Fiat, un’altra sconfitta. La Cassazione dà torto al Lingotto che deve reintegrare i tre operai licenziati nel 2010 a Melfi.

La Cassazione ha respinto il ricorso della Fiat contro la decisione della Corte di appello di Potenza che l’anno scorso aveva reintegrato tre operai della Sata di Melfi licenziati dopo che, durante uno sciopero interno notturno, avevano bloccato un carrello per il trasferimento di materiali a chi non scioperava

RomaLa Cassazione ha respinto il ricorso della Fiat contro la decisione della Corte di appello di Potenza che l’anno scorso aveva reintegrato tre operai della Sata di Melfi licenziati dopo che, durante uno sciopero interno notturno, avevano bloccato un carrello per il trasferimento di materiali a chi non scioperava. I tre operai (Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli) furono licenziati nel 2010. In un primo tempo il ricorso della Fiom era stato accolto, ma la Fiat ignorandolo non aveva mai fatto rientrare in fabbrica i tre dipendenti. Un anno dopo, un altro giudice aveva accolto il ricorso della Fiat, che quindi aveva fatto scattare il licenziamento, poi nuovamente revocato dalla Corte di Appello. Adesso, sulla vicenda arriva la parola definitiva della Cassazione.

Fiat-Fiom, la Consulta: “L’azienda ha limitato la libertà dei sindacati”

Consentendo la rappresentanza sindacale ai soli firmatari del contratto applicato in azienda, l’art.19 dello statuto dei lavoratori contrasta coi “valori del pluralismo e libertà di azione della organizzazione sindacale”. Così la Consulta nella sentenza sul giudizio di illegittimità dell’art. 19 comma 1 dello Statuto. Violati tre articoli della Costituzione.

Roma – Un “vulnus” all’articolo 39 della Costituzione, “per il contrasto che, sul piano negoziale, ne deriva ai valori del pluralismo e della libertà di azione della organizzazione sindacale”. Così la Corte Costituzionale spiega perché, il 3 luglio scorso, decise di dichiarare l’illegittimità dell’articolo 19, primo comma, dello Statuto dei lavoratori, questione sollevata dai tribunali di Modena, Vercelli e Torino, nelle cause che vedono contrapposte la Fiat e la Fiom.

La questione di legittimità costituzionale era stata sollevata e rimessa alla Consulta dai giudici dei tribunali di Torino, Modena, Vercelli, a seguito dei ricorsi presentati dai metalmeccanici della Cgil, esclusi dalle Rsa per non aver firmato il contratto specifico della Fiat, che richiama l’articolo 19 della legge 300 del 1970. La Fiom aveva sollevato il contrasto con gli articoli 2, 3 e 39 della Costituzione, ossia sulla lesione del principio solidaristico, la violazione del principio di uguaglianza e del principio di libertà

sindacale.

Fiat, Consulta: “E’ incostituzionale escludere i sindacati non firmatari”

La Consulta ha dichiarato illegittimo l’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori nella parte in cui permette la rappresentanza sindacale aziendale (Rsa) soltanto alle sigle firmatarie del contratto applicato nell’unità produttiva.

RomaLa Consulta ha dichiarato illegittimo l’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori nella parte in cui permette la rappresentanza sindacale aziendale (Rsa) soltanto alle sigle firmatarie del contratto applicato nell’unità produttiva. La sentenza arriva nell’ambito del ricorso della Fiom contro la Fiat. La Corte costituzionale, si legge in una nota, «ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 19, 1 c. lett. b) della legge 20 maggio 1970, n. 300 (cosiddetto “Statuto dei lavoratori” ) nella parte in cui non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale sia costituita anche nell’ambito di associazioni sindacali che, pur non firmatarie di contratti collettivi applicati nell’unità produttiva, abbiano comunque partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti quali rappresentanti dei lavoratori dell’azienda».

In sostanza, la Corte costituzionale ha riconosciuto il diritto di rappresentanza in azienda anche ai sindacati non firmatari di contratti collettivi ma che abbiano comunque partecipato alla negoziazione degli stessi. La questione della legittimità costituzionale è stata sollevata e rimessa alla Consulta dai giudici dei tribunali di Torino, Modena, Vercelli, a seguito dei ricorsi presentati a suo tempo dalla Fiom, esclusa dalle Rsa per non aver firmato il contratto della Fiat.

Fiat Industrial chiede la quotazione a Wall Street e si trasferisce all’estero

Presentato il prospetto per la quotazione a Wall Street. La dura reazione dei sindacati. La replica dell’azienda: falso che l’Italia perderebbe 500 mln di tasse.

Torino – La notizia è dei giorni scorsi. Fiat Industrial e Cnh hanno depositato presso la Sec (la Consob statunitense) dei documenti relativi alla loro fusione e il prospetto preliminare per la quotazione a Wall Street. All’interno del prospetto c’è anche l’ipotesi di trasferimento della sede fiscale in Gran Bretagna. L’obiettivo del trasferimento è favorire gli azionisti con un regime fiscale analogo a quello dei competitor della società. il segretario generale della Fiom Maurizio Landini chiede che “il nuovo governo convochi immediatamente un tavolo per fermare il processo che sta portando le attività e la testa della Fiat fuori dall’Italia”. Il ministro delle Infrastrutture e trasporti Maurizio Lupi ha risposto che questa ipotesi “deve anche stimolarci a pensare a creare le condizioni perchè le imprese restino in questo Paese”.

Per il Financial Times la mossa è “l’ultimo colpo all’Italia, dove il nuovo governo di coalizione di Enrico Letta sta cercando di arrestare il deflusso di investimenti”. Questa l’ultima replica di Fiat: “L’affermazione che l’Italia perderebbe più di 500 milioni di tasse è assolutamente  falsa”.

Noi condividiamo l’analisi di Stefano Feltri sul Fatto Quotidiano: se la politica italiana avesse dedicato a questi temi lo stesso tempo che ha passato a parlare di Imu, forse ora non ci sarebbe bisogno di spremere ancora i contribuenti con Iva, Tares, e tutto il resto. E magari il gettito fiscale che serve a tenere in ordine i conti arriverebbe dalle grandi imprese invece che dai lavoratori dipendenti a reddito fisso che non possono evadere.

Fiat, ipotesi di trasferimento del quartier generale negli Usa.

L’azienda smentisce dicendo che il tema non è all’ordine del giorno. Critiche dalla Fiom mentre il titolo vola in Borsa.

Torino – Sergio Marchionne sta valutando la possibilità di trasferire il quartier generale di Fiat da Torino negli Stati Uniti una volta completata la fusione con Chrysler. L’indiscrezione, che era nell’aria già da tempo, proviene questa volta da una fonte autorevole: l’agenzia americana Bloomberg, che cita tre fonti ben informate, precisando comunque che una decisione definitiva ancora non è stata presa e altre opzioni sono attualmente al vaglio.

La decisione rifletterebbe l’andamento promettente del mercato americano delle quattro ruote. L’azienda ha smentito con una nota spiegando che il tema non è all’ordine del giorno. “Non mi pare sia una novità, è da tempo che il dottor Marchionne sta dicendo che il quartier generale andrà via del nostro paese”, ha detto il leader della Fiom, Maurizio Landini.

Intanto il titolo Fiat in Borsa è salito fino al 7 per cento, insieme con tutto il comparto auto.

Pomigliano, respinto il ricorso della Fiom. Pronto il ricorso in appello

L’azienda li aveva collocati in cassa integrazione in base all’accordo con altri sindacati

Roma – Il tribunale di Roma ha respinto il ricorso presentato da Fiom contro Fiat per discriminazione nei confronti di 19 dipendenti dello stabilimento di Pomigliano messi in cassa integrazione dopo un accordo firmato con le altre sigle sindacali. I 19 dipendenti erano stati reintegrati a fine novembre scorso, ma poi messi in cassa integrazione in base all’accordo che Fiat ha firmato con le altre sigle sindacali. La Fiom ha annunciato ricorso in appello.

Fiat di Pomigliano, i pm a Marchionne: “Condotta antisindacale. Sentenze eluse”

All’amministratore delegato del gruppo, Sergio Marchionne, e a quello di Fabbrica Italia Pomigliano, Sebastiano Garofalo, è stata notificata la chiusura delle indagini preliminari. Tra le accuse, la discriminazione degli iscritti alla Federazione impiegati operai metallurgici.

Firenze – Mancato riconoscimento dei diritti sindacali. La procura di Nola ha notificato la conclusione delle indagini preliminari agli amministratori delegati Sergio Marchionne e Sebastiano Garofalo in cui si ipotizzano due contravvenzioni commesse dalla Fiat e dalla Fabbrica Italia Pomigliano. Oltre al mancato riconoscimento dei diritti sindacali nei confronti della Fiom viene contestata la discriminazione dei suoi iscritti nel processo di trasferimento dei dipendenti di Fiat Group Automobiles a Fabbrica Italia Pomigliano.

Marchionne e Garofalo, dopo la notifica dell’avviso di chiusura delle indagini di venerdì pomeriggio, hanno a disposizione venti giorni per opporre le loro motivazioni, attraverso un interrogatorio o una memoria. Alla fine sarà la Procura a stabilire se chiedere il rinvio a giudizio per i due top manager.

Fiat, rinnovato il contratto: 40 euro di aumento, ma non per tutti. Possibile fusione con Chrysler entro l’anno

Aumenti più alti rispetto al contratto delle aziende aderenti a Federmeccanica, ma non interesserà i lavoratori in cassa integrazione. a Ginevra Marchionne annuncia che in caso di accordo col fondo Veba l’acquisto di Chrysler potrebbe essere chiuso nel 2013

Prato – Due notizie importanti hanno caratterizzato la settimana in casa Fiat. A margine del Salone dell’Auto di Ginevra l’ad Marchionne ha detto chiaramente che sulla strada della fusione tra Fiat e Chrysler l’unico ostacolo è l’accordo con il fondo Veba. Attualmente infatti il 58,5% delle azioni della Chrysler sono in mano al Lingotto, mentre il 41,5% è di proprietà appunto del trust, Veba, amministrato dall’Uaw, il potente sindacato metalmeccanico statunitense. «Se sarà raggiunta un’intesa ha detto Marchionne – l’operazione potrebbe essere tecnicamente varata già entro quest’anno».

Venerdì azienda e sindacati hanno raggiunto l’accordo per il rinnovo del contratto per gli oltre 80 mila lavoratori del gruppo. L’aumento di 40 euro lordi partirà da febbraio. L’ultimo nodo sulla decorrenza dei pagamenti degli aumenti quindi è stato sciolto: dal 1 febbraio scatterà quello riguardante i minimi tabellari di 40 euro lordi mensili e da aprile quello dei 120 euro, rispetto ai 103 attuali, del premio di competitività. Un contratto migliore di quello dei metalmeccanici di Federmeccanica: 40 euro mensili, contro i 35 euro mensili e 480 euro annuali contro le 455 euro. Peccato però che l’aumento non sia valido per tutti, dato che non interesserà i tanti lavoratori in cassa integrazione. Il leader della Fiom Maurizio Landini parla senza mezzi termini di accordo peggiorativo sui salari.

L’analisi di Paolo Griseri (Repubblica TV)

Pomigliano, respinto il ricorso Fiom. Diciannove dipendenti dovranno lasciare il posto

Il segretario Maurizio Landini attacca gli altri sindacati. Si temono maggiori esuberi entro l’estate.

Roma – Il giudice del Tribunale di Roma ha respinto questa mattina il ricorso presentato dalla Fiom contro le 19 procedure di mobilità annunciate da Fabbrica Italia Pomigliano lo scorso 31 ottobre, sulle quali non si è trovato un accordo tra azienda e sindacati. Così 19 operai adesso potrebbero perdere il lavoro. Ma le prospettive sono ben peggiori. Sembra difficile che la Fiat mantenga i 2 mila posti dello stabilimento ed entro l’estate l’azienda potrebbe annunciare nuovi esuberi.

Il segretario della Fiom Maurizio Landini attacca gli altri sindacati: “Hanno fatto un regalo insperato all’azienda e dovranno spiegare ai duemila lavoratori che ciò che è stato firmato due anni fa non vale più”

L’analisi di Paolo Griseri (Repubblica TV)

Pomigliano, 500 euro di premio agli operai. Gli atti di generosità sostituiranno i mancati rinnovi contrattuali?

Sergio Marchionne segue Diego Della Valle sulla via dei bonus in busta paga al di fuori del contratto nazionale. Intanto è nulla di fatto sulle 19 procedure di mobilità annunciate da Fiat dopo il reintegro degli operai Fiom.

Pomigliano – Fa discutere la decisione presa dalla Fiat di assegnare un bonus di 500 euro in busta paga ai 2146 dipendenti della newco Fabbrica Italia di Pomigliano. Fa discutere perché il sistema delle elargizioni è il modo migliore per mettere da parte i contratti nazonali. Un premio una tantum non è un diritto ma un atto di generosità del padrone, e non può certo rappresentare una garanzia per il futuro. In questo caso l’azienda ha motivato il bonus ai lavoratori con i due premi ricevuti della medaglia ‘Silver World class manufactoring’ di giugno, ed il primo posto alla Lean Production di settembre.

Una curiosità: le elargizioni al di fuori del sistema contrattuale mettono d’accordo Sergio Marchionne e Diego Della Valle, che negli ultimi tempi si sono scontrati spesso. Nei mesi scorsi Della Valle aveva annunciato un contributo di 1.400 euro lordi per far fronte «alle crescenti difficoltà economiche quotidiane dei lavoratori».

Un’altra notizia arriva da Pomigliano. Si è concluso con un nulla di fatto l’incontro tra azienda e sindacati sulle 19 procedure di mobilità annunciate da Fiat a seguito della sentenza di reintegro per gli altrettanti operai iscritti alla Fiom. Le rappresentanze sindacali di Fim, Uilm, Fismic e Ugl, firmatari dell’accordo del 2010 con Fiat, sono state invitate dai vertici della newco a firmare il verbale di non accordo.