Tiziano Renzi, il gip di Genova archivia l’inchiesta per bancarotta

Firenze Il giudice per le indagini preliminari di Genova Roberta Bossi ha archiviato l’inchiesta per bancarotta che vedeva indagato Tiziano Renzi, padre del premier per il crac della Chil post, la società di distribuzione di pubblicità e giornali con sede a Genova. Il pm Marco Airoldi aveva chiesto l’archiviazione per due volte, ma la prima volta il gip aveva respinto e chiesto ulteriori accertamenti. Per il pubblico ministero Renzi senior non avrebbe influito sul crac della società. La Chil post era stata dichiarata fallita il 7 febbraio 2013, tre anni dopo il passaggio di proprietà dal padre del premier Tiziano Renzi ad Antonello Gambelli e Mariano Massone (entrambi invece già a processo per la vicenda). Renzi era stato accusato di bancarotta fraudolenta per 1,3 milioni di euro.

Tiziano Renzi indagato per bancarotta, il gip di Genova respinge l’archiviazione

Firenze Respinta la richiesta di archiviazione per il fallimento della Chil Post che vede indagato il padre del premier, Tiziano Renzi, per bancarotta fraudolenta. Le indagini andranno avanti. Lo ha deciso il gip del Tribunale di Genova Roberta Bossi che ha disposto nuovi approfondimenti per il crac della società di marketing. 

Bancarotta Chil Post, il gip di Genova non archivia l’inchiesta sul padre di Renzi

Firenze Il gip di Genova Roberta Bossi non ha accolto la richiesta della Procura, che a fine marzo aveva chiesto che Tiziano Renzi, padre del presidente del Consiglio, fosse scagionato dall’accusa di bancarotta fraudolenta per il fallimento della Chil Post. Secondo quanto riporta Repubblica ,  il giudice ha invece fatto proprio quanto chiesto dal creditore Vittorio Caporali e intende fare ulteriori approfondimenti. Per portarli a termine ha fissato almeno due udienze, nel corso delle quali intende sentire anche Tiziano Renzi, oltre agli altri indagati Mariano Massone e Antonello Gabelli.

Per il pm Marco Airoldi sarebbero questi ultimi, che nel 2010 sono subentrati a Tiziano Renzi nella gestione, i veri autori della distrazione di capitali dalla società attiva nella distribuzione di giornali e volantini. Mentre il padre del presidente del Consiglio non avrebbe avuto un ruolo attivo. Ma Renzi senior resta indagato, con l’ipotesi che abbia sottratto 1,3 milioni di euro alla Chil per poi farla fallire e cederla ai due nuovi amministratori. E il gip Bossi vuole chiedere un supplemento di indagini affidando a un commercialista una consulenza per “leggere” in modo più approfondito i bilanci della società.

Ferrovie, il Tribunale di Genova annulla il licenziamento di un macchinista. Il lavoratore non voleva guidare da solo.

Il Tribunale di Genova ha annullato il licenziamento di un macchinista

Firenze Il Tribunale di Genova ha annullato il licenziamento di un macchinista perché quest’ultimo si era rifiutato di guidare senza un collega al suo fianco. Silvio Lorenzoni, questo il suo nome – macchinista delle ferrovie di stanza alla Divisione Cargo di Genova Rivarolo – temeva, come molti altri suoi colleghi che, in caso di emergenza o se si fosse sentito male, un’ambulanza non lo avrebbe mai raggiunto: ci sarebbe stato bisogno di un collega che portasse il treno incontro ai soccorsi. Trenitalia l’ha licenziato, il giudice del lavoro ha annullato il provvedimento con un’ordinanza immediatamente esecutiva e lo ha reintegrato al suo posto di lavoro.

L’accordo del 2010, siglato tra Trenitalia e i sindacati (in un secondo tempo anche Orsa, l’organizzazione cui aderisce) non prevede più l’obbligo sui treni merci e in determinati orari di avere a bordo due macchinisti bensì uno solo affiancato da un cosiddetto tecnico polivalente, ma che non è però abilitato alla conduzione del treno. Le conseguenze della sentenza non possono che rivelarsi storiche, in barba anche al Jobs Act, tanto amato dal premier Renzi.  

Mauro Moretti querelò il ferroviere Riccardo Antonini, il gip archivia

Il gip archivia la posizione di Riccardo Antonini,

Firenze Il gip di Genova ha accolto la richiesta di archiviazione del procedimento a carico del ferroviere Riccardo Antonini che era accusato di aver offeso l’ex amministratore delegato di Fs, Mauro Moretti, il 9 settembre 2011 a Genova, durante una manifestazione. Per stabilirlo il gip si è servito di foto e video della Digos, che era lì per identificare i manifestanti No Tav che hanno contestato Moretti dalle prime file, senza «significativi episodi di violenza fisica», come scrive il gip, ma provocando comunque la sospensione dell’intervento e l’allontanamento dell’ingegnere. Antonini era da un’altra parte, in fondo alla platea, accanto ai familiari delle vittime della strage di Viareggio del 29 giugno 2009.

 

Anpi, è morto Raimondo Ricci

E’ morto all’età di 92 anni Raimondo Ricci, parlamentare comunista, presidente dell’Anpi ed ha ricoperto anche la carica di vice-presidente della Commissione d’inchiesta sulla P2.

FirenzeE’ morto all’età di 92 anni Raimondo Ricci, parlamentare comunista, presidente dell’Anpi ed ha ricoperto anche la carica di vice-presidente della Commissione d’inchiesta sulla P2. Ricci, nato a Roma il 13 aprile 1921, è morto ieri sera a Genova dove risiedeva. Domani, dalle ore 9 alle 12 la camera ardente sarà allestita nella sede della Provincia. Al termine, ci sarà l’intervento del presidente dell’Istituto storico di Genova, professor Giacomo Ronzitti. Poi, in forma, privata, tumulazione ad Imperia. 

Biografia

 

Sciopero Genova, il Garante apre un procedimento contro i sindacati

L’Autorità di garanzia per gli scioperi ha deliberato l’apertura di un procedimento di valutazione del comportamento dei sindacati Faisa-Cisal, Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uil Traporti, in occasione delle giornate di astensione improvvisa dal servizio del personale Amt di Genova, che hanno paralizzato il traffico della città per cinque giorni.

FirenzeL’Autorità di garanzia per gli scioperi ha deliberato l’apertura di un procedimento di valutazione del comportamento dei sindacati Faisa-Cisal, Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uil Traporti, in occasione delle giornate di astensione improvvisa dal servizio del personale Amt di Genova, che hanno paralizzato il traffico della città per cinque giorni. Intanto, la Procura di Genova ha aperto tre i fascicoli in merito. Lo ha detto il procuratore capo, Michele Di Lecce. L’ultimo, contro ignoti, riguarda l’ipotesi di resistenza, danneggiamento, violenza o minaccia ad un corpo amministrativo e fa riferimento all’ ”occupazione” della sala rossa che ha interrotto i lavori del Consiglio comunale. Gli altri due fascicoli, empre contro ignoti, sono relativi all’interruzione del pubblico servizio legata allo sciopero selvaggio dei bus e al proiettile spedito in una busta indirizzata al presidente di Amt, Lino Ravera, e intercettata negli uffici postali dell’aeroporto.

Don Andrea Gallo è volato in cielo

Alle ore 17.45 il cuore di Don Andrea Gallo ha cessato di battere. Così, il messaggio pubblicato circa un’ora fa su facebook sulla scomparsa di don Andrea Gallo, fondatore della comunità San Benedetto al Porto di Genova

Firenze «Alle ore 17.45 il cuore di Don Andrea Gallo ha cessato di battere». Così, il messaggio pubblicato circa un’ora fa su facebook sulla scomparsa di don Andrea Gallo, fondatore della comunità San Benedetto al Porto di Genova. Il sacerdote si è spento a 84 anni a Genova nella sua comunità. «Don Andrea Gallo è volato in cielo. Tutti noi che lo amiamo, ci dobbiamo stringere attorno agli amici di San Benedetto al Porto». Queste le parole, pubblicate sempre sul social-network, da Loris Mazzetti, amico di don Gallo e che assieme hanno scritto un libro dal titolo “Sono venuto per servire”. Immediata anche la vicinanza dell’Anpi che ha pubblicato questo post: «Salutiamo don Andrea Gallo, antifascista e di Costituzione».

Grazie Don. Che la terra ti sia lieve (di Loris Mazzetti, fonte: Articolo 21)

A Genova se ne va il prete di strada (fonte: Il Fatto)

L’eretico che ha anticipato la svolta di papa Francesco (fonte: Il Fatto)

Addio a Don Gallo, il tributo de Il Fatto Quotidiano

Sentenza Diaz. I mandanti mancano sempre.

FirenzeAntonio De Gennaro (all’epoca del G8 di Genova capo della polizia), ha parlato, non ha chiesto scusa, portando tutta la sua solidarietà umana e affettiva ai funzionari di polizia, «di cui conosco personalmente il valore professionale…», condannati definitivamente dalla Giustizia per essere stati gli esecutori materiali di tutto ciò che è accaduto all’interno della scuola Diaz. Una violenza inaudita che ricorda quella usata nel Ventennio dal regime fascista, inammissibile e intollerabile in una Repubblica democratica. De Gennaro subito dopo i fatti disse che «la Diaz era una semplice operazione di identificazione che si è trasformata in un’azione di ordine pubblico perché gli agenti sono stati attaccati». Questo rappresentante dello Stato, sarebbe quello, come si è definito, che ha sempre operato nel rispetto della Costituzione.
Quel giorno, caro De Gennaro, no.

Per continuare a leggere l’articolo, pubblicato da Articolo 21 a firma di Loris Mazzetti, clicca qui.

Diaz, condannati i vertici della polizia. I funzionari saranno sospesi.

Confermate in via definitiva le condanne per falso aggravato inflitte agli alti funzionari di polizia coinvolti nelle violenze alla scuola Diaz di Genova, il 21 luglio 2001. Lo ha deciso la quinta sezione penale della Cassazione confermando l’impianto accusatorio della Corte di Appello (18 maggio 2010).

RomaConfermate in via definitiva le condanne per falso aggravato inflitte agli alti funzionari di polizia coinvolti nelle violenze alla scuola Diaz di Genova, il 21 luglio 2001. Lo ha deciso la quinta sezione penale della Cassazione confermando l’impianto accusatorio della Corte di Appello (18 maggio 2010).  Confermata anche la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici che colpisce alcuni alti dirigenti dell’apparato investigativo: Franco Gratteri, capo della Direzione centrale anticrimine, Giovanni Luperi, capo del dipartimento analisi dell’Aisi, ex Sisde, Gilberto Caldarozzi, capo del Servizio centrale operativo. Nel dettaglio, la Cassazione ha confermato 4 anni a Giovanni Luperi e Francesco Gratteri, 5 anni per Vincenzo Canterini (all’epoca comandante del Reparto mobile di Roma, oggi a riposo), 3 anni e 8 mesi a Gilberto Caldarozzi, Filippo Ferri, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici (questi ultimi all’epoca dirigenti di diverse Squadre mobili), Spartaco Mortola (ex capo della Digos di Genova), Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi, Davide Di Novi e Massimiliano Di Bernardini. Prescritti, invece, i reati di lesioni gravi contestati a nove agenti appartenenti al VII nucleo sperimentale del Reparto mobile di Roma. I condannati potranno beneficiare dell’indulto, approvato in Parlamento nel 2006, e nessuno finirà in carcere (link)