Crisi editoria, numeri allarmanti: meno copie e pubblicità in picchiata. Cresce solo internet

Roma - Numeri da brivido per l’editoria italiana. Il 2012 è il quinto anno consecutivo con dati negativi per l’editoria. Secondo il rapporto della Federazione degli editori (Fieg) “La Stampa in Italia”, nel 2012 le copie di quotidiani vendute sono scese del 6,6% e negli ultimi cinque anni il calo è del 22%: più di un milione di persone ha smesso di comprare il giornale. Per la prima volta, nel 2012, diminuiscono anche i lettori.

Solo da Internet arriva qualche segnale positivo, pur insufficiente a controbilanciare i risultati negativi dei comparti tradizionali. Internet è l’unico mezzo su cui cresce la pubblicità nel 2012 (+5,3%, da 631 a 664 milioni). I ricavi da editoria online sono in costante crescita e nei gruppi di maggiori dimensioni la loro incidenza sul fatturato complessivo ha superato la soglia del 5,5%. Le prime rilevazioni della diffusione delle copie digitali di quotidiani e periodici mostrano una vendita di copie digitali già significativa, di oltre 185mila copie al giorno.

Le richieste della FIEG sono quattro: interventi che accompagnino la necessaria trasformazione industriale come il riconoscimento di un credito d’imposta per gli investimenti finalizzati all’innovazione e allo sviluppo nella produzione e nella diffusione di contenuti digitali; misure che favoriscano il ricambio generazionale dei lavoratori; modernizzazione della vendita dei giornali; regole chiare che garantiscano un livello adeguato di protezione e remunerazione dei contenuti editoriali in rete.

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Una legge per tutelare i giornalisti precari. Compensi equi o niente fondi agli editori.

FirenzeIl quotidiano La Voce di Romagna paga 2,5 euro ad articolo i giornalisti esterni, ma dallo Stato il giornale riceve 2,5 milioni di finanziamento. Il Tempo fissa un tetto massimo di 15 euro e ne incassa 840mila di finanziamento pubblico. E chi collabora alla Gazzetta di Modena non può sperare di spuntare oltre 4 euro ad articolo. Ne sa qualcosa Giovanni Tizian, che per i suoi pezzi sulla mafia in Emilia Romagna è finito sotto scorta. Minacciato dalla ‘ndrangheta per quelle righe così malpagate. Questa la realtà di buona parte dell’editoria italiana. Una realtà che ora, però, arriva a una svolta. Di mezzo, infatti, c’è una proposta di legge, firmata dal parlamentare Udc Enzo Carra, e che subordina il finanziamento pubblico a un’equa retribuzione. Insomma, o gli editori iniziano a pagare meglio i cronisti oppure possono dire addio ai milioni dello Stato. La proposta è già stata approvata dalla Commissione cultura della Camera e ora per diventare legge attende solo il via libera del governo di Mario Monti che certo subirà le pressioni degli editori. Spiega lo stesso Carra: «Il governo deve dire se è d’accordo con il Parlamento o se intende negare questa opportunità ad un provvedimento tanto atteso».

Il testo, in quattro articoli, prevede che una commissione ad hoc stabilisca i parametri retributivi minimi che gli editori dovranno applicare, pena la perdita non solo delle provvidenze (che nel 2012 ammonteranno a 137 milioni di euro) ma anche di tutti i contributi pubblici, compresi quelli accessori per carta, postalizzazione degli abbonamenti, telefono, etc. Entro tre mesi dal suo insediamento, dovrà quindi individuare i “trattamenti economici proporzionati alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, in coerenza con i corrispondenti trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva di categoria in favore dei giornalisti con rapporto subordinato”.

Firma: Thomas Mackinson

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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Il governo conferma i tagli all’editoria per il 2012. Tra il 30 e il 50% di risorse in meno

Roma - Notizie negative e preoccupanti per il mondo dell’editoria. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, Paolo Bonaiuti, ha ribadito i tagli tra il 30 e il 50% rispetto allo stanziamento di 194 milioni di euro per il 2012. Bonaiuti ha sottolineato come si sia ancora al lavoro sulle tabelle: «Stiamo lottando per ottenere il meglio». Di seguito le reazioni delle varie parti.

La posizione della FIEG

La posizione di FNSI

La nota di Mediacoop

 

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