Strage Viareggio: «Quell’assile andava fermato»

Lucca – Ancora due giorni di udienza, per il processo al disastro ferroviario di Viareggio, dedicati alla requisitoria della Procura di Lucca che vede impegnati i sostituti Procuratori Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino.

Oggi l’attenzione dei pm si sposta in casa, in quell’Italia che vede sul banco degli imputati gli ex amministratori delegati del Gruppo Fs (Mauro Moretti) e delle sue azienda (Vincenzo Soprano per Trenitalia e Michele Mario Elia per Rfi), ma anche amministratore delegato e dipendenti dell’officina Cima riparazioni di Bozzolo (Mantova).

Strage, bastava poco per evitarla: la manutenzione del carro era scaduta nel 2008 (TgRegione.it)

Strage Viareggio, Ferrovie nel 2005 avevano un progetto anti deragliamenti

Rimasto chiuso nel cassetto perché chiedevano che a pagare fosse lo Stato La testimonianza di Stefano Guidi, dirigente di Trenitalia

Lucca – Le Ferrovie avevano dal 2005 uno studio per equipaggiare i rotabili con sensori «così da tenere sotto controllo le accelerazioni, registrarle in continua ed individuare soglie di allarme per prevenire i deragliamenti». Questo il passo saliente della testimonianza del dirigente di Trenitalia Stefano Guidi, chiamato a deporre nell’udienza odierna dall’avvocato Cesare Piazza.

Il progetto, però, resta nel cassetto. Anche dopo la strage. «In Europa, dopo Viareggio, – ricorda il dirigente Trenitalia – ci furono tutta una serie di progetti per cercare di evitare in futuro questo serie di eventi». I risultati di quel lavorare sono stati resi pubblici nel gennaio 2015: «Non c’è differenza tra le conclusioni dello studio europeo e quello di Ferrovie datato 2005», ammette Guidi. Alla domanda del giudice Gerardo Boragine sul perché il progetto di Ferrovie si sia perso per strada, la risposta è secca. «Acquisire i carri merce con quelle apparecchiature non rientra nelle capacità di chi ha proposto il progetto, viste le cifre». Per dirla in parole semplici, Ferrovie «richiedevano azioni da parte dell’azionista, cioè dello Stato».

Strage Viareggio, scontro in aula sul plastico di Ferrovie

Cisterna, locomotore e binari in scala si muovono in video ma non in aula

Lucca – Il plastico in scala 1:10 con cui il Politecnico di Milano ha ricostruito l’incidente ferroviario di Viareggio – e in particolar modo lo squarcio sulla cisterna della morte – ha fatto la sua comparsa nell’aula di tribunale allestita al Polo fieristico di Lucca. A illustrarlo – per conto dell’avvocato Gaetano Scalise, uno dei legali di punta del gruppo Fs – l’ingegner Stefano Bruni, ordinario di meccanica.

Ma in aula si sono viste solo le prove filmate, si presuppone al Politecnico, per altro con immagini parziali, che mai inquadravano l’intero plastico o almeno l’intera cisterna. Non si è vista la movimentazione manuale dei pezzi in scala uno a dieci. Anzi. La cisterna che in video seguiva il tragitto determinato dall’ingegnere, in aula se ne stava inchiodata alla base in compensato del plastico con una serie di ferri ben imbullonati. «Abbiamo pensato che ci sarebbe stata molta gente a guardare – ha spiegato spontaneamente Bruni – e che così non si sarebbe mossa».

Tutte da valutare le conclusioni, le asserzioni, le misurazioni e i calcoli che stanno alla base del modellino. Tant’è che Procura e parti civili hanno chiesto e ottenuto di rinviare a gennaio il controesame. 

Partiamo dalle conclusioni. Il professor Bruni ritiene senza ombra di dubbio che lo squarcio sulla cisterna sia stato provocato dall’impatto con la zampa di lepre. Il modellino portato in aula serve proprio a far vedere come è possibile far corrispondere tutti gli elementi: vale a dire il carrello che urta la controrotaia e la parte posteriore che sormonta la rotaia del quinto binario. Il tutto poi animato attraverso un video realizzato con l’ausilio di quattro telecamere che fanno vedere quattro angolazioni differenti, fra cui una anche dall’alto attraverso un’ampia apertura della cisterna.

Strage di Viareggio, Moretti ridusse le risorse sulle tecnologie per la sicurezza

La Corte dei Conti che verifica i conti di Ferrovie rivela che Moretti ridusse le risorse destinate alla finalità istituzionale, in particolar modo sulle tecnologie per la sicurezza

Lucca – “Emerge una notevole riduzione delle risorse destinate alla finalità istituzionale, che si riflette in modo particolare sulle tecnologie per la sicurezza. Cui sono destinati circa 16 milioni nel 2009 contro gli 85,6 del 2006”. Così scrive la Corte dei Conti che ha l’incarico specifico di verifica di conti e bilanci di Ferrovie. Poche righe e qualche cifra che risuonano nell’aula del Polo fieristico di Lucca.

Sul banco dei testimomi c’è Paolo Rivella, esperto nazionale di intrecci societari. Il suo lavoro mette in luce che “all’epoca dei fatti, la capogruppo Fs con l’amministratore delegato Mauro Moretti, ingeriva costantemente nella gestione delle controllate Rfi e Trenitalia. Bel oltre i termini leciti e dando luogo ad una conclamata. L’avvocato di Moretti, Armando D’Apote ha rinunciato al controesame del testimone.

Strage Viareggio, la notte di inferno nei ricordi di un volontario del 118

Tra le altre testimonianze, quelle dello psicologo Riccardo Domenici. Per la parte tecnica hanno deposto l’ingegnere Giancarlo Laguzzi, l’ex sindacalista Armando Romeo e il consulente di parte Filippo Cufari.

Lucca – All’udienza odierna del processo per la strage di Viareggio ancora emozioni forti. Ha testimoniato un volontario del 118, Giorgio Bosco, che quella notte accompagnò all’ospedale di Cisanello, nel reparto grandi ustionati, Manuela Menichetti, morta 42 giorni dopo. “Mi dette il suo cellulare – le parole del teste – perché le chiamassi la mamma. Era lucida e mi chiedeva cosa ci facesse li, raccontandomi che al momento dell’esplosione era a casa di un’amica a giocare a carte e che uscendo per strada, per fuggire, furono entrambe investite dal fuoco”. Bosco racconta: “Da allora ho cessato di fare il volontario, perché questa storia mi ha segnato, non ho più la forza…”. 

Riccardo Domenici, lo psicologo che tra i tanti ha avuto in cura due bambini di 9 e 4 anni che hanno visto bruciare vivi alcuni vicini, ha poi spiegato in aula i gravi traumi subiti da chi in quelle ore di apocalisse ha dovuto subire lo choc di quanto vissuto.

Hanno parlato anche Giancarlo Laguzzi, ingegnere, ex direttore della Divisione trasporto regionale di Trenitalia, che ha riferito di come venivano firmati i contratti tra Trenitalia e le singole regioni; Armando Romeo, all’epoca segretario del sindacato Orsa, che ha ricordato delle tante missive, sul treno deragliato, inviate a Fs e Ansf sul tema dei controlli, lettere rimaste senza risposta; Filippo Cufari che, da consulente di parte durante l’incidente probatorio ha poi dovuto smettere a seguito di una lettera di diffida da parte dell’azienda.

Strage di Viareggio: parla il consulente della Procura

Il racconto del professore universitario Paolo Toni: “Fu un picchetto a causare la fuoriuscita del gpl”

Lucca – Lo squarcio nella cisterna da cui fuoriuscì il gpl che esplose fuprovocato dall’impatto con un picchetto segnacurve, vicino ai binari. Lo ha affermato il consulente della procura di Lucca, il professor Paolo Toni, durante l’udienza di oggi del processo sulla strage di Viareggio. Si tratta di un’udienza cruciale, perché in essa si discute della causa scatenante dell’incidente.

A differenza di quanto sostengono le Ferrovie, quindi, secondo il consulente della procura non fu la deviata a zampa di lepre, che fa parte di uno scambio, a provocare lo squarcio.

Toni ha fermato l’attenzione sul contestato incidente probatorio del giugno-novembre 2011: “Ai periti del Gip del Tribunale di Lucca – racconta – arrivò una bozza di relazione, firmata da dieci professori universitari, che a me consulente della Procura non fu messa a disposizione se non a ridosso della scadenza termine per deposito relazioni”. Ma non è solo questione formale: “Sorprende – prosegue Paolo Toni – che in realtà le posizioni esposte nella relazione presentata per Ferrovie siano state travasate come posizioni nella relazione dei periti del Gip, Vangi e Licciardello. Le posizioni del carro, le traiettorie segnate sono le stesse…”.

Prossima udienza mercoledì 19 novembre.

Viareggio, al processo per la strage la guerra del picchetto

Dopo tre udienze concluso esame e controesame dell’ispettore esperto di incidenti ferroviari. Si riprende il 2 luglio. Il 29 giugno 5 anni dal disastro.

Lucca – Nuova udienza al processo per la strage di Viareggio del 29 giugno 2009. Tra pochi giorni ricorrerà il quinto anniversario del tragico evento, e in aula continua ad andare avanti la battaglia sulle cause del disastro. 

Non è in discussione il fatto che il convoglio composto da 14 cisterne cariche di Gpl sia deragliato a causa della rottura dell’asse di un carrello del primo carro. Ma è duello sulla causa della rottura della cisterna.

La procura sostiene che lo squarcio da cui si è sprigionato il gas è stato provocato dall’impatto della cisterna con un picchetto di regolazione della curva formato da un pezzo di rotaia dal margine tagliente: un’insidia che, secondo l’accusa, doveva e poteva essere sostituita con sistemi di controllo meno pericolosi.

La difesa (e i periti del gip) imputano invece la frattura della cisterna all’impatto con la piegata a zampa di lepre, un elemento ineliminabile dell’armamento ferroviario.

Il duello fra picchetto e zampa di lepre è stato al centro dell’esame e del controesame dell’ispettore Angelo Laurino della polizia ferroviaria, che ha occupato tre udienze e si è conclusa oggi.

L’ispettore, massimo esperto di incidenti ferroviari all’interno della polizia italiana, ha condotto gran parte delle indagini sul disastro di Viareggio, fra l’altro ricostruendo nei minimi dettagli la “scena del crimine”.

Non sono mancati momenti di tensione quando l’avvocato Scalise ha puntato il dito sulla pagina Facebook di Laurino, che fa parte del gruppo “Associazione nazionale Viareggio, Aquila,Moby Prince, per giustizia”. Dura la reazione del giudice Gerardo Boragine, che ha tolto la parola all’avvocato: “Questo tono così polemico con il teste mi sembra proprio inadeguato…” e non ha ammesso agli atti del dibattimento il materiale tratto dalla pagina Facebook dell’ispettore.

L’argomentazione addotta dalla difesa ha suscitato anche l’indignazione dei parenti delle vittime presenti.

Il processo è stato aggiornato al 2 luglio.

Strage di Viareggio, scontro in aula tra l’avvocato di Moretti e l’ispettore Laurino

Al centro dello scontro la tesi dell’accusa per cui a squarciare la cisterna carica di Gpl fu un picchetto di regolazione curve.

Lucca – All’udienza odierna del processo per la strage di Viareggio è proseguita la deposizione di Angelo Laurino, l’ispettore della Polfer che ha condotto le indagini e che aveva parlato anche la scorsa settimana.

L’avvocato Armando d’Apote, legale dell’ad di Fs Mauro Moretti, ha contestato la tesi dell’accusa per cui a squarciare la cisterna carica di Gpl fu un picchetto di regolazione curve.

Secondo d’Apote, il picchetto non aveva una resistenza tale nel terreno da poter essere strumento di taglio. Eppure – a foto mostrate in aula, le stesse pubblicate decine di volte in questi anni – neppure la pressione del Gpl che scavò una profonda buca nel terreno riuscì a scalzare il picchetto 22, quello vicino al quale la cisterna fermò la propria corsa.

Il processo è stato aggiornato al 18 giugno.

Strage di Viareggio, “abitanti chiesero a Fs una barriera di sicurezza: nessuno rispose”

Nell’udienza odierna anche le testimonianze del padre di una vittima e dell’ispettore della Polfer che ha condotto le indagini

Lucca – Per avere un muro di protezioneRolando Pellegrini, 76 anni, uno degli abitanti di via Ponchielli, aveva promosso una raccolta firme. Lo racconta davanti ai giudici di primo grado del tribunale di Lucca, dove si svolge il processo per la strage del 29 giugno 2009 a Viareggio. “La lettera è datata 17 ottobre 2001, spedita alla direzione di Ferrovie dello Stato per raccomandata. Riscontri non ne abbiamo mai avuti”. Quella barriera protettiva, che dopo la strage di Viareggio è stata eretta, forse avrebbe evitato la distruzione della strada che corre a fianco della ferrovia.

Dopo la testimonianza di Pellegrini, uno dei difensori ha ricordato che ”il progetto per la barriera antirumore era già in iter, ma è stato bloccato dalla Regione, che negò il permesso”.

Quella di Pellegrini è stata una delle testimonianze dell’udienza odierna. Hanno deposto anche Claudio Menichetti, padre di Emanuela, deceduta 42 giorni dopo la tragedia. Emanuela aveva 21 anni. Sua madre, Daniela Rombi, è l’anima dell’associazione ‘Il mondo che vorrei’, che raggruppa i familiari delle vittime.

Ha testimoniato anche Angelo Laurino, ispettore della Polfer che ha condotto le indagini, che non esclude che a provocare la fuoriuscita di Gpl fu un picchetto posizionato a lato dei binari. Dettaglio decisivo, sempre smentito dai consulenti di Ferrovie.

Il processo è stato aggiornato al 4 giugno.

Mauro Moretti querelò il ferroviere Riccardo Antonini, il gip archivia

Il gip archivia la posizione di Riccardo Antonini,

Firenze Il gip di Genova ha accolto la richiesta di archiviazione del procedimento a carico del ferroviere Riccardo Antonini che era accusato di aver offeso l’ex amministratore delegato di Fs, Mauro Moretti, il 9 settembre 2011 a Genova, durante una manifestazione. Per stabilirlo il gip si è servito di foto e video della Digos, che era lì per identificare i manifestanti No Tav che hanno contestato Moretti dalle prime file, senza «significativi episodi di violenza fisica», come scrive il gip, ma provocando comunque la sospensione dell’intervento e l’allontanamento dell’ingegnere. Antonini era da un’altra parte, in fondo alla platea, accanto ai familiari delle vittime della strage di Viareggio del 29 giugno 2009.