Stragi naziste, Germania condannata per l’eccidio dei Limmari

Firenze – La Germania, in quanto Paese successore del Terzo Reich, è stata dichiarata colpevole dell’eccidio dei Limmari (dal nome dei boschi dove avvenne) commesso tra il 16 e il 21 novembre del 1943 a Pietransieri, frazione di Roccaraso (L’Aquila), in cui vennero uccisi 128 civili. Il Tribunale di Sulmona, con una sentenza depositata nella giornata di ieri dalla giudice Giovanna Bilò, ha riconosciuto anche un risarcimento di 1,6 milioni di euro al Comune di Roccaraso e di circa 5 milioni di euro da versare a gran parte degli eredi delle vittime. I nazisti tra il 16 e il 21 novembre 1943 trucidarono 128 persone, di cui 60 donne, molti anziani e 34 bambini al di sotto dei 10 anni, uno dei quali di appena un mese.

Accusò Fiore di fascismo, Turigliatto rinviato a giudizio per diffamazione

Firenze L’ex senatore di Rifondazione Comunista Franco Turigliatto è stato rinviato a giudizio per diffamazione. Il 13 marzo del 2008 durante una trasmissione di “Porta a Porta”, abbandonò lo studio poco dopo che fece il suo ingresso Roberto Fiore, il capo della formazione di estrema destra Forza Nuova. Prima di andarsene, l’ex senatore disse: «non posso stare qui se c’è un fascista». Per queste parole l’ex senatore dovrà risponderne in un’aula di tribunale. «E’ assurdo essere processati per antifascismo», si legge in un comunicato a suo sostegno sottoscritto, fra gli altri, dal linguista Noam Chomsky, dal regista Ken Loach e dallo scrittore Erri De Luca. 

Fascismo, Cassazione: “Rischio attuale” . Confermata la condanna per il saluto romano.

La Cassazione ha confermato la condanna per due fascisti di Casapound che ad un loro raduno avevano salutato a braccio teso urlando “presente”.

Roma La Cassazione ha confermato la condanna per due simpatizzanti di Casapound che a un raduno neofascista avevano salutato a braccio teso urlando “presente”. I giudici, nella sentenza scritta dal relatore Raffaello Magiri, fanno un chiaro riferimento all’attualità del rischio di “rigurgiti” antidemocratici il cui timore, data la loro “frequenza” anche nel resto d’Europa, sottolinea la Suprema Corte, è presente nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione del 2000 scritta a tutela dei “valori fondanti” della Ue.

Secondo gli ermellini “nulla autorizza a ritenere che il decorso di ormai molti anni dall’entrata in vigore della Costituzione renda scarsamente attuale il rischio di ricostituzione di organismi politico-ideologici aventi comune patrimonio ideale con il disciolto partito fascista o altre formazioni politiche analoghe. L’esigenza di tutela delle istituzioni democratiche non risulta, infatti, erosa dal decorso del tempo e frequenti risultano gli episodi ove sono riconoscibili rigurgiti di intolleranza ai valori dialettici della democrazia e al rispetto dei diritti delle minoranze etniche o religiose”, scrive la Prima sezione penale della Suprema Corte.

Con questa risposta, i supremi giudici hanno respinto la tesi degli imputati confermando il verdetto emesso il 31 maggio 2012 dalla Corte di Appello di Trento, sezione distaccata di Bolzano, che aveva a sua volta convalidato la decisione di primo grado del Tribunale di Bolzano del 26 aprile 2011 emessa con rito abbreviato. Il raduno neofascista si era svolto a Bolzano il 10 febbraio 2009 per ricordare le vittime delle foibe.

10 giugno 1924: l’omicidio di Giacomo Matteotti

Assassinato all’indomani di uno storico intervento in Parlamento: ‘Uccidete me, non le idee che sono in me’.

Firenze – Novant’anni fa, il 10 giugno 1924, veniva rapito ed ucciso a Roma Giacomo Matteotti, il segretario del partito socialista unitario.

Assassinato all’indomani di uno storico intervento in Parlamento in cui denunciava le violenze e le intimidazioni che avevano caratterizzato le elezioni e alla vigilia di un nuovo intervento in cui avrebbe mostrato le prove della corruzione del nascente regime.

Non fu né la prima né l’ultima vittima della violenza fascista ma il suo brutale omicidio fu forse il solo, e certamente il primo, a mettere in difficoltà il nascente regime e, in qualche modo, ne condizionò l’evoluzione totalitaria. Alla sua uccisione seguì infatti la decisione delle forze democratiche di abbandonare il Parlamento dando vita “all’Aventino”.

La slideshow del Corriere.it

L’ultimo discorso alla Camera (Rainews.it)

La puntata de La Storia siamo noi (Rainews.it)

Giacomo Matteotti nell’Enciclopedia Treccani

Giacomo Matteotti su Wikipedia

Anpi: “CasaPound ha gettato la maschera”.

Roma «Se ce ne fosse ancora bisogno, CasaPound getta definitivamente la maschera. Dopo essersi ammantata di “cultura” e di “socialità”, in varie occasioni, sia pure senza successo, visto che nessuno ormai è disposto a cadere nella trappola, adesso l’esultanza per la morte del magistrato Saviotti e l’esplicitazione della speranza che a questa morte ed a quella di Bocca ne seguano altre, hanno un significato inequivocabile che va addirittura al di là dei richiami al fascismo ed al peggior populismo, avvicinandosi molto all’istigazione alla violenza. Vedrà la magistratura, se esistono estremi di reato. Per noi, conta l’esecrabile fatto politico, che denunciamo come un episodio di inaudita ed inaccettabile gravità. Adesso, chi ha tollerato CasaPound, chi le ha concesso locali e sedi e ne ha favorito l’ascesa e lo sviluppo, ha solo la scelta fra una dissociazione aperta e definitiva oppure l’accettazione che diventi esplicita e pacifica la connivenza con un gruppo di questo tipo, davvero incompatibile col nostro sistema costituzionale e civile. Quanto a coloro che hanno creduto, in buona fede, nella favoletta dell’innocenza, delle inclinazioni culturali e sociali di CasaPound, è davvero tempo che aprano gli occhi, si ricredano e prendano atto di una realtà che ora è divenuta addirittura agghiacciante. Per il resto, chiediamo con fermezza che la Costituzione venga fatta rispettare dalle autorità pubbliche e vengano finalmente applicate le leggi che vietano ogni forma di incitamento all’odio e alla violenza, così come ogni tipo di apologia del fascismo e di ciò che esso ha tristemente rappresentato. Raccomandiamo alle nostre organizzazioni di vigilare, rifiutando – peraltro – qualsiasi tipo di provocazione».

Firma: Comitato Nazionale Anpi