Lizzano in Belvedere ricorda Enzo Biagi

Firenze – La terza edizione di “Belvedere Belpensare”, organizzata dal comune di Lizzano in Belvedere, in provincia di Bologna, sarà interamente dedicata a Enzo Biagi e «al suo grande insegnamento di voce libera del giornalismo italiano».  Sabato 22 luglio nella piazza del Municipio alle 17, alla presenza delle figlie, Carla e Bice Biagi, si terrà un incontro dal titolo “Una voce di libertà”, per ricordare il cronista di Pianaccio. Per l’occasione, oltre all’assessore regionale alla Cultura Massimo Mezzetti, saranno presenti i giornalisti Walter Veltroni, Ferruccio de Bortoli e Loris Mazzetti. Coordinerà la giornata il giornalista Marco Marozzi.

Franca Rame e quella sospensione a “Canzonissima”. Un po’ un’anticipazione dell’editto bulgaro.

MilanoCi aveva abituati a vederla sempre giovane: bella, bionda, gli orecchini di corallo che non dimenticava mai, la battuta intelligente, magari anche quando la vita proprio non le sorrideva. Invece, anche se non ce ne siamo accorti, Franca Rame era una signora di 84 anni provata da una malattia che ha combattuto con coraggio fino a quando, nella sua casa di Porta Romana, ha dovuto arrendersi. E ci lascia un po’ più soli perché con lei non se ne è andata solo una delle più importanti protagoniste del teatro italiano, ma anche una donna che, quando davvero non usava, ha combattuto tutte le battaglie civili degli ultimi cinquant’anni. Fu proprio l’impegno politico e sociale, sempre accanto a suo marito, Dario Fo, che la vide nel 1973 vittima di un delitto fra i più vergognosi da parte di un gruppo di estremisti di destra: la rapirono e la costrinsero a subire violenza. L’odioso episodio non servì comunque a metterle il bavaglio e Franca Rame trasse da quel fatto “Lo stupro”, uno dei testi teatrali più belli che ha portato in scena. Mi viene in mente un giorno di tanti anni fa, era il 1962, quando Franca e Dario vennero a colazione a casa dei miei genitori. Erano due attori famosi e le mie sorelle ed io li conoscevamo bene perché il sabato sera avevamo il permesso di vedere “Canzonissima”, lo spettacolo della Rai di cui erano i conduttori. Non avevamo capito il perché della sospensione di quei due bravi attori, ma nostro padre ce lo spiegò: il monologo nel quale raccontavano di un costruttore che non dotava di misure di sicurezza i suoi operai aveva indignato i politici di allora, se ne discusse in Parlamento e l’azienda di Stato decise di cambiare la conduzione del programma.. Un po’ un’anticipazione dell’editto bulgaro. Non ricordo la conversazione fra mio padre e i coniugi Fo, ma non faccio fatica a immaginarla.

Firma: Bice Biagi

Fonte: Articolo 21

Franca Rame, quando si dimise da senatrice… (fonte: Il Fatto)

Addio a Franca Rame, il video-tributo (fonte: Il Fatto)

Franca Rame, simbolo di lotta per i diritti delle donne (fonte: Il Fatto)

 

 

 

Milano, il giardino di via Vigoni dedicato ad Enzo Biagi

Lunedì 20 maggio alle ore 11,30 verrà intitolato ad Enzo Biagi il giardino sotto casa sua, a Milano, proprio in via Vigoni, citata in più di un’occasione dalle figlie, Bice e Carla, nel libro “Casa Biagi. Una storia familiare”.

MIlanoEmozioni, ricordi, tanti, in quella abitazione in via Vigoni, dove la famiglia Biagi nel 1958 decise di trasferirsi lasciandosi alle spalle il vissuto di via Cosimo del Fante, sempre nel capoluogo lombardo. Lunedì 20 maggio alle ore 11,30 verrà intitolato ad Enzo Biagi il giardino sotto casa sua, a Milano, proprio in via Vigoni, citata in più di un’occasione dalle figlie, Bice e Carla, nel libro “Casa Biagi. Una storia familiare“. Una mattinata vissuta assieme a tanti bambini, ognuno con il proprio palloncino raffigurante il logo dell’Associazione Enzo Biagi Pianaccio.

 Pisapia: “Un giardino per uno dei grandi protagonisti della vita culturale del Paese”

Ferrara, il vizio resta aggredire gli altri

FirenzeGiuliano Ferrara è un giornalista dalla profonda cultura. Così come alcuni scrittori (da Cervantes a Manzoni, da Scott a Eco, fino al più recente Armando Comi) hanno usato l’artificio del “manoscritto ritrovato” come meccanismo narrativo, il direttore del Foglio usa le lettere al giornale per consumare le sue “vendette”.

L’attenzione riservata a “un animaluccio untuoso della specie Raiuno&Lotta dura” mi lusinga. Reo di aver scritto che Ferrara è il moderno inventore della macchina del fango (non me ne voglia Feltri): ho toccato nervi scoperti, infatti nella risposta al lettore, lo spione della Cia a pagamento, continua a manipolare la verità, sostenendo che «Biagi se ne andò quando arrivai a Panorama, sennò lo avrei cacciato io». Fui testimone, grazie al “vivavoce”, della sua terza telefonata a Biagi, nella quale lo pregò di rimanere promettendogli libertà assoluta. «Caro Giuliano non posso scrivere per il giornale che andrai a fare, ti sarei d’imbarazzo. Sul piano personale sono a tua disposizione». Così rispose Biagi.

Nell’articolo da me citato (pubblicato il 4 aprile 2001), Ferrara, dopo aver liquidato Montanelli come «incarognito che ha perso la trebisonda, ormai può dire qualunque cosa perché non è più lui a parlare ma il suo carattere», definì Biagi: «Il noto re della Serie B, il celebre divulgatore di bellurie sentimentali, l’adulatore dei veri potenti e il grande maramaldo con i veri perdenti, il giornalista da treno che tutti disprezzano in segreto e il lobbista nevrastenico che tutti in segreto temono per la sua inclinazione a brigare». Il 25 settembre 2001 feci notare a Ferrara che il Foglio, per mano di Pietrangelo Buttafuoco (l’adulato dai fascisti del terzo millennio di Casa Pound), aveva recensito una puntata del Fatto annunciata ma non andata in onda. Buttafuoco aveva scambiato il ministro Martino (intervistato) per l’ex presidente Scalfaro.

Il direttore nella risposta, facendo sfoggio della sua immensa cultura, parafrasò il “Non l’ho letto e non mi piace” di Giorgio Manganelli, trasformandolo in “Qui non si scherza, si stronca”. Concludendo con una lezione di giornalismo da par suo: “I giornali sono fatti così. A un certo punto bisogna che si divertano e divertano il pubblico alle spalle di qualcuno”. Ricordo al direttore del Foglio (sempre più simile a Totò nello “Smemorato di Collegno), che il suo “vizietto” di “aggredire illegittimamente la reputazione altrui” è stato più volte oggetto di sentenze a favore di Biagi. Quando si tratta di Ferrara chi paga è sempre il padrone mai il fedele valletto.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Sabato 1° dicembre a Prato la presentazione del libro “Casa Biagi. Una storia familiare”. La Provincia di Prato dedica una delle sue sale a Enzo Biagi

L’evento, organizzato dalla Casa della Cultura Enzo Biagi, si terrà alle ore 17 presso Palazzo Banci Buonamici, sede della Provincia. Presenti le autrici Bice e Carla Biagi, il presidente della Provincia di Prato Lamberto Gestri, la vicepresidente Ambra Giorgi. Modera il giornalista Massimo Pianigiani

Prato – E’ con grande piacere che annunciamo la presentazione dell’ultimo libro di Bice e Carla Biagi, “Casa Biagi. Una storia familiare”. Le autrici saranno nostre gradite ospiti sabato 1° dicembre ore 17 -, al Palazzo Banci Buonamici, sede della Provincia di Prato, in via Ricasoli 25 a Prato. L’evento, organizzato dalla Casa della Cultura Enzo Biagi col patrocinio della Provincia di Prato, sarà moderato da Massimo Pianigiani, giornalista e presidente dell’associazione.

Con altrettanto grande piacere possiamo annunciare che la Provincia di Prato ha accolto con favore la nostra proposta di dedicare uno spazio pubblico a Enzo Biagi. Al grande giornalista sarà dedicata la sala a piano terra di palazzo Buonamici, quella che fino a oggi era indicata come Sala Ovale e luogo destinato a incontri, mostre e conferenze. La cerimonia di intitolazione si svolgerà sabato alle 17, prima della presentazione del libro, alla presenza del presidente della Provincia Lamberto Gestri e della vice presidente Ambra Giorgi, che ringraziamo per aver voluto rendere omaggio a un “testimone del nostro tempo”, una delle penne più oneste e leali del giornalismo d’inchiesta che ha accompagnato la vita degli italiani con i suoi scritti pungenti.

“Tutto iniziò con un tè danzante, una domenica di guerra del 1940. Un giovane Enzo, già innamorato del giornalismo, si lascia sedurre dalle più belle gambe di Bologna, quelle della maestrina Lucia appena tornata da un incarico a Pozzuoli. È così che scocca la scintilla e si apre al lettore la porta di Casa Biagi. Da allora sono passati settant’anni di storia italiana vista attraverso i successi e i dolori, le risate e le sfuriate, le battaglie e le imprese di un grande uomo, amato, smitizzato, temuto, raccontato dalle sue figlie.”

Caro Biagi, i Tg oggi sono questi

FirenzeIl 9 agosto a Pianaccio, sull’Appennino Tosco-Emiliano a un’ora da Bologna, si fa festa. Novantadue anni fa nasceva Enzo Biagi. Il concerto con il coro di montagna organizzato dall’Anpi in ricordo del partigiano di Giustizia e Libertà e gnocco fritto per tutti. In questi giorni di ferie ho pensato molto a Biagi e alla nostra trasmissione chiusa per un editto di Berlusconi.
Guardando i tg mi sono reso conto quanto è cambiato il nostro lavoro. Avevamo un motto in redazione: i giornali dovevano inseguire le notizie date dal Fatto di Enzo Biagi. Se il giorno dopo la puntata non era ripresa almeno da un quotidiano significava che avevamo commesso qualche errore. Oggi il lavoro del giornalista del tg è fatto in modo strano: stare seduto davanti ad un computer osservando le agenzie e soprattutto a leggere i giornali. Questo fa sì che un intervista data da Angelino Alfano al Corriere della sera diventi un titolo di primo piano per l’edizione delle 20. Il tg riporta un fatto vecchio di ventiquattro ore.

Non credo che sia difficile intervistare il segretario del Pdl su Casini (la bella di Siviglia tutti la vogliono nessuno la piglia), con la fame di apparire che i politici hanno. Oppure l’ntervista di Monti al settimanale tedesco Spiegel uscita il giorno prima, riportata dai giornali italiani il giorno dopo e ribattuta dai tg della sera. Anche il presidente Monti non mi pare uno che disdegni andare in tv. Per non parlare del così detto “pastone politico”, il più delle volte un collage tratto da Repubblica e Corriere con frasi ricopiate per intero. All’epoca di Rossella prima e di Minzolini poi almeno le notizie rosa erano quasi sempre in esclusiva, oggi si prendono direttamente dal settimanale Chi: si fa vedere la copertina e qualche foto interna e la marchetta è fatta. Poi vi è il rovescio della medaglia: le notizie che non si devono dare.

La trattativa tra Stato e mafia, ad esempio, con le intercettazioni che hanno coinvolto il presidente della Repubblica, non sarebbe argomento per uno speciale del tg? Il telespettatore ha il diritto di sapere o no? Il giornalista alla Battista (un colpo al cerchio e uno alla botte), che va molto di moda, avrebbe trovato tutto su due giornali (a favore della Procura di Palermo, il Fatto Quotidiano, a favore del Colle, la Repubblica), non avrebbe dovuto neanche alzare le chiappe dalla poltrona, in perfetta continuità con i tempi.

Chi tocca muore. In questi giorni è apparsa sul Fatto un’intervista molto interessante di Pagani a l’ex capo della Protezione Civile Bertolaso, accusato di far parte della “cricca” (quella che ha approfittato delle disgrazie del Paese), in cui dichiara di essere stato intercettato al telefono con Napolitano e che è stato il suo unico punto di riferimento. Chissà perché i tg non l’hanno ripresa?

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto

Il Premio “Enzo Biagi” 2012 consegnato a Giovanni Tizian

Tanta gente a Pianaccio per la quarta edizione del Premio giornalistico per un giovane cronista di provincia.

Pianaccio (Lizzano Belvedere)Una bella giornata, con tante emozioni e sentimenti veri e poca retorica, come sarebbe piaciuto a Enzo Biagi. Sabato 23 giugno a Pianaccio si è tenuta la cerimonia di premiazione della quarta edizione del “Premio Enzo Biagi a un giovane cronista di provincia”. Quest’anno la giuria presieduta da Sergio Zavoli e composta da Stefano Jesurum, Paolo Occhipinti, Loris Mazzetti (che sono intervenuti) oltre a Stefano Rotta, Antonio Padellaro, Fabio Fazio, Ferruccio de Bortoli e Giangiacomo Schiavi ha premiato Giovanni Tizian, trentenne collaboratore della “Gazzetta di Modena”, del gruppo “Espresso” e autore del libro “Gotica. ‘ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea”.

“Enzo Biagi è riuscito sempre ad ascoltare le due campane: le vittime e i carnefici – ha detto Tizian – Sono onorato ed emozionato nel ricevere questo Premio, che va a tutti i giornalisti intimiditi, minacciati e a quelli che prendono 4 euro al pezzo. Noi, però, andiamo avanti. Continueremo a lavorare, a raccontare i fatti” Inoltre, Tizian ha dedicato parole di affetto all’Emilia, colpita dal terremoto, ed ha ricordato che questa “terra ha i germi per espellere le associazioni a delinquere”.

Sergio Zavoli nel suo intervento ha usato parole di speranza per i giovani, ricordando uan citazione di Sant’Agostino: “Da due cose bisogna guardarsi: dalla disperazione senza scampo e dalla speranza senza fondamento”.

Nel corso della giornata sono intervenuti Luca Lombroso, intervistato sui cambiamenti climatici da Bice Biagi, e c’è stato spazio per la musica con Stefano “Cisco” Bellotti (ex Modena City Ramblers) e i Drunk Butchers. La manifestazione è stata dedicata alle popolazioni dell’Emilia Romagna colpite dal sisma.

 

Guccini a Prato. I ringraziamenti.

PratoL’associazione Casa della Cultura Enzo Biagi ringrazia Francesco Guccini e sua moglie, Raffaella Zuccari, presenti nella giornata di venerdì a Prato dove il cantautore ha presentato il suo ultimo libro “Dizionario delle cose perdute“. L’associazione ringrazia Teresa, figlia di Guccini, e l’ufficio stampa dello scrittore.

18 aprile 2002-18 aprile 2012: a dieci anni dall’ “editto bulgaro”

18 aprile 2002-18 aprile 2012: a dieci dall’ “Editto Bulgaro. Per non dimenticare.

FirenzeSono passati dunque dieci anni dal giorno in cui l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in visita a Sofia, Bulgaria, si lasciò andare, diciamo così, alla famosa dichiarazione secondo la quale tre persone, in ordine alfabetico Biagi, Luttazzi e Santoro, avrebbero dovuto essere cancellati dai palinsesti della Rai. Motivo, sempre a giudizio del Premier: i tre personaggi avevano fatto un «uso criminoso» della tv pubblica. Confesso che sia io, sia la mia famiglia, ci eravamo dimenticati di quella data, o forse abbiamo voluto cancellarla, ma se altri, in queste settimane, non ce l’avessero ricordata, in casa nostra proprio non se ne sarebbe fatta parola. Forse perché ne erano state spese troppe.

Tornando a quella lontana primavera, nessuno di noi prese sul serio la frase del Capo del Governo e pensando a nostro padre le mie sorelle ed io non riuscivamo a credere che non venisse rinnovato il contratto a un signore più che ottantenne, riconosciuto come un’icona del giornalismo e stimato in tutto il mondo. Dirò di più: a volte liquidavamo le preoccupazioni paterne con una battuta e i suoi pensieri ci parevano eccessivi.

Ci siamo sbagliate. Le cose andarono come tutti ormai sanno ed Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi furono cancellati dall’elenco dei dipendenti di viale Mazzini. Per il più anziano di loro era un momento particolarmente difficile: nel giro di un anno aveva perso la moglie e la figlia più giovane e se non si possono paragonare due lutti così dolorosi alla chiusura di un rapporto di lavoro, certo è che da quel momento noi abbiamo visto nostro padre improvvisamente vecchio.

Allontanato dalla sua redazione del “Fatto”, aveva il pensiero fisso per tutti quelli che avevano lavorato con lui in corso Sempione e che, in modi diversi, avevano pure loro subito l’editto bulgaro. «Cosa volete che sia per me?», diceva. «Non ho le rate del mutuo da pagare né bimbi piccoli da crescere, ma tanti di quelli che erano con me sì. E poi togliere il lavoro a una persona significa togliergli la sua dignità».

Anche se continuava a scrivere sul “Corriere della Sera”, su “L’Espresso” e su “Oggi”, a poco a poco si intristì, il telefono suonava meno e lo consolavano solo le cene con Loris Mazzetti, a immaginare programmi che avrebbero potuto fare, e le chiacchierate con Franco Iseppi, ricordando una Rai che non c’era più.

Non covava rancori, solo si sentiva profondamente offeso per il fatto che quarantuno anni in quell’azienda fossero stati chiusi con una raccomandata con ricevuta di ritorno. La vita, poi, gli fece un ultimo regalo: il 23 aprile 2007 i telespettatori di Rai3 videro affacciarsi in video Enzo Biagi, seduto alla scrivania di “Rt” a intervistare Roberto Saviano, don Ciotti, Paul Ginsborg, Umberto Veronesi, Gherardo Colombo e Pippo Baudo. Era certamente diverso: la voce arrochita dalla malattia, i capelli ancora più bianchi, lo sguardo che spesso si velava di malinconia, ma quando si accendevano le luci pareva che avesse vent’anni di meno. Poi le luci si sono spente, ma non per qualche editto.

Firma: Bice Biagi

Fonte: Articolo 21

La Tv resta cosa sua (di Loris Mazzetti, fonte: Il Fatto Quotidiano)

Carlo Freccero: il regime dell’ “editto bulgaro” non è finito (di A. Baldazzi, fonte: Articolo 21)

MoveOn Italia mercoledì 18 aprile… (fonte: Articolo 21)

Editto Bulgaro

“Il Fatto” di Enzo Biagi, 18 aprile 2002

L’EDITTO

 

 

Rockpolitik (2005), la lettera di Biagi a Celentano: “Molti che fanno il mio mestiere soffrono di scoliosi”.

 

FirenzePubblichiamo la lettera di Enzo Biagi inviata ad Adriano Celentano che nel 2005 invitò il cronista di Pianaccio al suo programma “Rockpolitik”. La riproponiamo in nome di un principio, la libertà di informazione, al quale lo stesso “Moleggiato” dedicò la prima puntata di Rockpolitik. Da quella lettera sono trascorsi sei anni e qualche mese: in Rai i personaggi sono cambiati (non tutti), nei volti, ma non nei comportamenti. Un esempio? Lo scorso 9 febbraio Il Fatto Quotidiano in esclusiva in diretta a Servizio Pubblico ha lanciato la notizia dell’esistenza di un documento che annunciava un “complotto omicidiario” nei confronti di Benedetto XVI. La notizia viene ripresa da tutte le principali testate di carta stampata, nazionali ed internazionali. Nelle tv italiane la notizia ha trovato l’approfondimento a Skytg24, Tgcom 24 e Rainews. Nei tg, eccetto La 7 e Tg3, ignorano la notizia. Il Tg della rete ammiraglia non ha dato la notizia, però l’ha smentita. Alla mancata notizia non è arrivato un richiamo, un commissariamento oppure un invito al «buon senso» e alla «correttezza», parole quest’ultime utilizzate dal direttore generale Rai, Lorenza Lei, alla vigilia della seconda performance di Celentano. Effetto del potere temporale e non spirituale del Vaticano su viale Mazzini?  
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   

«Caro Celentano, non mi piace parlare di me ma ho bisogno di spiegare perché giovedì prossimo non sarò con lei e con i miei compagni di avventura, Michele Santoro e Daniele Luttazzi, a “Rockpolitik”. Provo per lei stima e affetto, dunque non potevo che accettare il suo invito. So che la sua trasmissione rimarrà nella storia della tv italiana e pensi se a me non sarebbe piaciuto essere uno dei protagonisti. In questo momento le auguro di andare in onda e spero che chi ha impedito a me di continuare a fare quel che facevo non sia ancora oggi così forte da impedirlo a lei.

Veniamo al dunque: anche se il direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce, si è autosospeso e ha minacciato di togliere il nome della rete durante il suo programma, io in quella casa non posso entrare. Per 41 anni ho lavorato per Raiuno, ne ho diretto il tg, ho avuto a che fare con grandi direttori, che, quando non erano d’accordo, non si sospendevano, ma rinunciavano alla poltrona.

Oggi molti che fanno il mio mestiere soffrono di scoliosi. Lei, invece, dedicando la sua prima puntata alla libertà di informazione, rende un grande servizio non a noi epurati, ma alla democrazia del nostro Paese. Lei deve comprendere che io non posso ritornare alla rete ammiraglia della Rai fino a quando ci saranno le persone che hanno chiuso il programma e impedito alla mia redazione di lavorare. Forza Celentano, giovedì sarò il suo primo telespettatore».