Mafia, Dell’Utri resta in carcere. Rigettata la richiesta di revisione per l’ex senatore.

Firenze Marcello Dell’Utri resta in carcere. Lo ha deciso la seconda sezione della corte d’appello di Caltanissetta, rigettando la richiesta di revisione presentata dall’ex senatore di Forza Italia. Respinta di conseguenza anche la richiesta di sospensione dell’esecuzione della pena per lo storico braccio destro di Silvio Berlusconi, avanzata nel dicembre scorso dalla procura generale nissena. A chiedere la revisione del processo per l’ex manager di Publitalia erano stati i suoi legali, gli avvocati Francesco Centonze e Tullio Padovani. I legali dell’ex parlamentare, in ogni caso, annunciano il ricorso in Cassazione.

Elezioni comunali 2016, tutte le grandi città al ballottaggio

Roma – Si è svolto ieri il primo turno delle elezioni comunali, questi i risultati: a Roma, come da previsioni, si piazza davanti a tutti la candidata del M5S Virginia Raggi, che ottiene un risultato anche superiore alle aspettative e che tra due settimane affronterà al ballottaggio il pd Roberto Giachetti che è riuscito a prevalere sull’esponente di FdI-Lega Giorgia Meloni: il testa a testa è stato serrato.

Testa a testa anche a Milano tra il candidato del centrosinistra, Beppe Sala, e quello del centrodestra, Stefano Parisi. Non riescono a passare al primo turno i sindaci uscenti Piero Fassino a Torino e Luigi De Magistris a Napoli: se la dovranno vedere al ballottaggio rispettivamente con la candidata del M5S Chiara Appendino e con il portacolori del centrodestra Gianni Lettieri. Clamorosa l’esclusione dal ballottaggio nel capoluogo campano della candidata renziana Valeria Valente. Anche a Bologna sarà necessario il ballottaggio: il sindaco uscente del Pd, Virginio Merola si attesta al 39,72% e se la dovrà vedere in seconda battuta con Lucia Bergonzoni della Lega che ha raggiunto il 22,23%.

I risultati nei Comuni capoluogo (Repubblica.it)

I risultati (Ministero Interno)

L’Unità, Santanchè presenta un’offerta assieme a Paola Ferrari. Il Cdr: “Irricevibile”

La deputata di Forza Italia Daniela Santanché e la giornalista Paola Ferrari hanno presentato un’offerta ai liquidatori de l’Unità. Il Cdr l’ha definita irricevibile.

Roma La deputata di Forza Italia Daniela Santanchè e la giornalista e conduttrice televisiva Paola Ferrari De Benedetti hanno presentato una offerta formale ai liquidatori de l’Unità per acquisire il quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Lo storico giornale del Pci, in liquidazione da metà giugno, è a rischio fallimento e chiusura se non arriverà e non verrà accettata l’offerta di un compratore entro il 30 luglio. E per ora l’unica proposta arrivata ai liquidatori è quella di Santanchè e Ferrari. «La proposta d’acquisto – conferma all’Adnkronos Bianca Di Giovanni del cdr del giornale – dovrebbe essere arrivata questa mattina. Per noi è irricevibile. Abbiamo chiesto un incontro ai liquidatori e spiegheremo la nostra posizione». «Serve – sottolinea Di Giovanni – anzitutto trasparenza. Il Cdr ritiene l’ipotesi del passaggio de l’Unità ad un’esponente di Fi incompatibile con la storia del giornale stesso. Spero che il segretario del Pd Matteo Renzi intervenga nella vicenda ed eviti che il giornale fondato da Antonio Gramsci passi nelle mani di esponenti di Fi».

Marcello dell’Utri estradato in Italia: sarà trasferito al carcere di Parma

Marcello dell’Utri è stato estradato in Italia

Firenze Marcello Dell’Utri è rientrato in Italia. Dopo la firma del presidente libanese Michel Suleiman e terminate le procedure di estradizione, l’ex senatore di Forza Italia è stato rimpatriato da Beirut a bordo del volo Alitalia AZ 827 ed è atterrato alle 6.45 a Fiumicino. Viaggiava insieme a lui la figlia, Chiara. In aereo era presente anche un medicio della polizia. È accompagnato da agenti dell’Interpol e, affidato alla Polizia penitenziaria, sarà trasferito al carcere di Parma.

Inchiesta Mose: 35 arresti, il sindaco Giorgio Orsoni ai domiciliari. Chiesto il carcere per Galan

Nell’ambito dell’inchiesta Mose, arrestati 35 persone, fra queste il sindaco Pd Giorgio Orsoni. Chiesto il carcere per Galan.

Firenze Nell’ambito dell’inchiesta Mose, gli uomini della Guardia di Finanza hanno arrestato il sindaco Pd Giorgio Orsoni – ai domiciliari -, e l’assessore regionale alle Infrastrutture di Forza Italia Renato Chisso, insieme ad altre 33 persone. Il primo cittadino deve rispondere di finanziamento illecito relativo alla sua campagna elettorale per le comunali del 2010. La Procura, che ha iscritto nel registro degli indagati un centinaio di persone, ha chiesto anche l’arresto per l’ex governatore e ministro e Giancarlo Galan, attualmente parlamentare e per il quale è necessario il via libera dell’apposita commissione. Il gip Alberto Scaramuzza – che in dicembre aveva respinto le richieste – ha firmato, in totale, 35 misure cautelari dopo una integrazione di indagine. Sono corruzione, finanziamento illecito e frode fiscale i reati contestati. La Finanza ha sequestrato beni per un valore di circa 40 milioni di euro. L’ex comandante della Gdf del Veneto Bruno Buratti ha spiegato che “il sistema che ha prodotto 25 milioni di euro di fondi neri” e di questi si è “accertata la destinazione” risalendo a responsabilità soggettive.

Le presunte tangenti, con i soldi accumulati secondo il classico meccanismo dei fondi neri, finivano nelle tasche dei politici per gli appalti del sistema di dighe mobili progettato per difendere Venezia dall’acqua alta e realizzato dal Consorzio Venezia Nuova quale concessionario unico. Tra gli altri nomi eccellenti finiti in manette ci sono quelli del consigliere regionale del Pd Giampiero Marchese, e degli imprenditori Franco Morbiolo e Roberto Meneguzzo (vicepresidente e amministratore delegato di Palladio), oltre al generale della Guardia di Finanza in pensione Emilio Spaziante. Tra le persone colpite dalla misura cautelare c’è anche (domiciliari) Alessandro Cicero, direttore editoriale de Il Punto la cui sede fu perquisita nel marzo del 2013 proprio dalle Fiamme Gialle. Nei guai anche Vincenzo Manganaro, cui Cicero aveva ceduto il 50% delle quote dell’editoriale del settimanale.

Mose, i pm: “Come Tangentopoli” (fonte: Il Fatto)

Elezioni europee 2014, i risultati ufficiali

Il Partito Democratico vince col 40,81% dei voti, quasi il doppio rispetto al 21,16% del Movimento 5 Stelle.

Firenze – Il Partito Democratico ha vinto le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo col 40,81% dei voti. Al secondo posto si è piazzato il Movimento5Stelle col 21,16%, poi Forza Italia col 16,82%. Questa la lista definitiva dei risultati pubblicata sul sito del Viminale. 

Definitivo anche il dato dell’affluenza al voto, che è scesa al 58,69% degli aventi diritto, in netto calo rispetto al 66,43% registrato nel 2009.

La moglie di Matacena arrestata all’aeroporto di Nizza

Arrestata la moglie di Amedeo Matacena, Chiara Rizzo.

Firenze Chiara Rizzo, moglie dell’ex deputato di Forza Italia Amedeo Matacena – condannato a cinque anni e quattro mesi per concorso esterno in associazione mafiosa e latitante a Dubai – è stata arrestata all’aeroporto di Nizza in esecuzione del mandato di arresto europeo emesso dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria, Olga Tarzia. La donna, al centro dell’indagine sulla fuga di Matacena con il supporto dell’ex ministro Claudio Scajola, è stata presa in consegna dalla polizia francese, presente l’ufficiale di collegamento italiano e funzionari della Dia.

Mafia, la Cassazione conferma la condanna definitiva a sette anni per Marcello Dell’Utri

La Cassazione conferma la condanna a sette anni per Marcello Dell’Utri

Roma – Il fondatore di Forza Italia, il primo partito italiano degli ultimi vent’anni, è un amico di Cosa Nostra, uomo cerniera tra la piovra e Silvio Berlusconi. Nel giorno in cui l’ex premier inizia a scontare la pena con l’affidamento in prova ai servizi sociali, cadono i condizionali anche su Marcello Dell’Utri, l’amico di una vita, prima piazzato al vertice di Publitalia e poi l’ideatore di Forza Italia: la prima sezione della Corte di Cassazione ha infatti confermato la condanna a sette anni di carcere per concorso esterno a Cosa Nostra, confermando la richiesta del procuratore generale. Al momento, Marcello Dell’Utri si trova a Beirut, in Libano dove Claudio Scajola, adesso in carcere, secondo l’accusa avrebbe suggerito al suo collega di partito, Amedeo Matacena, di recarsi poiché l’estradizione sembrerebbe più complicata ottenerla.

Dell’Utri, la Cassazione conferma la condanna a sette anni (fonte: La Repubblica)

Legali dell’Utri: “Ricorso a Strasburgo…. (fonte: Il Fatto)

Arrestato a Beirut Marcello Dell’Utri (12 aprile 2014)

Mafia, condannato Marcello Dell’Utri (25 marzo 2013) 

Mafia, la Cassazione: annullata la sentenza di appello contro Dell’Utri (9 marzo 2012)

Corte di Appello: Dell’Utri mediatore tra Cosa Nostra e Berlusconi… (19 novembre 2010)  

Mafia: Dell’Utri condannato a sette anni (29 giugno 2010) 

Servizio Pubblico propone un’inchiesta a fumetti sul calcioscommesse

FirenzeServizio Pubblico di Michele Santoro propone sul suo sito una serie di inchieste a fumetti, dedicata agli scandali dello sport preferito dagli italiani. Nelle chine di Sergio Gerasi verrà raccontata l’ultima Calciopoli, un capitolo al giorno, in cinque puntate. “Forza Italia”, un serial a fumetti scritto da Walter Molino e Claudio Pappaianni e curato da Francesca Di Stefano, ci spiegherà, tra oggi e il 6 luglio, i passi salienti dell’inchiesta che ha sconvolto il calcio italiano.

Sconfitta in finale dalla Spagna, la nazionale di Prandelli viene ricevuta oggi al Quirinale al rientro dalla spedizione in Polonia e Ucraina. Le esaltanti vittorie con Inghilterra e Germania hanno riempito le piazze, cancellando dalla memoria le recenti immagini degli arresti nel calcio italiano. Ma adesso la giustizia – ordinarie e sportiva – ricomincia a fare il suo corso. Tra le tante storie che saranno illustrate, le vicende che riguardano tra gli altri, l’allenatore della Juventus campione d’Italia Antonio Conte. Non mancheranno i retroscena sui calciatori del giro della Nazionale Mimmo Criscito, Leonardo Bonucci, Simone Pepe e Stefano Mauri. La prima puntata, “La retata”, si apre sul giro di scommesse che ha travolto il calcio italiano: «All’alba del 28 maggio, la Polizia arriva nel ritiro della nazionale pronta a partire per gli Europei. La spedizione azzurra rischia di saltare…».

Fonte: Il Fatto

Quel giorno di dieci anni fa nella redazione del Fatto di Enzo Biagi

FirenzeQuel giorno, il 18 aprile 2002, i ventenni di oggi avevano dieci anni, cosa sanno esattamente dell’editto bulgaro? Ne avranno sentito parlare ogni volta che si è verificato un atto di censura (purtroppo tante negli anni successivi), il riferimento a quel giorno è inevitabile. Da allora, nulla è cambiato anzi molto è peggiorato: il conflitto di interessi è rimasto inalterato, l’informazione del principali telegiornali si è trasformata in propaganda, le leggi ad personam sono aumentate, ecc. Cosa accadde esattamente quel giorno dentro la redazione del Fatto di Enzo Biagi?  Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (l’imprenditore che tanto aveva fatto e detto per avere Biagi alla sua corte), dalla Bulgaria, durante una conferenza stampa con il primo ministro bulgaro, accusò Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi di aver fatto un uso crimino della tv pagata con i soldi dei cittadini. Subito dopo l’accusa di Berlusconi i telefoni cominciarono a squillare, tutte le testate cercarono di avere da Biagi un commento, una replica, il fax e la posta elettronica furono intasati di messaggi di solidarietà. Quello che aveva maggiormente colpito il nostro direttore era nella seconda parte del discorso del Cavaliere: Ove cambiassero non c’è problema, ma siccome non cambieranno…. La sospensione sottintendeva la loro cacciata dalla tv pubblica. Questo convinse Biagi a rispondere immediatamente attraverso la puntata del Fatto in onda la sera stessa. Enzo concluse il suo intervento così: Signor presidente Berlusconi, non tocca a lei licenziarmi. Penso che qualcuno mi accuserà di un uso personale del mio programma, ma ho voluto raccontare una storia che va al di là della mia trascurabile persona e che coinvolge un problema fondamentale: quello della libertà di espressione.

Allora Biagi aveva ottantun’anni e quelle parole furono profetiche su ciò che sarebbe accaduto alla Rai, all’informazione, nei dieci anni successivi.

Prima di andare in onda informai il direttore generale, Agostino Saccà, del cambio della puntata e del suo contenuto. Non era nostra intenzione comportarci da clandestini. Saccà, prima di sedersi sulla poltrona più importante di viale Mazzini, in una intervista al Corriere della sera aveva fatto la dichiarazione di voto per il Cavaliere: Mio padre era socialista, io sono socialista, resto un uomo di sinistra, è la sinistra che si è spostata. Per questo voto Forza Italia. Io e tutta la mia famiglia votiamo Forza Italia, ma questo è un fatto privato. La subalternità del dg al presidente del Consiglio era evidente a tutti. Con Saccà cominciarono ad entrare in Rai le truppe cammellate di Mediaset e i fedelissimi di Berlusconi. Il giorno prima dell’editto bulgaro erano state formalizzate le nomine dei nuovi direttori (forse questa coincidenza non fu del tutto casuale): a Rai 1 arrivò Fabrizio Del Noce, che poi fu determinante per la cacciata di Biagi dalla Rai. Del Noce quel giorno non si era ancora insediato, la rete era ancora diretta da Saccà, che non era d’accordo che Biagi  rispondesse a Berlusconi. Tra noi ci fu una durissima telefonata nella quale mi assunsi la responsabilità delle eventuali conseguenze. Che regolarmente arrivarono. Saccà aveva organizzato, usando la sua autorità, in modo tale da vedere la puntata nonostante i pochi minuti a disposizione prima della messa in onda. Questo episodio finì in Commissione parlamentare di vigilanza perché ritenuto dal centro-sinistra un tentativo di censura. Il dg dichiarò che lo fece con un unico scopo:  capire se vi erano estremi diffamatori. Non ve ne erano perciò autorizzò la messa in onda.

Ho sempre pensato che il Fatto di Enzo Biagi andò in onda non perché Saccà lo condivise, ma perché non vi fu il tempo per giustificare e organizzare la sostituzione del programma.

Non dimenticherò mai quando tornammo in redazione: tutti erano rimasti ad aspettare Biagi. Nel vederli così riuniti Enzo si mise a piangere, forse per la fine della tensione ma soprattutto per quella telefonata che non poté fare a casa perché la sua Lucia, la compagna di sessant’anni di vita, non c’era più a digli se aveva fatto bene o no a replicare a Berlusconi.

Nessuno di noi era veramente convinto che l’editto bulgaro diventasse poi un’esecuzione. Tra i vari capi d’accusa di Berlusconi nei confronti di Biagi, vi era quello d avergli fatto perdere, con l’intervista a Benigni, un milione e ottocentomila voti. Biagi poi scrisse: Se lo avessi saputo, Benigni, l’avrei fatto venire tutte le sere.

Il caso nacque da un’intervista al grande Roberto il 10 maggio 2010, ventiquattro ore prima che scattasse l’obbligatorio silenzio preelettorale. Eravamo convinti che per Rai 1 fosse un onore avere ospite quel genio che è l’attore e regista toscano, tra l’altro molto corteggiato in quei giorni da Celentano che lo voleva nel suo programma, e da quello che circolava in Rai, la produzione era disposta a pagare una cifra altissima. Da noi, come d’abitudine, non prese un euro, venne per amicizia. Io sono convinto che furono altre le puntate che avevano fatto andare su tutte le furie Berlusconi più di quella con Benigni, che fu usata a pretesto perché a ridosso del voto: la prima fu l’intervista a Montanelli, fatta a marzo 2001, nella quale l’ex direttore del Giornale, face un preciso ritratto del bugiardo Berlusconi. La seconda, in onda il 17 aprile, fu dedicata al libro che Berlusconi stava per mandare agli italiani, intitolata “La Bibbia del Cavaliere”. Biagi iniziò così: Il fatto editoriale del secolo. Già Dio ha qualche preoccupazione per la Bibbia, che, nel nostro Paese, in un anno raggiunge quattro milioni di lettori. Il volume autobiografico Una storia tutta italiana, che racconta vita e, si può dire, anche miracoli di Silvio Berlusconi, entrerà in dodici milioni di famiglie. Forse andrebbe rivisto il titolo “Una storia mondiale”, perché non si conosce una vicenda che sta al pari con questa. Comincia cantando a bordo di una nave e poi ha un repertorio che conquista milioni di elettori. E’’una trama affascinante come “Via col vento”. La trasmissione evidenziò alcune lacune: nel libro non si parlava della prima consorte di Berlusconi, del divorzio e non risultava che avesse un fratello di nome Paolo, arrestato all’epoca di Mani pulite per tangenti alla Guardia di finanza.

Questo accadde quel giorno di 10 anni fa e quando, dopo l’allontanamento dalla Rai, decidemmo di raccontare in un libro tutta la vicenda, Biagi, ricordando l’editto bulgaro mi disse: Non ho rimpianti, né tanto meno rimorsi: se avessi la possibilità di tornare indietro ripeterei tutto quello che ho fatto. Per mestiere ho sempre e solo raccontato dei fatti e posto semplicemente delle domande.

Il nostro direttore tornò in onda con un suo programma cinque anni dopo: il 23 aprile 2007 poco prima di compiere ottantasette anni; Michele Santoro riprese il suo posto su Rai2 il giovedì in prima serata solo per volere dei giudici, dopo ben cinque sentenze; Daniele Luttazzi da allora non ha più fatto un programma in Rai, nell’autunno 2007 tornò in tv su La7 per essere nuovamente censurato: il programma fu chiuso dopo tre puntate.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Articolo 21