Ilva, sequestrati beni per 8 miliardi alla famiglia Riva. L’accusa: danno ambientale

L’accusa: associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, indagato anche il presidente Ferrante. L’azienda convoca il cda per “decidere le iniziative conseguenti”. La Procura: la produzione non si tocca

Taranto – Sequestro da oltre otto miliardi di euro all’Ilva. I militari della guardia di Finanza di Taranto hanno avviato questa mattina il provvedimento di sequestro per equivalente disposto dal gip Patrizia Todisco su richiesta del pool guidato dal procuratore capo Franco Sebastio, titolare dell’inchiesta per disastro ambientale. Si tratta del più grande sequestro della Repubblica, che segue quello di mercoledì scorso da 1,2 miliardi di euro.

Sedici gli indagati (14 persone fisiche e due giuridiche, Ilva e Riva Fire spa). Nell’elenco figurano Emilio Riva, i figli Nicola e Fabio, l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, l’ex dirigente Ilva Girolamo Archinà, il presidente del cda dell’Ilva, Bruno Ferrante, e dirigenti del Siderurgico. Ai primi cinque viene contestata l’associazione per delinquere finalizzata «a commettere più delitti contro la pubblica incolumità, contro la pubblica amministrazione e la fede pubblica, quali fatti di corruzione, falsi e abuso d’ufficio».

“La produzione dell’Ilva non si tocca” ha spiegato il procuratore di Taranto Sebastio. “La ratio del sequestro è quella di bloccare le somme sottratte agli investimenti per abbattere l’inquinamento ambientale”

Così i Riva hanno nascosto i soldi (Repubblica.it)

Ilva, la Procura di Taranto apre uno spiraglio. Rischio cassa integrazione per oltre 6mila operai

Allo studio soluzioni per le merci sequestrate, ma la Procura ribadisce che non sono consentiti compromessi. Preoccupazione anche tra gli operai di Genova.

Taranto – Quattro pagine per spiegare le ragioni di una battaglia legale tra magistrati, gruppo Ilva e governo. Un atto emesso dalla Procura di Taranto che sembra aprire uno spiraglio nel durissimo braccio di ferro in atto. In particolare, sarebbero allo studio soluzioni per le merci sequestrate dopo che la Procura ha respinto anche la nuova istanza di dissequestro vincolato. In ogni caso il procuratore Sebastio è stato chiaro: “All’autorità giudiziaria non è consentita l’adozione di misure di compromesso”.

Ieri il presidente dell’Ilva Ferrante aveva lanciato l’ennesima minaccia: in un incontro con i sindacati e il Ministro dell’Ambiente Clini ha affermato che l’azienda potrebbe mettere in cassa integrazione straordinaria da un minimo di 6.000 a un massimo di 8.000 dipendenti, quasi tutti a Taranto. Ma l’Ilva non è solo Taranto: rassegnazione e preoccupazione sono presenti anche tra gli operai di Genova.

Da segnalare anche l’ordinanza precauzionale firmata dal sindaco Stefàno, sul rischio derivante dal consumo di alimenti di origine animale non controllati. L’allerta è stata lanciata dal servizio veterinario del dipartimento di prevenzione dell’Asl di Taranto, il rischio di contaminazione degli alimenti è legato alla presenza di diossina e Pcb.