La scomparsa di Giuseppe Casalbore, giudice del processo Eternit di primo grado

Era ricoverato in una clinica torinese. Dal processo sulle tv di Berlusconi a quello ai vertici della Juventus, fino alla sentenza di primo grado contro i padroni della Eternit. Il ricordo di Afeva e sindacati

Torino – È morto nella notte nella clinica torinese in cui era ricoverato per una malattia il giudice Giuseppe Casalbore, del tribunale di Torino, uno dei magistrati piemontesi più conosciuti ed apprezzati.

A lui venivano affidati casi giudiziari importanti, complessi, che spesso conquistavano le prime pagine dei giornali. Negli anni Ottanta fu uno dei pretori che “spensero” le tv di Berlusconi. Celebrò il processo di primo grado ai vertici della Juventus – che condannò – per doping. Ma il suo nome resta indissolubilmente legato al processo di primo grado contro la Eternit e alla sentenza di condanna pronunciata il 13 febbraio 2012.  

AFeVA – Associazione Famigliari Vittime Amianto, CGIL CISL UIL – Casale Monferrato e Cavagnolo hanno voluto esprimere pubblicamente le condoglianze.

Eternit, le motivazioni della sentenza: “Fu strage consapevole”

I giudici: immane pericolo per incolumità e salute di un numero indeterminato di persone

Torino – Non lasciano dubbi le 713 pagine di motivazione della condanna di Stephan Schmidheiny e di Louis de Cartier. Il loro comportamento è stato caratterizzato da un «dolo di elevatissima intensità» scrivono i giudici. E nel dare atto all’accusa della pienezza della prova raggiunta sulla consapevolezza, da parte dei vertici Eternit, della cancerogenicità dell’amianto, pongono come pietra miliare della loro sentenza un «nonostante tutto». Per mettere nero su bianco: «Gli imputati hanno continuato e non si sono fermati né hanno ritenuto di dover modificare radicalmente e strutturalmente la situazione» degli stabilimenti di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli (oggetto del processo) «al fine di migliorare l’ambiente di lavoro e di limitare per quanto possibile l’inquinamento».
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Le motivazioni

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Risarcimento Eternit, il Comune di Casale ci ripensa?

Ieri un incontro tra il sindaco Demezzi e il Ministro della Salute Balduzzi, che ha fatto una proposta: “Casale guidi i progetti contro l’amianto”.

Torino – Manca poco alla sentenza del processo Eternit, il prossimo 13 febbraio il tribunale presieduto dal giudice Casalbore pronuncerà il suo verdetto. Nel frattempo continua a tenere banco la vicenda del risarcimento offerto dall’imputato Stephen Schmidheiny al Comune di Casale Monferrato.

Il Sindaco Giorgio Demezzi aveva manifestato l’intenzione di accettare i soldi ritirandosi così da parte civile, ma la reazione indignata dei familiari delle vittime e l’intervento di autorità come il vescovo di Casale e il Ministro della Salute Renato Balduzzi sembra avergli fatto cambiare idea.

Il ministro Balduzzi e il sindaco Demezzi si sono incontrati ed è stato deciso di avviare un percorso “per permettere al Comune di Casale di esercitare un ruolo importante nella strategia nazionale di contrasto alle malattie correlate all’amianto e alle azioni di bonifica”. In pratica, il Comune riceverà dei finanziamenti pubblici come sostegno alla ricerca scientifica contro la malattia killer, il mesotelioma pleurico, che nell’anno appena terminato solo a Casale ha fatto altre 58 vittime. Gran parte di queste erano cittadini qualunque, che non avevano mai lavorato all’Eternit. Si aggiungono ai circa 1700 morti registrati in città in questi decenni per patologie legate all’amianto.

 

Processo Eternit, sentenza dal 13 febbraio

Nell’ultima udienza le difese cercano di escludere il dolo, causa della condanna nel processo Thyssen

Torino – Dopo due anni e 66 udienze si avvia a conclusione il maxi processo ai due dirigenti della Eternit, la multinazionale dell’amianto, imputati per disastro ambientale doloso e omissione di cautele sui luoghi di lavoro. La sentenza e’ prevista per il prossimo 13 di febbraio.

Oggi in aula a Torino i difensori del milionario svizzero, Stephan Schmidheiny, e del barone belga, Louis de Cartier, hanno proseguito le loro controrepliche che si concluderanno il 13 febbraio, prima che la Corte si ritiri in camera di consiglio per emettere la sentenza. Gli avvocati si sono soffermati sulla questione del dolo sottolineando la differenza rispetto alla vicenda Thyssenkrupp. Secondo la difesa infatti mentre nel procedimento Thyssen il dolo e’ stato legato alla volonta’ di contenere i costi, nella vicenda Eternit si farebbe difficolta’ a rintracciare il dolo visti gli investimenti fatti.

Eternit, chiesti 60 milioni di euro per gli abitanti di Casale Monferrato e Cavagnolo per il danno da esposizione all’amianto

Si tratta di un reato non contemplato nel nostro codice. Concluse le richieste delle parti civili. Si riprenderà il 26 settembre con le arringhe della difesa

Torino – Ultima udienza prima della pausa estiva al processo Eternit. Si sono infatti concluse le richieste degli oltre cento avvocati di parte civile. L’ultimo a parlare è stato Sergio Bonetto, che rappresenta oltre 300 delle circa 6 mila parti civili italiane. Bonetto ha chiesto 10mila euro l’anno per ogni suo assistito, per un periodo di 20 anni, per il danno da esposizione all’amianto. La richiesta totale è quindi di 60 milioni di euro.

Il danno da esposizione è un reato non contemplato nell’ordinamento italiano mentre è riconosciuto in altri Paesi europei come la Francia. Prima di Bonetto avevano parlato Jean-Paul Thessioner, David Hussman ed Emmanuelle Schuten, i legali che rappresentano le associazioni dei parenti delle vittime dell’amianto di Francia, Svizzera e Belgio. I legali stranieri si sono augurati che, dopo la sentenza italiana, si arrivi «a un tribunale internazionale per i crimini ambientali».

Il processo riprenderà il 26 settembre con le prime arringhe dei difensori degli imputati. Sono state fissate udienze sino al 13 dicembre.

Eternit, le richieste dell’Inail: 272 milioni e mezzo di euro

In dettaglio, 185 milioni rappresentano il totale degli indennizzi concessi, e 87 milioni per la capitalizzazione delle rendite.

Torino – Continuano le richieste delle parti civili al processo Eternit. Oggi è stata la volta di Inail, i cui avvocati hanno chiesto la condanna in solido degli imputati e delle società del gruppo per un importo di 185,5 milioni di euro, ovvero il totale degli indennizzi concessi a 1.651 lavoratori, più 87 milioni per la capitalizzazione delle rendite: il totale è quindi di 272 milioni e mezzo di euro.

Visto il grande numero di parti civili (oltre 6mila) il presidente del Tribunale Giuseppe Casalbore ha stabilito che ciascuna di loro potrà intervenire per non più di un quarto d’ora.

Eternit, chiusa la fase dibattimentale. Si riprende il 14 giugno con le requisitorie

Il tribunale ha deciso di non accogliere la richiesta delle difese di ulteriori perizie.

Torino – Nessun’altra perizia supplementare. Così ha deciso nell’udienza di stamane, la numero 46, il tribunale presieduto dal giudice Casalbore. Respinta la richiesta della difesa che chiedeva indagini supplementari per accertare meglio l’origine delle malattie. Una richiesta che, se accolta, avrebbe comportato lo slittamento del processo di quasi un anno.

L’ordinanza del giudice Casalbore è stata molto chiara: «Nessuno dei reati contestati in questo processo richiede l’accertamento di specifiche lesioni personali». Anche i pm Guariniello e Colace avevano espresso parere contrario alla perizia con una memoria consegnata in apertura di udienza.

Terminata la fase dibattimentale, si passa adesso alle requisitorie, che cominceranno il 14 giugno. La sentenza di primo grado è prevista in autunno.

Eternit, per bonificare l’area servono 100 milioni di euro. L’azienda regalava sacchi di polverino, lo scarto di lavorazione dell’amianto più pericoloso

Udienza dedicata alle integrazioni dell’istruttoria. L’azienda non ha mai contattato il Comune per contribuire alla bonifica.

Torino – Dopo una settimana di pausa riprende il processo Eternit. L’udienza di oggi è stata dedicata alle integrazioni dell’istruttoria dibattimentale decise dal presidente del tribunale, Giuseppe Casalbore,  in attesa di decidere se disporre o meno una perizia epidemiologica (chiesta dalla difesa degli imputati).

Ha deposto Angelo Mancini,  responsabile della medicina del lavoro all’Asl di Casale per 25 anni. Mancini ha raccontato la storia dell’amianto nascosto come «tante bombe da scovare e disinnescare. Nel predisporre la bonifica dello stabilimento casalese dell’Eternit in ogni reparto di produzione abbiamo rinvenuto una gran quantità di sacchi pieni di polverino. Di tutti gli scarti di lavorazione dell’amianto il polverino è il più pericoloso. Corrisponde alla fibre più sottili e piccole, che sono anche le più respirabili». L’Eternit lo regalava, non sapendo che farsene e dovendo smaltirlo, con i costi che aveva, anche se lo si abbandonava in discariche abusive, nella spiaggetta sul Po.

Ha parlato anche la dottoressa Angela Goggiamani, dirigente medico dell’Inail. «Negli anni 70 riconoscevamo una percentuale molto bassa di casi di malattia professionale collegati all’asbesto. Con l’evoluzione della scienza medica siamo arrivati a quote dell’80 per cento per i mesoteliomi e del 74 per cento per le altre malattie correlate all’amianto». Il terzo testimone di giornata è stata l’architetto Piercarla Coggiola, dirigente del servizio tutela ambiente del Comune di Casale. Il pm Guariniello le ha posto una domanda secca: «L’Eternit vi ha mai contattato per contribuire alla bonifica?». La risposta è brevissima: «No».

Eternit, per la difesa rischi minimi per la salute. Ma l’accusa cita una relazione che prova il contrario

La concentrazione di fibre di amianto in azienda non veniva ridotta perché sarebbe costato troppo. Ultima udienza dedicata ai testimoni della difesa

Torino – Si concludono le deposizioni dei testimoni della difesa al processo Eternit. L’ultimo teste della difesa di Stephan Schmidheiny è stato Ullrich Teichert, l’ingegnere a capo dello staff che, al Centro di Neuss, in Germania, istruiva il personale della multinazionale  incaricato di misurare le polveri di amianto negli ambienti di lavoro. La sua è stata una deposizione molto tecnica, incentrata sulla concentrazione di fibre di amianto per centimetro cubo. Eternit adottava il limite di 2 fibre, che secondo Teichert “all’epoca (da metà anni ’70 in poi, ndr) escludeva sicuramente l’asbestosi, e limitava (ma non eliminava!, ndr) il pericolo di ammalarsi di carcinoma al polmone”.

Il pm Sara Panelli ha citato una relazione del ’76, scritta alla fine di un corso tenuto proprio da Taichert, nella quale si fa riferimento alla “concentrazione di 0,5 fibre per centimetro cubo proposta dall’Osha (organismo che aveva come referenti le industrie amiantifiere americane), che però in Europa “non viene accettata perché le industrie dell’amianto non potrebbero adeguarsi e sarebbero obbligate a chiudere”. Produrre sarebbe costato troppo.

A difesa dell’imputato belga Louis De Cartier, solo due testimoni: Francis Godichall e Luc Willame, entrambi contabili nella Compagnia Finanziaria Eternit Belga.

Il dibattimento non si conclude qui: il presidente del tribunale Casalbore ha accolto le richieste ad ascoltare altri testimoni nell’udienza di lunedì 28.

Eternit, testimoni della difesa minimizzano la presenza di polveri nello stabilimento

Hanno deposto sue ex dipendenti dello stabilimento di Casale Monferrato: Cesare Coppo, addetto al controllo qualità, e Carlo Opezzo, direttore del personale.

Torino – Seconda udienza settimanale al processo Eternit, secondo il nuovo calendario fissato dal giudice Casalbore. Oggi, per la seduta numero 40, hanno deposto due testimoni della difesa: Cesare Coppo, addetto al controllo qualita’ nella Eternit di Casale Monferrato, e Carlo Opezzo,  ex direttore del personale di Eternit dal 1971 al 1985.

Coppo ha affermato che “nello stabilimento non c’era polvere per terra, ne’ sulle tute degli operai”, dicendo che prima dell”arrivo degli svizzeri, nel 1973, i materiali di scarto venivano buttati in una discarica vicino allo stabilimento o venduti ad altre ditte . ”Quando sono arrivati gli svizzeri – ha ricordato Coppo- hanno proibito la vendita e hanno messo un impianto che macinava tutti gli scarti. La polvere ottenuta veniva poi riutilizzata nelle lavorazioni”.

La deposizione di Opezzo ha ricalcato in larga parte quella di Coppo, con l’aggiunta di qualche dettaglio in più relativamente alla conoscenza da parte di Eternit delle problematiche relative al mesotelioma e del ruolo ricoperto da Stephan Schmidheiny.

Il processo riprenderà lunedì 28 febbraio.