G8 Genova, Corte Strasburgo: “Italia risarcirà con 45mila euro sei vittime di Bolzaneto”

Firenze – Il governo italiano ha riconosciuto i propri torti nei confronti di sei cittadini per quanto subìto nella caserma di Bolzaneto il 21 e 22 luglio 2001, ai margini del G8 di Genova, e gli verserà 45mila euro ciascuno per danni morali, materiali e spese processuali. Lo rende noto la Corte europea dei diritti umani in due decisioni in cui «prende atto della risoluzione amichevole tra le parti» e stabilisce di chiudere questi casi.

Il governo italiano, secondo quanto reso noto a Strasburgo, ha raggiunto una “risoluzione amichevole” con sei dei 65 cittadini – tra italiani e stranieri – che hanno fatto ricorso alla Corte europea dei diritti umani. Ricorsi in cui si sostiene che lo Stato italiano ha violato il loro diritto a non essere sottoposti a maltrattamenti e tortura e si denuncia l’inefficacia dell’inchiesta penale sui fatti di Bolzaneto.

Scuola Diaz, Canterini e Fournier condannati a pagare 100mila euro al giornalista pestato

FirenzeSedici poliziotti dovranno pagare 110mila euro a Mark Covell, il giornalista pestato a sangue di fronte alla scuola Diaz, durante il G8 di Genova, negli istanti che precedettero l’irruzione nell’edificio. Il risarcimento è stato fissato dalla Corte dei Conti della Liguria, che ha accolto la domanda della Procura contabile. Il grosso della somma è a carico di Vincenzo Canterini (60mila euro) e Michelangelo Fournier (40mila euro). Il primo, la notte del 21 luglio 2001, era il comandante del Reparto mobile di Roma, da cui dipendeva il VII Nucleo sperimentale, guidato dal secondo.

Bolzaneto, Cassazione: 7 condanne e 4 assoluzioni. Ma i prescritti sono 37.

Confermate le condanne, le assoluzioni e ridotta l’entità dei risarcimenti. Questa la decisione assunta dalla Cassazione per i fatti di Bolzaneto, la caserma di Genova che durante il G8 del 2001 fu teatro di violenze.

RomaConfermate le condanne, le assoluzioni e ridotta l’entità dei risarcimenti. Questa la decisione assunta dalla Cassazione per i fatti di Bolzaneto, la caserma di Genova che durante il G8 del 2001 fu teatro di violenze. La quinta sezione penale della Corte ha confermato quattro assoluzioni: Oronzo Doria, all’epoca generale del corpo degli agenti di custodia, e gli agenti Valerio Franco, Aldo Carascio e Antonello Talu. Confermate invece le sette condanne inflitte in appello lo scorso 5 marzo 2010. In via definitiva, sono stati giudicati colpevoli assistente capo di Pubblica sicurezza Luigi Pigozzi (3 anni e 2 mesi) – che divaricò le dita della mano di un detenuto fino a strappargli la carne -, gli agenti di polizia penitenziaria Marcello Mulas e Michele Colucci Sabia (1 anno) e il medico Sonia Sciandra. Per quest’ultima la Cassazione ha ridotto la pena, assolvendola solo dal reato di minaccia. Pene confermate a un anno per gli ispettori della polizia Matilde Arecco, Mario Turco e Paolo Ubaldi che avevano rinunciato alla prescrizione. Sempre in appello, i giudici avevano dichiarato prescritti i reati contestati a 37 dei 45 imputati originari tra poliziotti, carabinieri, agenti penitenziari e medici. La Cassazione, inoltre, ha bocciato il ricorso della Procura di Genova che aveva chiesto alla Corte di contestare agli imputati il reato di tortura che “avrebbe evitato le prescrizioni”.La sentenza, infine, ha ridotto i risarcimenti nei confronti delle vittime di botte, abusi e minacce.

 

Processo Diaz, falsa testimonianza: condannato l’ex questore Colucci

Condannato a due anni e otto mesi per falsa testimonianza l’ex questore di Genova Francesco Colucci.

FirenzeL’ex questore di Genova Francesco Colucci è stato condannato per falsa testimonianza a due anni e otto mesi. La richiesta del pm Enrico Zucca era di tre anni. Colucci è stato condannato per aver dichiarato il falso nel processo per l’irruzione nella scuola Diaz durante il G8 del luglio 2011, per coprire gli allora vertici della polizia e in particolare l’ex capo Gianni De Gennaro. Quest’ultimo, assolto in via definitiva lo scorso 22 novembre 2012 dall’accusa di aver indotto il dirigente a mentire durante il processo.

 

Scuola Diaz, chiesti tre anni di carcere per l’ex questore Francesco Colucci.

Tre anni di reclusione. E’ la richiesta del pm Enrico Zucca, a conclusione della sua requisitoria, nei confronti dell’ex questore di Genova Francesco Colucci, accusato di avere reso falsa testimonianza al processo sull’irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 del luglio 2001.

FirenzeTre anni di reclusione. E’ la richiesta del pm Enrico Zucca, a conclusione della sua requisitoria, nei confronti dell’ex questore di Genova Francesco Colucci, sotto processo in primo grado per falsa testimonianza in merito ai fatti sull’irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 del luglio 2001. Lo stesso pm ha chiesto anche che non siano concesse le attenuanti generiche. Colucci è accusato di avere detto il falso nel processo per l’irruzione alla Diaz per coprire gli allora vertici della polizia e in particolare l’ex capo Gianni De Gennaro, assolto in via definitiva dall’accusa di aver indotto il dirigente alla falsa testimonianza «perché il fatto non sussiste». Il processo è rinviato al 20 novembre quando parleranno i difensori di Colucci, gli avvocati Maurizio Mascia e Gaetano Velle.

 

Manganelli, le scuse non bastano

FirenzeLe scuse per i misfatti della scuola Diaz durante il G8 di Genova arrivano troppo tardi e Manganelli (allora vicecapo della Polizia in ferie) è la persona sbagliata, è Antonio De Gennaro, il capo di allora, che avrebbe dovuto in questi 11 anni, scusarsi con tutti quelli che la violenza l’hanno vissuta sulla loro pelle e che probabilmente da quel giorno le loro notti non sono state più come prima. I responsabili, invece, inchiodati anche dai video mentre prendevano a calci i manifestanti, nel frattempo hanno fatto carriera e neanche dopo la sentenza di secondo grado sono stati allontanati da ruoli operativi. La verità è che fino all’ultimo, tutti quelli coinvolti compreso i vertici del Viminale, hanno sperato che la Cassazione rimandasse la sentenza in Appello. «E’ ora di riconoscere le colpe della Polizia», ha dichiarato Manganelli. E’ ora di dire: chi furono i mandanti, chi diede l’ordine, come al solito in Italia i condannati sono sempre gli esecutori.

Sopra ai vari funzionari, oltre al Capo della Polizia, chi è intervenuto? Il ministro dell’Interno Scajola? Il presidente del Consiglio Berlusconi? Il segretario con delega ai servizi segreti Letta o il vice presidente Fini che in quei giorni stazionava nella sala controllo della questura? L’unico che non parla è De Gennaro (in giornata si è deciso, ndr), assolto dalla Cassazione dopo essere stato condannato in Appello per induzione alla falsa testimonianza, ma dalla responsabilità professionale e morale non c’è tribunale al mondo che lo può liberare. Dopo Genova altri fatti hanno coinvolto poliziotti: quattro di loro sono stati condannati definitivamente per aver ammazzato il giovane Federico Aldrovandi, le morti di Stefano Cucchi e Giuseppe Uva, fino al 63enne che pochi giorni fa a Milano è stato pestato a sangue da due poliziotti in borghese, per non parlare della violenza durante le manifestazioni in particolare nei confronti degli studenti scesi in piazza contro la legge Gelmini. Amnesty International dovrebbe intervenire come ha fatto nei confronti della polizia in Grecia.

Non bastano le scuse di Manganelli, i cittadini oltre alla sfiducia cominciano ad avere paura esattamente come accadde durante il Ventennio. Negli anni la vicenda della Uno bianca non è rimasta un fatto isolato e il dubbio che questi per omertà siano stati protetti anche dai responsabili rimane. C’è qualcosa che non funziona nel reclutamento i cui criteri andrebbero riformati? Anche per la Polizia vale il detto: “cane non morde cane”.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto