Inchiesta Petrolio: Rinviate a giudizio 47 persone e 10 società, fra cui Eni

Firenze – Il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Potenza ha rinviato a giudizio 47 persone e dieci società, fra le quali l’Eni, nell’ambito dell’inchiesta del 2016 sulle estrazioni di petrolio in Basilicata che portò alle dimissioni dell’allora ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi. L’inchiesta del marzo 2016 portò agli arresti domiciliari sei persone e al blocco delle attività del Centro Oli di Viggiano – in provincia di Potenza -, dell’Eni, lo stesso di cui la Regione Basilicata ha chiesto nei giorni scorsi la chiusura temporanea. Per l’ex compagno della Guidi, Gianluca Gemelli è invece stata chiesta l’archiviazione.

Il procedimento ha unito due dei tre filoni che componevano l’inchiesta coordinata dai pm Francesco Basentini e Laura Triassi, ovvero le indagini sullo smaltimento degli scarti di produzione del Centro Oli dell’Eni e i lavori per la realizzazione del Centro Oli della Total a Corleto Perticara. Un terzo filone, quello “siciliano”, riguardava invece l’ipotesi di stoccare ad Augusta, in provincia di Siracusa, il greggio estratto in Basilicata e una rete di “relazioni” tra imprenditori e politici che, secondo la Procura, arrivava fino alle stanze “romane”: questo filone, nei mesi scorsi, è stato trasferito nella Capitale, e la Procura di Roma ne ha poi deciso l’archiviazione.

La Regione Basilicata sospende le attività del Centro Olio Eni di Viggiano

Firenze – «A fronte di inadempienze e ritardi da parte di Eni rispetto alle prescrizioni regionali», la Giunta regionale della Basilicata ha «deliberato la sospensione di tutte le attività del Centro Olio Val d’Agri dell’Eni» di Viggiano – in provincia di Potenza -,  dove ogni giorno vengono lavorate decine di migliaia di barili di petrolio. Nelle scorse settimane, la Regione aveva reso noto che sette campioni prelevati dall’Arpab (Agenzia regionale per l’ambiente della Basilicata) fuori dal Centro Oli avevano dimostrato la presenza, “molto cospicua”, di manganese, ferro ed anche di idrocarburi policiclici aromatici. E, quindi, la Regione aveva chiesto all’Eni di intervenire sia per quell’inquinamento sia per bloccare tre dei quattro serbatoi all’interno del Centro Oli che non hanno doppio fondo.

Inchiesta Petrolio, la Procura dà il via libera al dissequestro del Centro Oli Eni di Viggiano in Basilicata

La Procura di Potenza ha emesso un provvedimento con il quale è previsto il dissequestro del Centro Oli di Viggiano dell’Eni

Firenze Il Centro oli di Viggiano dell’Eni è stato temporaneamente dissequestrato. Lo ha stabilito la procura di Potenza con un provvedimento emesso nell’ambito dell’inchiesta sul petrolio in Basilicata. La decisione è stata presa per consentire alcuni lavori di modifica dell’impianto, dopo che i magistrati hanno accolto il parere favorevole espresso idai consulenti della procura. A rendere nota la notizia del dissequestro è stata la stessa l’Eni, che ha ricevuto il provvedimento.

Inchiesta Petrolio, indagato il sottosegretario alla Salute De Filippo

Firenze Il sottosegretario alla Salute Vito De Filippo, del Pd, è indagato per induzione indebita nell‘inchiesta della procura di Potenza sui presunti vantaggi concessi alla lobby del petrolio. Inchiesta sfociata nelle dimissioni della titolare del dicastero dello Sviluppo, Federica Guidi. All’ex governatore lucano viene contestato un presunto scambio di favori con l’ex sindaco di Corleto Perticara Rosaria Vicino, anche lei del Pd, arrestata il 31 marzo insieme a cinque funzionari del centro oli dell’Eni di Viggiano dove viene trattato il petrolio estratto in Val d’Agri. Insieme a De Filippo, è stata iscritta nel registro degli indagati la segretaria Mariachiara Montemurro, consigliere comunale del Pd di Gallicchio (Potenza). Secondo gli inquirenti Vicino, ancora ai domiciliari, aveva assicurato all’attuale sottosegretario che si sarebbe spesa per sostenere la Montemurro alle amministrative del 2014 in cambio dell’assunzione del figlio.

Potenza, indagato il sottosegretario: “Scambio di favori… ” (fonte: La Repubblica)

Inchiesta Petrolio, i carabinieri acquisiscono migliaia di cartelle cliniche per verificare i danni alla salute

Firenze – Sono tre i filoni dell’inchiesta, condotta dalla Procura di Potenza: il primo coinvolge il Centro oli dell’Eni a Viggiano, il secondo l’impianto Total di Tempa Rossa e, infine, il porto di Augusta, in provincia di Siracusa. Nell’ambito del primo filone sulle attività di smaltimento dei rifiuti prodotti dello stabilimento Eni,i carabinieri del Noe hanno acquisito migliaia di cartelle cliniche negli ospedali lucani per verificare le patologie presenti in regione, tra cui anche quelle relative ai tumori.

Petrolio, i Noe indagano sulla presenza di tumori in Basilicata (fonte: Repubblica)

Petrolio in Basilicata, carabinieri indagano sulla presenza di tumori (fonte: SkyTg24)

Scandalo Eni, la ministra Guidi si è dimessa

Roma La ministra dello Sviluppo Economico Federica Guidi si è dimessa, con una lettera al presidente del consiglio Matteo Renzi. Il suo nome è nelle carte dell’inchiesta sugli impianti petroliferi Eni in Basilicata. Agli atti ci sono le telefonate con il compagno Gianluca Gemelli, indagato per traffico d’influenze, a proposito di emendamenti favorevoli alla Total, con cui Gemelli è in rapporti d’affari. In particolare, le carte dei magistrati di Potenza riportano una conversazione in cui Gemelli e la Guidi parlano di un emendamento –  bocciato nello “sblocca Italia” – da inserire di nuovo nella legge di stabilità. Un emendamento “nell’interesse di Total”, annotano gli investigatori, e che poi sarà approvato.

Inchiesta rifiuti nel centro Eni di Viggiano… (fonte: La Repubblica)

La Cassazione annulla il proscioglimento di Paolo Scaroni e dell’Eni

La Cassazione ha annullato il non luogo a non procedere nei confronti dell’ex amministratore delegato Eni Paolo Scaroni e della stessa società.

Roma – Il gup si era pronunciato per il proscioglimento. Ma la Cassazione, a sorpresa, ha annullato il non luogo a procedere. Imputati erano l’ex amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni e la stessa società. Cuore del processo una presunta tangente da 198 milioni di euro che sarebbe stata pagata dal 2007 al 2010 da Saipem, controllata Eni, a pubblici ufficiali algerini, in cambio di appalti petroliferi nel Paese nordafricano. L’accusa era corruzione internazionale e frode fiscale. Gli ermellini della VI sezione penale hanno quindi cassato il verdetto emesso lo scorso 2 ottobre dal gup di Milano, Alessandra Clementi.

Corruzione, prosciolti Eni e l’ex amministratore delegato Scaroni. Rinviata a giudizio la partecipata Saipem.

Prosciolto Paolo Scaroni ed Eni dall’accusa di concorso in corruzione internazionale.

Milano Il gup di Milano Alessandra Clementi ha prosciolto Paolo Scaroni ed Eni nel processo sulla presunta corruzione internazionale da circa 198 milioni di dollari, tangente che secondo l’accusa era stata versata da Saipem a pubblici ufficiali algerini in cambio di sette appalti petroliferi. E’ stata rinviata a giudizio, invece, la stessa Saipem, partecipata di Eni, in virtù della legge sulla responsabilità amministrativa degli enti. Scaroni era accusato di concorso in corruzione internazionale. 

Eni, Scaroni diceva a Passera: “Saipem ha pagato tangenti”

Nel gennaio 2013 Paolo Scaroni, allora amministratore delegato di Eni, è intercettato mentre parla al teelefono con Corrado Passera, a quei tempi ministro dello Sviluppo economico.

Milano Nel gennaio 2013 Paolo Scaroni, allora amministratore delegato di Eni, è intercettato mentre parla al telefono con Corrado Passera, all’epoca ministro dello Sviluppo economico. L’argomento sono le presunte tangenti da 197 milioni di euro pagate in cambio di commesse al ministro algerino dell’energia Chekib Khelil e al suo entourage da parte di Saipem. E il manager rivela al ministro, membro dell’allora governo Monti: «Io sono pure d’accordo che siano in qualche modo delle tangenti date alla politica algerina, non sappiamo bene a chi, ma a qualche algerino». A riportare l’intercettazione è il Corriere della Sera, secondo cui fu proprio Passera, preoccupato per le ripercussioni sul gruppo energetico partecipato dal Tesoro, a chiamare Scaroni. Che proprio per questa vicenda è indagato dalla procura di Milano per corruzione internazionale insieme all’ex presidente e amministratore delegato di Saipem Pietro Tali, all’ex direttore operativo Pietro Varone e ad altre cinque persone.

L’Eni chiede alla Gabanelli un risarcimento di 25 milioni di euro.

L’Eni ha chiesto 25 milioni di euro di risarcimento per il servizio “Ritardi con Eni” andato in onda lo scorso 16 dicembre 2012 durante il programma Report condotto da Milena Gabanelli

FirenzeL’Eni ha chiesto 25 milioni di euro di risarcimento per il servizio “Ritardi con Eni” andato in onda lo scorso 16 dicembre 2012 durante il programma Report condotto da Milena Gabanelli. L’accusa – accompagnata da un atto di citazione di 145 pagine -, mossa dal colosso petrolifero, è di aver leso l’immagine della società. L’annuncio, in un’intervista rilasciata dalla stessa Gabanelli, al Corriere della Sera.