Moretti, niente revoca del titolo di Cavaliere del lavoro senza condanna definitiva

Roma – Prima la condanna definitiva. Poi, semmai, la revoca del titolo di Cavaliere del lavoro. Sempre che la revoca possa scattare per un reato “colposo”. Blindata. Dalle leggi (in parte) e dalla politica. Non si tocca l’onorificenza di Mauro Moretti, ex ad di Ferrovie dello Stato, oggi ai vertici di Finmeccanica. Di sicuro, la presidenza della Repubblica non gliela toglierà a breve. E non senza la richiesta espressa del ministero dell’Industria.

La posizione del Quirinale è chiara. Non è politica, ma istituzionale. E non cambia neppure di fronte alla mozione approvata dalla Regione Toscana che, all’unanimità, chiede allo Stato di fare un passo indietro rispetto a questo riconoscimento dato a Moretti.

Strage Viareggio, per il consulente tedesco l’assile non era rugginoso

Oggi in udienza davanti al Collegio presieduto dal dottor Gerardo Boragine ha parlato l’ingegner Igo Poschmann

Lucca – Ancora l’asse e la cricca al centro degli argomenti del processo per la strage di Viareggio. Il primo, secondo la difesa della Jungenthal, non era arrugginito, la seconda non poteva essere rilevata con gli esami con gli ulrasuoni. Una ricostruzione che cozza con le risultanze tecniche accertate nel corso dell’incidente probatorio sulle quali hanno concordato numerose perizie di esperti, anche sul fronte delle Ferrovie dello Stato.

A parlare, oggi in udienza davanti al Collegio presieduto dal dottor Gerardo Boragine, è stato l’ingegner Igo Poschmann: “La mia prima conclusione è che una cricca di appena una decina di millimetri, anche fosse stata un po’ più grande, non poteva essere vista con gli ultrasuoni”. Quanto alla ruggine, ha sostenuto in aula, non c’era: “Sbagliano i consulenti dell’accusa a sostenere che le bolle e altri segnali fossero la spia che l’assile potesse essere arrugginito, le bolle, di per sé, non sono segnali inequivocabili di corrosione” Quindi, per il consulente della Jungenthal, la cricca – “impossibile da vedere, in quanto inclinata” – non sarebbe stata provocata dalla corrosione.

Strage Viareggio, parla il braccio destro di Moretti

Domenico Braccialarghe, ex numero due di Ferrovie, racconta la holding e l’ex ad Che tutte le istituzioni volevano in ogni situazione o cerimonia pubblica

Lucca – Nell’udienza odierna del processo in corso al Tribunale di Lucca l’avvocato difensore di Mauro Moretti, Armando D’Apote, ha chiamato a testimoniare Domenico Braccialarghe, uomo di fiducia di Moretti prima in Ferrovie e adesso in FinMeccanica.

Il tema trattato è il ruolo della holding Fs nei confronti delle imprese del Gruppo e, nello specifico, i ruoli di Mauro Moretti: quelli che gli erano propri e quelli che lui stesso si era quasi ritagliato addosso. Braccialarghe ha dichiarato che Ferrovie Spa «non è una holding finanziaria ma ha anche compiti operativi». Quindi quelle che per il Pm Salvatore Giannino erano indebite ingerenze negli affari delle società controllate che dovevano restare completamente autonome, per Braccialarghe in realtà erano attività normali della holding tecnica di Trenitalia.

Con questa udienza si conclude l’elenco di consulenti e testimoni della difesa di Ferrovie. Mercoledì prossimo rilascerà delle dichiarazioni spontanee l’imputato tedesco Uwe Kriebel.

Strage Viareggio, il perito di FS: «Più rischi se la velocità è minore»

Il consulente contesta la tesi della Procura secondo cui ci sono state carenze sui dispositivi di sicurezza, compreso il meccanismo anti-svio per i vagoni.

Lucca – Il muro a protezione delle case, la velocità ridotta, il dispositivo anti-deragliamento? Inutili: a Viareggio non avrebbero evitato la strage ferroviaria del 29 giugno 2009, che causò la morte di 32 persone. Lo ha ribadito Ferruccio Resta, professore del Politecnico di Milano e perito di Ferrovie dello Stato, al processo sul disastro di 7 anni fa. Secondo Resta, anzi, se il treno va più veloce è meglio, perché si riduce l’intervallo di rischio, cioè il periodo in cui è in movimento. Resta ha fornito un parere tecnico per Ferrovie su quelle che, invece, secondo la Procura di Lucca, sono mancanze di sicurezza.

E’ stata un’udienza tra le più lunghe dei due anni e mezzo di processo, con il pm Salvatore Giannino che ha difeso le ragioni della sicurezza lungo i binari d’Italia in un lungo testa-testa con il consulente.

La cosa che fa riflettere è che dopo la strage il muro è stato finalmente eretto. Non solo: Ferrovie ha deciso che a Viareggio le merci pericolose devono transitare a velocità ridotta, entro i 50 chilometri orari. “Se è vero quel che dice il professor Resta, allora, dal 2009 a Viareggio, Ferrovie ha peggiorato le condizioni di sicurezza: ha messo un muro e ridotto la velocità” chiosa sarcastico Marco Piagentini, che nella strage ha perso la moglie e due bambini di 2 e 4 anni, rimanendo lui stesso ustionato sul 98 per cento del corpo.

Strage Viareggio, il consulente di Jungenthal contesta i risultati scientifici

“La cricca, di 2 millimetri, non era rilevabile agli ultrasuoni” Queste le parole di Aldo Frediani, ingegnere consulente della difesa

Lucca – Strage ferroviaria, ennesima udienza. E quest’oggi è stato Aldo Frediani, ingegnere consulente della difesa, a parlare in aula della cricca che, a suo dire, era così piccola che sarebbe stato impossibile rilevarla dal controlli degli ultrasuoni. L’officina tedesca Jungenthal, quindi, secondo quanto asserito, non avrebbe colpe su quanto accaduto a Viareggio la terribile notte del 29 giugno del 2009.

Una consulenza fiume, durata l’intera giornata di ieri nel corso della quale il consulente della difesa è andato contro tutti i risultati scientifici sin qui acquisiti dal Tribunale. “La nascita di una cricca – queste le parole di Frediani – è un fatto rarissimo, la sua propagazione invece è rapida”. E quella cricca – “di due millimetri alla revisione fatta alla Jungenthal, e sotto ai 3 nessuno è in grado di vederla”, secondo Frediani, mentre per Toni era di 20 e per altri periti di 10 – si sarebbe allargata solo durante gli ultimi 5 viaggi, fino a spezzarsi nella stazione di Viareggio.

Prossima udienza mercoledì 20, la parola torna agli avvocati difensori delle Ferrovie dello Stato.

Strage Viareggio: “L’incidente? Colpa del picchetto”

La deposizione di Marco Boniardi, consulente del Comune, che ha parlato dello squarcio nella cisterna. «Questione di geometria»

Lucca – Penultima udienza prima della pausa estiva al processo per la strage di Viareggio. Ha parlato Marco Boniardi, ingegnere esperto di incidenti ferroviari e consulente di Comune di Viareggio e Regione Toscana. L’assile e la sua rottura sono stati il tema dell’udienza. Boniardi ha ricostruito la dinamica dell’incidente parlando di tragedia annunciata e prevedibile, che poteva essere evitata se fossero state usate “buone pratiche”, cosi come poteva essere evitata la rottura dell’assile che ha poi portato il treno merci a deragliare e a far esplodere un intero quartiere. Come? Sarebbe stato sufficiente un controllo con gli ultrasuoni per capire che la zona dell’assile rottosi era corrosa e quindi fragile. Controllo che, invece, non è mai stato fatto e, anzi, la parte rugginosa fu ricoperta da mani di vernice.

Il processo è stato aggiornato a mercoledì 15 luglio.

Strage Viareggio, in aula l’ex sindaco Lunardini. Rossi non testimonia

Lunardini si rammarica per avere accettato i due milioni e 800mila euro offerti da Ferrovie dello Stato e Gatx. I familiari delle vittime hanno diffuso un comunicato di protesta per l’assenza del presidente Rossi.

Lucca – L’ex sindaco Luca Lunardini oggi al banco dei testimoni al processo della strage di Viareggio. “Se potessi tornare indietro – queste le sue parole – non firmerei quell’atto”. Accettare, cioè, i due milioni e 800mila euro offerti da Ferrovie dello Stato e Gatx per rifondere i danni subiti dalle infrastrutture, e ricostruire strade, passerella pedonale sui binari, impianti elettrici, idrici e fogne. “Quando mi fu fatta la proposta – ha aggiunto Lunardini – dissi di no, me lo diceva il cuore, poi nonostante il consiglio dell’avvocato Graziano Maffei, accettai, spinto da pareri e atti degli uffici comunali”. Una ammissione di “colpa morale”, quella dell’ex primo cittadino di Viareggio, che ha parlato in aula del suo rammarico.

Tra i testi escussi oggi anche l’ex sindaco Leonardo Betti, che all’epoca della strage era consigliere dell’opposizione, e che durante il suo mandato è sempre stato vicino alle famiglie, sia ai cortei del 29 giugno, in memoria delle vittime, che alle udienze precedenti.

Anche la Regione è parte civile nel processo per la strage di Viareggio, ma il presidente Enrico Rossi aveva da alcuni giorni avvisato il tribunale di non poter testimoniare oggi in aula per precedenti impegni istituzionali e aveva chiesto di essere ascoltato in altra data. Il presidente del collegio giudicante, il giudice Gerardo Boragine, ha ritenuto invece di revocarlo da testimone. Quindi non potrà più comparire in aula. Del resto, come spiegano gli avvocati della Regione, il presidente avrebbe potuto testimoniare esclusivamente in merito ai danni subiti dalla Regione, ovvero riguardo a fatti e circostanze ben note alla corte. I familiari delle vittime lo hanno atteso invano e poi hanno diffuso un comunicato di fuoco.

Strage Viareggio, la Procura rinuncia a un centinaio di testi

Nella prossima udienza dell’11 marzo chiamati a testimoniare Della Valle e Montezemolo

Lucca – La Procura rinuncia a un centinaio di testimoni. L’udienza di ieri al processo per la strage di Viareggio si chiude con un piccolo colpo di scena, annunciato al Collegio Giudicante (presiede il giudice Gerardo Boragine, coadiuvato dai colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino) dai pubblici ministeri Salvatore Giannino e Giuseppe Amodeo

L’obiettivo è chiaro: cercare di ridurre i tempi del processo ed evitare che nel frattempo subentri la prescrizione. In sostanza i pubblici ministeri rinunceranno ad ascoltare tutti gli altri testi che dovevano ancora essere convocati, ad eccezione di tre persone: Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle e Giuseppe Sciarrone, soci fondatori di Ntv, nuovo trasporto viaggiatori, azienda concorrente delle Ferrovie dello Stato. Saranno tutti ascoltati nell’udienza di mercoledì prossimo. Poi si passerà ai testi delle parti civili e e successivamente a quelli difesa.

Il tema è quello del potere di Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato all’epoca del disastro ferroviario del 29 giugno 2009. La tesi dell’accusa è che Moretti sia stato l’uomo che lungo i binari d’Italia tutto decideva. Con un poter immenso non solo al’interno del Gruppo e delle sue società (Rfi e Trenitalia) ma anche negli ambienti politici e di governo. Almeno stando ai verbali redatti dalla polizia giudiziaria e che hanno portato alla composizione delle liste testi della Procura: «Mi ricordo che tra me e me – sono le parole di Dalla Valle – feci una valutazione personale di Moretti definendolo molto competitivo, arrogante e pronto a qualunque tipo di combattimento».

Strage di Viareggio, la difesa tenta l’affondo

Oggi l’ultima udienza del 2014. Il consulente tecnico della Procura schiva i colpi

Lucca – Ultima udienza del 2014 al processo per la strage di Viareggio, in scena di lunedì invece che di mercoledì. L’udienza è ripresa da dove si era interrotta lo scorso mercoledì, vale a dire con il controesame del professor Paolo Toni, il consulente tecnico della Procura. 

Il picchetto e la zampa di lepre sono stati al centro del controesame da parte dell’avvocato Gaetano Scalise, che difende Enzo Marzilli, ingegnere di Rfi. E’ la questione centrale: capire che cosa ha provocato lo squarcio nella cisterna da cui è fuoriuscito il gpl. L’ingegner Toni ha ribadito con assoluta certezza che il taglio è stato provocato dal picchetto di segnalazione delle curve e non certo dalla zampa di lepre (elemento essenziale dello scambio) indicata come responsabile della tragedia dai consulenti di Fs e dai periti del Gip.

L’avvocato Scalise ha provato a mettere in dubbio le ricostruzioni fatte da Toni con particolare riferimento all’impatto cisterna-picchetto; al riguardo ha mostrato due diapositive elaborate da Toni prima e dopo l’incidente probatorio. Scalise ha rilevato che la direzione dell’impatto non è la stessa. L’ingegner Toni ha spiegato che la prima diapositiva non teneva conto di aspetti che poi, dopo gli esiti dell’incidente probatorio, ha maggiormente approfondito.

Durante l’interrogatorio da parte dell’avvocato Stile, difensore di Elia (ad di Rfi), è successo un episodio curioso: Stile ha mostrato una relazione che però non era firmata da Paolo Toni, ma da Angelo Laurino, ispettore superiore della Polfer. L’avvocato Stile, professore emerito di diritto penale, ha lasciato l’aula, poi è rientrato senza riprendere il filo dell’esame di Toni.

Adesso, pausa per le feste di Natale e di fine anno. La ripresa è prevista mercoledì 14 gennaio con un calendario fitto di udienze che impegnano già da adesso tutto il 2015.

Strage di Viareggio, 5 anni dopo. La città ricorda le vittime

Il corteo e il ricordo delle vittime, la messa, il convegno nella sala consiliare del Comune. Presto un Osservatorio sul trasporto di merci pericolose. Il punto sul processo, la sentenza è lontana

Viareggio – A cinque anni dal disastro ferroviario in cui morirono trentadue persone, Viareggio ricorda la strage ferroviaria che il 29 giugno 2009 ha segnato per sempre la città. Il quinto anniversario della strage cade mentre è in corso davanti al Tribunale di Lucca il processo. Per questa sera il Comune ha organizzato un corteo cittadino nei luoghi colpiti dal disastro. Poi alle 23.52, ora dell’incidente, saranno letti i nomi delle 32 vittime.

Nel giorno dell’anniversario arriva una notizia importante, la costituzione a breve di un osservatorio sui rischi del trasporto di merci pericolose.

Nel frattempo il processo va avanti e la prossima udienza è prevista per il 2 luglio (il punto sul processo) (guarda tutte le udienze).

Tanti ancora i punti oscuri, dai presunti conflitti d’interesse di un perito al licenziamento di un dipendente Fs consulente di parte civile, dai soldi raccolti ma non ancora destinati fino alle promozioni degli imputati Moretti (Finmeccanica) e Elia (ora capo di Ferrovie). Fino allo “spionaggio” dei magistrati del tribunale: “Con chi cenano? Con chi giocano a calcetto?”