Unione Europea: “La Fiat restituisca almeno 20 milioni di euro al Lussemburgo”

Firenze  Il trattamento fiscale ricevuto da Fiat in Lussemburgo in virtù degli  accordi sottoscritti nel 2012 ha comportato un “vantaggio illegale“, riducendo di 20 volte l’utile imponibile. Per questo il gruppo automobilistico dovrà restituire al Paese “tra i 20 e i 30 milioni di euro”. A stabilirlo è stata l’Antitrust della Commissione europea, al termine di un’indagine sugli accordi preferenziali tra Stati e multinazionali (i cosiddetti tax ruling) aperta nel giugno 2014. 

Fiat Industrial chiede la quotazione a Wall Street e si trasferisce all’estero

Presentato il prospetto per la quotazione a Wall Street. La dura reazione dei sindacati. La replica dell’azienda: falso che l’Italia perderebbe 500 mln di tasse.

Torino – La notizia è dei giorni scorsi. Fiat Industrial e Cnh hanno depositato presso la Sec (la Consob statunitense) dei documenti relativi alla loro fusione e il prospetto preliminare per la quotazione a Wall Street. All’interno del prospetto c’è anche l’ipotesi di trasferimento della sede fiscale in Gran Bretagna. L’obiettivo del trasferimento è favorire gli azionisti con un regime fiscale analogo a quello dei competitor della società. il segretario generale della Fiom Maurizio Landini chiede che “il nuovo governo convochi immediatamente un tavolo per fermare il processo che sta portando le attività e la testa della Fiat fuori dall’Italia”. Il ministro delle Infrastrutture e trasporti Maurizio Lupi ha risposto che questa ipotesi “deve anche stimolarci a pensare a creare le condizioni perchè le imprese restino in questo Paese”.

Per il Financial Times la mossa è “l’ultimo colpo all’Italia, dove il nuovo governo di coalizione di Enrico Letta sta cercando di arrestare il deflusso di investimenti”. Questa l’ultima replica di Fiat: “L’affermazione che l’Italia perderebbe più di 500 milioni di tasse è assolutamente  falsa”.

Noi condividiamo l’analisi di Stefano Feltri sul Fatto Quotidiano: se la politica italiana avesse dedicato a questi temi lo stesso tempo che ha passato a parlare di Imu, forse ora non ci sarebbe bisogno di spremere ancora i contribuenti con Iva, Tares, e tutto il resto. E magari il gettito fiscale che serve a tenere in ordine i conti arriverebbe dalle grandi imprese invece che dai lavoratori dipendenti a reddito fisso che non possono evadere.