Ilva, l’ex ministro Gnudi nuovo commissario.

Piero Gnudi è il nuovo commissario dell’Ilva

Firenze Piero Gnudi è il nuovo commissario dell’Ilva, prende il posto di Enrico Bondi, in scadenza di mandato. Piero Gnudi è stato ministro per lo sport, il turismo e gli affari regionali durante il governo di Mario Monti. E’ molto legato anche a Romano Prodi, ma ha avuto rapporti con tutto il mondo politico ed economico. Il dirigente d’azienda è stato tra l’altro presidente di Enel per 9 anni e in precedenza di Iri, oltre che consigliere di Unicredit e Eni. 

Telecom, dossier illegali: Enrico Bondi rinviato a giudizio per falsa testimonianza

Il commissario straordinario dell’Ilva, Enrico Bondi, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di falsa testimonianza, nell’ambito dell’inchiesta sul presunto dossieraggio illegale di Telecom Italia

FirenzeIl commissario straordinario dell’Ilva, Enrico Bondi, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di falsa testimonianza, nell’ambito dell’inchiesta sul presunto dossieraggio illegale di Telecom Italia per la vicenda della microspia trovata sulla sua auto quando era diventato da poche settimane amministratore delegato del gruppo di telecomunicazioni.  Sono state così accolte le richieste del procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo e del pm Antonio D’Alessio. A processo – avrà inizio l’11 novembre – è stato mandato anche l’ex capo del personale di Telecom Roberto Maglione.

Ilva, le notizie dell’estate. Il governo autorizza una discarica interna, scoperti altri fondi neri della famiglia Riva, piano industriale rimandato a novembre

Il riepilogo dei principali fatti del mese di agosto sull’impianto siderurgico di Taranto. Peacelink ha denunciato che ai Tamburi c’è un caso di tumore ogni 18 abitanti.

Taranto – Un riepilogo delle principali notizie del mese di agosto sulla questione dell’Ilva. Il mese si era aperto con l’approvazione definitiva del decreto salva-Ilva da parte del Parlamento. Attorno a Ferragosto sono arrivate le critiche di Arpa Puglia al commissario Enrico Bondi per il suo approccio negazionista ai problemi di salute causati dall’impianto, il ritorno dell’ipotesi di integrazione tra Ilva e Lucchini di Piombino e l’avvio dei primi interventi di bonifica dell’area. Verso la fine del mese si è riaperto un nuovo fronte di polemica a seguito della decisione del governo di autorizzare con un decreto la discarica di ‘Mater Gratiae’, ribattezzata la “discarica della vergogna”, che ricade nel Comune di Statte (Taranto) e che l’Ilva da tempo vuole utilizzare. Anche il fronte giudiziario ha continuato a muoversi, con la scoperta in Inghilterra di altri 700 milioni di euro riconducibili alla famiglia Riva, che portano a oltre 2 miliardi di euro la cifra totale individuata dalla Finanza.

Settembre è iniziato con la denuncia di Peacelink, che ha diffuso i dati sui malati di tumore a Taranto: sono 8.916, di cui oltre 4mila nel quartiere Tamburi, dove l’incidenza è quella di un malato ogni 18 abitanti. Nel frattempo il commissario Bondi ha incontrato per la prima volta i sindacati, un incontro interlocutorio che ha rimandato per l’ennesima volta il piano industriale a novembre.

Il decreto salva-Ilva è legge. Ok dal Senato senza modifiche

Via libera definitivo al decreto che nomina Enrico Bondi commissario per il risanamento del colosso siderurgico.

Roma – Via libera definitivo dell’aula del Senato con 206 sì, 19 no e 10 astenuti al decreto legge che consente il commissariamento di imprese di interesse strategico nazionale che comportino pericolo ambientale e commissaria l’Ilva di Taranto. Maggioranza e governo avevano deciso di ‘blindare’ il provvedimento a Palazzo Madama e quindi di escludere modifiche, motivando la decisione con i tempi ristretti di approvazione (la conversione del dl doveva arrivare entro il 3 agosto) che avrebbero reso difficile una terza lettura alla Camera.

Nel decreto il governo ha affidato l’azienda al commissario Enrico Bondi, al quale successivamente si è unito come subcommissario Edo Ronchi. Il decreto svincola gli 8,1 miliardi di euro che erano stati messi sotto sequestro dalla magistratura a fine maggio e li affida al commissario che dovrà utilizzarli per garantire l’attuazione dell’Aia e dunque la bonifica dell’area.

La Camera ha approvato il decreto salva-Ilva bis.

L’approvazione avvenuta tra le polemiche, per la conversione definitiva occorre il voto del Senato entro il 3 agosto.

Roma – Via libera al decreto legge sul commissariamento dell’Ilva. Oggi pomeriggio la Camera ha approvato il provvedimento con 299 voti favorevoli, quelli della maggioranza. Il provvedimento passa adesso al Senato per la definitiva conversione in legge. Il decreto, varato dal Governo lo scorso 4 giugno a fronte delle inadempienze dell’Ilva nell’attuazione dell’Autorizzazione integrata ambientale, delle dimissioni del cda dell’azienda e del sequestro preventivo del gip di Taranto per 8 miliardi sui beni della capogruppo Riva Fire, è stato ampiamente modificato dalle commissioni Attivitá produttive e Ambiente della Camera e nella nuova versione è stato poi approvato dall’assemblea di Montecitorio. Un’approvazione avvenuta tra le polemiche.

Nel frattempo per la famiglia Riva continuano i guai giudiziari. La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per il patron Emilio Riva e per tre manager, responsabili dei conti, con l’accusa di false rappresentazioni delle scritture contabili al fine di evadere le imposte sui redditi. La presunta frode fiscale operata dall’Ilva sarebbe di 52 milioni di euro.

Sempre nei giorni scorsi il tribunale del riesame di Taranto ha motivato la decisione con cui ha respinto il ricorso contro il sequestro dei beni disposto dal gip Todisco. All’Ilva, dicono i giudici, c’era un “governo aziendale occulto (non ufficiale) operante all’interno dello stabilimento di Taranto, una struttura ombra costituita da soggetti denominati ‘fiduciari’, che di fatto governavano il siderurgico”. Un’altra brutta notizia per la famiglia Riva. 

Il tribunale di Taranto ha anche rigettato l’istanza di revoca degli arresti domiciliari presentata da Michele Conserva, l’ex assessore provinciale all’Ambiente coinvolto nell’inchiesta «Ambiente svenduto».

Ilva, il Gip conferma i domiciliari per i Riva e Capogrosso. Edo Ronchi nominato subcommissario.

Taranto – Il gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco ha rigettato le istanze di rimessione in libertà avanzate una settimana fa dai legali di Emilio Riva, del figlio Nicola e dell’ex dirigente dello stabilimento Ilva di Taranto Luigi Capogrosso.

Nei giorni scorsi Edo Ronchi è stato nominato subcommissario per l’Ilva. Il suo compito sarà quello di affiancare il commissario Enrico Bondi in un ruolo di tutela ambientale, e seguirà in particolare i lavori della commissione di esperti che verrà nominata prossimamente, incaricata di contribuire a formulare il piano ambientale per l’azienda.

Ilva, il Tribunale del riesame conferma il maxisequestro

Respinti i ricorsi della Riva Fire. Il destino del risanamento è legato a nuove linee di credito delle banche.

Taranto – Per risanare l’Ilva di Taranto servono oltre 8 miliardi, ma nelle casse della holding dei Riva il “tesoretto” sequestrato dalla Guardia di finanza di Taranto è di soli 250mila euro. Pochi spiccioli di fronte al fiume di denaro necessario per risanare lo stabilimento siderurgico ionico che diffonde “malattia e morte”. Un sequestro che la procura ionica ha chiesto e ottenuto dal gip Patrizia Todisco e confermato dal Tribunale del riesame che ha rigettato i ricorsi della Riva Fire, società che controlla Ilva spa.

Per l’esattezza nelle casse di Riva Fire i finanzieri hanno bloccato circa 212mila euro e altri 44mila euro nella società Riva Forni elettrici. Un percentuale inferiore all’1% del necessario.

All’orizzonte, quindi, sembrano profilarsi almeno due ipotesi. La prima è che l’Ilva possa indebitarsi con gli istituti bancari (Banca Intesa ha già spostato le linee di credito di Riva Fire in capo alla controllata Ilva), la seconda è quella di una rimodulazione dei tempi dell’Autorizzazione prevista nel decreto, ma che di fatto aprirebbe un nuovo scontro con la magistratura.

Ilva, Bondi nominato commissario per 36 mesi.

Il ministro dello Sviluppo economico avverte che dalle decisioni che riguardano l’acciaieria pugliese dipende il futuro della siderurgia italiana e più in generale la credibilità del nostro Paese.

Taranto – Via libera del Governo alla nomina di Enrico Bondi come commissario straordinario dell’Ilva. Il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto salva-Ilva, dopo quello approvato a dicembre scorso, per tentare di assicurare il salvataggio dell’acciaieria di Taranto.

Il decreto approvato prevede anche, rispetto all’ipotesi originaria, una modifica sui tempi del commissariamento che durerà 12 mesi, rinnovabile per due volte fino a un massimo di 36 mesi (nel testo entrato in Cdm si parlava solo di 36 mesi). Il provvedimento prevede anche lo svincolo delle somme finite nel maxisequestro da 8,1 miliardi di euro deciso dalla procura tarantina.

Ilva, le dimissioni del CdA. La società impugna il provvedimento di sequestro.

Lasciano i consiglieri Ferrante, Bondi e De Iure. Rinunceranno alle rispettive cariche con effetto dalla data dell’assemblea dei soci, che il Consiglio ha convocato per il giorno 5 giugno.

Taranto – Si è dimesso l’intero Cda dell’Ilva. “Vista la gravità della situazione e incidendo il provvedimento di sequestro anche sulla partecipazione di controllo di Ilva detenuta da Riva Fire“, si legge in una nota, “i consiglieri Bruno Ferrante, Enrico Bondi e Giuseppe De Iure hanno presentato le dimissioni dalle rispettive cariche, con effetto dalla data dell’assemblea dei soci, che il Consiglio ha convocato per il giorno 5 giugno ore 9, ponendo all’ordine del giorno la nomina del nuovo Consiglio di amministrazione”. La decisione del vertice della società è stata presa dopo una riunione durata oltre tre ore, convocata in seguito al maxi sequestro da 8,1 miliardi emesso dal gip di Taranto.

Il Consiglio di amministrazione, come si legge nella stessa nota, ha dato mandato ai propri legali di impugnare nelle sedi competenti il provvedimento di sequestro.

Ai Riva la licenza di inquinare (Il Fatto Quotidiano)

 

Ilva, il referendum cittadino sulla chiusura dello stabilimento non raggiunge il quorum

Hanno votato 33mila tarantini, meno del 20% degli aventi diritto. Affluenza più bassa al quartiere Tamburi.

Taranto – I tarantini hanno disertato il referendum sul futuro dell’Ilva. Hanno votato 33.774 persone su 173.061 aventi diritto, il 19,52%. Il referendum era stato promosso dal Comitato «Taranto Futura» e prevedeva due quesiti: sì o no alla chiusura totale dello stabilimento; si o no alla chiusura parziale dell’Ilva cioè della sola area a caldo, quella sottoposta a sequestro dalla magistratura dal luglio 2012. Tra i votanti hanno prevalso i sì. Emblematico il dato sull’affluenza al quartiere Tamburi, il quello a ridosso dello stabilimento, i cui residenti hanno votato meno che nel resto della città (le foto della gente al voto).

L’opinione di Alessandro Marescotti di Peacelink (da Il Fatto Quotidiano)

La delusione al quartiere Tamburi (dalla Gazzetta del Mezzogiorno)