Pomigliano, respinto il ricorso della Fiom. Pronto il ricorso in appello

L’azienda li aveva collocati in cassa integrazione in base all’accordo con altri sindacati

Roma – Il tribunale di Roma ha respinto il ricorso presentato da Fiom contro Fiat per discriminazione nei confronti di 19 dipendenti dello stabilimento di Pomigliano messi in cassa integrazione dopo un accordo firmato con le altre sigle sindacali. I 19 dipendenti erano stati reintegrati a fine novembre scorso, ma poi messi in cassa integrazione in base all’accordo che Fiat ha firmato con le altre sigle sindacali. La Fiom ha annunciato ricorso in appello.

Fiat di Pomigliano, i pm a Marchionne: “Condotta antisindacale. Sentenze eluse”

All’amministratore delegato del gruppo, Sergio Marchionne, e a quello di Fabbrica Italia Pomigliano, Sebastiano Garofalo, è stata notificata la chiusura delle indagini preliminari. Tra le accuse, la discriminazione degli iscritti alla Federazione impiegati operai metallurgici.

Firenze – Mancato riconoscimento dei diritti sindacali. La procura di Nola ha notificato la conclusione delle indagini preliminari agli amministratori delegati Sergio Marchionne e Sebastiano Garofalo in cui si ipotizzano due contravvenzioni commesse dalla Fiat e dalla Fabbrica Italia Pomigliano. Oltre al mancato riconoscimento dei diritti sindacali nei confronti della Fiom viene contestata la discriminazione dei suoi iscritti nel processo di trasferimento dei dipendenti di Fiat Group Automobiles a Fabbrica Italia Pomigliano.

Marchionne e Garofalo, dopo la notifica dell’avviso di chiusura delle indagini di venerdì pomeriggio, hanno a disposizione venti giorni per opporre le loro motivazioni, attraverso un interrogatorio o una memoria. Alla fine sarà la Procura a stabilire se chiedere il rinvio a giudizio per i due top manager.

Pomigliano, 500 euro di premio agli operai. Gli atti di generosità sostituiranno i mancati rinnovi contrattuali?

Sergio Marchionne segue Diego Della Valle sulla via dei bonus in busta paga al di fuori del contratto nazionale. Intanto è nulla di fatto sulle 19 procedure di mobilità annunciate da Fiat dopo il reintegro degli operai Fiom.

Pomigliano – Fa discutere la decisione presa dalla Fiat di assegnare un bonus di 500 euro in busta paga ai 2146 dipendenti della newco Fabbrica Italia di Pomigliano. Fa discutere perché il sistema delle elargizioni è il modo migliore per mettere da parte i contratti nazonali. Un premio una tantum non è un diritto ma un atto di generosità del padrone, e non può certo rappresentare una garanzia per il futuro. In questo caso l’azienda ha motivato il bonus ai lavoratori con i due premi ricevuti della medaglia ‘Silver World class manufactoring’ di giugno, ed il primo posto alla Lean Production di settembre.

Una curiosità: le elargizioni al di fuori del sistema contrattuale mettono d’accordo Sergio Marchionne e Diego Della Valle, che negli ultimi tempi si sono scontrati spesso. Nei mesi scorsi Della Valle aveva annunciato un contributo di 1.400 euro lordi per far fronte «alle crescenti difficoltà economiche quotidiane dei lavoratori».

Un’altra notizia arriva da Pomigliano. Si è concluso con un nulla di fatto l’incontro tra azienda e sindacati sulle 19 procedure di mobilità annunciate da Fiat a seguito della sentenza di reintegro per gli altrettanti operai iscritti alla Fiom. Le rappresentanze sindacali di Fim, Uilm, Fismic e Ugl, firmatari dell’accordo del 2010 con Fiat, sono state invitate dai vertici della newco a firmare il verbale di non accordo.

Pomigliano, arriva il ricorso Fiat: “Il numero di dipendenti dello stabilimento è già più che adeguato”

Confermate le previsioni che davano per scontato il ricorso anche dopo le parole di Marchionne che aveva commentato la sentenza parlando di “folclore locale”

Torino – La Fiat non intende assumere a Pomigliano i 145 lavoratori iscritti alla Fiom, come ordinato dal Tribunale di Roma perché l’attuale organico esclude del tutto gli iscritti al sindacato metalmeccanico della Cgil. Per questo chiederà alla Corte d’appello di sospendere l’esecuzione dell’ordine, in attesa della presentazione di un ricorso per ottenere un secondo grado di giudizio.

Secondo l’azienda, il numero dei dipendenti è a oggi più che adeguato a far fronte alle attuali esigenze di mercato e qualsiasi ulteriore assunzione comporterebbe il ricorso alla cassa integrazione, se non a procedure di mobilità. La società “è fermamente convinta che l’esecuzione dell’ordinanza arrecherebbe un danno irreparabile all’attuale contesto lavorativo in Fip e per tale ragione debba essere evitata”.

Fiat condannata per discriminazione contro la Fiom: a Pomigliano dovrà assumere 145 lavoratori

Il sindacato ha fatto causa al Lingotto sulla base di una normativa specifica del 2003 che recepisce direttive europee sulle discriminazioni. 19 iscritti al sindacato avranno anche diritto a 3mila euro per danno

Roma – Il Tribunale di Roma ha infatti condannato la Fiat per discriminazioni contro la Fiom a Pomigliano: 145 lavoratori con la tessera del sindacato dei metalmeccanici dovranno essere riassunti nella fabbrica. A renderlo noto è la stessa Fiom che in un comunicato precisa che 19 suoi iscritti avranno anche diritto a 3.000 euro per danno.

Il sindacato ha fatto causa al Lingotto sulla base di una normativa specifica del 2003 che recepisce direttive europee sulle discriminazioni. Alla data della costituzione in giudizio, circa un mese fa, su 2.093 assunti da Fabbrica Italia Pomigliano nessuno risultava iscritto alla Fiom.

Non è la prima volta che un tribunale ordina alla Fiat di reintegrare degli operai. Era già successo a Melfi ma in quel caso l’azienda ha continuato a perseguire la sua linea.  

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Marchionne non risponde alla Consob: “Fabbrica Italia non è un piano finanziario”

L’ad di Fiat continua a non dare risposte sull’impegno dell’azienda negli stabilimenti italiani

Torino – La Consob aveva richiesto chiarezza sul piano ‘Fabbrica Italia’ e sul futuro degli stabilimenti italiani della Fiat e la risposta dell’amministratore delegato Sergio Marchionne non si è fatta attendere. «Fabbrica Italia non è mai stata un piano finanziario – ha detto l’ad all’assemblea degli azionisti – ma l’ espressione di un indirizzo strategico». Sono piani pluriennali, però, e «come ogni concorrente» il Lingotto deve «riesaminarli continuamente per poterli adeguare al mercato». Perciò «non è un grado di fornire un livello di dettaglio» come quello chiesto dalla Consob.

E ancora: «Alla luce di possibili fraintendimenti, equivoci e irrealistiche attese di dettaglio, Fiat si asterrà con effetto immediato da qualsiasi riferimento a Fabbrica Italia». «Fermo restando», certo, «gli impegni già assunti e il generale intento strategico di contribuire alla soluzione dei problemi industriali dell’ Italia e al suo sviluppo futuro».La mancanza di chiarezza sul futuro impegno della Fiat in Italia continua. E continua anche l’assenza della politica.

La Consob fa le veci della politica. Chiesti chiarimenti alla Fiat sul progetto Fabbrica Italia

La prima reazione di Marchionne: Impossibile precisare gli investimenti sito per sito. La risposta dalla trimestrale del 27 ottobre

Torino – Nella vicenda del piano industriale Fiat, sulla quale la politica latita da tempo, è scesa in campo la Consob. L’Authority guidata da Giuseppe Vegas ha inviato una lettera ai vertici del Lingotto per chiedere chiarezza su ‘Fabbrica Italia’ e quindi sul futuro degli stabilimenti italiani, in particolare di Mirafiori.

Il responsabile auto della Fiom Giorgio Airaudo ha commentato la richiesta della Consob con un eloquente “Meglio la Consob della politica”. “Anche se – ha aggiunto – non abbiamo grandi illusioni su quale sara’ la risposta. La Fiat risponderà con la trimestrale il 27 ottobre e la può risolvere facilmente visto che la richiesta è molto semplice e generica”.

Le parole dell’amministratore delegato Sergio Marchionne sembrano confermare questa tesi: “E’ impossiile precisare gli investimenti sito per sito”. E poi: “Le accuse di anti-italianità che ho spesso sentito sono semplicemente assurde. Anti-italiano è chi  abbandona il Paese, chi decide di non investire”.

“Democrazia, contrasto, lavoro. No a chiusure e licenziamenti”. Il messaggio della Fiom a Marchionne

Sit-in pacifico, nessun disordine. Maurizio Landini invita Sergio Marchionne a presentare il piano Fabbrica Italia, Susanna Camusso chiede al governo di dimettersi.

Roma – Si è tenuto a Roma, senza alcun disordine, il mini-corteo della Fiom nella giornata dello sciopero nazionale di otto ore indetto dal sindacato dei metalmeccanici della Cgil.

Queste le parole del segretario generale Maurizio Landini: “Occorre che Marchionne accetti di discutere il piano (Fabbrica Italia, ndr), che si impegni davvero a fare gli investimenti che ha annunciato e che tenga aperti gli stabilimenti”. Soddisfatto della partecipazione dei lavoratori, Landini sostiene di trovare “folle che nel nostro Paese non ci sia nessuno, non dico la Fiom, ma nemmeno i sindacati che hanno firmato o il governo, che sappia esattamente cosa vuole fare Marchionne. Ed è davanti agli occhi di tutti che gli investimenti li sta facendo da un’altra parte, che la cassa integrazione aumenta e che c’è il rischio di chiusura degli stabilimenti”.

L’analisi di Francesco Paternò sul Manifesto

Nuovo ultimatum di Marchionne sulla ex Bertone. Ma la Fiat continua a perdere quote di mercato

Il 2 maggio assemblea della Rsu e referendum tra i lavoratori. Cisl e Uil favorevoli all’accordo.

Prato – L’incontro tra Fiat e sindacati sulla situazione delle Officine Automobilistiche Grugliasco (ex Bertone) ha confermato le previsioni della vigilia. L’amministratore delegato Marchionne ha lanciato un nuovo ultimatum, chiedendo ai sindacati una decisione chiara in tempi brevissimi. Altrimenti  l’investimento non si farà e la nuova Maserati sarà prodotta altrove.

La risposta della Rsu della fabbrica, a maggioranza Fiom, non si è fatta attendere: l’assemblea dei lavoratori è convocata per il 2 maggio e, nello stesso giorno, si terrà il referendum sull’unico testo presentato dall’azienda, quello che prevede l’estensione alla ex Bertone del contratto di Pomigliano e Mirafiori.

La Cisl ha assunto una posizione decisamente favorevole all’accordo: “Noi continueremo a dare il nostro sostegno – ha detto il segretario generale Bonanni – cosi’ come lo abbiamo dato per Mirafiori e Pomigliano. Anche il leader della Uil Angeletti richiama alla responsabilità.

Marchionne ha anche espresso critiche sulle azioni giudiziarie promosse dalla Fiom nei confronti degli accordi di Pomigliano e Mirafiori. Secondo l’ad queste azioni giudiziarie potrebbero mettere a rischio l’intero progetto Fabbrica Italia.

Intanto l’azienda continua a perdere quote di mercato in Europa. Nel primo trimestre del 2011 Fiat Group Automobiles ha immatricolato 264mila vetture, il 19% in meno rispetto allo stesso periodo del 2010 per una quota del 7,2%, in calo di 1,5 punti percentuali. A marzo il marchio Fiat ha immatricolato quasi 80mila vetture (-27,3%) con una quota del 5% in calo dell’1,5%. I modelli di punta restano la Panda e la 500. Alfa Romeo ha invece chiuso il mese con 16mila vetture immatricolate, per un incremento del 65,3% e una quota dell’1%, in aumento dello 0,4%.