Processo Olivetti, pm Longo: “Gli amministratori delegati sapevano dei pericoli legati all’amianto”.

Firenze – «Non è assolutamente vero che gli amministratori delegati non fossero a conoscenza dei gravi pericoli per la salute connessi all’amianto». Ad affermarlo è la pm Laura Longo che, per avvalorare la propria tesi, rispolvera un carteggio del 1984 – è agli atti ndr – fra gli allora vertici Olivetti, Carlo De Benedetti e suo fratello Franco, e quelli di Eternit sul possibile acquisto da parte dei primi del gruppo belga. In questo contesto gli stessi amministratori delegati di Olivetti, come ricorda il pubblico ministero, si informarono e acquisirono materiale, anche scientifico, sui rischi legati all’amianto. Ma, andiamo in ordine. «Ci sono documenti contenuti in una cartellina di colore rosa (è agli atti ndr) che si intitola “Eternit, dottor Schmidheiny” – racconta Laura Longo – Si tratta di un vero e proprio dossier sulla pericolosità dell’amianto, in cui sono stati raccolti articoli e pubblicazioni scientifiche sull’argomento». «In particolare, nel fascicolo troviamo le fotocopie di estratti dei principali manuali di medicina del lavoro dell’epoca – prosegue la pm -, con appunti manoscritti e varie sottolineature proprio in quelle parti relative ai rischi per la salute derivanti dall’inalazione di polveri di amianto e ai rimedi per evitarli».

«Assieme a questa documentazione, nel fascicolo troviamo un carteggio del 1984- continua Laura Longo -, fra i vertici dell’Olivetti, gli amministratori delegati all’epoca erano Franco e Carlo De Benedetti, e i vertici di Eternit nella persona di Stephan Schmidheiny». «Da questo carteggio – aggiunge la pm – si evince l’interessamento da parte di Olivetti per l’acquisto di Eternit. Acquisizione che poi non avvenne, tanto che nel 1986 lo stabilimento Eternit di Casale Monferrato chiuse e nel 1987 ci fu il fallimento».

«La controindicazione dell’affare era la pericolosità di prodotti eternit contenenti amianto che all’epoca cominciava ad essere nota a tutti i livelli – sostiene la pm – Si parla di cause in corso in Svizzera da parte dei lavoratori e dell’abbandono del prodotto in alcuni Paesi esteri, come la Gran Bretagna. Proprio il fatto che si cominciasse a parlare a tutti i livelli della pericolosità, questo aveva mandato in crisi il mercato dei prodotti contenenti amianto anche in Italia». «Questa è la ragione degli approfondimenti tecnici e scientifici che gli amministratori delegati di Olivetti  hanno fatto all’epoca sulla pericolosità dell’amianto – precisa la pm – Avevano bisogno di valutare la convenienza economica dell’affare e le prospettive future di mercato per i prodotti eternit nell’ottica dell’eventuale acquisizione. Per meglio documentarsi sui rischi, i vertici Olivetti si sono anche informati agli esperti del settore».

«La conoscenza dei rischi per la salute connessi all’inalazione di fibre di amianto era dunque ben presente in capo agli amministratori Olivetti – ribadisce Laura Longo -, che avevano almeno dal 1984 tutte le informazioni necessarie per attivarsi in prima persona. Ma questo non è accaduto». «Tutte le informazioni e le conoscenze acquisite in vista dell’operazione commerciale con Eternit – conclude Laura Longo – non sono state usate per tutelare la salute dei lavoratori, ma le hanno utilizzate per operazioni economiche e finanziarie. Niente di più lontano da quel modello aziendale di Adriano Olivetti, da quell’industria modello che per tanti anni è stata il fiore all’occhiello di Ivrea».

Fonte: radioradicale.it

Giornata per le vittime dell’amianto, se non si bonifica si continuerà a morire

Casale Monferrato sarà amianto-free entro il 2020. Ma in Italia restano almeno 2mila scuole e 300mila edifici contaminati e il numero delle oltre 21mila vittime è destinato a salire

Firenze – “Entro il 2020 Casale Monferrato sarà libera dall’amianto”. Questa la promessa della sindaca Titti Palazzetti, nella città che ha pagato, con oltre tremila vittime, il prezzo più caro a eternit. Un modello di speranza, nel bel paese contaminato da 300mila siti e con 3mila vittime ogni anno, epidemia record tra le 15mila in Europa e le 100mila nel mondo. Così la Regione Piemonte si impegna, con il nuovo piano, a bonificare entro il 2025 gli oltre 100mila siti contaminati. Nelle giornate di studi per i sindaci liberi dall’amianto, in corso nella città piemontese, insieme alle iniziative di Afeva, verrà presentato anche un documento, coordinato dall’Anci, davanti ai rappresentanti del ministero dell’Ambiente, delle commissioni di inchiesta parlamentari sugli ecomafie e sugli infortuni sul lavoro. Così Casale Monferrato continua a marcare stretto il governo Renzi a beneficio di tutte le comunità contaminate d’Italia.

Il piano nazionale amianto non finanziato e le scuole da bonificare
E se nella giornata internazionale in ricordo delle vittime dell’amianto brilla per l’assenza il ministro della Salute, per contro non mancherà l’ex ministro Renato Balduzzi, colui che proprio a Casale l’8 aprile 2013  aveva presentato il Piano nazionale amianto. Piano che ancora giace senza finanziamenti in conferenza Stato-Regioni, mentre nella legge di Stabilità sono state messe in campo risorse per 45 milioni l’anno, dal 2015 al 2017. Fondi a pioggia, ma non ancora insufficienti, secondo Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente: “Chiediamo al Governo un impegno ancora maggiore sul tema dell’amianto su scala nazionale, per avviare da subito le bonifiche di tutti i siti industriali e la rimozione dell’amianto dagli edifici e dalle strutture ancora contaminate“. Come le oltre duemila scuole e i luoghi pubblici ad alta frequentazione. E i 6.913 stabilimenti industriali ancora da bonificare che, secondo la mappa del ministero dell’ambiente, non ancora aggiornata, sono invece 779.

Continua a leggere (Wired.it)

Chiedi trasparenza sull’amianto in Italia. Firma la petizione #AddioAmianto su Change.org

Amianto, un parco al posto della Eternit (Avvenire.it)

Giornata internazionale delle vittime dell’amianto, lo Stato tace

Diciannove nuovi casi di mesotelioma in Toscana dall’inizio del 2015 in Toscana. Firma la petizione di Wired #addioamianto

Firenze – Oggi, 28 aprile, è la decima Giornata mondiale dedicata alle vittime dell’amianto. Oltre 100 mila persone decedute  in Europa per le malattie asbesto-correlate dal 1999 al 2010, mentre nel nostro Paese, tra il 1993 e il 2008 sono stati registrati ben 15.845 casi di mesotelioma maligno. La mappa pubblicata di recente su Wired mostra come il dramma non sia in esaurimento, scandito dalla morte di  8 persone al giorno. Drammi quotidiani che rammentano quanto ancora ci sia da fare per bloccare l’epidemia attraverso le bonifiche.

Una ricorrenza che quest’anno ha un sapore ancora più amaro alla luce della prescrizione del reato di disastro ambientale alla multinazionale Eternit, colei che ha prodotto buona parte dell’amianto che ha causato le morti che piangiamo, e annullato il risarcimento ai familiari delle 2.191 vittime delle fabbriche di cemento amianto presenti, oltre che a Casale Monferrato, a Cavagnolo, Bagnoli e Rubiera.

Per quanto riguarda la situazione in Toscana, nei giorni scorsi Ispo, l’Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica ha reso noti i dati delle rilevazioni registrate nei primi mesi del 2015 dal Cor, il Centro operativo regionale. Dall’inizio dell’anno in Toscana ci sono diciannove nuovi casi di mesotelioma. Secondo le previsioni, il 2015 sarà l’anno più difficile. «Gli studi che abbiamo a disposizione – spiega Elisabetta Chellini, responsabile del Cor – indicano che proprio quest’anno la malattia raggiungerà il suo picco. Poi, finalmente, comincerà una curva discendente». Il settore più colpito, in Toscana, è quello dell’edilizia, con il 10% dei casi: in passato, prima della messa al bando del materiale inquinante, moltissime strutture erano realizzate in cemento-amianto e i muratori hanno subito un’esposizione maggiore rispetto ad altre categorie. Ma l’emergenza è ancora attualissima: ancora oggi, negli interventi di ristrutturazione su vecchi edifici, realizzati con il pericoloso materiale, il rischio di esposizione è concreto e l’attenzione, per chi lavora, deve essere altissima.

Altro settore particolarmente colpito è quello tessile. Uno studio condotto da Ispo in collaborazione con la Asl pratese ha rivelato che tra i cernitori di Prato l’incidenza del mesotelioma è molto elevata. Tra il 1988 e il 2012, la malattia ha avuto tra i cernitori un’incidenza compresa tra i 74 e i 166 casi per 100mila abitanti. Le ipotesi su come sia avvenuta l’esposizione sono svariate: i lavoratori maneggiavano sacchi di iuta che avevano contenuto asbesto, e anche le divise dei militari che gli operai sfoderavano erano fatte anche di tale materiale, utilizzato per dare maggiore brillantezza ai tessuti. Dal punto di vista geografico, l’incidenza maggiore si registra lungo la costa dove, in passato, erano concentrate aziende di ampie dimensioni nei settori della chimica, della siderurgia e della cantieristica navale. I dati sono stati illustrati nella recente presentazione del libro di Alberto Prunetti, “Amianto, una storia operaia”, organizzata dalla Casa della Cultura Enzo Biagi.

Un motivo in più per sollecitare trasparenza, e per questo invitiamo tutti a sottoscrivere la petizione lanciata da Wired #AddioAmianto.

Eternit, Cassazione: annullata la condanna. Cancellati anche i risarcimenti.

Roma Il presidente della prima sezione penale della corte di Cassazione Arturo Cortese accoglie la richiesta del procuratore generale nel processo Eternit: dichiara la prescrizione – che era maturata al termine del primo grado – e cancella la condanna al magnate svizzero Stephan Schmidheiny, unico imputato. In questo modo sfuma anche la possibilità per i familiari delle vittime e per le comunità locali di ottenere i risarcimenti. Il sostituto procuratore della Suprema Corte Francesco Iacoviello aveva appunto chiesto di dichiarare prescritto il reato di disastro ambientale doloso di conseguenza, di annullare la condanna a 18 anni di carcere per Schmidheiny.

I familiari delle vittime urlano “vergogna” (fonte: La Repubblica)

Toscana, acquedotti Eternit in 46 comuni: forniscono oltre un milione di abitanti

Firenze In Toscana ci sono 225 chilometri di acquedotto in eternit. Queste tubature fanno parte della rete idrica gestita da Publiacqua Spa, società che serve quattro province (Firenze, Prato, Pistoia e Arezzo) per un totale di 46 Comuni e un terzo della popolazione della regione (1,3 milioni di abitanti circa). A  denunciarlo è il laboratorio politico fiorentino Perunaltracittà, che nella sua rivista online, ha pubblicato un report con tanto di mappatura degli impianti, denunciando la cattiva gestione del servizio idrico. «Publiacqua – scrive – fa pagare una delle bollette più care d’Italia, ma ha le reti peggiori della Toscana e perde il 51% dell’acqua che immette in rete».

Per il laboratorio il problema principale rimane il rischio per la salute. Secondo i dati pubblicati infatti il 36% delle tubature sono adduttrici, cioè rami principali della rete che collegano gli impianti di prelievo alle tubature secondarie di quartiere. Le zone in cui si concentra la percentuale maggiore di tubature in cemento-amianto sono Scandicci (con il 18% delle tubature in eternit), Pistoia (15%) e Sesto Fiorentino (12%). A seguire Montevarchi (10%), Agliana (10%) e Montale (5%).