliamo alle istituzioni pubbliche e in particolare al governo». Infine, l’appello dell’Anpi: «Alle nostre organizzazioni rivolgiamo l’invito ad una mobilitazione immediata e diffusa, assumendo ogni possibile iniziativa, coinvolgendo i parlamentari e le istituzioni territorialmente competenti, sollecitando l’adesione e l’impegno dei cittadini. Il gravissimo proposito che è stato enunciato dalla stampa, se corrispondente ai reali intenti del governo, deve essere sventato e respinto, prima di tutto dalla coscienza civile e democratica del popolo italiano».

Fonte: Anpi

Responsabilità civile dei giudici: governo battuto, la Camera approva. L’Anm: “E’ un tentativo di intimidazione e ritorsione”.

La Camera, nonostante il parere negativo del governo, ha approvato un emendamento presentato dalla Lega che prevede la responsabilità civile dei giudici.

RomaAlla Camera il governo è stato battuto sull’emendamento presentato dal leghista Gianluca Pini che prevede la responsabilità civile dei magistrati. I voti a favore sono stati 261, quelli contrari 211. La votazione è avvenuta a scrutinio segreto e la maggioranza si è espressa contro il parere negativo dell’esecutivo. L’emendamento va a modificare la legge del 13 aprile 1988 sul risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio nelle funzioni giudiziarie e sulla responsabilità civile dei magistrati. Nel dettaglio specifica che “chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni, ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale“. In sostanza, a pagare saranno le toghe. La legge attuale prevede che sia lo Stato e non il singolo magistrato a risarcire una persona che abbia subìto un danno a causa di un errore giudiziario commesso per dolo o colpa grave.

Il testo sarà esaminato martedì al Senato. Intanto, il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Luca Palamara ha annunciato che martedì prossimo sarà convocato il direttivo centrale straordinario dell’Anm «per decidere sullo stato di agitazione e sullo sciopero contro l’emendamento che prevede la responsabilità civile dei magistrati». Lo stesso presidente dell’Anm e il segretario Luca Cascini hanno parlato di «una forma intimidatoria e di vendetta verso il libero esercizio della funzione di giudice», nonché di «un ennesimo tentativo di risentimento e di ritorsione» nei confronti della magistratura. «E’ una norma incostituzionale – ha rilevato Cascini – in contrasto con i principi più volte affermati dalla Corte di Giustizia europea» (link).

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Il governo ottiene la fiducia a Montecitorio

Il governo ha ottenuto la fiducia a Montecitorio.

Roma Il goveno di Silvio Berlusconi ha ottenuto la fiducia anche a Montecitorio: 314 voti a favore, contrari 311, 2 i voti di astensione. Erano presenti 627 deputati, hanno votato in 625.

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