Eternit, indaga anche la procura di Reggio

La Procura ha aperto due inchieste su 47 casi di morte accertati per mesotelioma

Rubiera (RE) – La procura di Reggio apre due inchieste sul caso Eternit. I titolari dei fascicoli, i pm Stefania Pigozzi e Giulia Stignani, hanno così dato seguito all’esposto presentato il 31 marzo scorso dal Comune di Rubiera.

Sui 47 casi di morte accertati per mesotelioma provocato presumibilmente dall’amianto prodotto nello stabilimento rubierese dell’ex Icar, la procura di Reggio mai aveva svolto indagini.

Erano sempre stati inclusi nei faldoni (compresi i decessi degli stabilimenti di Casale Monferrato, Cavagnolo e Bagnoli) del pm di Torino Raffaele Guariniello, il primo a mettere in piedi un impianto accusatorio nei confronti del magnate svizzero della multinazionale Eternit, Stephan Schmidheiny.

Processo con l’ipotesi di reato di disastro ambientale che la Cassazione ha dichiarato prescritto. Ora Guariniello è nella fase iniziale di un nuovo processo per omicidio colposo. Il processo è stato interrotto in attesa della decisione della Corte Costituzionale.

Stesso percorso che vuole intentare la Procura di Reggio per indagare sui decessi avvenuti nel rubierese.

Eternit-bis, la parola passa ai pm

Per le morti dell’Eternit «fu Schmidheiny il vero responsabile: deve rispondere!»

Torino – Con l’intervento del pm Gianfranco Colace, che sostiene l’accusa con il procuratore Raffaele Guariniello, è ripresa a Torino l’udienza preliminare del procedimento che vede lo svizzero Stephan Schmidheiny rispondere di omicidio doloso di 258 persone dovuto – per l’accusa – all’amianto lavorato negli stabilimenti Eternit. I pm hanno risposto alle questioni sollevate dalla difesa, fra cui spicca la proposta di chiudere subito il processo per violazione del principio del ‘ne bis in idem’.

Secondo i pm Schmidheiny era il vero dominus dell’Eternit a partire dal 1976, anno in cui ereditò l’impero Eternit dal padre Max. Era lui a decidere le strategie, a prendere le decisioni che i dirigenti dovevano poi applicare concretamente nel quotidiano all’interno delle fabbriche.

Eternit bis, ecco perché l’accusa di omicidio a Stephan Schmidheiny è legittima (intervista a Raffaele Guariniello da Wired.it)

Eternit, il 12 maggio inizia il processo bis

Si partirà con l’udienza preliminare. L’Afeva organizza un pullman da Casale Monferrato

Torino – Inizia a Torino il 12 maggio il processo Eternit bis, con l’avvio della prima udienza preliminare del giudizio per le morti provocate dalla multinazionale dell’amianto. Il nuovo procedimento, che riguarda il decesso di 258 persone per malattie asbesto-correlate, prende il via a poco più di 6 mesi dalla sentenza della Cassazione che ha annullato per prescrizione la condanna inflitta in primo e secondo grado all’imprenditore Stephan Schmidheiny per disastro ambientale.

In questo caso, i pubblici ministeri Raffaele Guariniello e Gianfranco Colace contestano al magnate svizzero il reato di omicidio volontario, che si sarebbe protratto fino al 2014 nelle zone in cui sorgevano gli impianti Eternit di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli, con le aggravanti di aver commesso il fatto per “mero fine di lucro’’ e ‘‘con mezzo insidioso’’, perché avrebbe omesso l’informazione sui rischi a lavoratori e cittadini e promosso, al contrario, una ‘‘sistematica e prolungata’’ opera di disinformazione.

L’Associazione delle vittime dell’amianto (AFEVA) organizza dei pullman da Casale Monferrato a Torino. L’associazione non ha dimenticato i commenti dei politici dopo il giudizio della Cassazione che ha prescritto il reato di disastro ambientale nel primo processo Eternit: «Ricordiamo l’impegno assunto dal Primo Ministro Renzi durante gli incontri a Roma successivi alla vergognosa sentenza della Cassazione, di costituire questa volta anche lo stato come parte civile».

Eternit, la lettera di Romana Blasotti dopo l’intervista di Schmidheiny

Dopo l’intervista rilasciata dal miliardario svizzero, Romana Blasotti Pavesi, rappresentante dei familiari delle vittime della fibra killer, scrive alla stampa elvetica: “Il suo sconforto? Noi non possiamo liberarci dalla paura”

Torino – Un processo «assurdo» che gli ha procurato momenti di «grande sconforto» ma di cui ora attende l’esito finale «con serenità», convinto di aver fatto «il meglio» che «come imprenditore» potesse fare quando era alla testa dell’Eternit, cioè «uscire al più presto dalla lavorazione dell’amianto». 

Queste parole fortemente provocatorie di Stephan Schmidheiny, pronunciate in un’intervista ad un giornale svizzero, hanno spinto a reagire la signora Romana Blasotti, presidente dell’Afeva, che ha risposto con una dura lettera aperta, di cui riportiamo un passaggio: 

“Stephan Schmidheiny si dichiara sereno, di aver attraversato momenti di grande sconforto e che “allora” (l’Eternit in Italia ha cessato nel 1986) “non si sapeva che l’amianto era cancerogeno”. E per noi che negli ultimi giorni abbiamo subito altre quattro vittime d’amianto, quando finirà lo sconforto? Noi non possiamo liberarci dalla paura di ammalarci o peggio che si ammalino i nostri figli, i nostri nipoti… Perchè S. Schimidheiny non si è mai presentato in tribunale? Non ha avuto il coraggio di farsi guardare negli occhi? Perchè non risarcisce le vittime e le Istituzioni come stabilito dalle sentenze? Forse perchè ha i beni all’estero?”

L’udienza alla Corte di Cassazione di Roma è stata fissata per il 19 novembre prossimo.

Processo Eternit: il 19 novembre l’udienza alla Corte di Cassazione

Torino – Il processo Eternit arriva all’ultimo atto. E’ stata fissata per il 19 novembre l’udienza alla Corte di Cassazione di Roma, che potrà confermare o rigettare il verdetto dell’appello espresso lo scorso 3 giugno dal Tribunale di Torino.

Nell’ambito del processo d’appello i risarcimenti erano stati fissati in 30,9 milioni di euro per il Comune di Casale Monferrato, in 20 milioni di euro per la Regione Piemonte, in 350mila euro per la Regione Emilia Romagna, in 100mila euro per la Afeva, in 5 milioni di euro per l’Asl di Alessandria, più le provvisionali per i singoli, per altri comuni interessati e per i singoli.

Queste le parole del presidente di Afeva, Romana Blasotti, e del coordinatore della Vertenza amianto, Bruno Pesce: “Abbiamo tutto il tempo per parlarne ed organizzarci in proposito. Siamo fiduciosi di concludere una tappa decisiva sulla lunga strada della giustizia per le nostre vittime dell’amianto e per quelle di ogni parte del mondo. I morti da amianto in Italia sono oltre 3000 all’anno. A Casale oltre 50“.

Tutte le udienze del processo d’appello

Tutte le udienze del processo in primo grado

Eternit, storica sentenza del Tribunale Federale svizzero

Per la prima volta inflitta una condanna per omicidio colposo per la morte di un lavoratore esposto alle polveri di amianto. Una sentenza che apre uno spiraglio di speranza per tante vittime della polvere killer

Prato – Esponendo alle polveri di amianto un giovane lavoratore poi deceduto per un mesotelioma pleurico, alla Eternit di Niederurnen (lo stabilimento “di casa” della famiglia Schmidheiny e che avrebbe dovuto essere un modello di efficienza) è stata causata la morte di una persona per negligenza. Ad affermarlo è, per la prima volta nella storia della giurisprudenza elvetica, il Tribunale Federale in una recente sentenza destinata a fare storia. “Una sentenza, sottolinea Claudio Carrer, giornalista di “Area”, periodico del sindacato elvetico, che apre uno spiraglio di speranza per molte vittime della polvere killer, cui la legge e la prassi restrittiva dei tribunali hanno sin qui negato ogni forma di giustizia”.

Il caso che i giudici di Losanna erano chiamati a giudicare è quello di un uomo (classe 1958) che da ragazzino, all’età di 13-15 anni, lavorò durante le vacanze scolastiche (complessivamente per sole cinque settimane!) nello stabilimento glaronese della Eternit. Tra i suoi compiti vi era anche quello di smussare con un nastro abrasivo gli angoli di lastre d’amianto, un’operazione che produceva polvere. Polvere contenente le micidiali fibre che sono andate a depositarsi nei suoi polmoni e che molti anni dopo hanno scatenato la terribile malattia: era il novembre 2004 quando i medici gli diagnosticarono il mesotelioma pleurico che nel febbraio 2007, a soli 49 anni, lo portò alla morte.

Eternit, la battaglia per i risarcimenti. I commenti alla sentenza

Sentimenti contrastanti nell’assemblea pubblica organizzata da Afeva. Soddisfazione per la condanna, preoccupazione per i risarcimenti

Torino – Soddisfazione per la condanna a 18 anni di Stephan Schmidheiny, ma preoccupazione per i risarcimenti. Questo, in sostanza, è il bilancio delle reazioni post sentenza d’appello del Processo Eternit. Sentimenti espressi nell’assemblea pubblica organizzata da Afeva, l’Associazione familiari vittime dell’amianto.

«Di fronte a questo risultato straordinario e una situazione che non ci soddisfa pienamente per le provvisionali, bisogna rispondere con un maggiore impegno – ha detto il coordinatore Afeva Bruno Pesce – E’ necessario rilanciare la nostra lotta per andare fino in fondo e per coloro che verranno dopo di noi. Pensate che, dopo un Eternit-bis ci sarà, probabilmente, un Eternit-ter che riguarderà le condizioni di rischio dei cittadini italiani che hanno lavorato in fabbriche all’estero. La battaglia, come vedete, è ancora lunga, ma noi dobbiamo diventare un punto di riferimento. Ora credo che ci siano le premesse per fare passi avanti».

Nicola Pondrano (Cgil) ha evidenziato come alcuni dati rilevanti abbiano influito sulla sentenza d’appello. Innanzitutto, la morte del barone Louis De Cartier con il conseguente non luogo a procedere e la cancellazione dei primi anni Settanta come di “competenza” di Schmidheiny (in quel periodo era amministratore il padre, Max). Ma, soprattutto, ha sottolineato Pondrano, c’è stata una drastica riduzione delle parti lese: delle 2272 iniziali (delle quali 1100 hanno accettato la transazione), per Casale ne sono rimaste 478, delle quali la maggior parte è costituita da cittadini. «E’ rimasta in piedi l’esposizione ambientale. Oltre quaranta vittime ogni anno non hanno mai lavorato all’Eternit».

Appello Eternit, ultima udienza. Il giudice: “Verificate la morte di De Cartier”. La difesa: “Schmidheiny non ha pensato al solo profitto”

La sentenza lunedì prossimo alla presenza di attivisti da tutta Europa. Dopo la morte di De Cartier molte parti civili stanno valutando se accettare le offerte provenienti da Schmidheiny, per non correre il rischio di rimanere senza risarcimento.

Torino – Ultima udienza al processo d’appello Eternit prima della sentenza di lunedì prossimo, che sarà pronunciata alla presenza di attivisti della lotta contro l’amianto provenienti da molte parti d’Europa e del mondo.

La corte di assise d’appello, presieduta dal giudice Alberto Oggé, ha incaricato un perito di verificare l’autenticità della morte del barone Louis De Cartier, imputato deceduto a 92 anni la scorsa settimana. Un atto dovuto per poter poi stralciare definitivamente la posizione del barone belga dal procedimento.

Col decesso di De Cartier circa 1.500 parti civili rischiano di non ricevere alcun risarcimento. Il vice presidente dell’Afeva Nicola Pondrano ricorda che “c’è una sentenza di primo grado che afferma la colpevolezza del barone De Cartier e c’è la possibilità’di percorrere le vie giudiziarie in sede civile. Non ci arrendiamo”. Molte parti civili stanno valutando se accettare le offerte provenienti dall’altro imputato, lo svizzero Stephan Schmidheiny, per non correre il rischio di rimanere senza risarcimento.

In aula l’avvocato Astolfo Di Amato, difensore di Stephan Schmidheiny, ha contestato l’interpretazione del pm Raffaele Guariniello, difforme – sostiene – rispetto alla sentenza di primo grado. Di Amato ha anche nuovamente sostenuto che “il gruppo svizzero ha trasferito in Italia in 10 anni oltre 75 miliardi, senza ricevere utili, e che una parte cospicua di quella somma e stata spesa in sicurezza”, contestando l’interpretazione “di un imprenditore che avrebbe anteposto a tutto il profitto”. Questa la replica di Bruno Pesce, coordinatore del Comitato Vertenza Amianto: “Schmidheiny ha sempre saputo tutto, anzi era il primo a sapere le cose a livello internazionale e a livello locale, ma non ha mai fatto nulla…”.

E’ morto Jean Louis De Cartier, uno degli imputati del processo Eternit. A rischio i risarcimenti delle vittime.

La scomparsa avvenuta nella notte. In primo grado era stato condannato a 16 anni e al pagamento di 80 milioni, ma non aveva mai versato un euro. Incertezza sui futuri risarcimenti.

Torino – La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Jean Louis De Cartier, uno dei due imputati del processo Eternit, è deceduto nella notte. Aveva 92 anni ed era stato amministratore delegato della multinazionale Eternit dal 1966 al 1978, e poi presidente del consiglio d’amministrazione fino al 1986. Il decesso arriva a meno di due settimane dalla sentenza di secondo grado sul processo che lo vede imputato assieme a Stephan Schmidheiny e dopo poche ore dalla penultima udienza nella quale i suoi legali avevano cercato per l’ennesima volta di smontare le tesi dell’accusa.

De Cartier era stato condannato a risarcire centinaia di vittime dalla sentenza di primo grado, ma non ha mai pagato un euro. Per questo tutte le parti lese si erano ricostituite contro di lui. Dal punto di vista giuridico bisognerà ora capire se ci sarà la possibilità di rivalersi anche sul piano penale contro la società di De Cartier la Etex, coimputata. O se come invece appare probabile la questione potrà essere affrontata solamente in sede civile. “La morte dell’imputato estingue il processo. Quindi vengono meno tutte le disposizioni della sentenza di primo grado, comprese quelle che si riferiscono alle parti civili”, queste le parole dell’avvocato Cesare Zaccone, a cui ha replicato Bruno Pesce, presidente dell’Afeva, l’associazione familiari vittime dell’amianto: “I nostri legali ritengono che resteranno validi gli obblighi della società Etex, anche se forse sarà necessaria una causa civile. Il nostro messaggio, comunque, è di tenere duro”.

Nella prossima udienza del processo – confermata per lunedì 27 maggio – verrà dunque preso atto di tale novità e non sarà più necessaria l’arringa finale dell’avvocato Cesare Zaccone, difensore di De Cartier.

L’imputato del mistero (Corriere.it)

Eternit, le repliche dei legali dei responsabili civili

L’avvocato Sbisà ha cercato di sminuire le responsabilità di De Cartier e della Etex. La Corte lo ha stoppato con una specifica ordinanza. Lunedì prossimo le repliche dei difensori dei due imputati.

Torino – L’udienza di lunedì 20 maggio al processo d’appello Eternit è stata dedicata alle repliche dei legali dei responsabili civili Alessio Di Amato (Becon e Anova), Matteo Mangia (Amindus), e Giuseppe Sbisà (Etex) che hanno ribadito la propria lettura della vicenda, con lo scopo di chiamare le società fuori dal quadro di responsabilità che potrebbero essere attribuite ai signori dell’amianto, lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Louis de Cartier, condannati in primo grado a 16 anni di carcere. In particolare, la replica di Sbisà ha cercato di sminuire le effettive responsabilità di De Cartier nel gruppo Eternit. Una replica fin troppo articolata che ha richiesto una specifica ordinanza del tribunale di fronte a quella che si stava trasformando una arringa ex novo, con argomenti mai affrontati che non possono essere introdotti in questa fase del dibattimento.

Il processo è stato aggiornato a lunedì 27 maggio per le repliche dei difensori di Stephan Schmidheiny e di Louis De Cartier.