Processo Borsellino Quater, Napolitano non sarà ascoltato. La sua testimonianza è “superflua”.

Firenze L’ex capo dello Stato Giorgio Napolitano non sarà ascoltato a Roma, il 14 dicembre, come testimone nel quarto processo per la strage di via D’Amelio. Lo ha deciso la Corte di Assise di Caltanissetta, in quanto ritiene la sua deposizione superflua alla luce delle testimonianze già acquisite durante il dibattimento. L’ordinanza è stata emessa dopo cinque ore di camera di consiglio. La richiesta era stata avanzata dall’avvocato Fabio Repici, legale di parte civile di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato assassinato il 19 luglio 1992 a Palermo. Anche l’accusa aveva chiesto che Giorgio Napolitano venisse ascoltato.

Processo Borsellino Quater, Giorgio Napolitano torna sul banco dei testimoni.

Giorgio Napolitano sarà ascoltato in qualità di testimone ne processo Borsellino Quater

FirenzeA poco più di un anno dalla sua storica deposizione al processo sulla Trattativa Stato-mafia, Giorgio Napolitano torna a essere tra i testi di un procedimento. In questo caso il processo è il Borsellino Quater, nato dopo le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, che ha raccontato le modalità operative della strage di via d’Amelio. A chiedere la deposizione di Giorgio Napolitano è stato l’avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, parte civile nel processo. Il giudice Antonio Balsamo, presidente della Corte d’assise di Caltanissetta, ha fissato nel prossimo 14 dicembre la data in cui il teste Napolitano, ora senatore a vita, sarà audito a Palazzo Giustiniani, a Roma, sede dei presidenti della Repubblica emeriti.

Napolitano, il Quirinale non conferma né smentisce l’ipotesi delle dimissioni.

Possibili dimissioni del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Roma All’indomani della notizia, riportata da Il Fatto e La Repubblica, sull’imminente dimissione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Quirinale non conferma né smentisce le indiscrezioni apparse sui quotidiani. «I giornali hanno dato ampio spazio a ipotesi e previsioni relative alle eventuali dimissioni del Presidente della Repubblica – si legge in una nota -. In realtà, i termini della questione sono noti da tempo. Il Presidente della Repubblica, nel dare la sua disponibilità – come da molte parti gli si chiedeva – alla rielezione che il 20 aprile 2013 il Parlamento generosamente gli riservò a larghissima maggioranza, indicò i limiti e le condizioni – anche temporali – entro cui egli accettava il nuovo mandato».

«Ciò non gli ha impedito e non gli impedisce di esercitare nella loro pienezza tutte le funzioni attribuitegli dalla Costituzione – prosegue la nota -, tenendo conto anche della speciale circostanza della Presidenza italiana del semestre europeo. La Presidenza della Repubblica non ha pertanto né da smentire né da confermare nessuna libera trattazione dell’argomento sulla stampa. E restano esclusiva responsabilità del Capo dello Stato il bilancio di questa fase di straordinario prolungamento, e di conseguenza le decisioni che riterrà di dover prendere. E delle quali come sempre offrirà ampia motivazione alle istituzioni, all’opinione pubblica, ai cittadini».

 

Trattativa Stato-mafia, Napolitano: “Mai saputo di accordi”

Il Presidente Napolitano ha testimoniato nella sala del Bronzino al Quirinale davanti alla Corte di Assise di Palermo nel processo sulla trattativa Stato-mafia

Roma E’ durata tre ore e mezza (con 15 minuti di pausa) nella sala del Bronzino del Quirinale la testimonianza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano davanti alla Corte d’assise di Palermo nel processo sulla trattativa Stato-mafia. Napolitano era chiamato a raccontare cosa gli disse Loris D’Ambrosio, consigliere giuridico del capo dello Stato morto per infarto nel luglio 2012, a proposito di «indicibili accordi» e a riferire quello che sa su un attentato che la mafia avrebbe progettato contro di lui nel 1993, quando era presidente della Camera. Secondo quanto riferito da alcuni legali e riportato dalle agenzie di stampa, Napolitano – «sereno e preciso» – ha risposto a diverse domande delle parti, anche a quelle poste dall’avvocato del boss Totò Riina, Luca Cianferoni. Ma in alcuni casi – riferiscono i legali citati dalle agenzie – si sarebbe appellato alle sue prerogative. Il presidente Napolitano «ha risposto alle domande senza opporre limiti di riservatezza connessi alle sue prerogative costituzionali né obiezioni riguardo alla stretta pertinenza ai capitoli di prova ammessi dalla Corte stessa», precisa invece il Colle in una nota.

Trattativa Stato-mafia: il legale di Riina potrà interrogare Napolitano

Firenze L’avvocato del boss Totò Riina potrà interrogare il Capo dello Stato Giorgio Napolitano al processo sulla trattativa Stato-Mafia, nell’udienza riservata all’audizione del presidente in programma il 28 ottobre. Lo ha deciso la Corte d’Assise di Palermo che ha accolto l’istanza del difensore Luca Cianferoni stabilendo che potrà porre domande a Napolitano su quanto accadde fra il 1993 e il 1994, quindi su temi nuovi rispetto a quelli originariamente stabiliti dai giudici. Per le prerogative costituzionali di cui gode il presidente della Repubblica, la Corte d’Assise rimarca che la deposizione «non può prescindere dalla disponibilità del capo dello Stato, di cui la corte non potrà che prendere atto».

Fosse Ardeatine, 70 anni dopo. Il nostro ricordo, la poesia civile di Piero Calamandrei al boia Kesselring

Il boia tedesco, liberato dopo soli 8 anni dalla strage, si autocelebrava e chiedeva agli italiani di dedicargli un monumento. La straordinaria risposta di Piero Calamandrei

Firenze – Il 24 marzo del 1944 i nazisti sterminavano alle Fosse Ardeatine 335 persone che avevano il solo torto di essere ebrei, comunisti, antifascisti, civili e militari, prelevati dal carcere e ammazzati in segno di rappresaglia contro la lotta partigiana e di liberazione nazionale.

Oggi ricorre il 70esimo anniversario dell’eccidio, e come ogni anno si è tenuta la cerimonia commemorativa nella quale è stato letto l’elenco dei nomi delle vittime: da Agnini Ferdinando a Zironi Augusto, poi le due cerimonie religiose. 

“Bisogna sempre saper ricordare che la pace non è un regalo o addirittura un dato scontato”, ha detto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che prima di lasciare il Sacrario è stato salutato da alcuni studenti di una scuola romana che hanno intonato «Bella Ciao». 

”Oggi abbiamo ricordato uno dei più gravi crimini compiuti in Italia per mano del nazismo – ha dichiarato il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna – Oggi siamo tornati ad inchinarci davanti ai morti di quell’eccidio e di fronte a una ferita che e’ del paese intero, di chi ama la democrazia e di chi si riconosce nei suoi valori fondanti”. 

Il nostro ricordo è la straordinaria poesia civile composta da Piero Calamandrei per rispondere al boia Kesserling, il comandante delle forze di occupazione nazista in Italia. Condannato all’ergastolo, dopo soli 8 anni veniva liberato, tornava in Germania, si autocelebrava e chiedeva agli italiani di dedicargli un monumento. Calamandrei, uomo straordinario, realizzò il più bel “monumento” immaginabile per il massacratore Kesserling

“Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre”

(Piero Calamandrei)

Rifiuti tossici, Carmine Schiavone a Der Spiegel: “Napolitano fece secretare i verbali”

Firenze In un’intervista al giornale Der Spiegel , il pentito Carmine Schiavone sostiene che fu l’attuale Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ministro dell’Interno nel governo Prodi dal 1996 al 1998, a secretare le sue deposizioni sul traffico di rifiuti tossici che tiravano in ballo Paolo Berlusconi, fratello del Cavaliere, come capo di un’azienda del nord protagonista dei suoi traffici.

Trattativa Stato-mafia, la Corte non acquisisce la lettera di Napolitano

La lettera inviata da Giorgio Napolitano alla Corte d’assise di Palermo, non servirà probabilmente ad evitare la deposizione del Presidente della Repubblica nel processo sulla trattativa tra pezzi dello Stato e la mafia. Le due pagine della missiva rimarranno infatti fuori dal fascicolo processuale.

FirenzeLa lettera inviata da Giorgio Napolitano alla Corte d’assise di Palermo, non servirà probabilmente ad evitare la deposizione del Presidente della Repubblica nel processo sulla trattativa tra pezzi dello Stato e la mafia. Le due pagine della missiva rimarranno infatti fuori dal fascicolo processuale. «La Corte prende atto che non vi è consenso all’acquisizione del documento e soprattutto sulla utilizzazione del suo contenuto rappresentativo», ha decretato il presidente Alfredo Montalto, che aveva chiesto alle parti di esprimersi sull’utilizzo della missiva spedita da Napolitano.

Trattativa Stato-mafia, Napolitano: “Nessun rifiuto a deporre”

Il Presidente Giorgio Napolitano fa sapere di non volersi sottrarre alla testimonianza nel processo per la trattativa Stato-mafia. Però, allo stesso tempo, ricorda che a Palermo, per legge, non ci dovrebbe andare.

RomaIl Presidente Giorgio Napolitano fa sapere di non volersi sottrarre alla testimonianza nel processo per la trattativa Stato-mafia. Però, allo stesso tempo, ricorda che a Palermo, per legge, non ci dovrebbe andare. «Con la lettera che il Presidente della Repubblica ha inviato il 31 ottobre scorso al Presidente della Corte di Assise di Palermo – si legge in una nota del Quirinale – si è ritenuto doveroso offrire all’organo giudicante elementi di fatto idonei a valutare più approfonditamente l’utilità della testimonianza del Capo dello Stato, la quale è stata ammessa dalla Corte stessa, a norma dell’articolo 190 del codice di procedura penale, solo in quanto non manifestamente superflua o irrilevante. Lo si precisa in relazione ad interpretazioni non corrette riportate dalla stampa».
«La lettera inviata – prosegue la nota della presidenza della Repubblica – pertanto, non preannuncia alcuna determinazione del Presidente a questo riguardo. Neanche quella di “non andare a Palermo” (come impropriamente si è scritto) per rendere una testimonianza, che comunque dovrebbe, per espresso disposto di legge, essere acquisita nel luogo in cui esercita le sue funzioni, ossia al Quirinale».

Trattativa Stato-mafia, Napolitano: “Non ho nulla da riferire”. Il Presidente invia una lettera ai giudici.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato una lettera per chiedere la cancellazione della propria deposizione. E’ il fulcro della missiva inviata alla Corte d’assise di Palermo dove si svolge il processo sulla trattativa Stato-mafia.

Firenze Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato una lettera per chiedere la cancellazione della propria deposizione. E’ il fulcro della missiva inviata alla Corte d’assise di Palermo dove si svolge il processo sulla trattativa Stato-mafia. Una richiesta, quella voluta dal Capo dello Stato, che non ha precedenti nella storia giudiziaria italiana.  Napolitano, su richiesta della Procura,  è stato citato come teste per una lettera ricevuta dal suo ex consigliere giuridico Loris D’Ambrosio, che il 18 giugno 2012 esponeva al presidente i suoi dubbi per essere stato “utile scriba di indicibili accordi” tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90, lo stesso periodo in cui, secondo l’accusa, si sviluppa la trattativa fra lo Stato e la mafia. «Non ho da riferire alcuna conoscenza utile al processo», è un passaggio delle due pagine inviate da Napolitano ad Alfredo Montalto, giudice della Corte d’Assise.  

Trattativa Stato-mafia, Napolitano: “Lieto di dare un utile contributo”

Trattativa Stato-mafia, Napolitano sarà testimone