Fiat, quale futuro per Termini Imerese?

Firmato l’accordo di programma, ma i contenuti restano oscuri. Nessuna certezza sugli investimenti privati. E 1.500 famiglie che aspettano di conoscere il proprio destino.

Prato – Nei giorni scorsi si è parlato molto del futuro dello stabilimento di Termini Imerese. La Fiat ha annunciato da tempo che il 31 dicembre 2011 cesserà l’attività produttiva nel sito siciliano, che attualmente occupa 1.500 persone e dove venivano prodotte 60mila Lancia Ypsilon all’anno.

La scorsa settimana è stato firmato l’accordo di programma per il futuro dello stabilimento. Il ministro dello Sviluppo Economico Romani ha parlato di oltre un miliardo di investimenti, il raddoppio dell’occupazione e il recupero di un sito produttivo considerato non più redditizio. I vertici dei sindacati confederali invitano alla prudenza.

In realtà per il momento le uniche risorse certe sono quelle pubbliche: 450 milioni di euro (100 dal Governo e 350 dalla Regione Sicilia – di cui 200 per la riqualificazione e 150 per le infrastrutture). Gli altri 600 milioni dovrebbero arrivare dalle sette società private selezionate dal Ministero per realizzare i loro progetti nell’area. Si tratta di progetti decisamente eterogenei tra loro. Due soli riguardano il settore auto: la De Tomaso, che produce auto di lusso, e l’indiana ReVa, auto a energia solare. Gli altri cinque progetti non sono automobilistici: gruppo Ciccolella (serre fotovoltaiche), Einstein Multimedia (studi tv), Biogen (stoccaggio di biomasse per ricavarne energia elettrica), Lima Lto (protesi mediche), Newcoop (logistica).

Senza contare un ottavo progetto, lasciato per ora in disparte perché presentato in ritardo, secondo il Ministero: quello della fabbrica molisana DrMotor, che assembla in Italia auto cinesi del gruppo Chery. Tra l’altro, si tratta dell’unico progetto che punta sull’intero sito per mantenere lo stesso assetto della Fiat: lastratura, verniciatura e assemblaggio per la produzione di 60mila auto l’anno in 4 modelli. Un progetto su cui vi proponiamo un interessante approfondimento.

Le perplessità dei sindacati, in particolare della Fiom, riguardano la mancanza di chiarezza sui progetti. Il governo nel mese di gennaio si era impegnato a convocare i sindacati per illustrare i contenuti dei diversi piani industriali, le ricadute occupazionali e gli investimenti previsti. Niente di tutto ciò è stato fatto. L’accordo di programma è stato firmato al buio.

Una nuova sezione del sito dedicata alla questione Fiat. Con approfondimenti settimanali sulla politica industriale e non solo

Una questione che consideriamo fondamentale per il futuro della politica industriale nel nostro Paese

Prato – Da oggi apriremo una finestra del nostro sito sulla questione Fiat. Non è nostra intenzione, e non sarebbe possibile con le nostre forze, seguire tutti gli sviluppi della situazione, che come sapete si svolge su molteplici fronti. Per quello ci sono le agenzie di stampa e i siti specializzati.

Riteniamo però utile cercare di approfondire alcuni aspetti della questione, che consideriamo fondamentale non solo per il futuro della Fiat come azienda ma per il futuro della politica industriale nel nostro Paese. Senza contare il tentativo palesato coi referendum di Pomigliano e Mirafiori di proporre un nuovo modello di relazioni sindacali in Italia, un modello autoritario, basato sulla cancellazione di regole e diritti. Un modello fatto di accordi separati e che punta a snaturare il ruolo dei sindacati come soggetti autonomi contrattuali sulla base di una democrazia di mandato. E tutto questo nell’assenza disarmante della politica, dispiace dirlo, di entrambi gli schieramenti. A fronte di un governo che sembra inerte e interessato solo a mutuare il modello di relazioni sindacali impostato da Marchionne, c’è un’opposizione silenziosa e che troppo spesso si limita a “prendere atto” delle cose, senza proporre un piano di politica industriale alternativo.

I temi da affrontare sono tanti e cercheremo di farlo ogni settimana. Chiediamo anche il vostro contributo per aprire una discussione o, se vorrete, per suggerire altri spunti.

L’Anpi: “28 gennaio, inscindibile connubio tra diritti e lavoro”

Firenze<<In occasione dello sciopero generale indetto dalla Fiom-Cgil per il giorno 28 gennaio a Roma, l’Anpi non può che ribadire la positività di ogni iniziativa tesa a sottolineare l’inscindibilità tra diritti e lavoro. Il dettato costituzionale in questo ambito è netto: dignità della persona, libera rappresentanza sindacale. Ogni manovra diretta a sovvertirlo è da condannare e contrastare. L’Anpi fa un appello accorato – in presenza di una situazione politico-sociale al limite dell’esplosione e di una sempre più crescente involuzione antidemocratica – affinché tutti gli attori in campo, dalle forze politiche  a quelle sociali, a quelle industriali, al Parlamento, al governo in primis, colpevole di un immobilismo senza precedenti, si assumano tutte le proprie responsabilità fino in fondo e giungano a misure il più ampiamente concertate su una vicenda, la Fiat, che non può essere risucchiata da antagonismi esasperati. E’ in gioco la pelle di chi lavora, di chi ha il diritto di lavorare, oltre che l’economia del Paese>>.

Fonte: Articolo 21

La lunga notte di Mirafiori

TorinoOre 22 30 i primi a dare i risultati degli spogli sono quelli dell’Anpi su Facebook  “nel primo seggio scrutinato i no vincono”  piano piano i commenti si susseguono. I risultati confermeranno che al primo seggio scrutinato i no hanno vinto, si passa al  secondo seggio  anche li vince il no. Si tende a frenare però, poiché tali seggi sono del reparto montaggio dove la fiom è molto forte. La commissione prosegue al seggio numero 8 e nasce un giallo, la Uilm dichiara che al seggio 8 mancano 58 schede, si continua e le schede  non si trovano. La commissione decide di passare al seggio 9 e di congelare il seggio 8, ma agenzie e portali scrivono  “E’ chiaro che se non si risolve il giallo, le schede non si trovano negli altri seggi il voto complessivo sull’accordo di Mirafiori rischia di essere invalidato”. La rete all news collegata in diretta è solo sky e smette di dare i risultati,  le agenzie idem per 30 minuti.

Ore 00.40 ripartono le notizie di agenzia e i portali web. La Commissione elettorale si divide: una parte procede al riesame delle schede del seggio numero 8 e all’esame degli elenchi elettorali per risolvere il giallo delle 58 schede mancanti. Il resto va avanti con lo scrutinio del seggio 7 (sempre nel reparto montaggio). Ma il giallo comincia a risolversi, perché 4 grandi seggi (il numero 8  “congelato”, il 7, il 6 e il 5) sono stati allestiti in un’unica grande sala di un ex ristorante e quindi i votanti avrebbero potuto introdurre le schede non nelle urne del seggio di appartenenza. A questo punto si fanno previsioni e a detta di ex lavoratori Fiat pare sarà determinante il seggio 5 dove  gli stessi ex lavoratori dicono prevalga il sì essendo quello degli impiegati. Ma ecco il terzo seggio ( montaggio anch’esso) il no è avanti anche qui. Infatti vince e arrivano i primi risultati parziali del referendum che danno il no al 53% e il sì al 47%.  Negli stessi minuti si risolve definitivamente il giallo delle schede mancanti, perché erano state vidimate 58 schede in più, di conseguenza si riferisce l’aggiornamento dei votanti che diventano 5.154. Parte la conta al seggio 7 ( sempre del reparto montaggio) il no è avanti e si confermerà anche qui la vittoria dei no.

Si passa al 6 ore 2,48 sempre un seggio del montaggio e si conferma l’andamento che vede i no in testa. Nei quattro seggi del montaggio quindi prevalgono i no. Negli stessi minuti però si passa al seggio 5  quello che gli ex lavoratori Fiat avevano rivelato essere determinante per il referendum e a prevalenza di si. E infatti ad un po’ più di metà dello scrutinio del seggio degli impiegati Fiat di Mirafiori (numero 5), il sì passa in vantaggio sul no. Con gli impiegati la situazione viene ribaltata.  Pochi minuti e arriva la conferma dell’invertirsi della parabola con il seggio numero 4 (verniciatura e magazzinaggio) 113 si e 103 no, vince il sì. A questo punto i sì hanno sfondato quota 2.000, si è pari.

Sono le 4 passate ,dopo sette ore e mezzo, sono stati scrutinati 7 seggi e dopo un iniziale testa a testa con un leggero vantaggio per i “no”, la situazione si è poi capovolta con lo scrutinio del quinto seggio, quello degli impiegati, dove il “sì'” ha ottenuto il 95,5% dei voti. La tensione sale e vengono bruciate le bandiere dei sindacati che hanno firmato. Seggio numero 3 vincono ancora i sì, il risultato del referendum inizia a delinearsi e le tensioni fuori ne sono una conferma. Il sì in questo momento è avanti, si passa al seggio numero 2 ( lastratura) vince il no, è quasi una formula matematica: nei seggi dove i lavoratori compiono un lavoro più fisico il no vince sempre!.

Manca il seggio uno, ma prima di saperne i risultati alle ore 6 spaccate uscirà un flash: A Mirafiori ha vinto il sì 2.735 voti favorevoli, la storia del lavoro in Italia è cambiata, fosse stato per gli operai veri non sarebbe accaduto.

Firma: Tania Passa

Fonte: Articolo 21

Referendum, solo la matematica consegna la vittoria a Marchionne. L’amministratore delegato incassa dalle tute blu un insuccesso morale.

TorinoPer settimane in molti avevano affermato che il referendum avrebbe avuto un esito plebiscitario. La matematica consegna la vittoria nelle mani di Marchionne ma, probabilmente l’amministratore delegato è ben consapevole di aver incassato una sconfitta. Un insuccesso morale da condividere coi firmatari dell’accordo (Fim, Uilm e le altre sigle sindacali), con il governo e il premier Berlusconi, con la Confindustria e con il Pd e le sue facce simbolo. Una lezione di civiltà e di etica è arrivata invece dalle tute blu che, se pur lasciate da anni da sole nelle loro battaglie quotidiane e di fronte ad una scelta di una brutalità inaudita, hanno mostrato tutto il loro orgoglio e hanno mantenuto in maggioranza la schiena dritta. Nulla da biasimare, sia ben chiaro, in quegli operai che hanno votato no che solo per paura hanno posto la propria croce nella casella indicante il sì. Alla vigilia del voto, in tanti si sono impegnati nell’affermare che l’esito era scontato e che avrebbe travolto i sostenitori del no. Non è stato così: i sì dovevano superare il 70% – in alcuni tg si è parlato addirittura  dell’80% – ed invece si sono fermati al 54%. Marchionne aveva posto l’operaio al bivio: ho voti sì oppure la casa produttrice di auto rinuncerà a fare investimenti a Mirafiori. Adesso l’amministratore delegato, vincitore grazie alla volata tirata dai colletti bianchi – anche loro sono dei lavoratori e hanno votato con la mano tremante dalla paura del diktat ( 421 sì, 20 no) -, avrà di fronte non poche grane. Quel 54% è poco per spazzare via in un colpo solo la voce del dissenso e del disagio emerso nel voto degli operai. Il risultato forse, invece, rappresenta l’ultima apertura di credito degli operai a quelle forze politiche che si sono dimenticate da tempo dei lavoratori. Di certo, da questa contesa, ne esce bene la Fiom che ha ripreso consensi e ha evitato la sconfitta rimediata a metà degli anni Cinquanta.

Referendum Mirafiori… (Il Fatto Quotidiano)

Fiat: grande risultato del “no” nonostante squilibrio mediatico (Articolo 21)

 

 

Operai in tv. Lucia Annunziata e Raitre meritano grande apprezzamento.

Firenze – Faceva uno strano effetto, lo studio di “In mezz’ora” gremito di operai e operaie Fiat. In tv siamo ormai abituati a vedere passare le più varie espressioni della società italiana, talvolta nelle sue manifestazioni più bizzarre o estreme, ma la presenza di normali lavoratori e lavoratrici che argomentano le loro posizioni e ricordano la loro condizione quotidiana rischia di sembrare “controinformazione”. Lucia Annunziata e RaiTre meritano apprezzamento per aver ricordato che quando si parla di par condicio e di pluralismo non li si deve intendere solo nel senso politico, pur importantissimo, dell’equilibrio dei tempi dedicati a partiti e coalizioni. C’è un pluralismo sociale ed economico che spesso è molto più calpestato e sul quale non si riesce a richiamare a sufficienza l’attenzione del servizio pubblico, a causa della derivazione partitica degli organismi di controllo (dalla Commissione di Vigilanza, all’Agcom, allo stesso Cda dell’azienda). La trasmissione, tra l’altro, lascia la curiosità di capire meglio come realmente funzioni oggi il lavoro in una fabbrica, cosa sia concretamente una catena di montaggio, di cosa si stia parlando quando si polemizza sui minuti in più o in meno di pausa. Non si tratta di riproporre anacronistiche mitizzazioni di una “classe”, né di fare il tifo per la Fiom contro la Cisl o viceversa, ma di riportare la vita quotidiana di alcuni milioni di italiani e italiane alla dignità di notizia. Il livello degli attuali palinsesti tv ci dice che lo spazio non manca di certo.

Roberto Natale (Presidente Fnsi)

Fonte: Articolo 21.

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Il sostegno dell’Anpi alla manifestazione nazionale della Fiom

In un messaggio del presidente Raimondo Ricci, l’Anpi ha espresso il proprio sostegno alla manifestazione nazionale promossa dalla Fiom per il 16 ottobre.

Firenze<<Compagne e compagni, amiche e amici della Fiom, vi giunga, in occasione della manifestazione nazionale che terrete a Roma il 16 ottobre, il saluto e il sostegno dell’Anpi, che alla vostra mobilitazione intende fraternamente partecipare>>. Così, il presidente Raimondo Ricci che in un messaggio ha espresso il sostegno dell’Anpi alla manifestazione promossa dalla Fiom. << Da tempo – si legge nel comunicato – siamo pienamente consapevoli della grave situazione di sbandamento del nostro Paese, che sempre più contrasta con gli ideali e i principi che hanno ispirato la Lotta di Liberazione nazionale, tramite la quale l’Italia ha sconfitto il fascismo e il nazismo, fino a mutare la propria identità dal totalitarismo alla democrazia>>.

<<L’instabilità politica e sociale di oggi – spiega il presidente dell’Anpi – si riflette negativamente sulla vita del nostro popolo, dei lavoratori e in particolare dei giovani, condannati alla disoccupazione e al precariato, privi di una prospettiva di effettivo recupero di quell’essenza democratica che si impernia sulla tutela del lavoro e sui diritti inalienabili ad esso intrinsecamente legati. Tale situazione è dunque in palese e profondo contrasto con la Costituzione, che tanta importanza ha conferito al lavoro da renderlo fondamento della Repubblica>>.

<<L’Anpi – aggiunge Raimondo Ricci – intende svolgere una funzione di coscienza critica della democrazia, per sollecitare le forze politiche, sociali, l’associazionismo a costruire una grande, permanente alleanza in difesa dei diritti e della Costituzione che li presidia e promuove. Su queste considerazioni sono fondate la solidarietà e la condivisione dell’Anpi verso le iniziative che la vostra Federazione, interprete autentica dei diritti del lavoro, ha deciso di promuovere e ulteriormente intenderà realizzare>>.

Fonte: Anpi.

Alcoa, firmato l’accordo. Niente licenziamenti. Domani referendum fra i lavoratori.

La scorsa notte è stato firmato al ministero dello Sviluppo Economico l’accordo fra sindacati e Alcoa che rimarrà in Italia e investirà nei prossimi tre anni 94,6 milioni di euro.

FirenzeUna buona notizia. Arriva dal lavoro. Dopo nove mesi di lotta, vissuti dalle tute blu con l’incubo di rimanere a braccia conserte, è stato firmato un accordo, quello che riguarda i lavoratori dell’Alcoa. La multinazionale americana dell’alluminio rimarrà in Italia, niente licenziamenti e investimenti per 94,6 milioni di euro nei prossimi tre anni.  E’ quanto emerge dall’accordo, firmato la scorsa notte al ministero dello Sviluppo Economico,  sul piano industriale e sull’occupazione da sindacati e azienda. Il colosso dell’alluminio ha espresso, con tanto di firma, la propria volontà di rimanere in Italia e, a garanzia delle sue intenzioni, ha promesso un piano triennale di investimenti di 94,6 milioni di euro, 60 destinati allo stabilimento di Portovesme in Sardegna, 34,6 a Fusina in Veneto. Mentre a Portovesme saranno riattivate le celle elettrolitiche, a Fusina la sospensione della produzione di alluminio primario sarà temporanea e avrà una durata massima di dodici mesi. Questo aspetto è l’unica nota negativa, secondo la Fiom, di un accordo fimato da tutte le sigle sindacali. La stessa Fiom ha firmato con riserva e in una nota fa sapere che già domani  l’accordo sarà sottoposto all’approvazione dei lavoratori (link).    

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La riserva della Fiom

La scomparsa di Piero Boni, eroe della Resistenza

Importante dirigente della Cgil nel dopoguerra. E’ morto ieri a Roma a 89 anni

Roma – E’ morto a Roma nella tarda serata di ieri Piero Boni, eroe della Resistenza e importante dirigente sindacale del dopoguerra.

Nato a Reggio Emilia nel 1920, Boni fu capo partigianoe Medaglia d’argento al Valor militare: partecipo’ alla liberazione di Parma dopo aver passato dieci mesi nelle Brigate Matteotti.

Nel dopoguerra ha ricpoerto importanti incarichi all’interno della Cgil: segretario nazionale della Fiom nel 1957, membro dell’esecutivo del sindacato dal 1960, di cui diventa segretario generale aggiunto nel 1973. Nel 1977 assume la Presidenza della Fondazione Giacomo Brodolini, un incarico mantenuto per moltissimi anni.

Sciopero, domani in piazza i lavoratori per far valere i propri diritti.

RomaDomani, in occasione dello sciopero generale indetto dalla Funzione pubblica e dalla Fiom Cgil, si svolgerà una manifestazione nazionale in Piazza San Giovanni a Roma.  A prendere la parola saranno il segretario generale della Fp-Cgil, Carlo Podda, il segretario generale della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini, delegati delle due categorie, e il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani.